IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)
Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla
nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui
o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha
peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le
opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha
mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire.
Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il
fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di
Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci
vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un
mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere
l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno
che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono:
«In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo
che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e
mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e
ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo
so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il
giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la
vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono
lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non
viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano:
«Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era
dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici
di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un
profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che
avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui
che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro
figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I
genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è
nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto
gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui
di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei;
infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse
riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i
suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero:
«Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello
rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e
ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha
aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete
ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche
voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu!
Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma
costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio
questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli
occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora
Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è
mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se
costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli
replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo
cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse:
«Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore,
perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che
parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a
lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo
mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono,
diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste
parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se
foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”,
il vostro peccato rimane».
Per riflettere...
Possiamo "rallegrarci" in Quaresima? Se sì, perché?
Quasta domanda, apparentemente scontata, ci porta al cuore di questa IV domenica, che la tradizione ha chiamato, non a caso, "laetare", cioé "Rallegrati!".
Sì, dice il Signore, rallègrati, perché sta per compiersi il mistero pasquale, e si avvicina il giorno della Pasqua, il giorno in cui si compiono i progetti di Dio.
Gesù, questa domenica, si presenta come la luce del mondo, la luce vera. E dà subito un "saggio" di quello che vuol dire. La luce fa vedere, ma anche acceca. Gesù dà luce a chi lo accoglie (senza neanche avergli chiesto nulla!), ma la sua luce rende ciechi coloro che credono di vedere, perché presumono di avere la verità in tasca. E non hanno capito che Lui, e Lui solo è la Verità...
La luce di Cristo, che ci è stata donata nel battesimo, è segno di contraddizione, e chiede di prendere posizione. Però, quanta gioia offre a quanti l'accolgono! E quanta vita!
Allora, sì, possiamo rallegrarci, perché la Pasqua è vicina!
29 marzo 2014
27 marzo 2014
Musica!
UN ABBRACCIO UNICO - Ron
Siamo continuamente alla ricerca di relazioni, è
normale, l'uomo è fatto per relazionarsi ma questa ricerca spesso esige
l'incontro con 'quella persona' alla quale donare tutto l'amore che abbiamo
dentro e che è in grado di tirare fuori il meglio di sè e di noi. Semplificando
il nostro atteggiamento così "complicato e stupido davanti all'amore"
(cit.) ci si ritrova nella splendida armonia di gioia di un semplice abbraccio,
di un abbraccio unico capace di andare al cuore dell'essere.
Eppure di Amore ne riceviamo in abbondanza, ma, non
sempre ce ne accorgiamo, già, perchè è più facile alzare gli occhi al cielo
quando siamo tristi o bisognosi, quando tutto è avvolto da un'oscurità che
c'impedisce di guardarci intorno... e siamo incapaci di vedere!
Ma anche quando la salita diventa ripida, quando
le nuvole oscurano il sole, e quando nulla ci sembra che vada per il verso
giusto basterebbe alzare lo sguardo nella direzione giusta e vederLo appeso
ad una croce... con le sue braccia larghe pronte ad abbracciarci....
Il Suo si che è stato un "vivere" pieno di
significato, un vivere a pieno il suo passaggio terreno, un vivere "ricco",
tanto ricco da permettergli di abbracciarci tutti uno ad uno, singolarmente,
dall'alto del suo trono, dalla sua croce...
Madre Teresa diceva: "La vita è una croce, abbracciala"
eh si, perchè solo in quell'abbraccio potremo sentire il compimento dell'Amore,
quello che va oltre il contatto che fa sentire il battito di due cuori, quello
che ci permette di sentire un solo battito all'unisono con chi ci apprezza
nonostante le nostre incapacità, ci Ama, nonostante la nostra pochezza nel
saper Amare, battito all'unisono... con il Suo!
"Quello sguardo complice che non trova mai le parole" è la testimonianza di
quella ricerca di affinità che tocca la vita, non solo il pensiero o le
emozioni interiori, ma proprio l'esistenza, il vissuto, che 'abbraccia' il
corso del proprio vivere e non di un solo momento, di una curva, di una salita,
di un tornante, no... ma di tutta l'esistenza!
Gesù è aperto a tutti; tutti possono andare da Lui, nessuno è
escluso o tagliato fuori. Tutti sono degni dell’incontro con Lui si, perchè Lui
ha misericordia e abbracci per tutti.
Per riflettere...
- Prova a dare una definizione di abbraccio...
- Ti sei mai sentito abbracciato/a senza essere vicino a chi
condivide il gesto?
- E dal Signore? Ti è mai capitato di sentirti avvolto in un Suo
abbraccio?
- Se no, credi sia possibile?
Come tutte le cose belle, anche l'ultimo Abum di Ron si è fatto aspettare e dopo 5 anni lo rivediamo salire sul palco dell'Ariston donando al pubblico "Un abbraccio unico" che ripaga abbondantemente la lunga attesa.
Originali il titolo della sua canzone e del suo Album, originale come chi ce li presenta dopo essere stato in ombra per tanto tempo. Un Album all'insegna dell'Amore, ma, questa volta si parla di un Amore diverso, un Amore che viene affrontato nella concretezza del vivere e del sognare... come unico legame (e ricerca) capace di dare senso al vivere.
"Un abbraccio unico" ciò di cui l'uomo è assetato, si, perchè dinanzi ai mille
gesti che possono esprimere Amore, nulla raggiunge il calore di un abbraccio.
gesti che possono esprimere Amore, nulla raggiunge il calore di un abbraccio.
normale, l'uomo è fatto per relazionarsi ma questa ricerca spesso esige
l'incontro con 'quella persona' alla quale donare tutto l'amore che abbiamo
dentro e che è in grado di tirare fuori il meglio di sè e di noi. Semplificando
il nostro atteggiamento così "complicato e stupido davanti all'amore"
(cit.) ci si ritrova nella splendida armonia di gioia di un semplice abbraccio,
di un abbraccio unico capace di andare al cuore dell'essere.
Tutti siamo alla ricerca di questa persona
speciale, di un abbraccio indelebile, desiderosi di essere amati...
speciale, di un abbraccio indelebile, desiderosi di essere amati...
Eppure di Amore ne riceviamo in abbondanza, ma, non
sempre ce ne accorgiamo, già, perchè è più facile alzare gli occhi al cielo
quando siamo tristi o bisognosi, quando tutto è avvolto da un'oscurità che
c'impedisce di guardarci intorno... e siamo incapaci di vedere!
Ma anche quando la salita diventa ripida, quando
le nuvole oscurano il sole, e quando nulla ci sembra che vada per il verso
giusto basterebbe alzare lo sguardo nella direzione giusta e vederLo appeso
ad una croce... con le sue braccia larghe pronte ad abbracciarci....
Il Suo si che è stato un "vivere" pieno di
significato, un vivere a pieno il suo passaggio terreno, un vivere "ricco",
tanto ricco da permettergli di abbracciarci tutti uno ad uno, singolarmente,
dall'alto del suo trono, dalla sua croce...
Madre Teresa diceva: "La vita è una croce, abbracciala"
eh si, perchè solo in quell'abbraccio potremo sentire il compimento dell'Amore,
quello che va oltre il contatto che fa sentire il battito di due cuori, quello
che ci permette di sentire un solo battito all'unisono con chi ci apprezza
nonostante le nostre incapacità, ci Ama, nonostante la nostra pochezza nel
saper Amare, battito all'unisono... con il Suo!
"Quello sguardo complice che non trova mai le parole" è la testimonianza di
quella ricerca di affinità che tocca la vita, non solo il pensiero o le
emozioni interiori, ma proprio l'esistenza, il vissuto, che 'abbraccia' il
corso del proprio vivere e non di un solo momento, di una curva, di una salita,
di un tornante, no... ma di tutta l'esistenza!
Gesù è aperto a tutti; tutti possono andare da Lui, nessuno è
escluso o tagliato fuori. Tutti sono degni dell’incontro con Lui si, perchè Lui
ha misericordia e abbracci per tutti.
- Prova a dare una definizione di abbraccio...
- Ti sei mai sentito abbracciato/a senza essere vicino a chi
condivide il gesto?
- E dal Signore? Ti è mai capitato di sentirti avvolto in un Suo
abbraccio?
- Se no, credi sia possibile?
26 marzo 2014
...e sarà Pasqua!
Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa quarta puntata vogliamo dissetarci prendendo in considerazione l'immagine-simbolo dell'ACQUA...
Ci sono tante cose di cui potremmo fare a meno nella nostra
vita, di una però abbiamo proprio bisogno: l’acqua. Tutte le forme di vita
hanno bisogno di acqua, qualcuna di più altre di meno, ma senz’acqua non c’è
vita, infatti una delle prime cose che abbiamo imparato da bambini è a
riconoscere lo stimolo della sete e a chiedere acqua per dissetarci. Che brutta
sensazione la sete, ti senti la gola secca, la bocca impastata, ti senti come
se fossi stato prosciugato e inizi a desiderare fortemente di poter bere, di
poter spegnere quell’arsura con un bel bicchiere d’acqua, e quale soddisfazione
quando finalmente riesci a bere e a calmare la sete.
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa quarta puntata vogliamo dissetarci prendendo in considerazione l'immagine-simbolo dell'ACQUA...
Nella vita capita a tutti di avere sete, ma non
sperimentiamo solo una sete materiale, una sete di acqua, ne sperimentiamo
anche una che potremmo definire spirituale: una sete di gioia, di pace, di
serenità, di vita.
Viviamo tutti come assetati di vita in un mondo che spesso
ci sembra un deserto perché difficilmente riusciamo a trovare come dissetarci.
Proviamo tante fonti diverse: la carriera, il successo, le relazioni in cui
prendiamo solo e non diamo nulla, le ricchezze, i piaceri e i divertimenti, ma
ci troviamo poi più assetati di prima perché la soddisfazione che tutte queste
cose ci danno è solo temporanea, apparente, illusoria.
Dobbiamo allora rassegnarci e continuare a passare da una
fonte all’altra, accontentandoci di quel poco sollievo nella consapevolezza che
poi avremo ancora più sete di prima? Ci sarà mai una fonte che ci potrà
dissetare veramente, ci sarà qualcuno che potrà rispondere al nostro desiderio
di amore e di vita?
Sì c’è, è Gesù! Lui solo ci dona un’acqua viva che spegne
la nostra sete, il suo amore pieno, totale, senza condizioni, senza richieste,
senza termini. Gesù ci ama così come siamo, ama tutto di noi, anche quelle
debolezze che ben conosciamo e che ci fanno vergognare, che ci fanno pensare di
non essere amabili. Solo questo amore pieno e incondizionato può colmare quel
bisogno che tutti abbiamo nel cuore, questa Quaresima, allora, sia il tempo in
cui apriamo con semplicità, serenità e senza paure, il nostro cuore al Signore
Gesù perché possa riempirlo del suo amore e così dissetarci per sempre.
don Matteo Castellina
25 marzo 2014
Per te... giovane!
E' in arrivo il prossimo appuntamento dell'itinerario di FEDE per ragazze durante l'anno:17-19 aprile 2014
UN CUORE CHE SI DONA
Che cos’è questo itinerario?
Un cammino alla scoperta del tuo cuore!
Ciascuno di noi è il custode di una porta che può essere aperta soltanto dall'interno: è la porta del proprio cuore!
Oltre quella porta sta la musica dell’Amore che quando entra mette dentro un suono nuovo: sei stata amata… e l’Amore che ora è dentro te non può essere trattenuto: va donato!
TI ASPETTIAMO... NON MANCARE!!!
Info:
sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 3331964930
sr. M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 3489259518
oppure cercaci su FACEBOOK e iscriviti al gruppo "Camminava con loro"
24 marzo 2014
Temere... perchè?
E' possibile aver paura di VIVERE?
Sembra proprio che questa paura esista...
A dare una risposta è don Maurizio Mirilli, direttore della Pastorale Giovanile in Roma.
Sembra proprio che questa paura esista...
A dare una risposta è don Maurizio Mirilli, direttore della Pastorale Giovanile in Roma.
* Se vuoi puoi scriverci e insieme proveremo a dare qualche risposta anche a quella che oggi chiami "paura", ma che può essere per te un trampolino di lancio nella vita: cristina.c@pddm.it
23 marzo 2014
La segnaletica della settimana
III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)
Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Per riflettere…
Un uomo assetato, seduto su un pozzo, nell’ora più calda del giorno.
Una donna straniera con una brocca in mano.
E una domanda, semplicissima: “Dammi da bere”. Sarebbe tutto normale (o quasi) se quell’uomo non fosse un rabbì ebreo, e quella donna non fosse una samaritana, nemica giurata del popolo ebraico. E per giunta, oltre a essere eretica, doveva anche essere un “personaggio” poco raccomandabile, se deve andare ad attingere acqua al pozzo quasi di nascosto, in un’ora in cui è certa di non incontrare nessuno…
Gesù ha sete, ma con quel “Dammi da bere” inizia un dialogo surreale che porta a capire chi abbia davvero bisogno di essere dissetato: Gesù o la Samaritana. Gesù, pian piano ci porta a scoprire quale sete sia più profonda: quella di acqua o quella di vita, di vita vera.
La Samaritana ha avuto bisogno di incontrare Gesù per trovare quest’acqua. E io, di che cosa ho sete? Come potrò dissetarmi, fino al punto che l’acqua stessa sgorghi come fonte in me?
...e sarà Pasqua!
Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa terza puntata prendiamo la nostra bisaccia e ci dirigiamo a conoscere la MONTAGNA...
Siete mai stati sulla cima di una montagna? Se non lo avete ancora fatto ve lo consiglio vivamente.
La salita è impegnativa e in alcuni momenti arrivi a pensare che è meglio tornare indietro ma poi, quando finalmente sei in cima e ammiri il paesaggio tutto attorno a te, lo stupore per la bellezza di quello che vedi ti fa dimenticare la fatica in un attimo. Resti meravigliato di quanto sia bello il mondo visto da lì, perché dalla cima di un monte di mondo se ne vede tanto, il tuo sguardo può arrivare lontano, noti i paesini in valle, le malghe lungo il pendio, le mucche al pascolo e, se è una giornata fortunata, anche qualche animale selvatico come un camoscio o uno stambecco. Così, senza quasi accorgertene, ti trovi a pensare all’infinito, alla bellezza, allo splendore della natura e il pensiero va a Colui che ha progettato e creato tutta questa bellezza. Dalla cima di una montagna Dio sembra più vicino, non perché lo sia meno da altre parti, ma perché lì il nostro cuore è più disposto a riconoscerne la presenza.
Don Matteo Castellina
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa terza puntata prendiamo la nostra bisaccia e ci dirigiamo a conoscere la MONTAGNA...
La salita è impegnativa e in alcuni momenti arrivi a pensare che è meglio tornare indietro ma poi, quando finalmente sei in cima e ammiri il paesaggio tutto attorno a te, lo stupore per la bellezza di quello che vedi ti fa dimenticare la fatica in un attimo. Resti meravigliato di quanto sia bello il mondo visto da lì, perché dalla cima di un monte di mondo se ne vede tanto, il tuo sguardo può arrivare lontano, noti i paesini in valle, le malghe lungo il pendio, le mucche al pascolo e, se è una giornata fortunata, anche qualche animale selvatico come un camoscio o uno stambecco. Così, senza quasi accorgertene, ti trovi a pensare all’infinito, alla bellezza, allo splendore della natura e il pensiero va a Colui che ha progettato e creato tutta questa bellezza. Dalla cima di una montagna Dio sembra più vicino, non perché lo sia meno da altre parti, ma perché lì il nostro cuore è più disposto a riconoscerne la presenza.
Il cammino di Quaresima, ma in fondo un po’ tutta la vita cristiana, assomiglia a una passeggiata in montagna, dobbiamo vincere la gravità del nostro egoismo che ci trascina a valle, dobbiamo sopportare la fatica del cammino, ma conduce all’incontro con Dio, alla comunione con Lui, alla gioia della sua presenza.
Quando si sale in montagna si ha bisogno di una guida che indichi il cammino, che dia il passo giusto, né troppo svelto né troppo lento, che conosca i pericoli e sappia dare i giusti consigli. Nel cammino della vita la nostra guida è Gesù, è Lui che ci traccia il cammino, che ci incoraggia a non lasciarci frenare dalle nostre debolezze e fatiche, che ci incoraggia quando siamo un po’ sfiduciati.
C’è però una cosa che una guida normale non può fare, non può farci pregustare la gioia che vivremo una volta arrivati in cima. Il Signore, invece, ci dona di pregustare la gioia dello stare con Lui nella preghiera, nell’ascolto della sua Parola, nella vita comunitaria, ci dona il suo Spirito che riempie il nostro cuore della dolcezza e della bellezza di Dio.
Questo cammino di Quaresima possa, allora, essere una salita in cui ci liberiamo di ciò che ci appesantisce per avanzare speditamente verso l’incontro con Dio.
Don Matteo Castellina
La segnaletica della settimana
II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Per riflettere…
Gesù portò i suoi tre discepoli più intimi in un luogo particolare. Dove? In disparte, su un monte alto.
La montagna: il punto più vicino al cielo, indica le altezze che fanno bene al cuore, le cime da sognare e cercare… Lassù il volto di Gesù brilla come il sole, le sue vesti come la luce. Quel volto di sole è anche il nostro volto: ognuno ha dentro di sé un tesoro di luce, un sole interiore...
Ci sorprende la Quaresima, un tempo che consideriamo triste, penitenziale, violaceo, con un Vangelo di luce, a ricordarci che la nostra vita consiste nella gioiosa fatica di liberare la luce e la bellezza sepolte in noi, e nell'aiutare gli altri a fare lo stesso. La cosa più bella che un amico può dirmi è: sto bene con te perché tu fai uscire, fai venire alla luce la mia parte più bella, spesso addormentata in noi, come in letargo.
Il Vangelo viene per questo, viene come una primavera: porta il disgelo nei cuori, risveglia quella parte luminosa, sorridente, generosa e gioiosa che abbiamo dentro, il cuore, la nostra vera identità.
Lo stupore di Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui!» ci fa capire la nostra vocazione. Siamo chiamati tutti a trasfigurazione, a ricevere un cuore di luce. Contemplando il Signore, veniamo trasformati in quella stessa immagine (2 Cor 3,17-18). Contemplare, trasforma; tu diventi ciò che guardi con gli occhi del cuore.
La più grande trasformazione è la preghiera: pregare ci trasfigura in immagine del Signore. Accogliamo allora l'invito del Maestro a vivere questo tempo d'intimità forte con Lui attraverso il dono della Sua Parola che mette Luce e trasfigura la nostra vita!
Gesù portò i suoi tre discepoli più intimi in un luogo particolare. Dove? In disparte, su un monte alto.
La montagna: il punto più vicino al cielo, indica le altezze che fanno bene al cuore, le cime da sognare e cercare… Lassù il volto di Gesù brilla come il sole, le sue vesti come la luce. Quel volto di sole è anche il nostro volto: ognuno ha dentro di sé un tesoro di luce, un sole interiore...
Ci sorprende la Quaresima, un tempo che consideriamo triste, penitenziale, violaceo, con un Vangelo di luce, a ricordarci che la nostra vita consiste nella gioiosa fatica di liberare la luce e la bellezza sepolte in noi, e nell'aiutare gli altri a fare lo stesso. La cosa più bella che un amico può dirmi è: sto bene con te perché tu fai uscire, fai venire alla luce la mia parte più bella, spesso addormentata in noi, come in letargo.
Il Vangelo viene per questo, viene come una primavera: porta il disgelo nei cuori, risveglia quella parte luminosa, sorridente, generosa e gioiosa che abbiamo dentro, il cuore, la nostra vera identità.
Lo stupore di Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui!» ci fa capire la nostra vocazione. Siamo chiamati tutti a trasfigurazione, a ricevere un cuore di luce. Contemplando il Signore, veniamo trasformati in quella stessa immagine (2 Cor 3,17-18). Contemplare, trasforma; tu diventi ciò che guardi con gli occhi del cuore.
La più grande trasformazione è la preghiera: pregare ci trasfigura in immagine del Signore. Accogliamo allora l'invito del Maestro a vivere questo tempo d'intimità forte con Lui attraverso il dono della Sua Parola che mette Luce e trasfigura la nostra vita!
20 marzo 2014
Briciole di vita...
Enrico, un caro amico che frequenta quotidianamente la Messa domenicale nella nostra Chiesa Gesù Maestro in Roma ha incontrato il papa... A raccontare questo immenso dono la voce della sua mamma.
Per tutta la nostra famiglia è stato davvero un momento indimenticabile! Consiglio a tutte le persone anche atee di fare un'esperienza del genere perché sono sicura che lasci anche a loro qualcosa di speciale.
Se posso vorrei dedicare questo incontro alle persone sofferenti nell'anima e nel corpo.
Per quanto riguarda mio figlio Enrico è felicissimo per l'esperienza fatta; è stato sempre un ragazzo socievole, infatti è stato lui ad andare incontro al papa senza nemmeno aspettare il suo arrivo al settore dei disabili.
Enrico è un ragazzo dolcissimo e sensibile; noi siamo contenti e soddisfatti di lui: è sempre allegro... AMA LA VITA. Per questo dico sempre che ci insegna a vivere. Per me è più di un figlio!
Ringrazio tutti per la disponibilità che mi è stata concessa...
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Per tutta la nostra famiglia è stato davvero un momento indimenticabile! Consiglio a tutte le persone anche atee di fare un'esperienza del genere perché sono sicura che lasci anche a loro qualcosa di speciale.
Se posso vorrei dedicare questo incontro alle persone sofferenti nell'anima e nel corpo.
Per quanto riguarda mio figlio Enrico è felicissimo per l'esperienza fatta; è stato sempre un ragazzo socievole, infatti è stato lui ad andare incontro al papa senza nemmeno aspettare il suo arrivo al settore dei disabili.
Enrico è un ragazzo dolcissimo e sensibile; noi siamo contenti e soddisfatti di lui: è sempre allegro... AMA LA VITA. Per questo dico sempre che ci insegna a vivere. Per me è più di un figlio!
Ringrazio tutti per la disponibilità che mi è stata concessa...
... la mamma di Enrico
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12 marzo 2014
...e sarà Pasqua!
Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa seconda puntata ci lasciamo condurre dall'immagine del DESERTO...
Siete mai
stati in un deserto? A me è capitato durante il pellegrinaggio in Terra Santa,
ci hanno portato nel Deserto di Giuda, poco fuori Gerusalemme, lo stesso
deserto percorso da Gesù.
Quando ti
trovi lì, ti guardi intorno e vedi solo rocce e nient’altro, ti senti assalito
da due sensazioni che sembrano contrastanti: un grande stupore perché il
paesaggio ha un fascino particolare e la paura perché intorno a te non scorgi
alcun segno di vita.
![]() |
Terra Santa, il Deserto di Giuda |
Il deserto è
un luogo veramente speciale perché ti costringe all’essenzialità, non ti puoi
portare dietro tutte le tue comodità e le cose che ti danno sicurezza, devi
ridurre tutto a ciò che è strettamente necessario per la sopravvivenza, il
superfluo è un peso inutile.
Il deserto è
anche il luogo in cui impari il valore delle cose, comprendi l’importanza
di ciò che hai: altrove una pozzanghera non l’avresti degnata di uno sguardo,
nel deserto è un vero tesoro.
La Chiesa ci
fa iniziare il cammino della Quaresima con il racconto delle tentazioni di Gesù
nel deserto e ci indica proprio questo luogo non solo uno spazio fisico ma come
uno stile da adottare, da fare nostro, ci invita a vivere questo tempo come un
“tempo di deserto”.
Ma che
significa? Come si fa a vivere un “tempo di deserto” e, soprattutto, a cosa
serve?
Si vive il
deserto imparando a scegliere cosa ci è davvero necessario e mettendo da parte
ciò che è superfluo, non perché sbagliato ma semplicemente perché non
indispensabile. Non intendo solo i “beni materiali” ma anche esperienze e
relazioni che, pur non avendoci nulla di male, non sono così necessarie e
possono quindi appesantire la mia vita.
Tutto questo
non per dimostrare di essere capaci di sopravvivere con poco ma per capire cosa
veramente è importante e prezioso nella mia vita, spesso sottovalutiamo ciò che
veramente conta e sopravvalutiamo quanto è secondario.
Il deserto
della Quaresima è un’occasione preziosa per rimettere ordine nella nostra vita
e fare spazio a Dio affinché possa riempirla della sua presenza.
Don Matteo Castellina
11 marzo 2014
La segnaletica della settimana
I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (4,1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Per riflettere...
"Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo" (Mt 4,1).
Questo "allora" pone in continuità questo episodio con quello precedente: il Battesimo. Gesù nel Battesimo viene riconosciuto da Dio come "il Figlio prediletto" (Mt 3,17).
In Gesù c'è Dio: non solo Gesù è come Dio ma Dio è come Gesù. Cioè: se vuoi vedere Dio guarda Gesù, a cosa ha fatto, a come ha vissuto, a cosa ha detto.
Questo "allora" pone in continuità questo episodio con quello precedente: il Battesimo. Gesù nel Battesimo viene riconosciuto da Dio come "il Figlio prediletto" (Mt 3,17).
In Gesù c'è Dio: non solo Gesù è come Dio ma Dio è come Gesù. Cioè: se vuoi vedere Dio guarda Gesù, a cosa ha fatto, a come ha vissuto, a cosa ha detto.
Nelle pagine di questa domenica vediamo Gesù in un momento cruciale della sua vita: l'incontro con il Maligno.
Ma se guardiamo bene notiamo che in fondo non c'è nulla di male nelle proposte del Maligno, anzi, si direbbero in piena linea con il compito affidatogli dal Padre. Solo la modalità varia e in funzione di una più pronta e valida efficacia. Perché non dargli ascolto?
In realtà ciò che viene insinuato è il dubbio sull'attendibilità dei piani di Dio che si è tentati di posporre ai nostri: insomma ci si sente in grado di insegnare a Dio il suo mestiere, convinti di saperla più lunga di lui. Ed ecco scattare decisa la reazione di Gesù: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"; "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"; "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto".
Prima e al di sopra di ogni considerazione umana c'è Dio, il cui disegno va abbracciato senza "se" e senza "ma", anche quando può risultare arduo e incomprensibile. Nulla deve smuovere dalla ferma convinzione che solo in ciò che egli propone è la sorgente della vita, perché Egli è Amore.
Oggi lasciamoci interpellare da questa pagina evangelica che ci chiama in causa personalmente e più frequentemente di quanto non sembri.
Prima e al di sopra di ogni considerazione umana c'è Dio, il cui disegno va abbracciato senza "se" e senza "ma", anche quando può risultare arduo e incomprensibile. Nulla deve smuovere dalla ferma convinzione che solo in ciò che egli propone è la sorgente della vita, perché Egli è Amore.
Oggi lasciamoci interpellare da questa pagina evangelica che ci chiama in causa personalmente e più frequentemente di quanto non sembri.
Per te... giovane!
GIOVANNI PAOLO II: il papa dei giovani diventa SANTO!!!
Le Pie Discepole del Divin Maestro, in collaborazione con la Pastorale giovanile di Roma, organizzano un percorso in tre tappe per giovani dai 18 ai 35 anni:
25 APRILE
Incontro sul tema «365 motivi per non avere paura»
con don MAURIZIO MIRILLI, direttore della Pastorale giovanile di Roma
Sede: Via Portuense, 739 - Roma
26 APRILE
Pellegrinaggio notturno verso il cuore “sveglio” di Roma «Luci nella notte»
27 APRILE
Celebrazione eucaristica e canonizzazione di Giovanni Paolo II
in piazza San Pietro con papa Francesco
Per iscrizioni e informazioni:
• sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 333 1964930
• sr. M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 348 9259518
Le Pie Discepole del Divin Maestro, in collaborazione con la Pastorale giovanile di Roma, organizzano un percorso in tre tappe per giovani dai 18 ai 35 anni:25 APRILE
Incontro sul tema «365 motivi per non avere paura»
con don MAURIZIO MIRILLI, direttore della Pastorale giovanile di Roma
Sede: Via Portuense, 739 - Roma
26 APRILE
Pellegrinaggio notturno verso il cuore “sveglio” di Roma «Luci nella notte»
27 APRILE
Celebrazione eucaristica e canonizzazione di Giovanni Paolo II
in piazza San Pietro con papa Francesco
Per iscrizioni e informazioni:
• sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 333 1964930
• sr. M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 348 9259518
VI ASPETTIAMO: NON MANCATE!!!
05 marzo 2014
...e sarà Pasqua!
Con l'inizio della Quaresima esce sul nostro BLOG una nuova rubrica: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
Cosa dirti ancora? Buon cammino verso la Pasqua!
Con il
Mercoledì delle Ceneri inizia il Tempo della Quaresima, a dare il nome a questo
giorno è proprio il segno che viviamo nella liturgia e che forse oggi ci sembra
un po’ strano. Ma cosa sono
queste Ceneri? A cosa servono? Ma soprattutto, hanno ancora senso nel 2014?
“Sono segno
di austerità” sentenzia chi ben conosce la liturgia ma noi di austerità abbiamo
sentito parlare al telegiornale in merito alla crisi economica e non ce ne ha
lasciato un’idea così bella.
Forse però
c’è di più, forse non è solo un segno antico e sorpassato, triste e faticoso,
forse può dire qualcosa anche a noi giovani dell’epoca digitale.
Per capire
le Ceneri dobbiamo guardare alla meta del cammino quaresimale, la Pasqua: Gesù
che ci libera dal male, dal peccato e dalla morte. Il male e la sofferenza
fanno parte della vita di ciascuno di noi, alcune volte ce li andiamo a
cercare, altre volte ci capitano, tutti ci portiamo dentro piccole o grandi
sofferenze che ci spingono a cercare un sollievo, qualcuno che ci possa
guarire.
C’è un solo
medico capace di guarire le ferite del nostro cuore e quello è Gesù che ci ha
amati fino a donare la sua vita per ciascuno di noi. Come il
medico, anche Gesù ci chiede di dirgli cosa ci fa soffrire, di riconoscere ciò
che ci ha fatto male e di affidarci a Lui che vuole sanare quelle piaghe.
Nella vita
abbiamo bisogno di segni con cui esprimiamo quello che abbiamo nel cuore, la
cenere dell’inizio della Quaresima è un segno che diventa preghiera: “Gesù, il
male che mi porto nel cuore mi brucia e non lascia in me che cenere, vieni a
guarirmi, vieni a liberarmi, Tu che per me ti sei lasciato inchiodare a una
croce, Tu che per me sei morto e risorto, Tu che mi doni la Vita e la gioia
senza fine!”
don Matteo Castellina
03 marzo 2014
Temere... perchè?
Una delle paure più gettonate dei giovani è la SOLITUDINE!
Eh sì, la solitudine è una paura che appartiene a tutti...
A dare una risposta a questo sentimento è don Maurizio Mirilli (direttore Pastorale Giovanile - Roma) che proverà a spiegarci l'esistenza di due tipi di solitudine: una solitudine "sana" ed una solitudine "non buona"...
Eh sì, la solitudine è una paura che appartiene a tutti...
A dare una risposta a questo sentimento è don Maurizio Mirilli (direttore Pastorale Giovanile - Roma) che proverà a spiegarci l'esistenza di due tipi di solitudine: una solitudine "sana" ed una solitudine "non buona"...
* Se vuoi puoi scriverci e insieme proveremo a dare qualche risposta anche a quella che oggi chiami "paura", ma che può essere per te un trampolino di lancio nella vita: cristina.c@pddm.it
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