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08 aprile 2017

#incontroTe

8 aprile 2017  -  Sabato









Ha fatto dei due un popolo solo
(Ef 2,14)




La Fedeltà


La parola “fedeltà” ha una sua ambiguità, di fatto è usata sia nel greco che in italiano con la stessa radice della parola fede. Dobbiamo prima chiarire se per fedeltà intendiamo l’avere fede o essere fedele. Nel nostro caso, ci troviamo di fronte all’essere fedeli. Cos’è la fedeltà? Innanzitutto è un frutto, si arriva alla fedeltà secondo la logica dello Spirito Santo in noi. Qual è il suo contrario? Infedeltà, tradimento, adulterio.


IMPEGNO:

Sarò schietto nello smascherare a me stesso i miei tradimenti e la mia infedeltà.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



06 marzo 2017

#incontroTe

6 marzo 2017  -  Lunedì







Chi non ama il proprio fratello che vede,
non ama Dio che non vede
(1 Gv 4,20)




Pigrizia e disimpegno 

La sterilità è una categoria anticristiana. Pigrizia e disimpegno sono atteggiamenti inaccettabili di fronte al dono della fede e alla conseguente responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo. Ogni battezzato è chiamato a operare in sinergia con lo Spirito Santo affinché non manchino luce, sale, lievito necessari a custodire la famiglia umana nella solidarietà e nella comunione.


IMPEGNO:

Riflettere sull’ambito in cui mi trovo a essere più pigro.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



06 marzo 2016

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Ci è stato insegnato che i nostri peccati offendono Dio e così ci siamo fatti l'idea che sia un permaloso di prima categoria che per un nonnulla si offende e deve essere trattato coi massimi riguardi per non farlo arrabbiare...
Ma Dio non è così! Abbiamo capito male: dicendo che Dio è offeso dal nostro peccato significa che ne rimane ferito, addolorato, perché il suo unico desiderio è di averci con sé.
Il padre della parabola permette ai figli di dirgli quello che vogliono, non è permaloso, non resta indignato dalla richiesta del figlio minore o dallo sfogo del maggiore, non li rimprovera, non li accusa. Va incontro ad entrambi, dimostra loro il suo amore, li invita a rientrare in casa, alla comunione con lui. Sa che l'unico rimedio al peccato è la misericordia, l'unica cosa che vince il male è l'amore.
Questo è Dio! Non lasciamo, dunque, che il male, l'egoismo, la superbia e l'orgoglio continuino a tenerci lontani da casa, lontani da quell'abbraccio misericordioso e pieno d'amore del Padre.
Signore Gesù, donaci il tuo Santo Spirito che ci faccia tornare in noi stessi, ci faccia prendere coscienza del nostro peccato e di quanto male ci stiamo, ci dia la forza di rialzarci e avviarci verso la casa del Padre, verso la sua misericordia senza limiti.

Amen!

(don Matteo Castellina)

14 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)


In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai affrontato anche tu la tentazione
per essere veramente uomo
ma anche per indicarci la via,
per metterci in guardia dai tranelli del maligno.
Il diavolo cerca ogni giorno di dividerci dal Padre,

dalla relazione con lui,
ha tentato anche te
ma tu hai riportato ogni volta il tuo sguardo sull'amore del Padre
che è più importante del soddisfacimento dei bisogni e delle pulsioni,
è più prezioso di ogni potere umano,
dona più gioia che compiere i propri progetti.
Ogni giorno, Signore Gesù,

anche noi dobbiamo affrontare tante tentazioni
e spesso ci lasciamo ingannare,
donaci il tuo Spirito d'Amore
che ci riporti ogni volta a volgere lo sguardo al Padre,
certi della sua misericordia
e sicuri che solo nella sua volontà e nel suo amore
troviamo la nostra gioia.
Amen!

(don Matteo Castellina)

07 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Nella vita tanti sono quelli che mi criticano,
pochi sono quelli che mi stimano,
pochissimi quelli che si fidano di me.
Tu, Signore Gesù, conosci bene le mie debolezze,

i miei difetti, i miei peccati, eppure mi vuoi con te,
mi vuoi coinvolgere nel tuo progetto di salvezza,
vuoi farmi testimone della tua grazia.
Come Simon Pietro anche io resto meravigliato che tu voglia proprio me,

cerco anche di dissuaderti,
di ricordarti i tanti errori che ho commessi,
tutta la mia inadeguatezza.
Ma tu, Signore, non demordi,
vedi oltre il mio peccato, oltre le mie debolezze e i miei difetti,
vedi le mie potenzialità, la mia capacità di amare e di donare,
caratteristiche che spesso sono a me sconosciute.
Donami, Signore, il tuo Santo Spirito che mi trasformi nel profondo,

che faccia emergere tutto il bene che c'è nel mio cuore,
spesso così piccolo e freddo,
affinché impari ad amare come tu vuoi,
come tu ami me.
Amen!

(don Matteo Castellina)

06 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (1,1-4; 4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
 



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Oggi, Signore Gesù,
rivolgi a me la tua parola di salvezza.
Parola che compie quanto esprime
non come le tante false promesse di questo mondo.
Parola che libera dalle paure,

che risana le ferite,
che fortifica le debolezze,
che apre gli occhi alla grazia del Padre.
Donami, Signore Gesù,

un vivo desiderio della tua Parola, ogni giorno,
donami l'attenzione perché non lasci andare perduta
nessuna occasione di ascolto,
la disponibilità a lasciarmi trasformare nel profondo.
Insegnami a comprendere che non devo più aspettare,

che tu sei venuto a compiere le promesse del Padre
e oggi è il giorno della mia salvezza,
il giorno in cui tu mi offri la vita nuova,
la vita nella grazia e nell'amore vero.
Amen!

(don Matteo Castellina)

11 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno C) GAUDETE


Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.



Per riflettere...
«Che cosa dobbiamo fare?»: è la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene...
Una domanda del genere è sempre difficile farsela, soprattutto farsela ad alta voce davanti agli altri come avviene in questo brano del Vangelo di Luca.

Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, all'apparenza banali, ben diversi dai proclami che ci aspetteremmo, dalle scelte radicali che dovrebbe proferire: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto... Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato... Non maltrattate...».
La risposta di Giovanni tocca dimensioni importanti della nostra vita quotidiana.
- La dimensione relazionale: si può vivere circondati da tante persone, ma ritrovarsi soli perché con nessuno si ha il coraggio di condividere quello che si ha.
- La dimensione politica: essere capaci di vivere la politica come la più alta forma di Carità, come dicevano Giorgio La Pira e Paolo VI.
- La dimensione sociale: avere il coraggio di amare e rispettare chi, accanto a noi, non ha le nostre stesse idee... avere il coraggio di osare la pace e l'amore ed il rispetto dell'altro.

«Che cosa dobbiamo fare?». Una cosa (già difficile) è farsi la domanda, un'altra è essere capaci di ascoltare la risposta, viverla, com-prenderla, e com-prenderla in presenza di altri.
Il tempo di Avvento è una grande opportunità per guardare nella nostra vita e nella nostra storia per ritrovare noi stessi - forse anche rischiando di perderci - per scoprire che ad attendere non siamo noi, ma è Dio che ci attende, e nell'attesa non smette di chiedersi: «Che cosa devo fare per farti capire che ti amo, amo la vita che ho creato?».

22 maggio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità di PENTECOSTE (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Per riflettere...
Si scrive Spirito Santo, si legge Trinità.
Perché se è vero che il protagonista, il festeggiato di questa solennità bellissima e "caldissima" è lo Spirito Santo, è anche vero che Egli è mandato dal Gesù e dal Padre, e viene per consolare, per rafforzare e per... ricordare le cose che ci ha detto Gesù.


Lo Spirito Santo non ha nulla di "suo": prende dal Padre, prende dal Figlio, perché quello che è del Padre e del Figlio è anche Suo... perché è sempre e solo l'unico Dio.


Ecco la sua presenza fra noi, e per noi, che ci porta nel cuore stesso di Dio, che ci porta nel cuore stesso del mondo, al quale siamo mandati per annunciare il Vangelo della pace, della misericordia, dell'amore. In tutte le lingue del mondo! A tutti popoli del mondo!
Senza paura: lo Spirito abita in noi. Fin d'ora, fin dal battesimo.

21 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)


In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».


Per riflettere...
Dopo il grande momento di luce vissuto nel battesimo, Gesù si ritrova sospinto dallo Spirito nel deserto. Il testo originale, però usa un altro verbo, ben più forte: scacciato. E' interessante... non è Gesù a voler andare nel deserto, quasi a voler fare l'eremita per un po', ma è lo Spirito Santo che ce lo conduce, e con forza!, quasi a voler forzare la mano a Gesù.
Lo stesso, tante volte, accade anche per noi: dopo momenti molto belli, molo forti, di luce, nei quali ci sembra di aver chiaro tutto... ci sentiamo portati (a volte anche con forza) dal Signore nel deserto. Luogo di solitudine, arido, a volte pericoloso, ma anche luogo essenziale e dell'essenziale, luogo in cui Dio può parlare al mio cuore nel silenzio.

E' in questo deserto dello Spirito che si fa presente Satana, il Nemico. Se Gesù digiuna e prega, cercando una particolare intimità con Dio, ecco il diavolo che viene a disturbarlo, e a metterlo alla prova... A differenza degli altri evangelisti, Marco non ci racconta le singole tentazioni, e non a caso: se non ne racconta nessuna, vuol dire che... ci sono tutte! 
Sapere che Gesù non è sfuggito a nessuna tentazione, ma le ha vinte, può essere una grande consolazione. Infatti, se le ha vissute tutte, può capirmi quando sono in difficoltà, e so di poter chiedere aiuto a Lui, che "sa di cosa parlo", per esperienza. 

13 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SANTISSIMA TRINITA' (anno A)

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio...
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».


Per riflettere...
Per illuminarci un po' sul  mistero della SS. Trinità, la liturgia ci propone questi pochi versetti del Vangelo secondo Giovanni.
E Gesù ci racconta di una relazione... la relazione d'amore fra Padre e Figlio, e fra Padre e mondo. Perché non si capisce, la Trinità! è un mistero troppo grande, che si intuisce solo quando la si incontra, la si vive. 

Il senso della solennità della SS. Trinità, che dà colore a tutta questa settimana, è in fondo tutto, semplicemente, in questa relazione. In questo Dio, Padre, che non si rassegna a vedere il mondo sprofondare nel non-senso del non-amore, e sceglie di "dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna", perché in questo Amore (vero nome e vera identità dello Spirito Santo) abbiamo la vita, quella vera.

Ecco qualcosa che ci può essere di luce, di gioia, per tutta la settimana e per tutta la vita. Perché in questo vortice di vita e di amore ci siamo anche noi! Dio vuole che ci sia tu, proprio tu, con tutto te stesso, al punto di coinvolgersi tutto per te. Perché tu, e ogni uomo e donna nel mondo, abbia la vita e porti vita! 

07 giugno 2014

La segnaletica della settimana

PENTECOSTE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 


Per riflettere...
Siamo alla fine del tempo pasquale e il Signore ci fa tornare... da dove avevamo iniziato!
Tutti, allora, nel Cenacolo!
Nel Cenacolo, a Gerusalemme, come i primi discepoli, sbarrati dentro per paura di fare la stessa fine del loro Maestro. Come noi, tante volte sbarrati dentro le nostre comode sagrestie, o i nostri gruppi... sì, insomma, il luogo familiare dove tutto sommato è facile dirsi cristiani e dove non ci si aspetta niente di male. Al prezzo, però, di tenere tutta per noi la notizia sconvolgente che Gesù è risorto... 

Gesù non si formalizza. Se noi abbiamo paura, Lui non ne ha. E come potrebbe? E' il Signore, il Risorto! Ed è proprio Lui che viene, anche oggi, nelle nostre comunità, per farci un dono, tanto grande quanto immeritato: lo Spirito Santo. Dio stesso prende dimora in noi, ma non per stare tranquilli al sicuro dei nostri Cenacoli, dove è fin troppo facile (?) volersi bene, o almeno provarci.
Se il Risorto manda, è lo Spirito che ci mette in movimento.
Se il Risorto ci dona la pace, quella vera, è lo Spirito che ci permette di donarla agli altri, e di diventare, con la nostra presenza, "donatori universali di perdono". Come e perché anche noi siamo stati perdonati. Come e perché anche noi siamo stati mandati.

Come possiamo rimanere, allora, ancora chiusi comodi e tranquilli, quando c'è tanta gente che aspetta da noi il perdono e la pace, doni dello Spirito Santo che, ora, abita in noi?!?! Allora... in cammino!   

23 maggio 2014

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno A)
 
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».


Per riflettere...
Questa settimana è all'insegna dell'amore.
Dell'amore del Padre, presente nel Figlio.
Dell'amore del Figlio, che diventa consolazione, anzi, IL Consolatore.
Dell'Amore stesso, quello Spirito che è Spirito della Verità, ed è Consolazione, ed è con noi e non ci lascia soli. E' come la mano della mamma, che non ci lasci, e sentendo il calore della quale il bambino sa di essere al sicuro.

Ma... l'amore chiama amore. O, come dice una canzone di Fiorella Mannoia: "L'amore con l'amore si paga"... E se l'amore di Dio è libero, gratuito, e si riversa su tutti coloro che ne accolgono il dono (e per questo che "il mondo", cioé coloro che non vogliono riconoscere Dio come loro Signore, non può ricevere lo Spirito Santo) è anche vero che c'è un modo infallibile, per Gesù, per sapere se lo amiamo, cioé se siamo in questo amore o no: se osserviamo i suoi comandamenti, se quindi viviamo come dovremmo e come abbiamo promesso di vivere.
E quanti saranno questi comandamenti?!!?! Appena uno: amare Dio e amare gli altri... amarci gli uni gli altri come Lui, il Signore, ci ha amati. Perché solo chi ama mostra davvero che ha Dio, che è Amore, dentro di lui!

Il cammino è lungo, e non sempre è facile. Allora... in marcia!!!!!!

26 aprile 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 


Per riflettere...
«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»
Il Signore Gesù si presenta una prima, poi (quasi "costretto" a un fuori programma dall'assenza di uno dei discepoli, e dai suoi dubbi) una seconda volta. Per far cosa? Semplicemente per vincere la paura e trasformare questi uomini impauriti in testimoni del Risorto, portatori di una Bella Notizia che avrebbe sconvolto il mondo per Duemila e passa anni. 


Pace a voi!: è il saluto ebraico, ma qui è anche il primo dono del Signore Risorto. La Pace! Quello che il nostro cuore desidera, e che sola scioglie la paura. Pace che, per la Bibbia, è anche la pienezza dei doni di Dio, e la presenza di Dio stesso in mezzo al Suo popolo.
 «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»: Questa pace non ci è data perché la teniamo per noi, ma perché anche altri possano averne parte. Siamo mandati nel mondo per portare l'annuncio che il nome di Dio è Amore, e il suo cognome è Misericordia, e come Gesù è immagine, annuncio e strumento della misericordia di Dio, così, allo stesso modo, dobbiamo esserlo noi. Donando la vita per amore, come ha fatto Lui.

Fosse dipeso da Pietro e compagni, sarebbero rimasti tranquillamente sbarrati dentro al Cenacolo, ad aspettare che ci si dimenticasse di loro! No, da soli proprio non si può...
 Ma viene Gesù, passando attraverso le porte chiuse dalla paura e dalla vergogna, e sta in mezzo a loro! E viene lo Spirito Santo, IL Dono per eccellenza del Risorto ("Ricevete lo Spirito Santo..."), che dona la pace e la capacità di annuncio perché anzitutto pacifica ("A chi rimetterete i peccati saranno rimessi"). E se il Risorto è in mezzo a noi, e se lo Spirito è stato effuso su di noi, nel battesimo... di che cosa possiamo aver paura?
  

02 aprile 2014

...e sarà Pasqua!

Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa quinta puntata andiamo alla ricerca del significato della LUCE...



 
Chi da bambino, non ha avuto paura del buio? (Faremo forse difficoltà ad ammetterlo ma anche da grandi un po’ di disagio lo proviamo). Nulla di strano, è del tutto naturale trovarsi male al buio: non possiamo distinguere ciò che ci sta intorno, non possiamo vedere cosa sia potenzialmente pericoloso, siamo indifesi e vulnerabili, oltretutto il buio evoca in noi il pensiero della morte perché senza luce non ci può nemmeno essere la vita.
 
Qualche volta, durante la benedizione delle famiglie, capita di entrare in alcune case buie i cui abitanti hanno un’aria piuttosto triste e malinconica, basterebbe aprire le finestre e lasciare entrare la luce del sole e si sentirebbero subito meglio.

A tutti può capitare nella vita di affrontare un periodo buio, un periodo in cui le preoccupazioni per la salute, per il lavoro, per la famiglia, non ci permettono di vedere con chiarezza il nostro futuro e così ci sentiamo come in quelle case dove la luce del giorno non entra e tutto appare tetro. Le luci artificiali delle soddisfazioni di questo mondo non bastano a rialzarci e a rincuorarci, abbiamo bisogno della luce del giorno, della luce del sole.
 
Gesù è la nostra luce, più splendente e brillante della luce del sole, illumina e
scalda la nostra vita, disperde le tenebre dell’ansia, delle preoccupazioni, delle paure, ci riempie della sua gioia, della sua pace, del suo coraggio.
Apriamo, dunque, le porte del nostro cuore con un atto di fede, dicendo “Credo, Signore!” e lasciamo così entrare nella nostra vita l’amore di Dio.
 
Il buio che ci attanaglia è l’incertezza del domani, è il non sapere se domani starò bene o se soffrirò, se ciò che ora mi spaventa avrà la meglio su di me, mi potrà schiacciare. Quando invece abbiamo Dio con noi, quando scegliamo di compiere la sua volontà sappiamo che possiamo stare tranquilli perché nessuna sofferenza, nessun problema, nessuna difficoltà ci potrà mai vincere perché Cristo ha già vinto il dolore e la morte con la propria morte e risurrezione.
Con il Battesimo il Signore mi ha già reso partecipe della sua Pasqua, ha già illuminato la mia vita con la sua luce vittoriosa, quindi più nulla mi deve fare paura perché io vivo già da ora la vita eterna.
 
In questo cammino di Quaresima chiediamo allo Spirito Santo di infondere in noi il coraggio per aprirgli la nostra vita perché la possa illuminare con la luce della Pasqua e che ci insegni a vivere da quello che già siamo: risorti!
 
 
don Matteo Castellina 
 
 

10 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Per riflettere…
Gesù si presenta, mescolato alla folla, per farsi battezzare da Giovanni. Ma Giovanni… non ci sta!

L’obiezione che pone è molto sensata: se il battesimo che lui amministrava era una confessione pubblica dei peccati, per ottenerne il perdono, Gesù che peccati deve confessare, se non ne ha, poiché è il Messia? E allora, perché mai “Colui che non aveva conosciuto peccato” (cf 2 Cor 13,2) si mette sullo stesso piano dei peccatori e vuole compiere un atto che è strettamente ed esclusivamente penitenziale? Che senso ha?

Giovanni non ci sta: è una cosa che va contro il buon senso e contro la giustizia. Ma è proprio alla giustizia che si appella Gesù per far cambiare idea al Battista. Perché per gli Ebrei giustizia non è tanto il non trasgredire le leggi ma è, né più né meno, un altro nome della volontà di Dio e della santità. Gesù sta dicendo a Giovanni che compiere quel gesto, che sembra un controsenso, significa “adempiere ogni giustizia”, compiere la volontà di Dio in ogni dettaglio.

Perché occorre che Gesù sia battezzato, come fosse peccatore? Venuto a condividere in tutto la condizione umana, si fa carico del peccato immergendosi nel Giordano con i peccatori: così l’Agnello senza macchia di Dio, prende su di sé il peccato del mondo. E proprio per questo amore grande libero e gratuito, lo Spirito di Dio, che è amore, scende e resta su di Lui… perché si trova “a casa sua”... e il Padre lo riconosce e dichiara: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Lo stesso possa dire di te e di me il Signore, vedendo ci cercare con costanza, in ogni cosa, ciò che più gli piace!

17 maggio 2013

La segnaletica della settimana

Solennità di PENTECOSTE (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23-26)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». 
 


Per riflettere...
Gesù, se promette, mantiene. E se promette di non lasciarci soli, di mandare "un altro Paràclito", lo farà. Anzi, proprio nella Pentecoste avviene il miracolo dell'avverarsi della promessa fatta dal Signore.

Paràclito... ma che vuol dire?!?!?! Cosa sarà mai? Sappiamo che è uno dei tanti nomi dello Spirito Santo. Ma proviamo a capirci qualcosa di più. 
Il vocabolario di greco dice che questa parola significa: l'invocato, chiamato, colui che viene in aiuto, l'intercessore, il consolatore...  
Una sola parola, tanti significati! Per questo nella traduzione si è preferito lasciare questa parola che, sulle prime, non ci dice nulla... perché dice troppo!

Lo Spirito è fuoco che scalda e acqua che disseta; è vento che accarezza e ristora e luce che illumina e indica il cammino; è il respiro di un amico che, in silenzio, ti abbraccia quando sei triste e solo...
 
Ecco, questo e molto di più è lo Spirito Santo. Allora, rafforzati con da Lui, da Lui aiutati e consolati, da Lui portati a Dio, veramente, come diceva santa Caterina da Siena metteremo fuoco al mondo intero!