09 aprile 2017

#incontroTe

9 aprile 2017  -  Domenica delle Palme









Si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca
(Is 53,7a)




Gli amici della croce

Dio coglie nell’uomo, anche quando mostra il suo aspetto peggiore, la sua potenzialità. Dio guarda l’uomo in quanto capacità di costruzione; in ogni uomo c’è una potenzialità che Dio guarda con occhio di padre. Addirittura sulla croce, Dio, con la sua benevolenza, ha colto la potenzialità di salvezza. Dio si rallegra per il bene che possiamo compiere e inizia una storia di salvezza di fronte al nostro male. Il nostro male può diventare, per la sua benevolenza, un luogo di incontro con la sua misericordia. Cristo non è venuto nel mondo per condannare il mondo ma per salvarlo.
La benevolenza, allora, è un’attitudine che cerca l’occasione nei fatti, per poter sviluppare la gratitudine verso Dio. Amare non vuol dire capire. La croce non si capisce, la si vive. La benevolenza è un’attitudine per cui io colgo sempre l’aspetto positivo, perché credo nell’amore di Dio.


IMPEGNO:

Come amico della Croce vivrò la benevolenza verso chi non riesco a capire.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



08 aprile 2017

#incontroTe

8 aprile 2017  -  Sabato









Ha fatto dei due un popolo solo
(Ef 2,14)




La Fedeltà


La parola “fedeltà” ha una sua ambiguità, di fatto è usata sia nel greco che in italiano con la stessa radice della parola fede. Dobbiamo prima chiarire se per fedeltà intendiamo l’avere fede o essere fedele. Nel nostro caso, ci troviamo di fronte all’essere fedeli. Cos’è la fedeltà? Innanzitutto è un frutto, si arriva alla fedeltà secondo la logica dello Spirito Santo in noi. Qual è il suo contrario? Infedeltà, tradimento, adulterio.


IMPEGNO:

Sarò schietto nello smascherare a me stesso i miei tradimenti e la mia infedeltà.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



07 aprile 2017

#incontroTe

7 aprile 2017  -  Venerdì









Ti amo, Signore,
mia forza
(Sal 17,2b)




Nulla andrà perduto

I beni di Dio, anche quando vengono usati male da colui che li riceve, e in tal modo sciupati, vengono ridistribuiti nel Corpo Mistico. Questo avviene per ogni cosa, come per esempio la preghiera: può succedere infatti che si preghi per la conversione di qualcuno che magari non si converte mai, perché non lo vuole. Queste preghiere il Signore le applica a coloro che si aprono per ricevere il frutto di grazia, qualora il loro destinatario le rifiutasse. E questa logica va estesa a ogni evento di grazia che si realizza nel mondo. Nel Corpo Mistico di Cristo non si perde mai niente. Il dono di grazia rifiutato da uno rimbalza, e va a finire altrove, accolto da qualcun altro.


IMPEGNO:

Pregherò per la fede di chi so essere lontano da Dio.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



06 aprile 2017

#incontroTe

6 aprile 2017  -  Giovedì










La mia gioia è nel Signore
(Sal 103,34)




La giustizia proporzionale

Il grado di santità raggiunto dalla persona, tuttavia, in questo caso non potrà essere grande. Esiste anche una giustizia proporzionale, dove il grado di beatitudine celeste avrà pure una certa corrispondenza al grado di virtù raggiunto sulla terra.
Diversamente, Dio sarebbe ingiusto. La parabola narrata da Luca, sottolinea infatti questa proporzionalità: il servo che ha guadagnato cinque mine, acquista potere su cinque città, e quello che ne ha guadagnati dieci, riceve autorità su dieci città. Nella parabola viene condannato infine quel servo che ha restituito a Dio la stessa somma che aveva ricevuto all’inizio. Il Signore si attende almeno un investimento minimo, perché l’uomo si salvi. Il versetto chiave è il 28: “Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti”.


IMPEGNO:

Cercherò di essere più consapevole.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma