Si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca (Is 53,7a)
Gli amici della croce
Dio coglie nell’uomo, anche quando mostra il suo aspetto peggiore, la sua
potenzialità. Dio guarda l’uomo in quanto capacità di costruzione; in ogni uomo
c’è una potenzialità che Dio guarda con occhio di padre. Addirittura sulla
croce, Dio, con la sua benevolenza, ha colto la potenzialità di salvezza. Dio
si rallegra per il bene che possiamo compiere e inizia una storia di salvezza
di fronte al nostro male. Il nostro male può diventare, per la sua benevolenza,
un luogo di incontro con la sua misericordia. Cristo non è venuto nel mondo per
condannare il mondo ma per salvarlo.
La benevolenza, allora, è un’attitudine che cerca
l’occasione nei fatti, per poter sviluppare la gratitudine verso Dio. Amare non
vuol dire capire. La croce non si capisce, la si vive. La benevolenza è
un’attitudine per cui io colgo sempre l’aspetto positivo, perché credo
nell’amore di Dio.
IMPEGNO:
Come
amico della Croce vivrò la benevolenza verso chi non riesco a capire.
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Per riflettere...
Cos’è più importante la regola o la relazione? È più importante il rispetto della norma o il rispetto di un amico? Il Laccio della legge o il Legame della gratitudine?! A sentire Gesù pare non ci sia dubbio. La legge, la salute pubbica è importante, ma la salvezza sta nella relazione grata. La legge stabilisce le norme per i popolo e tra il popolo e Dio. La relazione costituisce il cittadino del Regno. Se la norma tutel...a l’appartenenza al popolo, la relazione personale e grata rende parte viva del Regno. Tutti e dieci i lebbrosi seguono alla lettera l’invito di Gesù ad andare a presentarsi ai sacerdoti, secondo la prescrizione della Torah per i sanati. Solo i sacerdoti sancivano la salute e il rientro nella comunità dei lebbrosi. Uno solo torna sui suoi passi e rende grazie a Gesù. Uno scismatico, eretico, abituato a riferirsi a Dio al di là della stretta osservanza legale. È stato salvato chi non viveva in una piena appartenenza al popolo. La parola di Dio non è incatenata ad una rigida interpretazione “alla lettera”. La parola di Dio è vincolata ad un’esperienza salvifica: l’incontro relazionale con Dio in Gesù. Occorre vivere quest’incontro per essere salvi, entro tutte le realtà che viviamo come appartenenti al popolo di Dio. Per poter vivere la pienezza di vita nella legge e oltre la legge, anche quando si è incatenati o nella fatica, occorre non solo osservare la legge ma essere grati dell’incontro con il Signore. Quest’incontro si realizza - è pieno e vitale - non soltanto quando riconosciamo l’intervento di Dio, che ha sempre l’iniziativa e vuol giungere a tutti – appartenenti o meno al popolo, ma quando noi rispondiamo al suo invito. Quando noi scegliamo di reincontrare lui, di rendere grazie a Lui, andando anche oltre la rigida osservanza della legge. Quest’incontro è la base su cui poggiare per entrare nel Regno, attraverso l’appartenere al popolo. Quest’incontro è la terra su cui costruire la propria dimora, lo spazio e il tempo in cui abitare. Per questo ricordiamo la richiesta di Naaman il Siro. Ha voluto portare con sé la terra bagnata dal Giordano, perché in esso - il dignitario lebbroso guarito - riconosce la presenza di Dio. Di quell’incontro salvifico vuol portar con sé qualcosa su cui fondare il suo rapporto con Dio, attraverso cui ricordare – fare memori a?– del suo rapporto con Lui. Qual è il tuo ricordo? Qual è stato il tuo incontro con il Signore? Come intessi il tuo personale rapporto con Lui? Entro ed oltre la norma? O ti fermi alla mera osservanza… “Dieci osservanti sono stati guariti, uno solo si è salvato davvero”! Il meno ligio, forse, ma che vive la relazione grata con Cristo. (Commento a cura di don Giordy)
L’Estate addosso... quale canzone migliore da offrirvi nel pieno della
nostra bella e calda “estate”?
Possiamo definirlo uno dei “tormentoni” del2015
considerando chetroviamo molteplici
condivisioni sui social, viene richiesta in radio, nei locali, l’ascoltiamo
nelle piazze, sulle spiagge, in piscina, ovunque…
Così Jovanotti in pochi mesi con il suo nuovo album ha conquistato
ilquarto disco di platino!
La canzone dell’estate di Lorenzo prende il titolo dal film che Muccino
sta girando e che sarà nelle sale per Indiana Production nel 2016. È raro che
una canzone esca prima del film, ma essendo nata così in anticipo i due artisti
hanno ben pensato che era opportuno lanciarla… e considerando i risultati
ottenuti possiamo dedurre che è stata una saggia decisione! Lorenzo ha
festeggiato il traguardo raccontando sui social network le emozioni che prova
quando sta per iniziare la canzone durante i suoi live: “Mi arriva uno
spostamento d'aria dal prato dello stadio, come il vento che si sente alla
fermata di certe metropolitane quando sta arrivando il treno, un'onda d'urto,
una bellissima onda d'urto e poi succede il delirio”. “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene
e dove va” (Gv 3,8). Chissà se Jovanotti ha mai pensato che sia proprio lo
Spirito del Signore ad essergli accanto prima di ogni incontro "faccia a
faccia" con il pubblico dopo avergli suggerito le parole, la musica, i tempi
giusti per quelli che poi vengono riconosciuti come "meriti umani" eh si,
perché spesso dimentichiamo quello che le Scritture ci dicono… ”Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date” (Mt 10,8).
Chissà quante volte abbiamo già
ascoltato questa canzone, magari letto e riletto il testo ma non tutti
purtroppo sappiamo quanto sia “attuale”… non solo perché è stata lanciata pochi
mesi fa e nata da un giovane e bravo artista, no, questa canzone rispecchia
quello che oggi viviamo ed ha una relazione intensa e profonda con la nuova
Enciclica di Papa Francesco: “Laudato si'”.
Certo, dopo un anno trascorso sui libri a studiare è più semplice
ascoltare buona musica in un caldo pomeriggio estivo piuttosto che leggere un’Enciclica!
Eppure, questo documento uscito quasi in contemporanea con la canzone di
Jovanotti (da cui abbiam le prove che non si sono copiati!) parla esattamente
delle stesse problematiche, certo, lette in chiave differente, ma, questa
insistenza sul “Creato” spero ci porti a riflettere su quanto noi oggi ci
sentiamo “custodi del Creato”.
“L'estate addosso un anno è già passato la spiaggia si è ristretta ancora un metro le mareggiate le code di balena il cielo senza luna”
L’ “estate addosso” quest’anno la sentiamo in modo particolare dato il
caldo che sta invadendo la nostra penisola, i gradi sono aumentati e le
spiegazioni sembrano essere legate alle cause ambientali, il degrado ambientale
purtroppo è una conseguenza umana… Il mare continua a "mangiare" le nostre spiagge, la luna si vede sempre
meno a causa delle nubi provocate dalle aziende, della foschia causata dalle
molteplici illuminazioni…
“le stelle se le guardi non vogliono cadere l'anello è sulla spiaggia tra un mare di lattine la protezione zero spalmata sopra il cuore”
Il significato della canzone è un vero e proprio invito alla libertà, al
vivere saggiamente le giornate di riposo, al non lasciarsi vivere dal tempo
che scorre velocemente! È un invito a tornare a far prevalere quei valori che
proprio a partire dal Creato, con un pizzico di romanticismo umano, sono in
grado di farci sentire vivi mentre speriamo che una stella cada per esprimere
un desiderio, mentre ci si scambia un anello simbolo di fedeltà nelle spiagge
spesso sporche, mentre si cerca di preservare il cuore dalle ustioni estive
(quelle che hanno poco a che fare con le temperature!) Difficile conciliare una canzone "estiva" di quelle che stimolano il
desiderio di ballare con un testo significativo, attuale e tanto importante
eppure Jovanotti ci è riuscito ed in un’intervista ha affermato: “Ho sentito il bisogno di propormi con una musica che tocchi il cuore e faccia ballare. Una musica adatta agli slanci, al sorriso…” Come si è detto per il Papa in merito all’Enciclica, è necessario che
queste parole tocchino le corde dell’anima e dei sensi, dell’intelletto e
dell’istinto, muovendo la nostra società ad avere cura dell’ambiente “il mondo
è qualcosa di più che un problema di risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode”. Papa Francesco nel suo appello afferma: “…sappiamo che le cose possono
cambiare, il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato” [Laudato si', n.13]. Jovanotti incontrando gli studenti dell’Università Federico II Napoli
dice: “Lo spirito con cui affrontate il mondo è quello che fa cambiare le cose”….
Per riflettere...
- E tu? Sei disposto nel tuo piccolo a custodire il Creato?
- Con quale spirito affronti il mondo?
- Ti senti "cor-responsabile" della mancata custodia del nostro Pianeta?
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Per riflettere... Il miracolo del pane è un evento che si è impresso in modo indelebile nei discepoli. Esso racconta qualcosa di molto più grande e bello che non la semplice moltiplicazione di cinque pani e due pesci. Il Vangelo neppure parla di moltiplicazione ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano il pane non veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano.
Cinquemila uomini sul monte, nel luogo dove Dio è più vicino, hanno fame, fame di Dio. A Gesù nessuno chiede nulla, è lui che per primo si accorge e si preoccupa: «Dove potremo comprare il pane per loro?». Alla sua generosità corrisponde quella di un ragazzo: anche a lui nessuno gli chiede nulla, ma lui mette tutto a disposizione. Invece di pensare: «Che cosa sono cinque pani per cinquemila persone? Sono meno di niente, inutile sprecarli. E la mia fame?», dà tutto quello che ha, senza pensare se sia molto o se sia poco. È tutto! Questo è il primo e vero miracolo: il miracolo della CONDIVISIONE!
Modello del discepolo oggi è un ragazzo senza nome e senza volto, che dona ciò che ha per vivere, che con la sua generosità innesca la spirale della condivisione, vero miracolo. Per una misteriosa regola divina, quando il mio pane diventa il nostro pane accade il miracolo. La fame finisce non quando mangi a sazietà, ma quando condividi fosse pure il poco che hai. Noi non siamo i padroni delle cose; tutto quello che incontriamo non è nostro, è vita che viene in dono da Altrove e va oltre noi. Chiede cura, come per il pane del miracolo, perfino nelle sue briciole: niente deve andare perduto. Impariamo ad accogliere e a benedire: gli uomini, il pane, Dio, la bellezza, la vita, e poi a condividere. Questo sarà fonte di felicità.
In occasione dell'Ostensione della Sindone, nel week end 20-21 giugno 2015, un gruppo di giovani partiti da Roma insieme a sr M. Cristina pddm, hanno vissuto un pellegrinaggio a Torino con l'esperienza di una mini GMG organizzata dalla diocesi in occasione anche della visita di papa Francesco.
Introdotti da una catechesi e accompagnati dalla vita dei santi piemontesi, ripercorrendo simbolicamente le loro orme, i giovani hanno potuto vivere l'esperienza de L'Amore più grande sostando in preghiera davanti alla Sindone. La domenica pomeriggio, poi, insieme a tutti i giovani convenuti da ogni parte d'Italia e del mondo, si sono stretti attorno a papa Francesco per assaporare il respiro di essere una Chiesa giovane, una Chiesa in uscita, una Chiesa che non ha paura di andare controcorrente le logiche egoistiche che sembrano invadere questo mondo!
Il pellegrinaggio a Torino è stato per molti anche la conclusione di un cammino che ha visto i giovani partecipanti all'iniziativa impegnati nel percorso proposto loro dei "Pomeriggi di spiritualità" svolti durante l'anno, una domenica al mese, presso il nostro Centro Giovanile "Casa Pinuccia".
Ad un mese ecco alcune testimonianze di chi ha vissuto in prima persona questa esperienza "da Dio"...
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Per me Torino ha significato un
insieme di conferme e di scoperte. Molto di ciò che è stato detto nelle
catechesi, dal Papa e anche dalla vita dei santi è andato a dare forza e continuità
al mio percorso di conversione. Quello che porterò sempre nel cuore sono
le parole del Papa sul “vivere la vita castamente,
coinvolti in progetti costruttivi” e sul “non andare in pensione presto”, che riprendono altre parole che
difficilmente dimenticherò, quelle del beato Frassati: “Vivere, non vivacchiare”. Cosa c’è di meglio che relazionarsi
con integrità di cuore? Cosa c’è di meglio che vivere
coinvolti, cioè appassionati, in un progetto costruttivo? In poche parole: Cosa c’è di meglio
che vivere un “Amore più grande”? Nulla può essere più appagante di una
vita spesa per un progetto costruttivo alimentato da passione e serietà di
intenti. Questa prospettiva è stata
un’iniezione di forza alla mia piccola fede, un’ennesima prova di non essere
solo e in balia degli eventi. C’è anche una certa paura eh, perché
si dà tutto, anche le sicurezze attuali, ma confidando nel Signore questa può
diventare senso di responsabilità e quindi ulteriore forza per proseguire verso
questo “più”.
Claudio
Diverse volte ho letto di pellegrinaggi per l"Ostensione della Sindone", rifiutati perché trattenuta da cause di forza minore, ma comunque ostacolanti. Quotidianamente però il mio cuore chiedeva e cercava una soluzione per partire, finché non è arrivato l'invito di Suor Cristina. Ultimo weekend possibile, una piccola GMG col Papa. Sacco a pelo, zaino in spalla e energia, tanta energia. Siam partiti. Persone nuove, sconosciute, ma che da lì a poco sarebbero diventati i compagni ideali per una nuova esperienza. Arrivata a Torino, ho staccato la spina da quella quotidianità che troppe volte mi risucchia in un vortice di pensieri e problemi, che mi allontanano da Chi nonostante tutto continua ad amarmi. Arrivata a Torino ho trovato la pace, la sicurezza, la bellezza che il mondo con la sua frenesia mi nasconde. Un cammino tra i Santi ci ha preparato e guidato verso il fine primo di questo pellegrinaggio, la Sacra Sindone. Non trovo le parole per raccontare ciò che ha vissuto il mio cuore, amore tanto amore per Chi mi ha donato la vita. Ognuno col suo bagaglio di emozioni, siam giunti a una notte di preghiera sotto le stelle, con tanti giovani che come me hanno trovato Dio e un senso alla propria vita. Una notte di preghiera in preparazione alla domenica col Papa. Piazza Vittorio, il 21 giugno era in festa, trionfante davanti a chi con parole di conforto e bontà ci dà la forza di sperare in un cambiamento. Giorni intensi, veri, forti. Giorni che rimarranno nel mio cuore insieme ai diecimila sguardi che con me hanno vissuto questa esperienza.
Dal 20 al 24 agosto si è dato inizio alla stagione estiva dei Campi itineranti a Roma "Sui passi dei testimoni della fede". Ecco alcune testimonianze dei giovani che hanno vissuto da protagonisti questa esperienza "da Dio"!
Siamo partiti in gruppi separati
letteralmente e metaforicamente, amicizie e abitudini distanti, per non parlare
delle età più diverse, ma siamo tornati come un tutt’uno, un grande arcobaleno
di colori. Ci siamo messi in cammino per 5 giorni “Sui passi… dei testimoni
della FEDE”, è stato questo il nome del campo itinerante che i giovani della
nostra parrocchia hanno vissuto: un pellegrinaggio a Roma, nella caput mundi,
forse uno dei modi più belli e affascinanti per poter cercare, ritrovare e rivivere
la fede donataci dal Signore. Ripercorrendo le stesse strade dei Santi Pietro e
Paolo e dei nuovi testimoni come Don Alberione ci siamo messi in gioco, ognuno
con i propri dubbi e le proprie esperienze.
Le Pie Discepole del Divin Maestro
ci hanno accompagnato ad ogni passo e in ogni luogo dandoci il segno più
concreto di questo dono: anche grazie alla loro testimonianza costante abbiamo
rinnovato la nostra fede in Gesù Cristo e riscoperto la gioia di essere figli
di Dio. Ci siamo lasciati guidare spesso anche dalle parole di Papa Francesco
che ha così aperto e chiuso il nostro pellegrinaggio, incontrandolo infine per
la preghiera dell’Angelus: Tu sei il Cristo il Figlio del Dio Vivente, è questo
l’ultimo messaggio che ci siamo portati a casa e che teniamo nel nostro cuore,
insieme all’entusiasmo e al desiderio di essere anche noi, nella nostra realtà
quotidiana, testimoni del dono fattoci da Dio.
Laura
La nostra vita è un continuo
pellegrinaggio, un metaforico cammino che ci insegna a vivere.
Spesso siamo così presi dalla
frenesia della vita che ci dimentichiamo di dare importanza alle piccole cose,
alle persone che ci circondano e che compiono questo cammino con noi, siamo
così distratti che facciamo scivolarci le persone addosso, senza il bisogno di
capire se siamo noi il loro scoglio o se loro per noi possono essere fonte d'inesauribile
ricchezza.
La Fede e la riflessione in tutto
ciò insegnano che i grandi esempi della storia da imitare come Gesù, Pietro,
Paolo, Don Alberione hanno lasciato un segno concreto del proprio passaggio in
questa vita qui sulla terra, poiché donandosi al prossimo hanno creduto nella
forza della Fede e di Dio.
Il Campo Itinerante compiuto a Roma
presso la guida delle due simpatiche e amorevoli sorelle Suor Cristina e Suor
Evelina, Pie Discepole del Divin Maestro, si è rivelato essere uno dei momenti
più toccanti e di profonda condivisione per il nostro nucleo parrocchiale
giovanile. Infatti, nonostante le varie personalità, differenze di cultura,
età, formazione, questo cammino si è scoperto essere fonte di grande crescita
per tutti noi, non solo come singoli, ma soprattutto come gruppo.
Per la prima volta molti di noi
hanno visto Roma, mentre altri sono tornati lì con uno spirito diverso, lo
spirito del pellegrino; nella città eterna che conserva importantissime
testimonianze, la strada non è mai stata troppa, le preghiere corali, le
riflessioni all'interno delle varie basiliche non solo ci hanno permesso di
osservare la bellezza di quest'ultime ma hanno anche dato la possibilità di
frugare ognuno dentro se stesso alla ricerca di qualcosa che magari avevamo
perduto.
Insomma, questo pellegrinaggio è
stato un continuo susseguirsi di emozioni molto forti accompagnato da canti e
sorrisi che hanno riempito le nostre giornate di gioia vera, facendoci per un
attimo dimenticare tutti i problemi, aprendoci così alla Luce che solo Lui sa
dare.
Concludo infine, citando alcuni
passi di una preghiera corale recitata al campo che mi ha piacevolmente
colpita: “Signore insegnami la strada, l'attenzione alle piccole cose, al passo
di chi cammina con me per non fare più lungo il mio […] insegnami la strada su
cui si cammina insieme, nella semplicità di essere quello che si è [...]” ecco
questa preghiera racchiude l'essenza di questo campo, di ciò che abbiamo
vissuto e condiviso.
Un ringraziamento speciale va alle
Pie Discepole che ci hanno accolto nella loro oasi cittadina, che nonostante si
trovi nel pieno di Roma risulta essere un punto di pace e raccoglimento come
pochi, infine ringrazio Padre Roberto per aver permesso noi di compiere questa
esperienza davvero senza eguali e per ultimo ma non meno importante ringrazio
Dio per avermi donato voi, miei compagni di pellegrinaggio con tutta la gioia e
la ricchezza nel donarvi che avete dentro, stando sul mio Cammino, per compiere
ancora tanti passi INSIEME!
Luisa
Proposta accettata senza pensarci
due volte, poiché era la prima volta che potevo fare l’esperienza di un campo
itinerante con varie tappe per Roma. Altre volte sono stato a Roma è visitato
le stesse cose, ma dal punto di vista “turistico”. Ho avuto altre esperienze di
“campo”, ma sono sempre aperto alle nuove esperienze e come abbiamo detto più
volte durante il campo è bello “mettersi in gioco”, con cose nuove. E’ stato
organizzato bene e mi ha dato la possibilità di confrontarmi con persone di
un’ampia fascia di età diverse.
Ho avuto la possibilità di avere un
dialogo personale con il Signore e di aver staccato per qualche giorno dalla
vita quotidiana.
Il “seme” che è stato gettato e la
“parola” che ha risuonato nei vari momenti durante il campo, sia la forza per
un impegno personale durante tutto l’anno nelle attività della parrocchia.
Concludo ringraziando a Padre
Roberto che ce l’ha proposto e alle Pie Discepole del Divin Maestro che ci
hanno dato la possibilità di realizzarlo.
Matteo
Sono partita da casa senza nessuna
aspettativa. Ho avuto la possibilità di "staccare la spina" in un
momento particolare della mia vita e ho colto l'occasione. Ho deciso di
lasciare tutti i pensieri negativi e i problemi a casa e godermi questi giorni.
Ho avuto la fortuna di poter riflettere tanto e avvicinarmi sempre di più alla
fede, ho visitato posti che sconoscevo, ho provato emozioni che non avevo mai
provato e ho cercato di immaginare ciò che era successo molto tempo prima nei
punti in cui mi trovavo.
I luoghi che mi hanno colpito di più sono stati:
quello in cui è stato decapitato San Paolo e la Scala Santa, perché ho provato
appunto a immedesimarmi in ciò che è stato vissuto da San Paolo percorrendo
quella stradina prima della decapitazione e da Gesù prima di incontrare Ponzio
Pilato. Inoltre ho avuto modo di confrontarmi con tante persone e ognuna di
loro mi ha lasciato qualcosa dentro. Tutto questo mi ha arricchita tanto e dopo
un'esperienza del genere non posso non ringraziare Padre Roberto e le Pie
Discepole per la loro disponibilità, la loro gentilezza e l'opportunità che ci
hanno dato. Concludo ringraziando tutti i pellegrini che hanno incrociato il
mio cammino e riportando una bellissima frase di Suor Cristina: "La vita non è fatta di aspettative ma
di sogni". Buon cammino a tutti!
Alice
Io posso dire che questo campo
oltre ad essere itinerante è stato molto piccante pieno di storia, pieno di
riflessioni, ma soprattutto pieno di santità. Da questo campo mi porto dentro
la testimonianza di San Pietro e San Paolo che dettero la vita per Dio…sono
ritornato con la fede più rafforzata.
Grazie a Padre Roberto, grazie alle
Pie Discepole ma grazie a Dio per ogni singolo momento.
Sono ormai mesi che le coste mediterranee della nostra Terra sono toccate da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"! In questa edizione speciale del nostro TG6 raccontiamo l'esperienza diretta di alcuni giovani che si sono messi al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.
L'intervista è a cura del nostro amico e inviato speciale Christian... e un grazie anche a Ylenia che ci trasmette la sua testimonianza!
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A
quasi due mesi dal primo sbarco, ricordiamo i primi momenti in cui avete dato
il vostro primo contributo da volontari...
Un
messaggio: "Ragazzi noi stiamo all'abfo a dare una mano chi ci raggiunge?". E'
iniziato così! Una prima parte della serata abbiamo sistemato i viveri che
tanta gente buona aveva deciso di donare, poi è iniziato il vero viaggio.
Abbiamo prestato aiuto in una delle strutture: la palestra Ricciardi. Bambini,
donne, uomini... tutti con lo sguardo perso , ma pieno di gratitudine verso un
Dio che li aveva tratti in salvo... il mio viaggio è iniziato incrociando lo
sguardo di una bambina, Stella... Paura, ansia, timore... tutto svanito in
cinque minuti. Quando metti le mani in pasta, quando fai qualcosa con il cuore
non puoi fermarti davanti a nulla.
Se
potessi tornare indietro, rifaresti tutto? Quali sono state le tue sensazioni
in quei giorni di accoglienza e quali sono ancora oggi?
Tutto?
Si dal primo all'ultimo istante vissuto con loro. gli abbracci, gli sguardi,
aprire le porte della mia casa, le porte della mia famiglia. Rinunciare a
qualcosa pur di stare con loro... tutto... Ho prestato e continuo a prestare il
mio servizio al baby club, una struttura dove sono accolti i fratelli
minorenni… Avevo paura. Paura di incrociare i loro occhi, invece ne sono
rimasta stregata tanto da avere lo sguardo fisso nel loro. Avevo paura di
parlare con loro, perché l’inglese non era il mio forte, invece adesso parlo
con loro al telefono anche con qualche parola nella loro lingua… Ho trovato
amici, ho trovato soprattutto fratelli, fratelli che non perderò mai… non è la
distanza reale quella importante, ma la vicinanza del cuore! Se ti
chiedessi ora di completare la frase: "Tu Gesù sei (TG6)..." come mi risponderesti? Sei
come quelle mani intrecciate, quel bianco e quel nero che insieme formano i
colori della felicità; sei come il volto stanco di tanti volontari che con
amore passano intere giornate con questi fratelli, sei il volto impaurito di
questi fratelli che cercano conforto e pace, cercano la vita! Sei nella parole
di un mio fratello che mi ha detto: forse il mio Dio e il tuo Dio volevano che
ci incontrassimo! Sei quel cuore, pienissimo di amore che ormai ha preso la
forma dell’Africa!
A un mese dall'inzio della missione vocazionale a Ceglie Messapica, ancora una risonanza del tempo di gioia e bellezza che abbiamo vissuto insieme.
Grazie, Sorelle, per averci fatto condividere un pezzo di strada insieme con voi!!!!!!
La vostra presenza tra noi, ha sicuramente rafforzato la nostra fede e ci ha fatto capire come Cristo ha per ognuno di noi dei "progetti speciali", che anche quando sentiamo di camminare nel buio, c'è una LUCE che illumina il nostro cammino. In particolare per me la vostra presenza è stata di grandeauspicio, perchè è avvenuta in una fase di discernimento in cui dovevo decidere del mio futuro.
Grazie a voi, ho potuto capire come, anche quella scelta che in apparenza può sembrare meno giusta e dolorosa, che può dare adito a sensi di colpa, in realtà se fatta con fede e aprendo il cuore a nostro Signore, farà crescere in noi delle speranze.
Grazie per averci incoraggiato e per aver portato con la vostra testimonianza di vita, la presenza di Dio fra tutti noi.
Vi porteremo nel cuore. Caterina
Grazie mille anche a te, Caterina, per le belle cose che hai condiviso! Grazie a te e a tutti i Cegliesi, senza i quali questa bella esperienza non sarebbe stata possibile! Anche noi vi portiamo nel cuore e nella preghiera, perché questo tratto di strada, fatto insieme, possa essere un passo in più sulla strada verso il Signore Gesù.
Dal 3 al 6 gennaio 2014 a Borgio Verezzi c'è stato l'appuntamento annuale degli esercizi spirituali per giovani. Quest'anno il tema "Non lasciarti rubare la speranza" è stato accolto molto bene dai ragazzi che hanno partecipato dalle varie diocesi di Mondovì, Saluzzo, Alba, Cuneo, Fossano. E' stata una bella esperienza di comunione e di Chiesa anche nella preparazione dell'equipe rappresentata dalla varie diocesi, un momento di crescita e di arricchimento dei carismi e dei doni di ognuno. Ma ora lasciamo voce a chi ha partecipato e vissuto questo evento...
Sono arrivata agli esercizi spirituali a Borgio Verezzi in treno. Poco prima di arrivare a destinazione, apro il libro regalato per natale dalla mia migliore amica e leggo: "Arriva sempre il momento in cui vorresti sbarazzarti di un grande desiderio. E' la vita che ti mette alla prova per capire quanto ci tieni davvero".
Questo incipit mi ha introdotta al tema degli esercizi: "Non perdere la speranza!".
Per me non perdere la speranza significa proprio non dimenticarmi il desiderio grande che ho in cuore nella corsa quotidiana strabordante di lavoro/casa/palestra/corso d'inglese/amici/pasti/lettura blog e social networks...
Il desiderio va compreso,
ascoltato e accolto prima nel silenzio ( e durante gli esercizi spirituali
questa opportunità non è venuta meno), poi con coraggio realizzato nelle scelte
di vita. Anche quest'ultimo aspetto era presente agli esercizi, grazie
all' esempio delle scelte luminose dei preti e delle suore presenti,
tutti giovani, disponibili e ricchi di gioiosa speranza! A loro un senso di gratitudine per tutta la passione e l'impegno nella preparazione dei 4 giorni, nell'ascolto e nell'accompagnamento morale e spirituale dedicato a chiunque cercasse un confronto.
Mi hanno trasmesso speranza anche i coetanei presenti, con le risate durante le numerose partite a carte o le chiacchierate sul lungomare, per ripetermi ancora una volta che è nella condivisione che si impara la speranza!
Racchiudo i pensieri scritti e concludo con le parole del libro di Tobia, leit motiv di questa edizione degli esercizi spirituali: "Chiedi consiglio a ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. in ogni circostanza benedici il Signore Dio e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poichè nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene. E ora figlio, ricordati di questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore".
Non dimentichiamoci della speranza in ciò che viviamo e dei desideri nelle nostre scelte!