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23 marzo 2017

#incontroTe

23 marzo 2017  -  Giovedì







Signore, da chi andremo?
Tu hai parole di vita eterna
(Gv 6,68)




I talenti sono diseguali per tutti

E grazia a Dio, siamo tutti diversi. Si fa tanto l’elogio dell’eguaglianza, facciamo l’elogio della diversità. Ognuno è altro dall’altro. Il vantaggio che sei altro fa si che tu sia costretto a uscire da te e ad accogliere l’altro. Ciò che ci rende simili a Dio non è la quantità di doni che abbiamo – averne di più o di meno non cambia nulla - , ciò che ci rende simili a Dio è proprio il nostro rapporto con l’altro, un rapporto di accoglienza, di amore, di dono, di comunione con l’altro, ci rende come Dio, ci fa costruire una vita di comunione. Un rapporto di aggressione e di violenza, che fa vivere la diversità come invidia, come rancore, come desiderio di possesso, rende il mondo invivibile. Quindi, è proprio nella diversità dei doni, nell’alterità, in fondo, che noi giochiamo la nostra identità.


IMPEGNO:
Lavorerò per tenere a bada invidia e rancore.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



09 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».



Per riflettere...
La vita è ricerca, una sete grande di felicità, amore, pace…
Tale ricerca avviene sempre in situazioni di vita e di relazioni concrete; è innanzitutto la «ricerca di noi stessi».
 La nostra vita è come la metafora del passaggio delle stagioni: ci si accorge di avere un nome e un’identità propria e per questo si scelgono gli studi da compiere, il lavoro per il mio domani… per divenire un certo tipo di uomo, di donna.

«Come realizzarmi?». È la domanda posta a Gesù in questa domenica: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»… come spendere la vita perché sia piena? Come posso raggiungere una vita davvero felice?
Chi è veramente in ricerca è impegnato a scoprire indizi di qualcosa di nuovo che metta luce sul suo cammino; non può vedere la realtà, le relazioni, la propria vita con uno sguardo abitudinario.

Occorre allora spostare lo sguardo, il proprio punto di vista, allinearlo a quello dell’Altro: «Va’ e anche tu fa’ così»
... mettiti in gioco! Gesù ci invita a vivere una stagione nuova della nostra vita, la STAGIONE DELLA FEDE sì, perché la FEDE non solo questione di nozioni ma una relazione di cuore… è quella di chi passa da un Dio credibile ad un Dio affidabile.





30 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Per riflettere...
Gesù qui si rivela per quello che è: uno che ha autorità, e non come gli scribi. La nota è importante, e infatti la troviamo poche righe sotto, con qualche piccola modifica. Ma il risultato non cambia: Gesù non è uno come gli altri. Ha autorità, parla in nome proprio ed è credibile. Gli scribi erano brave persone, istruite nella Legge, punti d riferimento per il popolo di Israele ma... non parlavano con autorità! Il loro parlare altro non era che un commentare i commenti dei commentatori delle Scritture. Gesù porta qualcosa di nuovo. Cosa? Questa è una buona domanda!

A prima vista non è facile capirlo. In fondo è un uomo come gli altri, è un maestro come ce ne sono tanti, saggio come tanti... eppure non parla come tutti. Porta qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso e bello, non perché in rottura ma perché mostra il vero cuore e il vero volto di Dio in un modo tale che non è possibile restargli indifferenti. Se non scatta la meraviglia, scatta la reazione del demonio ("Sei venuto per rovinarci!"), che vede chi sia Gesù: Colui che libera l'uomo da ogni paura, da ogni legalismo sterile, da tutto ciò che non è secondo Dio, da tutto ciò che prima o poi porta alla morte.

La presenza di Gesù di sicuro non lascia indifferenti: chiede una risposta. Tu, da che parte vuoi stare?  

02 novembre 2013

Musica!

IL SALE DELLA TERRA - Ligabue


"Il sale della terra", è il primo singolo di Ligabue estratto dal nuovo album di inediti "Mondovisione" che uscirà il 26 novembre prossimo; sin da subito si posiziona al vertice della classifica dei brani più trasmessi in radio e più ascoltati in Rete.

Il brano è accompagnato da un video molto attraente che ha superato 2,5milioni di visualizzazioni su YouTube in pochissimi giorni.
Ligabue tratta il tema di una crisi che non è solo economica, ma anche sociale, spirituale, relazionale e di comportamento. E' una crisi che "ha sete'"di potere e che "ha a che fare" con il bisogno di potere, con le conseguenze prodotte da chi vuole conquistare'il potere... E' una crisi talmente drammatica che non è riuscito a non raccontarla in una canzone.

 
 
Guarda il video: http://www.youtube.com/v/IUWtAUKYmAQ?version=3&autohide=1&feature=share&autohide=1&attribution_tag=OcHGu8MrkgBMxB0PA4xKoA&showinfo=1&autoplay=1


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Nella Bibbia, siamo soliti sentir parlare del "sale della terra sotto il punto di vista figurativo, Gesù disse ai discepoli: “Voi siete il sale della terra”, e, con quell'espressione voleva dire che non sarebbero passati inosservati e che avrebbero avuto un’influenza preservatrice su altri, con il compito di impedire corruzione spirituale e decadimento morale.
 
In questa canzone, il "sale della terra" ha un significato opposto, del tutto negativo: è il denaro! Spesso nel video il regista ci mostra degli spiccioli che vengono rovesciati sulla folla inconsapevole che percorre New York, luogo dove Liga ha voluto girare il suo video, luogo identificato da sempre come il cuore oscuro del capitalismo...! Folla inconsapevole.... ecco cosa siamo diventati... "passeggeri distratti" che vivono dando gusto al "sale" sbagliato!
Il sale è un composto chimico — cloruro di sodio — e se perdesse la salinità, o se perdesse il suo sapore, non rimarrebbe nulla. Ciò fa parte della sua stessa natura.
A motivo della sua proprietà di impedire la decomposizione, il sale è simbolo di stabilità e permanenza e a differenza di quanto si possa immaginare, un “patto di sale” è ritenuto molto vincolante.

Bella questa canzone, bella e scomoda, difficile da accettare, ma questa oggi è la vita della maggior parte di noi... è la nostra quotidianità che è stata stravolta per un'eccessiva o carente quantità di sale!
"Siamo la sorpresa dietro i vetri scuri; 
siamo l'arroganza che non ha paura;
siamo la vergogna che fingiamo di provare... "
Siamo troppo impegnati a parlare e non siamo più capaci di ascoltare, ignoriamo le grida di chi è "diverso" e tendiamo a non considerare chi è ai margini... "...come il sale, dovremmo essere disposti a perdere noi stessi, per poter dare sapore. Come la luce, che non fa rumore, eppure è così necessaria!".... sarebbe bello se riuscissimo ad essere un po' di quel tipo di sale, un po' di quel genere di luce.... con tutti i limiti e i difetti che ci appartengono.
Sale della Terra e Luce del mondo... è proprio questo che siamo chiamati a vivere!

 
Per riflettere:

- Cosa dà sapore alla tua vita?


- Qual è il "sale" predominante delle tue giornate?


- Che tipo di "sale" caratterizza la tua esistenza? Quello che perde la sua salinità mantenendone un composto "insipido" o quello solubile di cui non ne resta traccia?


- Chi potrà essere il sale che manca su questa terra se non ciascuno di noi?
 

30 settembre 2013

La segnaletica della settimana

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
 
Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)
 
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
 
 
Per riflettere…
 
“C’era un ricco, che indossava vestiti di porpora… Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta”.
Fin dall’inizio, questa parabola di Gesù propone un contrasto che salta all’occhio. Da un lato, c’è un uomo, ricco, che si gode la vita. Dall’altra c’è il povero Lazzaro, alla porta; un uomo che ha tanta gente che lo onora e che lo serve e un altro del quale nessuno sembra accorgersi. Tranne Dio.
Ma c’è una cosa curiosa nella parabola: questo è l’unico caso, in tutto il Vangelo, che Gesù dice il nome di un personaggio. Non è un dettaglio buttato lì a caso: il nome dice l’identità della persona che lo porta; in più, è il nome che permette di entrare in relazione.
La prova? Non vi sentite particolarmente a vostro agio quando qualcuno si ricorda il vostro nome? Oppure, quanta difficoltà mette non ricordarsi il nome della persona che ci sta davanti? O quanto è imbarazzante sbagliare nome? Il nome è il volto della persona. E il povero, per Gesù, è conosciuto ed amato, per nome. Nella sua unicità. Di lui non si ricorda nessuno, ma Dio sì, e nel banchetto del Paradiso gli dà il posto d’onore, niente meno che accanto ad Abramo!
Il ricco, invece, un nome non ce l’ha… si dice che cosa fa, come veste, capiamo il tipo ma… il nome?!?!? Perché? Questo ricco è egoista, pensa solo a godersi la vita. Per questo per Gesù non ha nome, non ha volto, perché non può esserci relazione con chi pensa di essere il centro dell’universo, in questo mondo (e pure nell’altro)…