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14 febbraio 2018

#incontroTe

QUARESIMA 2018



La Quaresima è innanzitutto la possibilità di un incontro: “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gioele 2,12).

Con il nuovo percorso #incontroTe a cura della Pastorale giovanile delle Pie Discepole del Divin Maestro, lungo i 7 venerdì di Quaresima ci metteremo in cammino con Gesù meditando la sua via verso la Croce attraverso gli incontri con i personaggi che hanno seguito da vicino gli ultimi momenti della sua vita.

Una Parola, un suggerimento per investire la vita, una preghiera da fare tuoi e condividere con gli amici.

Buon cammino... al ritmo del Suo passo per fare della vita un dono!

29 ottobre 2016

La segnaletica della settimana

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-10)

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati «rabbì» dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate «padre» nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare «guide», perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 

Per riflettere...

Oggi celebriamo la solennità di N.S. Gesù Cristo Divino Maestro, titolare del nostro Istituto delle suore Pie Discepole del Divin Maestro.
Vorremmo meditare questo brano del vangelo di oggi facendo nostre le parole di papa Giovanni Paolo II.

«Quante volte, in tutto il nuovo testamento e specialmente nei vangeli, gli è dato questo titolo di maestro! Sono evidentemente i dodici, gli altri discepoli, le moltitudini degli ascoltatori che, con un accento di ammirazione, di confidenza e di tenerezza, lo chiamano maestro. Perfino i farisei ed i sadducei, i dottori della legge, i giudici in generale non gli rifiutano questo appellativo: "Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia vedere un segno"; "Maestro, che debbo fare per ottenere la vita eterna?".

Ma è soprattutto Gesù stesso, in momenti particolarmente solenni e molto significativi, a chiamarsi maestro: "Voi mi chiamate maestro e signore, e dite bene, perché lo sono"; egli proclama la singolarità, il carattere unico della sua condizione di maestro: "Voi non avete che un maestro: il Cristo". Si comprende come, nel corso di duemila anni, in tutte le lingue della terra, uomini di ogni condizione, razza e nazione, gli abbiano dato con venerazione questo titolo...

Questa immagine del Cristo docente, maestosa insieme e familiare, impressionante e rassicurante, immagine disegnata dalla penna degli evangelisti e spesso evocata in seguito dall'iconografia sin dall'età paleo-cristiana - tanto è seducente - amo evocarla. Ciò facendo, non dimentico che la maestà del Cristo docente, la coerenza e la forza persuasiva uniche del suo insegnamento si spiegano soltanto perché le sue parole, le sue parabole ed i suoi ragionamenti non sono mai separabili dalla sua vita e dal suo stesso essere. In questo senso, tutta la vita del Cristo fu un insegnamento continuo: i suoi silenzi, i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo amore per l'uomo, la sua predilezione per i piccoli e per i poveri, l'accettazione del sacrificio totale sulla croce per la redenzione del mondo, la sua risurrezione sono l'attuazione della sua parola ed il compimento della rivelazione.
Tutte queste considerazioni, che sono nel solco delle grandi tradizioni della chiesa, rinvigoriscono in noi il fervore verso Cristo, il maestro che rivela Dio agli uomini e l'uomo a se stesso; il maestro che salva, santifica e guida, che è vivo, parla, scuote, commuove, corregge, giudica, perdona, cammina ogni giorno con noi sulla strada della storia...».

Buon cammino a tutti sulle orme dell'unico Maestro che sta sempre accanto a noi!


24 settembre 2016

Per te... giovane!

"Tutto in Gesù parla di Misericordia" (MV, 8)
               
                   
Incontri in preparazione alla solennità di Gesù Maestro
                  
Le suore Pie Discepole del Divin Maestro invitano tutti a partecipare alla preparazione e alla solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Divino Maestro, titolare dell'Istituto.

Gli approfondimenti culturali in preparazione della solennità saranno incentrati sulla misericordia e si terranno nei tre lunedì precedenti la festa, nella chiesa "Gesù Divin Maestro" in Roma.

In particolare per te giovane, l'appuntamento è per lunedì 17 ottobre alle ore 20:30, una serata dal tema "Mise... RICORDA" tutta dedicata a te a cura di don Roberto Fischer.

Ti aspettiamo!!!

30 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».



Per riflettere...
Il buon samaritano, Marta e Maria, la preghiera, e oggi il Vangelo ci presenta un uomo, quello della parabola, che non ha nome perché ognuno di noi si può rispecchiare in lui.

Eccolo, lo vediamo e in lui ci vediamo: anche io uomo che fondo la mia grandezza sulle cose. Spesso ci si sente qualcuno perché  si hanno tante cose. Il che, ovviamente vuol dire che senza di tutto questo saremmo niente, piccoli piccoli...

La vera realtà invece è che io sono il mio tesoro. Niente di esterno mi farà sentire importante se io non mi sento importante; nulla mi farà sentire sicuro se io non sento di poter confidare su di me; nessun amore mi farà sentire amabile se io mi sento uno schifo; nessun Dio mi farà sentire vivo se io non riesco a dar spazio alle emozioni che la Sua Parola suscita in me, ai desideri più grandi a cui mi apre...


Questa è la differenza tra chi tesorizza per sé (continua ad ammassare tesori esterni) e chi tesorizza davanti a Dio: io sono il mio tesoro, la mia anima, e Dio è in me!



17 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».



Per riflettere...
Al centro dell'azione di Gesù, in questa XVI domenica del Tempo Ordinario, ci sono due donne. Strano per quel tempo dare tanta importanza alla donna, eppure anche i discepoli, che erano in cammino, spariscono dalla scena.Ma chi sono, dunque, queste donne da attirare tanto oggi la nostra attenzione?

Possiamo trovare alcuni particolari splendidi nel racconto di oggi: Maria ascolta Gesù seduta, come facevano i discepoli con i rabbini, ed è Marta ad accogliere il Maestro.Maria e Marta non differiscono, ma si completano: sono la preghiera e l'azione che devono abitare la nostra vita!

Maria ascolta con attenzione le parole del Maestro, se ne abbevera perché parlano al suo cuore e sono sorgente di serenità e di gioia; Marta realizza la beatitudine dell'accoglienza, la concretezza dell'amore e dell'ospitalità. Anche lei sa che l'ascolto del Maestro è l'origine di ogni incontro, ma sa anche che questo incontro se non diventa azione non può cambiare la vita, resta sterile e incoerente.

Chiediamo allora al Signore di darci il cuore di Maria e le mani di Marta!




26 giugno 2016

La segnaletica della settimana

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62) Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».



Per riflettere...
Spesso anche noi dobbiamo compiere scelte importanti - proprio come i tre che bramano di seguire il Maestro - ma tendiamo a darci tempo, a cercare strade laterali, a costruire circonvallazioni. Nello stradario evangelico, ci insegna Gesù, non esistono percorsi agevoli che evitino di incontrare la vita vera. «Seguimi» è l'invito a chi si vuole fidare di un Dio, nelle cui vene scorre solo amore;  «Seguimi» è la parola urgente che non lascia spazio a rimandi.

I tre aspiranti discepoli cercano una residenza, la preminenza dei morti e la famiglia come luogo principe della propria esistenza...

Vivi la tua vita in pienezza, lasciando stare i dettagli. È come se in uno spartito musicale fossimo più attenti alle pieghe del foglio che a note/pause scritte. Suoniamo e impariamo a riconoscere la bella melodia della nostra vita!



20 marzo 2016

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)
Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme
 

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Due grida risuonano in questo giorno: «Osanna!» e «Crocifiggilo!».
Anche la mia vita oscilla tra queste due grida, Signore Gesù. Ti vorrei accogliere, vorrei gridare anch'io «Osanna!", riconsocerti come mio re, come mio Signore, come mio salvatore. Ma accoglierti significa abbandonare le mie comode sicurezze, i miei malcelati egoismi, significa smettere di pensare solo a me stesso. Tu, Signore, vieni nella mia vita e la conquisti non con la forza della violenza e dell'imposizione ma con la forza dell'amore, con il dono di te per me. Davanti a tanto amore resto impaurito, mi rendo conto di non essere capace di corrispondere così preferisco allontanarti, eliminarti e mi ritrovo anch'io a gridare «Crocifiggilo!» .
Vieni, Signore Gesù, regna nella mia vita, regna nel mio cuore, vinci ogni mia paura, ogni mio egoismo, ogni mio peccato con la dolce forza del tuo amore totale, del tuo donarti completamente a me affinché io impari a donarmi completamente a te.

Amen!

(don Matteo Castellina)

13 marzo 2016

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)
 

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù, sei venuto a liberarci dalla vita di questo mondo, vita meschina e gretta, tutta centrata sulla ricerca del proprio interesse, in cui peccati e debolezze sono pagati a caro prezzo, in cui giudizio e condanna sono mezzi di sopravvivenza.
Ci liberi da tutto questo donandoci una vita nuova, luminosa e gioiosa, centrata sull'amore autentico e vero, senza condizioni, in cui il peccato è da te perdonato affinché non ci schiacci, in cui la tua misericordia ci fa alzare dalle nostre miserie e ci fa guardare avanti. Per entrare in questa vita nuova non dobbiamo fare altro che accogliere il tuo dono di misericordia, lasciarci toccare nel profondo dal tuo amore che risana, che trasforma, che ci rende coscienti del male che il peccato fa nella nostra vita, che ci fa scegliere di impegnarci a non ricaderci.
Rendici capaci di accogliere questo dono meraviglioso, rendici capaci di iniziare da oggi a vivere la vita nuova che hai preparato per noi.

Amen!

(don Matteo Castellina)

21 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai fatto fare a Pietro, Giacomo e Giovanni
l'esperienza della trasfigurazione
affinché sapessero quale era la meta
del tuo cammino verso Gerusalemme,
ma anche affinché pregustassero la gioia della vita eterna,
promessa del Padre
che tu hai compiuto con la tua morte e risurrezione.
Donami oggi, Signore,
di poter sperimentare quella stessa gioia,
di saper aprire gli occhi del cuore
che possono vedere la tua gloria,
donami di ascoltare la voce del Padre,
donami di sapermi stupire
per la salvezza che mi hai donato.
È qui accanto a me,
ma io sono troppo preso dalle cose del mondo
per accorgermene.
Donami il tuo Spirito
che mi insegni a salire sul monte della preghiera,
a lasciare tutto indietro per stare solo con te,
per lasciarmi illuminare dalla tua luce,
colmare della tua grazia,
inondare della tua gioia.
Saprò, così, che posso continuare a camminare in questa vita

avendo come meta te, morto e risorto per amore mio.
Amen!

(don Matteo Castellina)

07 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Nella vita tanti sono quelli che mi criticano,
pochi sono quelli che mi stimano,
pochissimi quelli che si fidano di me.
Tu, Signore Gesù, conosci bene le mie debolezze,

i miei difetti, i miei peccati, eppure mi vuoi con te,
mi vuoi coinvolgere nel tuo progetto di salvezza,
vuoi farmi testimone della tua grazia.
Come Simon Pietro anche io resto meravigliato che tu voglia proprio me,

cerco anche di dissuaderti,
di ricordarti i tanti errori che ho commessi,
tutta la mia inadeguatezza.
Ma tu, Signore, non demordi,
vedi oltre il mio peccato, oltre le mie debolezze e i miei difetti,
vedi le mie potenzialità, la mia capacità di amare e di donare,
caratteristiche che spesso sono a me sconosciute.
Donami, Signore, il tuo Santo Spirito che mi trasformi nel profondo,

che faccia emergere tutto il bene che c'è nel mio cuore,
spesso così piccolo e freddo,
affinché impari ad amare come tu vuoi,
come tu ami me.
Amen!

(don Matteo Castellina)

26 settembre 2015

La segnaletica della settimana

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43.45.47-48)
 
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».



Per riflettere...
L’intervento un po’ forte di Giovanni, che “blocca” un tale che compie miracoli nel nome di Gesù pur non essendo fra gli apostoli, provoca una reazione decisa da parte del Maestro.
A ben guardare, Giovanni non ha fatto nulla di eccezionale: quell’uomo non era fra i discepoli, non seguiva il Signore come loro… come si permette di compiere miracoli con la forza di Cristo?

Ecco allora che il Maestro stesso deve rimettere le cose in chiaro:
1) nessuno può pensare di avere un’esclusiva su Gesù. Tantomeno i discepoli…
2) per quanto possa sembrare strano, non sono le “grandi cose” a svelare il cuore, ma le piccole, quotidiane, semplici come dare un bicchiere d’acqua;
3) tutto ciò che porta al bene, è di Dio. Detto così, è un’ovvietà, ma proviamo a pensare quanto costa, alle volte, ammettere che anche quelli che non la pensano come noi, e che magari credono in un altro dio, possano essere davvero buoni, vicini al Padre e capaci di vera carità…

Poche linee, date da Gesù ai discepoli, ma che sono segnali per la strada dei discepoli di tutti i tempi. Anche per te e per me, in cammino dietro al Maestro!
 
 


20 settembre 2015

La segnaletica della settimana

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)



In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».



Per riflettere...
«Di che cosa stavate discutendo per la strada? Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande». E' evidente: gli apostoli ci assomigliano! Chi è il più buono, il più capace, il migliore tra noi?
E' l'istinto primordiale del potere, del prestigio, dell'onnipotenza del proprio "io" che dilaga da sempre ogni aspetto della vita: famiglia, scuola, lavoro...

I discepoli stanno zitti, sono troppo concentrati nello stabilire i propri ruoli, nell'ottenere benefici... troppo impegnati su loro stessi per accorgersi del Signore.
Ma tale ottusità non esaurisce la pazienza del Maestro e nonostante il loro silenzio egli parla loro nuovamente: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Gesù indica la via giusta per chi vuole essere grande: il più grande è chi non si serve dell'altro ma lo serve!
SERVIRE: un verbo che fa paura perché porta con sé sforzo e sacrificio. La nostra gioia, invece, sta nel comandare, nel possedere, nell'essere i migliori anche a scapito degli altri e per questo li si utilizza e strumentalizza per i propri fini.
E poi, servire tutti, senza limiti di razza o etnia, senza esclusioni, senza preferenze, perché «chi non vive per servire, non serve per vivere» (papa Francesco): parole mai pensate...

Servire: un verbo che o ti conquista o lo cancelli per paura che possa cancellare lo stile della tua vita!

Ti prego, Signore,
insegnami ad andare con te:
insegnami la reverenza e la fiducia,
il pentimento e l'amore,
il timore e il desiderio.
Insegnami a cercarti
e a perseverare nella ricerca
fino a quando ti trovi.
Amen! (R. Guardini).



08 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)



In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 




Per riflettere...
Siamo noi a cercare Dio o e lui a cercare noi? Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo consapevolmente, egli ci attira a sé, come un innamorato. Non si diventa cristiani se non per questa at­trazione. Ognuno di noi potrebbe dire: Io sono cristiano per attrazio­ne; mi attira un Dio buono co­me il pane, umile come il pa­ne...
E il pane naturalmente ci richiama al «mangiare». Il verbo che segna questa domenica è appunto «mangiare». Una parola così semplice, quotidiana, che indica cento cose, ma la prima è vi­vere... una parola vitale. Mangiare è questione di vita o di morte. E Dio è così: una questione di fondo; ne va del­la tua vita!

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Gesù non è solo vicino a noi, come un amico carissimo, ma va oltre ogni nostra comprensione, divenendo carne della nostra carne. Un dono che ha dell'incredibile.
Eppure se riflettiamo un momento, anche nel linguaggio di chi vuole bene totalmente, come la mamma nei confronti del figlio, l'amore esprime ciò che l'Eucaristia realizza: «Ti mangerei!», ossia ti farei parte della mia vita. Un amore completo, questo, non superficiale, ma che si fa una cosa sola con l'amato. Questo è Dio per noi: amore vero e totale! Egli entra a far parte della nostra vita, proprio come un pezzo di pane per il corpo.
 

Do­mandiamoci allora: Noi di che cosa ci nutriamo? Di che cosa alimentiamo cuore e pensieri? Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità? O stiamo nutrendoci di superficialità, miopie, egoismi?
Se ci nutriamo di Dio, se ci nutriamo di Vangelo, di Eucaristia, l'Eucaristia darà forma al nostro pensare, al sentire, all'amare... perché l'uomo diventa ciò che lo abita.


Mangiare la carne e il sangue di Cristo, non si riduce però al rito della Messa. Il corpo di Cri­sto non sta solo sull'altare. Dio si è vestito d'umanità, al pun­to che l'umanità intera è la car­ne di Dio. Infatti, dice un altro passo del Vangelo: quello che a­vete fatto a uno di questi l'ave­te fatto a me.
Continuiamo il nostro cammino alla ricerca e alla scoperta del volto del discepolo. Ecco chi è il discepolo, colui che desidera imitare il proprio Maestro. Fatevi imitatori, diventate pane, diventate dono, diventate servizio, diventate cura, diventate gratuità, diventate disinteresse... Ed è il senso di tutta la storia: por­tare cielo sulla terra, Dio nel­l'uomo, vita immensa in que­sta vita piccola.


10 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)


In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. 


Per riflettere...
Gesù è stato rifiutato dai suoi stessi compaesani (cf domenica scorsa). E che fa? Invece di scoraggiarsi o infuriarsi sceglie di... moltiplicare gli annunziatori del Vangelo! E' così che nasce la missione: non nel tempo favorevole, ma in quello ostile. Quando tutto sembra remar contro a Gesù.
Al rifiuto, Gesù risponde moltiplicando l'amore, condividendo la sua missione con i suoi discepoli.

Li manda avanti, a due a due, nella estrema povertà, senza altra sicurezza che la forza di Dio e un annuncio esigente, quello della conversione. Con il potere sul male stesso, per portare il bene, anticipo del Regno di Dio.

Gesù oggi manda anche  te e me, ad annunciare la Bella Notizia che il male è vinto per sempre, perché è stato vinto da Gesù sulla croce. Anche noi siamo oggi mandati da Lui a portare il bene, ovunque, anche e soprattutto nelle situazioni più difficili, fra l'indifferenza generale, forse anche nella povertà dei mezzi, ma fidandoci solo di Colui che ci ha chiamati alla vita vera nel battesimo e che ci ha mandati con il sacramento della Cresima. Cambierà la forma, il modo di questo annuncio: chi lo proclama da dietro alla grata di un monastero, chi stando a fianco dei poveri, chi formando una famiglia che voglia essere realizzazione in miniatura del disegno di pace e bene che Dio ha per l'umanità. Oggi è il tempo di mettersi in cammino.

04 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)


In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Per riflettere...
Spesso pensiamo che se fossimo vissuti ai tempi di Gesù, se lo avessimo conosciuto in carne ed ossa, sarebbe molto più facile credere. Vederlo fare miracoli straordinari, sentirlo parlare, vederlo mandare su tutte le furie i benpensanti con gesti fuori da ogni schema (come perdonare i peccatori incalliti o accarezzare gli ultimi, i più poveri...). Marco, questa volta, ci smentisce!

Agli abitanti di Nazaret non è servito a nulla aver visto (letteralmente) crescere Gesù, né è bastato loro sentirlo predicare, tantomeno pensare ai prodigi compiuti da lui. In fondo, pensano, lo conosciamo! Conoscono la sua famiglia, sanno che lavoro faceva, ecc. ma non possono proprio ammettere che quel ragazzino che giocava fra le strade polverose del paese e che lavorava come falegname potesse essere qualcosa di più, di molto di più. E allora anche i miracoli non dicono nulla, anzi, diventano scandalo, inciampo nella fede.

Forse anche a me capita di pensare di conoscere Gesù, e di pensare che, in fondo, non abbia nulla di più da dire alla mia vita che "fai questo, non fare quello, comportati bene, ama il prossimo tuo come te stesso..." e così gli chiudo anch'io la porta in faccia, come gli abitanti di Nazaret. Rischio grosso, rischio serio, che fa perdere di vista il dono grande di avere, come compagno di strada e Maestro, niente meno che Dio stesso. In carne ed ossa.

02 maggio 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI PASQUA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». 


Per riflettere...
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto".
L'immagine della vite è estremamente semplice ed efficace.

Perché fra vite e tralcio c'è un'unità così stretta che... non si può mai dire del tuttto quando comincia l'una e finisce l'altro. Eppure, non sono la stessa cosa! La vite, senza un tralcio, vive lo stesso, non lo stesso può dirsi del tralcio staccato dalla vite. Serve solo ad essere bruciato, e fa un fuoco così debole che non riscalda per nulla...

Perché è la vite a produrre il frutto. Il tralcio, semmai, porta il frutto. E il frutto non è per la bellezza del tralcio, né per la vite ma... per l'agricoltore!

Perché la vite, per fare frutto, come tutte le piante, deve essere potata, pulita dei rametti secchi o infruttuosi; il tralcio risulta completamente spogliato per diventare ancora più attivo e produttivo.

Perché il tralcio non è "attaccato" semplicemente alla vite: c'è qualcosa che scorre dall'uno all'altra e viceversa. E' la linfa vitale. E', in altre parole, la vita.

Quanti motivi perché questa immagine sia proprio adatta a descrivere il nostro rapporto di disceoli con il Maestro divino, con il quale formiamo un'unità stretta, al punto che i suoi frutti li portiamo noi, a gloria del Padre; per questa vita che ci scorre dentro, e che è la vita stessa di Gesù, in noi, che ci dà la capacità di amare; per le quotidiane (a volte anche dolorose) "potature" cui il Padre ci sottopone, non perché voglia vederci soffrire, ma perché sa che, togliendo da noi tutto ciò che non porta vita, diventiamo più forti, e più capaci di portare a tutti l'amore stesso di Dio.

06 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


Per riflettere...
«Tutti ti cercano!». Quella di Simon Pietro e dei suoi amici non è una constatazione, ma un grido d'allarme. Vogliono dire a Gesù: "ma insomma, dove ti eri cacciato? Sparire così ancora di notte... ci hai fatto prendere un grosso spavento!". Quasi che Gesù sia un bambino di quattro anni, sprovveduto e da difendere...
 
Gesù, a suo modo, è un "personaggio". Non solo parla bene (il che, detto fra noi, non guasta), ma soprattutto guarisce da tutti i mali fisici e spirituali, manda via ogni tipo di forza negativa con la sua sola presenza... insomma, è una "forza"! E il pericolo che vede (e del quale nella lunga preghiera notturna avrà parlato al Padre?) è di essere preso per un guaritore, uno che risolve i problemi più o meno superficiali delle persone, e quindi di trascurare la sua vera missione: liberare dal male, proclamare il Regno, redimere il mondo.

 «Tutti ti cercano!»: questo resta vero anche per noi. Anche se, a giudicare dal deserto che c'è in certe parrocchie non sembrerebbe proprio! Eppure la gente è assetata di Dio, è assetata di Gesù. E quando non sa dove "sbattere la testa" facilmente si rivolge per un aiuto, o anche solo per essere ascoltata, ai consacrati, o alla Caritas, o a qualcuno che "profuma di Gesù".

Tanti cercano Gesù, anche noi, ma quello che fa la differenza è il motivo per cui Egli è qui, è tra noi, è per noi.
Lui è venuto e viene per portare vita, per portare la vita vera. Quanto siamo disposti ad accettare che questo possa andare contro le nostre aspettative e ci chieda, una volta che lo abbiamo trovato, ad "uscire" dalle nostre sicurezze, perché anche altri abbiamo la vita e la gioia?

30 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Per riflettere...
Gesù qui si rivela per quello che è: uno che ha autorità, e non come gli scribi. La nota è importante, e infatti la troviamo poche righe sotto, con qualche piccola modifica. Ma il risultato non cambia: Gesù non è uno come gli altri. Ha autorità, parla in nome proprio ed è credibile. Gli scribi erano brave persone, istruite nella Legge, punti d riferimento per il popolo di Israele ma... non parlavano con autorità! Il loro parlare altro non era che un commentare i commenti dei commentatori delle Scritture. Gesù porta qualcosa di nuovo. Cosa? Questa è una buona domanda!

A prima vista non è facile capirlo. In fondo è un uomo come gli altri, è un maestro come ce ne sono tanti, saggio come tanti... eppure non parla come tutti. Porta qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso e bello, non perché in rottura ma perché mostra il vero cuore e il vero volto di Dio in un modo tale che non è possibile restargli indifferenti. Se non scatta la meraviglia, scatta la reazione del demonio ("Sei venuto per rovinarci!"), che vede chi sia Gesù: Colui che libera l'uomo da ogni paura, da ogni legalismo sterile, da tutto ciò che non è secondo Dio, da tutto ciò che prima o poi porta alla morte.

La presenza di Gesù di sicuro non lascia indifferenti: chiede una risposta. Tu, da che parte vuoi stare?  

16 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)


In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. 


Per riflettere...
Ancora una volta, Giovanni il Battista.
Solo che questa volta dice solo 4 parole: «Ecco l’agnello di Dio!». Non lo indica che con lo sguardo, eppure i suoi due discepoli capiscono e cominciano a seguire quell'emerito sconosciuto che "il più grande fra i nati di donna" ha annunciato loro.

Andrea e Giovanni lo seguono. E scoprono, con sorpresa mista ad imbarazzo, che Gesù sa bene che lo stanno seguendo.
 «Che cosa cercate?»: più che una domanda, è un colpo basso, ma che serve a far prendere coscienza a questi due giovani qual è la ricerca che abita il loro cuore. 
Gli risposero: «Maestro, dove dimori?». E in questa domanda c'è il centro di quel loro camminare dietro di Lui, il centro di ogni cammino dietro al Maestro. Perché chiedere "dove dimori?" non vuol dire: "Qual è il tuo indirizzo, così posso scriverti una lettera" ma "Dov'è il luogo in cui tu stai, e nel quale posso rimanere anch'io, con te?". Giovanni e Andrea sono coraggiosi: chiedono a Gesù (che nemmeno conoscono!) di poter restare con lui, fidandosi della parola del loro maestro Giovanni Battista.

Questa stessa domanda è nel cuore di chiunque abbia sentito, almeno una volta nella vita, il desiderio di qualcosa in più, il desiderio di trovare il luogo dove il cuore può rimanere, trovare la pace vera, un senso pieno.
Anche a noi Gesù ripete oggi: «Venite e vedrete». L'invito è sempre valido, ma ha una condizione: la fiducia in Lui, ad andare con Lui per poter stare con Lui. In fondo, è un rischio. Te la senti di correrlo? 

09 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità del BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)


In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


Per riflettere...
Giovanni annuncia che sta per arrivare: Colui che il popolo di Israele attende da sempre viene dopo di lui.
Viene fra noi Colui che ha la vera potenza, e che porta il dono per eccellenza, lo Spirito Santo. Sembra una cosa da poco, e invece è tutto qui, perché è proprio lo Spirito Santo che scende su un perfetto sconosciuto venuto da un paese del tutto marginale (Nazaret di Galilea non è mai nominata nell'Antico Testamento!) e che rivela Chi egli sia.

Gesù si mimetizza tra la folla, riceve il battesimo di penitenza da Giovanni, in tutto e per tutto compagno di strada del suo popolo, di ciascuno di noi, ed è proprio per questo suo prendere posto fra di noi che il Padre, dal Cielo, dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Se nella notte di Betlemme erano stati prima gli angeli e poi una stella luminosa ad indicare Gesù al mondo, ora è proprio Dio che conferma il Figlio nella sua vera identità e lo indica a noi.

Siamo invitati, questa settimana, a contemplare questa grande rivelazione che il Padre fa di Gesù, e ringraziare Dio perché Gesù, il Figlio suo, l'amato, si è fatto in tutto simile a noi e ci ha fatto un dono grande: quel battesimo nello Spirito Santo annunciato da Giovanni, che riceviamo, e nel quale anche noi ci siamo sentiti dire dal Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».