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16 febbraio 2018

#incontroTe


PRIMO INCONTRO:
GESU’ E I DISCEPOLI CHE DORMONO

Tra superficialità e indifferenza





La Parola

Intanto Gesù arrivò con i discepoli in un luogo detto Getsemani. Egli disse: "Restate qui mentre io vado là a pregare". Poi incominciò ad essere triste e angosciato. Allora disse ai tre discepoli: "Una tristezza mortale mi opprime. Fermatevi qui e restate svegli con me". Andò un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare. Poi tornò indietro verso i discepoli, ma trovò che dormivano.



Per riflettere…

La preghiera di Gesù nell'orto del Getsemani è l'inizio della sua passione. Qui una grande tristezza lo opprimerà fino a procurarGli un sudore di sangue; chiederà al Padre di allontanare da Lui questa prova, ma poi dirà "la tua volontà sia fatta". Gesù invita i discepoli a stargli vicino, a "vegliare con Lui". Ma è un impegno troppo grave per loro e s'addormentano.

Mi domando come si possa dormire mentre una persona che conosci sta soffrendo: eppure accade spesso. Quanta superficialità nel non voler notare i sentimenti delle persone che vivono con noi. Siamo come sordi che non vogliono ascoltare. Se notiamo un amico in difficoltà facciamo finta di niente. Quanta indifferenza nel nostro cuore che è cieco e non vuole amare se non se stesso e le proprie comodità. Gesù ci dice "state svegli e pregate perché la volontà è pronta, ma la debolezza è grande".



Preghiera

Preghiamo insieme: ”Liberaci o Signore”.



Dalla indifferenza e dalla superficialità...

Dalla freddezza del cuore e dei sentimenti...

Dalla poca voglia di pregare...

Dalla fretta e dalla comodità cercata e voluta...

Da tutti gli egoismi e dai facili guadagni...




09 aprile 2017

#incontroTe

9 aprile 2017  -  Domenica delle Palme









Si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca
(Is 53,7a)




Gli amici della croce

Dio coglie nell’uomo, anche quando mostra il suo aspetto peggiore, la sua potenzialità. Dio guarda l’uomo in quanto capacità di costruzione; in ogni uomo c’è una potenzialità che Dio guarda con occhio di padre. Addirittura sulla croce, Dio, con la sua benevolenza, ha colto la potenzialità di salvezza. Dio si rallegra per il bene che possiamo compiere e inizia una storia di salvezza di fronte al nostro male. Il nostro male può diventare, per la sua benevolenza, un luogo di incontro con la sua misericordia. Cristo non è venuto nel mondo per condannare il mondo ma per salvarlo.
La benevolenza, allora, è un’attitudine che cerca l’occasione nei fatti, per poter sviluppare la gratitudine verso Dio. Amare non vuol dire capire. La croce non si capisce, la si vive. La benevolenza è un’attitudine per cui io colgo sempre l’aspetto positivo, perché credo nell’amore di Dio.


IMPEGNO:

Come amico della Croce vivrò la benevolenza verso chi non riesco a capire.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



10 marzo 2017

#incontroTe

10 marzo 2017  -  Venerdì







Siate santi, perché io sono santo
(Lv 11,44)




Un rapporto personale con Dio


I salmisti sono quelli che hanno dato del Tu a Dio. Il tu esprime un rapporto personale profondo. Quando un’amicizia si approfondisce, dare del tu a una persona significa dirle siamo amici. Per questo le nostre preghiere sono passate insensibilmente dal voi al tu. Non è questione di diminuire nell’amore o nel rispetto al Signore, ma di stabilire con Lui un rapporto più personale.
Quando Dio cessa di essere un tu a cui mi rivolgo e diventa un entità su cui disquisisco, tutto frana. Non si può vivisezionare il mistero di Dio attraverso categorie astratte. In Dio la persona è essenzialmente rapporto, relazione, è un totale ordinarsi all’altro. E così il Figlio vive il suo rapporto con il Padre.

IMPEGNO:

Starò attento alle mie relazioni con l’altro tenendo a bada ciò che mi impedisce di essere verace.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



12 novembre 2016

La segnaletica della settimana

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Per riflettere...

Siamo tutti affetti da una richiesta legittimissima. Potrei riassumerla con uno slogan strausato: “Fatti, non parole!”
Così i discepoli di Cristo. Di fronte alla dichiarazione dell’avvento potente del Regno, in cui il vecchio tempio sarà distrutto, e tutto ciò che di ingiusto rappresenta con esso, i discepoli chiedono: “Quando!?”
Ma la risposta del Signore non fissa alcuna data. La descrizione dei Segni che precederanno l’avvento potrebbero andare bene per ogni epoca della storia umana. Ma c’è una sottolineatura che il Signore fa che per noi è importantissima.
Prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno… Avrete allora occasione di dare testimonianza”.  Il Regno si manifesta entro e oltre la testimonianza dei credenti. Quando il credente si affida con perseveranza alla Parola di Dio più che alle proprie balbettanti difese e ragioni. Ma sappiamo che il nostro passato ci testimonia quanto sia stato difficile, o addirittura quanto i cristiani abbiano reso una contro-testimonianza. Nella storia occidentale siamo stati colpevoli di sofferenze, guerre e stragi. Perché, benché proclamate in nome di Cristo, quelle “guerre sante” erano frutto di ipocrisia. I credenti, ministri e laici, hanno usato il nome di Dio senza affidarsi alla sua Parola. Hanno usato il nome di Dio per difendere il prestigio, le personali ragioni economiche di stato, più che ascoltare la sua Parola.
Il Regno non era in quelle realizzazioni, ma sarà in noi quando lavorando sul nostro intimo compiremo il difficile cammino di conversione dal “proprio modo di pensare”, che tende a difendere i propri interessi, al “modo di agire di Cristo”, che manifesta la forza della vita donata.
Gesù ha affermato una Verità eterna, ma non l’ha imposta a nessuno. Gesù si è offerto completamente perché fosse chiaro che il Regno di Dio si realizza nel dono, non nell’imposizione e non nella difesa. Ha manifestato che nel giudizio avrà la meglio la misericordia vissuta più che quella solamente proclamata. Nel giudizio avrà peso l’atteggiamento misericordioso del cuore più che la forza delle proprie ragioni.
Chi segue Cristo è in grado di subire la falsità, l’aggressività degli altri e le tragedie del mondo pur di garantire il vero tesoro dell’umanità in Cristo: la fraternità universale.
La nostra liberazione è vicina quando per amore della comunione in Cristo nelle avversità, nei “segni apocalittici”, non ci preoccupiamo di avere ragione sugli altri preparando con grafici e dati la nostra difesa, ma cercheremo di attuare la Parola di Dio, che è perdono e accoglienza. Questo è il lavoro che ci “guadagna” il pane. Il lavoro che ci farà vivere il pane eucaristico, la comunione e la vita che non ha fine. Preghiamo perché dalle nostre “comunioni” irrompano nel mondo fatti di comunione e non solo parole di preghiera. O meglio ancora che le nostre parole divengano Parola di Dio, che agisce ciò che afferma. Così da non aver bisogno di difenderci da quanti ci accuseranno perché le nostre azioni parleranno da se stesse.

(Commento a cura di don Giordy)

09 ottobre 2016

La segnaletica della settimana

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».


Per riflettere...
Cos’è più importante la regola o la relazione? È più importante il rispetto della norma o il rispetto di un amico? Il Laccio della legge o il Legame della gratitudine?!
A sentire Gesù pare non ci sia dubbio. La legge, la salute pubbica è importante, ma la salvezza sta nella relazione grata. La legge stabilisce le norme per i popolo e tra il popolo e Dio. La relazione costituisce il cittadino del Regno. Se la norma tutel
...a l’appartenenza al popolo, la relazione personale e grata rende parte viva del Regno.
Tutti e dieci i lebbrosi seguono alla lettera l’invito di Gesù ad andare a presentarsi ai sacerdoti, secondo la prescrizione della Torah per i sanati. Solo i sacerdoti sancivano la salute e il rientro nella comunità dei lebbrosi. Uno solo torna sui suoi passi e rende grazie a Gesù. Uno scismatico, eretico, abituato a riferirsi a Dio al di là della stretta osservanza legale. È stato salvato chi non viveva in una piena appartenenza al popolo.
La parola di Dio non è incatenata ad una rigida interpretazione “alla lettera”. La parola di Dio è vincolata ad un’esperienza salvifica: l’incontro relazionale con Dio in Gesù. Occorre vivere quest’incontro per essere salvi, entro tutte le realtà che viviamo come appartenenti al popolo di Dio. Per poter vivere la pienezza di vita nella legge e oltre la legge, anche quando si è incatenati o nella fatica, occorre non solo osservare la legge ma essere grati dell’incontro con il Signore. Quest’incontro si realizza - è pieno e vitale - non soltanto quando riconosciamo l’intervento di Dio, che ha sempre l’iniziativa e vuol giungere a tutti – appartenenti o meno al popolo, ma quando noi rispondiamo al suo invito. Quando noi scegliamo di reincontrare lui, di rendere grazie a Lui, andando anche oltre la rigida osservanza della legge.
Quest’incontro è la base su cui poggiare per entrare nel Regno, attraverso l’appartenere al popolo. Quest’incontro è la terra su cui costruire la propria dimora, lo spazio e il tempo in cui abitare. Per questo ricordiamo la richiesta di Naaman il Siro. Ha voluto portare con sé la terra bagnata dal Giordano, perché in esso - il dignitario lebbroso guarito - riconosce la presenza di Dio. Di quell’incontro salvifico vuol portar con sé qualcosa su cui fondare il suo rapporto con Dio, attraverso cui ricordare – fare memori a?– del suo rapporto con Lui.
Qual è il tuo ricordo? Qual è stato il tuo incontro con il Signore? Come intessi il tuo personale rapporto con Lui? Entro ed oltre la norma? O ti fermi alla mera osservanza… “Dieci osservanti sono stati guariti, uno solo si è salvato davvero”! Il meno ligio, forse, ma che vive la relazione grata con Cristo.


(Commento a cura di don Giordy)


24 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».



Per riflettere...
Non è facile pregare perché non è questione di dire delle preghiere, ma si tratta di fare un'esperienza spirituale che tocchi il cuore e la vita.

Nel Vangelo di oggi gli apostoli chiedono a Gesù «Signore, insegnaci a pregare». Gli fanno questa domanda dopo che lui è stato in preghiera. Mi immagino che la domanda è nata in loro dopo aver visto con quale intimità e profondità Gesù pregava. Volevano entrare in quello stile di relazione profonda con Dio che aveva Gesù, loro maestro. Non chiedono che siano insegnate loro delle preghiere. Di preghiere, riti e formule ne hanno più a sufficienza nella loro tradizione religiosa ebraica...

La risposta di Gesù è la preghiera del PADRE NOSTRO. Gesù non ha insegnato una formula, bensì un modo di entrare in relazione con Dio. Ai discepoli che chiedono come pregare, lui risponde usando prima di tutto l'immagine di un Padre e più avanti quella dell'amico che va dall'altro amico. Dio come Padre, Dio come amico. E' questo il primo insegnamento da cogliere e imparare bene.

E chi siamo noi quando preghiamo? Siamo come figli di un padre del quale conosciamo la bontà, sicuri che non ci darà mai qualcosa di cattivo, anche quando sembra non esaudire subito le nostre richieste. Noi siamo come quell'amico che va sicuro dal proprio amico del cuore che non delude mai le aspettative e sul quale può contare sempre.





21 giugno 2016

Per te... giovane!

KEEP FAITH AND LIVE THE SUMMER


21 giugno... Inizia l'estate!
Chi l'ha detto che in estate la FEDE va in vacanza?

Dopo il successo riscontrato lo scorso anno anche quest'estate riparte la 2ND EDITION dell'iniziativa KEEP FAITH AND LIVE THE SUMMER.

Pensata dalla Pastorale giovanile delle Pie Discepole del Divin Maestro, l’idea è nata per invitare i giovani a dedicare un po’ di tempo al Signore anche nel tempo di vacanza estiva.
Ogni domenica, dunque, gli appartenenti al gruppo (al quale ci si può sempre registrare inviando un sms al numero 3489259518, indicando nome e cognome) ricevono un messaggio sul commento del Vangelo della domenica.

Dai, invita i tuoi amici e vivi con loro un'estate "da Dio"!

04 dicembre 2015

Face... to face


Non so bene cosa sia la fede, ma so che quando mi ritrovo in chiesa o a catechismo mi sento diversa, mi cambia l’umore della giornata e per questo credo che sia una cosa bella.

Ma non nego che mi costa testimoniarla senza vergogna anche nel gruppo dei miei coetanei fuori della parrocchia.

Rebecca

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Ciao Rebecca,
Don Tony con un gruppo di giovani amici.

la tua è una riflessione che interessa il cuore delle cose. Avere fede è una cosa bella, hai ragione. Frequentare la parrocchia, partecipare agli incontri, pregare e stare un po’ in silenzio aiuta a stare meglio e a vivere meglio la vita. Tutto questo però dovrebbe essere poi portato fuori dalla parrocchia.

Lo so, non è semplice! Ti ricordi Pietro, nei giorni della passione di Gesù, che fuori dal gruppo degli amici discepoli negò di conoscere Gesù? Ecco spesso noi facciamo così. Lo facciamo tutti. Dovremmo soltanto essere in grado di permettere a Gesù di cambiarci il cuore e non … vergognarci di Lui.


Ciao!
 
don Tony
 
 
 


06 ottobre 2015

Face... to face

Oggi è facile "fare amicizia", è facile avere molti amici con molte persone e ambienti, ma questo è ben diverso da un sincero incontro…
Valeria

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Ciao Valeria,

lo sai che hai proprio ragione?! Avere amici non significa automaticamente avere degli incontri sinceri.

L’incontro sincero avviene quando due persone si donano “la vita” senza riserve; quando ti senti accolta e ascoltata, senza nessun giudizio. Oggi il valore dell’amicizia è cambiato. Spesso ci rifacciamo alle amicizie di Facebook e magari a contare quante sono.
Tu sai bene quanto è importante il contatto e l’incontro personale con la persona che scegli di avere come amica. Ti rimando a questa confessione del papa: “L'amicizia è accompagnare la vita dell'altro da un presupposto tacito. In genere, le vere amicizie non devono essere esplicitate, succedono, e poi è come se si coltivassero”.

Tu continua a metterci il cuore e coltiva le tue amicizie, con verità!

Ciao!
don Tony
 
 

24 settembre 2015

FACE... to face



Con l'autunno appena iniziato riparte nel nostro blog a cura di don Tony, assistente nazionale per il settore Giovani di AC, la rubrica "FACE... to face" ovvero "faccia a faccia".

Qui liberamente puoi esprimere i tuoi pensieri, i tuoi dubbi, le domande che porti nel cuore: qui il protagonista sei tu!



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Tra gli amici spesso mi si accusa di essere un prete solo perché ogni tanto non nascondo le mie opinioni su alcuni argomenti o sulla politica. Vorrei far capire ai miei amici che tutto questo fa parte anche della loro vita e che essere cristiano non vuol dire far parte di una casta, di un clero ecc... Non si è cristiani perché si va regolarmente agli incontri in parrocchia o alla messa: uno è cristiano tutto il giorno, nelle sue scelte.
 
Marco
 


 

Caro Marco,

ciao! Io sono don Tony e vivo il mio ministero come assistente nazionale per il settore giovani di Ac. Provo a dire qualcosa rispetto alla tua riflessione che mi sembra davvero interessante.


Per molto tempo, tutti noi, purtroppo abbiamo vissuto la nostra fede come qualcosa che riguardava solo le funzioni religiose come la messa, le feste patronali, i gruppi nelle parrocchie ecc. ecc., tutto si risolveva nello stare dentro le mura della parrocchia. Questo modo di stare chiusi nei cortili “parrocchiali” ha fatto felici molte persone perché, in questo modo, noi (cristiani) eravamo tranquilli tra le nostre mura, con il nostro linguaggio, con i nostri canti e non davamo fastidio a nessuno.

 
Ora che qualcuno come te inizia a dire qualcosa e a portare il Vangelo nella vita di ogni giorno, risulta strano e ti becchi qualche insulto, ma continua pure a parlare del Vangelo attraverso la tua vita, con il tuo modo di essere giovane e con le scelte che fai e …. Fidati!

 
(ah, ci sono preti anche molto simpatici in giro, perciò non te la prendere molto se ti chiamano “prete”, potrebbe essere un complimento qualche volta).

Ciao!
 
don Tony
 
 
 
 

05 settembre 2015

Briciole di vita

CAMPO ITINERANTE...
SUI PASSI DEI TESTIMONI DELLA FEDE


Dal 4 al 9 agosto a Roma si è accolta, da parte di alcuni giovani della parrocchia San Marco in Bari, la proposta estiva del CAMPO ITINERANTE che ha avuto come tema: "Sui passi dei testimoni della fede".
Partendo da una catechesi che è stata motivo per i giovani di fare un punto della situazione sulle "stagioni" della propria vita fino ad oggi, ci si è messi in cammino ritornando alle radici della propria fede e ponendo i propri piedi sulle orme tracciate dalla vita e dalla santità di antichi e nuovi testimoni della fede: Pietro, Paolo, don Alberione...
I giovani hanno poi riscoperto nel carisma proprio che ci appartiene come Pie Discepole del Divin Maestro quanto la via dell'arte e della Bellezza è una strada percorribile per ritrovare l'integrità e l'unità, "il Tutto nel frammento, l'Infinito nel finito... Dio nella storia dell'umanità" e nella propria
storia.


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"A Colui che può fare assai di più e immensamente al di là di quello che noi domandiamo o pensiamo, per la sua potenza operativa in noi, a Lui la gloria" (San Paolo).

Rileggendo questo passo rivivo le emozioni di questo campo, la preghiera personale e collettiva, l'amicizia, l'incontro con l'altro e l'Altro, la fatica ma anche tutta l'"acqua" bevuta per rigenerarci.
Grazie suor Cristina e a tutte le sorelle per averci dato questa possibilità e per l'AMORE VERO che donate. I vostri occhi, il vostro sorriso, il vostro accompagnarci saranno nel mio cuore per sempre!
Grazie a Te, Signore, per aver fatto incontrare le nostre strade!
Con affetto... Paola



Grazie!
Grazie a te suor Cristina per averci illuminato gli occhi e la mente con la vostra passione per Gesù... Grazie per averci sostenuto in questo cammino meraviglioso!
Un abbraccio... Adriana

 


Delle suore così simpatiche non le avevo mai viste! Grazie della vostra testimonianza (con le parole e con il cuore) e grazie per averci permesso di compiere un cammino nuovo e diverso!
Francesca



Infinitamente GRAZIE!
Grazie perché durante questi giorni ho sentito forte dentro di me la "parola-battito", grazie per averci accompagnato durante il nostro pellegrinaggio della vita, grazie per la vostra testimonianza viva, per i vostri occhi luminosi e innamorati, grazie per averci trasmesso la felicità vera!
Silvia



28 luglio 2015

Per te... giovane!

E' BELLO CON TE!
 
Nel mese di AGOSTO partono le nostre iniziative estive aperte ai giovani.
E tu hai già pensato come vivere le tue vacanze?
Noi ti proponiamo di farlo in modo alternativo! Ecco qualche suggerimento che fa per te... TI ASPETTIAMO: dillo anche ai tuoi amici, non mancate!!!
 
 

PER GIOVANISSIMI (14-19 anni)

 - Campo estivo a Mascalucia (CT) dal 4 al 9 Agosto

Sr. M. Vittoria Berloco - 333 2499771 - vittoria.berloco@piediscepole.it
 
 

PER GIOVANI (18-30 anni)


 - Esercizi spirituali a Centrale di Zugliano (VI) dal 19 al 24 Agosto
 Sr. M. Paola Gasperini - 333 1964930 -
paola.gasperini@piediscepole.it

 - Campi itineranti a Roma "Sui passi dei testimoni della fede" per gruppi parrocchiali per giovani dai 16 ai 30 anni
Sr. M. Cristina Catapano - 348 9259518 -
cristina.catapano@piediscepole.it
 

13 maggio 2015

Per te... giovane!

E' BELLO CON TE!
 
Hai già pensato come vivere le tue vacanze estive?
Noi ti proponiamo di farlo in modo alternativo! Ecco qualche suggerimento che fa per te... TI ASPETTIAMO: dillo anche ai tuoi amici, non mancate!!!
 
 

PER GIOVANISSIMI (14-19 anni)

 - Campo estivo a Mascalucia (CT) dal 4 al 9 Agosto

Sr. M. Vittoria Berloco - 333 2499771 - vittoria.b@pddm.it
 
 

PER GIOVANI (18-30 anni)


 - Esercizi spirituali a Centrale di Zugliano (VI) dal 19 al 24 Agosto
 Sr. M. Paola Gasperini - 333 1964930 -
paola.g@pddm.it

 - Campi itineranti a Roma "Sui passi dei testimoni della fede" per gruppi parrocchiali per giovani dai 16 ai 30 anni
Sr. M. Cristina Catapano - 348 9259518 -
cristina.c@pddm.it
 

28 maggio 2014

Briciole di vita

Sono passate alcune settimane dalla missione vocazionale a Ceglie Messapica (BR), della quale vi abbiamo raccontato in precendenza, ma... ogni occasione è buona per ri-cor-dare (= dare di nuovo al cuore!) questa bella esperienza con le parole di una giovane che abbiamo conosciuto in parrocchia... Grazie, Angela!





Come è solito fare ogni domenica alla fine della Santa Messa, anche lo scorso 4 maggio, don Gianni, ha dato degli avvisi all’intera comunità parrocchiale. Ho subito pensato che questa volta rispetto alle altre, l’invito fosse rivolto agli altri sacerdoti o alle suore della nostra comunità poichè ci apprestavamo a vivere la cosiddetta “settimana vocazionale” con le Pie Discepole del Divin Maestro. Ho, evidentemente, sottovalutato la cosa...
E’ stato proprio il giorno successivo, durante la lezione settimanale di catechismo con i ragazzi che mi sono resa conto di quanto ogni giorno, in ciascuna situazione e grazie alle persone che incrociamo lungo il percorso della nostra vita, siamo tutti continuamente vocati/chiamati dal Signore.

Incontro cittadino con adolescenti e giovani
Siamo tutti, chi più chi meno, desiderosi di capire e di essere guidati e, ognuno in qualsiasi momento può essere folgorato dal Signore come Saulo sulla via di Damasco.
L’incontro con i ragazzi del catechismo, come gli altri successivi con gli educatori e con i giovani, non hanno mai perso di vista questo punto di partenza fondamentale che è la chiamata dell’Apostolo delle Genti.
Si è così sviluppata, tra incontri di catechesi e dibattito e momenti di preghiera e adorazione, l’intera settimana che ha visto la partecipazione di tutte le comunità parrocchiali di Ceglie.
Evento conclusivo della settimana è stata una veglia di preghiera.

E’ stato bello far proprio in particolare un invito che ci è stato da loro rivolto: siamo tutti chiamati a ringraziare e a lodare Dio sempre e in ogni momento, anche se ancora non riusciamo a comprendere perfettamente la nostra vocazione e quale strada dobbiamo percorrere. Bisogna ringraziare e lodare per le persone che Lui ha messo e sta mettendo nel nostro cammino, anche per quelle che non avremmo mai voluto incontrare, prestando loro attenzione e ascolto perché anche attraverso queste Egli può parlarci. E’ necessario essere grati per i timori, le incertezze e i dubbi che proviamo, come è normale per la nostra natura umana e, infine, dobbiamo ringraziare e lodare Dio per la fiducia che ha in noi. Il Signore vuole le nostre vite realizzate, ognuno nel proprio disegno.


13 gennaio 2014

Briciole di vita...


Dal 3 al 6 gennaio 2014 a Borgio Verezzi c'è stato l'appuntamento annuale degli esercizi spirituali per giovani. Quest'anno il tema "Non lasciarti rubare la speranza" è stato accolto molto bene dai ragazzi che hanno partecipato dalle varie diocesi di Mondovì, Saluzzo, Alba, Cuneo, Fossano. E' stata una bella esperienza di comunione e di Chiesa anche nella preparazione dell'equipe rappresentata dalla varie diocesi, un momento di crescita e di arricchimento dei carismi e dei doni di ognuno.
Ma ora lasciamo voce a chi ha partecipato e vissuto questo evento...

 


Sono arrivata agli esercizi spirituali a Borgio Verezzi in treno. Poco prima di arrivare a destinazione, apro il libro regalato per natale dalla mia migliore amica e leggo: "Arriva sempre il momento in cui vorresti sbarazzarti di un grande desiderio. E' la vita che ti mette alla prova per capire quanto ci tieni davvero". 

Questo incipit mi ha introdotta al tema degli esercizi: "Non perdere la speranza!".
Per me non perdere la speranza significa proprio non dimenticarmi il desiderio grande che ho in cuore nella corsa quotidiana strabordante di lavoro/casa/palestra/corso d'inglese/amici/pasti/lettura blog e social networks...  
Il desiderio va compreso, ascoltato e accolto prima nel silenzio ( e durante gli esercizi spirituali questa opportunità non è venuta meno), poi con coraggio realizzato nelle scelte di vita. Anche quest'ultimo aspetto era presente agli esercizi, grazie  all' esempio delle scelte luminose dei preti e delle suore presenti, tutti giovani, disponibili e ricchi di gioiosa speranza!
A loro un senso di gratitudine per tutta la passione e l'impegno nella preparazione dei 4 giorni, nell'ascolto e nell'accompagnamento morale e spirituale dedicato a chiunque cercasse un confronto. 

Mi hanno trasmesso speranza anche i coetanei presenti, con le risate durante le numerose partite a carte o le chiacchierate sul lungomare, per ripetermi ancora una volta che è nella condivisione che si impara la speranza!



Racchiudo i pensieri scritti e concludo con le parole del libro di Tobia, leit motiv di questa edizione degli esercizi spirituali:
 
"Chiedi consiglio a ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. in ogni circostanza benedici il Signore Dio e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poichè nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene. E ora figlio, ricordati di questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore".


Non dimentichiamoci della speranza in ciò che viviamo e dei desideri nelle nostre scelte!

 
Lucia