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27 novembre 2016

La segnaletica per l'Avvento

LUNGO LE DOMENICHE D'AVVENTO... IN ATTESA DI GESU'

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


Per riflettere...


Il Figlio dell’Uomo arriverà, ora, in un niente! Occorre comprendere che ogni istante è buono…letteralmente ogni istante. Anche quello che appare meno indicato. Come potrebbe essere il diluvio, o un’alluvione, o qualcun’altra catas...trofe. Ogni istante è il tempo opportuno, questo significa essere consapevoli del momento.
Proprio mentre ti aspetti altro, o non credi di poterti aspettare altro, il Signore può irrompere nella tua vita, nella vita di ogni persona. E potrai esserne preso, oppure potrai essere lasciato. “due uomini: uno verrà portato via, l’altro lasciato”. Hai il 50% di possibilità di venirne rapito… In altre parole puoi scegliere se lasciarti avvincere dalle Parole del Figlio dell’Uomo, dalla sua Presenza nel tempo, oppure no.
Si tratta di scegliere se lasciarci convincere dalle parole e dallo stile di Gesù, di “rivestirci del Signore Gesù Cristo” o meno.
Se ci lasceremo portare via, ora, in questo preciso momento, potremo “camminare nella luce del Signore” promessa e manifestata in Gesù il Cristo, che nella sua esistenza ci manifesta la legge e la Parola, ci insegna le vie e i sentieri di Dio. Che manifesta come camminare verso la Gerusalemme Nuova: letteralmente città di pace!
Gesù con il suo stile a partire dalla sua nascita e specialmente nel suo periodo pubblico ci mostra come è possibile spezzare le spade e farne aratri. Insegna come sia possibile ripudiare veramente la guerra. Anche se questo costa molto - la croce! - è davvero possibile vivere la pace.
L’avvento è il tempo in cui attendiamo la pace che viene all’improvviso per chi dà credito alle parole di Gesù il crocifisso risorto. Chi dà credito all’Amore che è capace di accogliere nella propria vita la croce, la fatica, l’ingiustizia e perseguire altruismo e accoglienza, questa è la venuta del Signore nel tempo.
Altruismo e accoglienza possono esserci rifiutati, ebbene, anche allora la venuta del Figlio dell’uomo è possibile e datrice di pace. Siamo liberi di accettare o meno questa venuta, questa personale adesione a lui, sempre! La pace tuttavia in Cristo è garantita a chi lo accoglie…ora! Preghiamo perché la luce del Signore irrompa nelle nostre vite, mostrandoci la sua misericordia e donandoci la sua salvezza.

(Commento a cura di don Giordy)


19 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)
 
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Per riflettere...
In un angolo sperduto di questo pianeta, in una casa anonima, ad una ragazza normalissima che, in capo a un anno, si sarebbe sposata, viene fatto l'annuncio che avrebbe sconvolto l'intera storia dell'umanità.
Lontano dai riflettori del mondo. In un sussurro, senza effetti speciali, Dio chiede a Maria di diventare la madre del Messia, di Colui che il popolo eletto aspettava da secoli, che era stato intravisto da lontano dai profeti.

L'annuncio che avrebbe cambiato definitivamente e per sempre la storia umana avviene di nascosto, senza che nessuno, tranne una giovane donna prossima al matrimonio, possa saperne. 
Altri lo sapranno, ma dopo, e in un modo così incredibile che il povero Giuseppe andrà in crisi di coscienza (e ci vorrà un altro annunzio silenzioso, in un sogno).
Altri, tanti altri, verranno coinvolti. Anche tu ed io. Ma questo dopo.
L'annuncio dell'Angelo a Maria avviene nel segreto, nel nascondimento più "insensato", ma è così che Dio ama agire.

Dio viene nel silenzio e nel segreto anche oggi, nella vita di tutti i giorni. Negli episodi più o meno apparentemente insignificanti. Negli incontri lontani dalle telecamere, e senza che nessuno ne dia l'annuncio in mondovisione. Dio viene oggi nella tua vita, e chiede anche a te, come ha chiesto quel giorno a Maria, di prendere posto nella tua vita, di dargli spazio per fare casa con te. Maria gli ha aperto, e la sua vita si è aperta alla Storia. Tu cosa farai?

28 novembre 2014

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». 


Per riflettere...
Un altro anno liturgico si apre. Parola d'ordine: vegliate! E ae Gesù ripete questa parola, nel giro di appena 5 versetti, ben 4 volte, vuol dire che desidera che questo concetto ci entri bene in testa.

Vegliare non vuol dire semplicemente "non dormire". Uno può restare sveglio per insonnia, o perché è malato, ma non per questo è uno che veglia. Si può essere fisicamente svegli ma... assenti, senza attenzione. Non è questa la veglia che interesa al Signore. Non gli interessa avere un esercito di zombie, quando tornerà, ma persone ben sveglie, attente. Anzi, vigilanti, come può esserlo un portiere di notte o la sentinella che fa la guardia, come può esserlo una mamma che aspetta il figlio che tarda a rientrare a casa... così è la veglia che vuole il Signore.

Non che ora dobbiamo smettere di dormire! Però rimanere o ritornare ad attendere con il cuore ben sveglio, facendo attenzione a ogni minimo segno del passaggio del Signore. Vivendo bene il tempo che abbiamo. Ora, non in un futuro che esiste solo nella nostra testa! Perché Egli - questo è certo! - tornerà! Anzi, torna sempre, è già qui fra noi. E questa è la nostra gioia, ed è questa certa speranza che ci tiene ben svegli! 

29 novembre 2013

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Per riflettere…
«Tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Quando meno te l’aspetti. A tradimento, come un ladro di notte.
A venire in questo modo non è un nemico, ma proprio il nostro Signore, la cui venuta è, dovrebbe essere, la nostra gioia e la nostra attesa. Non per niente, ricominciamo ogni anno liturgico con l’Avvento, tempo dell’attesa e della speranza. E non per niente ripetiamo la celebrazione dell’Eucaristia nell’attesa della Sua venuta…

Gesù ci dà un suggerimento: «Tenetevi pronti!». Questa Sua frase dovrebbe svegliarci dal torpore. Ai primi tempi, i cristiani erano convinti che Gesù sarebbe tornato da un momento all’altro. E vivevano di conseguenza.
Poi, col passare del tempo, ci siamo un po’… “seduti”.
L’attesa si prolunga… e il Signore non sembra voler tornare, almeno per ora. Che fare? Lasciar perdere o continuare a sperare?

Accade una cosa strana: che per aspettare la “fine del mondo”, non prestiamo attenzione ai mille, piccoli, furtivi ritorni del Signore, nella vita di ciascuno come nelle grandi occasioni. Lui ci vuole bene, e proprio non riesce a stare lontano da noi. E si presenta all’appuntamento con ognuno di noi… e, tante volte, lo lasciamo solo ad aspettarci!
Questo tempo di Avvento ci serve anche a questo: “allenarci” ad aspettare il Signore senza stancarci e a riconoscere le volte che Lui ci viene incontro, per essere pronti ad accoglierLo quando Lui, prima o poi, tornerà.

Buon Avvento a tutti!

18 ottobre 2013

La segnaletica della settimana

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-9)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Per riflettere…
«Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
La domanda di Gesù è amara e ci spinge a un serio esame di coscienza. Tanto più che questa Parola risuona proprio ora che ci avviamo alla conclusione dell’Anno della Fede, ed è allora il momento giusto per “tirare le somme”.

Ma qual è la fede che cerca Gesù, e che si aspetta di trovare nei suoi discepoli?
Lo dice Lui stesso con la “parabola della vedova insistente”. Dio cerca e desidera da noi una fede testarda, ostinata, fedele; una fede capace di resistere anche davanti ai ritardi (veri o apparenti?) alla Sua risposta alla nostra preghiera. Una fede che non si stanca di tornare alla carica, certa della fedeltà e della giustizia del Signore. E questa fede è fragile, sempre pronta a cedere e a incrinarsi, perché noi siamo fragili, deboli e incostanti!

Fede e pazienza hanno la stessa radice, vengono su assieme. Ma nel tempo della fretta, del “tutto e subito”, siamo capaci di ascoltare, pregare, credere che «Dio … farà loro giustizia prontamente».
Se ci guardiamo intorno, vediamo tanti segnali poco confortanti. La luce della fede si sta forse irrimediabilmente spegnendo?
Ma poi alzi lo sguardo e vedi la fioritura di tanti santi – con o senza aureola – e tante persone semplici che, nonostante tutto, continuano a crederci, e ci credono davvero!?!?!
Allora… qualche bagliore di speranza c’è ancora!


09 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Per riflettere...
Gesù ci dà un salutare "scossone". Sotto tutti i punti di vista.

"Non temere, piccolo gregge"... perché cosa può preoccuparci, quando sappiamo di essere amati da Dio e da Lui custoditi e curati? E allora non è poi così strano che Gesù ci raccomandi di lasciar perdere le piccole o grandi ricchezze che possiamo avere ora per acquistare delle ricchezze più grandi e vere, che non si consumano anche se... non si vedono!

"Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore": il punto è questo. Il cuore, la mente, vanno dove abbiamo il nostro tesoro, ciò che per noi vale di più. Se è nelle cose materiale, sarà lì, e nessuno lo stacca da lì... ma se è in Dio, che è l'autore e il Signore di ogni ricchezza! Non sarebbe molto meglio. Ora la domanda che mi faccio è: ma il mio tesoro, qual è? O, al contrario, dov'è il mio affetto, la mia attenzione, il mio attaccamento? Sono domande importanti: questione di vita o di morte!

"Siate pronti...": perché quando hai chiaro cosa vale veramente per te, stai ben attento a fargli la guardia; e quando hai una persona alla quale vuoi bene, sei pronto ad aspettarla anche tutta la vita... e stai sveglio, perché non capiti che passi e ti trovi addormentato! La stessa cosa è per il Signore. Chi ha in Lui il suo tesoro, sta ben attento a non lasciarselo sfuggire, ma non per paura: per amore!

Allora... buona settimana, alla ricerca del tesoro che tiene sveglio il nostro cuore!

10 maggio 2013

La segnaletica della settimana



ASCENSIONE DEL SIGNORE (anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Per riflettere…
Gesù ci lascia, ma non ci abbandona.
Con la sua ascensione al Cielo ci lascia fisicamente, cioè non lo possiamo più vedere, toccare, sentire come uomo, con questi sensi; ma non ci abbandona, perché continua a stare con noi, a stare per noi, per sempre.

Nell’Ascensione Gesù torna al Padre. Si chiude un capitolo della storia e se ne apre un altro, tutto nuovo, tutto da scoprire: quello dello Spirito Santo che viene nel mondo con la Pentecoste e rende presente il Cristo nella Chiesa, in modo misterioso ma ugualmente reale.

Potremmo però dire: che importa a noi che Gesù sia salito al Cielo? Ci risponde sant’Agostino: «Cristo, infatti, pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere questo comportamento in forza della sua divinità e onnipotenza. A noi, invece, è possibile, non perché siamo esseri divini, ma per l'amore che nutriamo per lui. Egli non abbandonò il cielo, discendendo fino a noi; e nemmeno si è allontanato da noi, quando di nuovo è salito al cielo» (Discorso sull’Ascensione). Per questo il cuore dei suoi discepoli può essere nella gioia, anche nella separazione. Per questo possiamo, come il girasole, stare sempre rivolti al nostro Sole, in cielo, con le radici ben piantate a terra, sapendo che un giorno anche noi saremo in cielo con Lui, anzi, lo siamo già!!!!!

Quale dono grande ci è dato! Questa è allora proprio una domenica di festa, anche per noi!

05 aprile 2013

La segnaletica della settimana



II DOMENICA DI PASQUA o “della Divina Misericordia”

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-32)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Per riflettere…
Nonostante Maria di Magdala abbia visto il Signore risorto, nonostante Pietro e Giovanni abbiano trovato la tomba aperta e il sepolcro vuoto, e che il discepolo amato da Gesù “vide e credette”… i discepoli stanno chiusi sprangati in casa.

Hanno paura. E la paura chiude: per prudenza, per difesa, per timore…
Con il loro modo di fare i discepoli è come se dicessero: “ma Gesù, sarà davvero risorto? Se è vero, beato lui; ma a noi, cosa cambia?”.

E allora è il Maestro e Signore a fare il primo passo.
Entra a porte chiuse: non butta all’aria tutto, rispetta le nostre chiusure e… ci passa attraverso.
Sta in mezzo: in piedi, come risorto; in mezzo, fra i suoi, vicino.
“Pace a voi!”: il saluto normale in Oriente, sulla bocca del Risorto diventa un dono, anzi il dono. Perché in quella pace c’è tutto, ma proprio tutto!
Mostra le ferite che ha ricevuto sulla croce: è proprio Lui, non è un’allucinazione! Ed è il segno di fino a che punto ci ha amati.
Dona lo Spirito e una missione: è lo Spirito che rende capaci di portare a tutti la misericordia di Dio! Ed è per questo che Gesù dona ai discepoli proprio lo Spirito Santo.

Oggi la liturgia porta anche noi nel Cenacolo... e il Signore risorto dona anche a te e a me, come ai discepoli sbarrati per la paura, i suoi doni: la pace, la gioia, lo Spirito Santo, la missione di portare la misericordia al mondo intero.
La Sua presenza ci liberi dalle nostre paure, e ci apra alla gioia!

16 gennaio 2013

Musica!

CELESTE - Laura Pausini dall'album "Inedito"
 
E' stato considerato il pezzo più bello del 2012, resta in testa alle classifiche del 2013: "Celeste" è il brano che negli ultimi mesi sta portando la Pausini ad alta quota, a volare fin su, dove "il cielo è sempre così celeste".
Questo brano è un inno all'Amore... quello vero!
In questa poesia viene descritta la dolcezza che prova ogni donna che dona una vita, viene annunciata l'attesa che prova una mamma che non vede l'ora di vedere e stringere tra le proprie braccia il suo bimbo... ma l'attesa non appartiene solo a questo scenario: tutti viviamo dei periodi particolareii n cui siamo invitati a mettere in gioco le nostre sensazioni, le emozioni, le paure, ma anche le attese, le speranze, i sogni, i desideri...!



"arriverai senza nemmeno far rumore"

E' così che nel silenzio anche noi puntualmente viviamo un "dono", quel Dono che, duemila anni fa, Gesù ci ha fatto venendo sulla terra e che - da allora - ogni anno si ripete! La grandezza e la straordinarietà di questo dono è proprio la nascita dopo l'attesa, nascita per tutti e per ciascuno, nascita che ognuno vive in modo personale perchè dentro ogni vita Dio mette il Suo Sogno... se stesso!

"Come il soffio della vita 
che spalanca anche le imposte 
e a sorridere ti invita 
anche quando non lo vuoi 
questo vento innamorato 
che anche tu respirerai , che respirerai" 

E quante volte riscopriamo di essere preziosi ai Suoi occhi ed il soffio della vita c'invita a sorridere anche se non vogliamo e riscopriamo che l'Amore incondizionato, quello che si prova dinanzi ad un bambino appena nato, quello fermentato in un'attesa in grado di accogliere il mistero, in realtà è la chiave della felicità che cerca la Luce nelle tenebre del proprio essere! Ma noi siamo così, spesso preferiamo sopravvivere o vivacchiare, pur di non mettere in gioco i nostri sentimenti e "respiriamo" il Suo Amore così, senza farci caso...
 
"poi avrò il coraggio di aspettarti 
ancora un po'"
 
Non sempre è così semplice... chi vuole imparare ad Amare deve imparare ad attendere, come una mamma che vede l'evoluzione del suo corpo mentre vive l'attesa di un'altra vita in sé! Ma noi non sempre siamo capaci di vivere l'attesa; viviamo nel tempo del '"tutto e subito", ci sembra assurdo che il nostro Gesù si faccia attendere e troppo spesso rinunciamo al mistero di volerlo incontrare!
 
 
PER RIFLETTERE:
- Quante volte ho il coraggio di alzare gli occhi al cielo celeste e sentire la mia vita "dono", capace di dire Grazie?
- Guardando la mia vita, prevalgono i momenti in cui vivo o sopravvivo?
- Quanto sono disposto ad attendere pazientemente?
 

11 gennaio 2013

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' DEL BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


Per riflettere... 
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»
Con questa frase misteriosa, inizia l'avventura della vita pubblica di Gesù. Cosa avrà significato per Lui? Era rimasto in attesa una trentina d'anni - un tempo enorme - facendo il falegname, stando sottomesso a Maria e Giuseppe in una sconosciuta borgata di provincia. Ora, il Padre si fa sentire... Si parte!

Non sembri strano, ma anche Gesù, come tanti giovani, è in cerca della sua vocazione. Cioé della volontà di Dio per la mia vita!
Certamente l'attesa della voce del Padre sarà stata attiva, quotidiana, sentita. Quante volte avrà pregato, Gesù? Quante volte avrà chiesto a Dio di indicargli la strada? La risposta arriva, preparata dalle parole di Giovanni. Lo Spirito Santo fa scoccare l'ora della manifestazione del Signore. Il Padre rassicura e invia. Il Figlio, non rifiuta.

Attendere, pregare, ascoltare...
I tempi di Dio non sono quasi mai i nostri tempi. Se però cerchiamo con perseveranza la Sua volontà, Egli si farà sentire. E cosa ci dirà? Cosa può dire di più bello e grande se non «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»? Lo Spirito Santo, che ci ha già resi figli di Dio nel battesimo, ci aiuterà ad ascoltare, e ci disporrà ad accogliere quanto il Padre desidera per ciascuno.