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26 ottobre 2017

Per te... giovane!

UN INVITO PER TE!


1° appuntamento di un percorso vocazionale per ragazze dai 18 ai 33 anni che desiderano:
- cercare il Signore
- mettersi in ascolto della Sua voce
- scoprire il "filo d'oro" della propria vita e...
- mettersi in gioco per Dio e per i fratelli e le sorelle!


L'incontro prevede tempo di preghiera personale e comunitaria, ascolto della Parola di Dio, accompagnamento personale, momenti di fraternità.


Sei interessata e vorresti saperne di più? Contattaci! Non perdere tempo!

26 marzo 2017

#incontroTe

26 marzo 2017  -  IV Domenica di Quaresima







È in te la sorgente della vita,
nella tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10)




Ora ci vedo!

Nella parabola dei talenti (cf. Mt 25,14-30) si dice che, dopo la consegna dei beni, il padrone parte. In realtà il cristiano davanti al mondo e davanti alla vita si trova così: è come se Dio gli avesse consegnato delle cose e poi fosse uscito di scena. L’impressione che abbiamo, guardando la vita senza il filtro della fede, è che Dio sia partito per un viaggio e che non sia qui con noi, oppure che sia uno spettatore distaccato del dramma che si svolge nel mondo. Il v. 14 descrive proprio questa impressione con un’immagine narrativa: “Un uomo che partendo per un viaggio”. Al v. 15 si descrive la modalità della distribuzione dei beni: “A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì”. Questo versetto suscita nel lettore alcune perplessità: perché Dio non dà a tutti gli stessi doni? Alcuni sono arricchiti di più e altri meno? Bisogna parteggiare allora per il servo che ha ricevuto un solo talento, visto che rispetto agli altri è stato penalizzato? Chi si sentirà di biasimarlo per avere sotterrato un dono così poco generoso? Si tratta però di perplessità legittime soltanto da una lettura superficiale del racconto.


IMPEGNO:

Metto un freno ai lamenti che semino nelle giornate spesso frutto di pura invidia.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



23 marzo 2017

#incontroTe

23 marzo 2017  -  Giovedì







Signore, da chi andremo?
Tu hai parole di vita eterna
(Gv 6,68)




I talenti sono diseguali per tutti

E grazia a Dio, siamo tutti diversi. Si fa tanto l’elogio dell’eguaglianza, facciamo l’elogio della diversità. Ognuno è altro dall’altro. Il vantaggio che sei altro fa si che tu sia costretto a uscire da te e ad accogliere l’altro. Ciò che ci rende simili a Dio non è la quantità di doni che abbiamo – averne di più o di meno non cambia nulla - , ciò che ci rende simili a Dio è proprio il nostro rapporto con l’altro, un rapporto di accoglienza, di amore, di dono, di comunione con l’altro, ci rende come Dio, ci fa costruire una vita di comunione. Un rapporto di aggressione e di violenza, che fa vivere la diversità come invidia, come rancore, come desiderio di possesso, rende il mondo invivibile. Quindi, è proprio nella diversità dei doni, nell’alterità, in fondo, che noi giochiamo la nostra identità.


IMPEGNO:
Lavorerò per tenere a bada invidia e rancore.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



15 marzo 2017

#incontroTe

15 marzo 2017  -  Mercoledì







Mi affido alle tue mani, Signore.
(Sal 30,6)




La strada da intraprendere

Il mistero del cammino si approfondisce quando Filippo domanda a Gesù di mostrargli il Padre, ed Egli: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere” (Gv 14,10), così ci rivela che il cammino da intraprendere è tutto interiore. Gesù traccia chiaramente la strada che conduce alla comunione perfetta con Lui. Tutto comincia con un richiamo indirizzato ai peccatori di Galilea luogo dove Egli va a reclutare i suoi Apostoli e discepoli: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono” (Mc 1,17-18).


IMPEGNO:

Dominerò “le reti” che mi tengono impigliato facendomi perdere tempo e occasioni di cammino e di crescita.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



06 marzo 2017

#incontroTe

6 marzo 2017  -  Lunedì







Chi non ama il proprio fratello che vede,
non ama Dio che non vede
(1 Gv 4,20)




Pigrizia e disimpegno 

La sterilità è una categoria anticristiana. Pigrizia e disimpegno sono atteggiamenti inaccettabili di fronte al dono della fede e alla conseguente responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo. Ogni battezzato è chiamato a operare in sinergia con lo Spirito Santo affinché non manchino luce, sale, lievito necessari a custodire la famiglia umana nella solidarietà e nella comunione.


IMPEGNO:

Riflettere sull’ambito in cui mi trovo a essere più pigro.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



04 marzo 2017

#incontroTe

4 marzo 2017  -  Sabato







Per le tue piaghe noi siamo stati guariti.
(Is 53,5c)




Non c'è timore nell'Amore (cf. Mt 25,14-30)


Gesù con questa parabola desidera portarci fuori dalla logica paranoide e paritaria del tanto-quanto per entrare nella prospettiva della fiducia e dell’amore senza calcoli e senza paure. Non c’è timore nell’amore. Nell’amore si può rischiare perché nell’amore c’è la fiducia del perdono. E forse anche per questo c’è molto meno rischio di sbagliare. Dov’è creatività e amore, lì c’è Dio.
Far fruttificare i doni ricevuti, portare frutto, ci immette nella corrente di quell’amore trinitario che fonda la crescita di ogni persona e la costruzione di una comunità cristiana. L’atteggiamento del servo che ha sotterrato il talento per timore del suo padrone. Penso ad una possibile paralisi istituzionale, quando non si osa rischiare più; a una diffusa inerzia spirituale giustificata da paure, resistenze, contrasti a livello personale e comunitario, o motivata dai condizionamenti socio-psicologici con i quali ci imbattiamo nel nostro quotidiano.


IMPEGNO:

Oggi affronto le mie paure combattendo l’inerzia spirituale.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma




12 novembre 2016

La segnaletica della settimana

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Per riflettere...

Siamo tutti affetti da una richiesta legittimissima. Potrei riassumerla con uno slogan strausato: “Fatti, non parole!”
Così i discepoli di Cristo. Di fronte alla dichiarazione dell’avvento potente del Regno, in cui il vecchio tempio sarà distrutto, e tutto ciò che di ingiusto rappresenta con esso, i discepoli chiedono: “Quando!?”
Ma la risposta del Signore non fissa alcuna data. La descrizione dei Segni che precederanno l’avvento potrebbero andare bene per ogni epoca della storia umana. Ma c’è una sottolineatura che il Signore fa che per noi è importantissima.
Prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno… Avrete allora occasione di dare testimonianza”.  Il Regno si manifesta entro e oltre la testimonianza dei credenti. Quando il credente si affida con perseveranza alla Parola di Dio più che alle proprie balbettanti difese e ragioni. Ma sappiamo che il nostro passato ci testimonia quanto sia stato difficile, o addirittura quanto i cristiani abbiano reso una contro-testimonianza. Nella storia occidentale siamo stati colpevoli di sofferenze, guerre e stragi. Perché, benché proclamate in nome di Cristo, quelle “guerre sante” erano frutto di ipocrisia. I credenti, ministri e laici, hanno usato il nome di Dio senza affidarsi alla sua Parola. Hanno usato il nome di Dio per difendere il prestigio, le personali ragioni economiche di stato, più che ascoltare la sua Parola.
Il Regno non era in quelle realizzazioni, ma sarà in noi quando lavorando sul nostro intimo compiremo il difficile cammino di conversione dal “proprio modo di pensare”, che tende a difendere i propri interessi, al “modo di agire di Cristo”, che manifesta la forza della vita donata.
Gesù ha affermato una Verità eterna, ma non l’ha imposta a nessuno. Gesù si è offerto completamente perché fosse chiaro che il Regno di Dio si realizza nel dono, non nell’imposizione e non nella difesa. Ha manifestato che nel giudizio avrà la meglio la misericordia vissuta più che quella solamente proclamata. Nel giudizio avrà peso l’atteggiamento misericordioso del cuore più che la forza delle proprie ragioni.
Chi segue Cristo è in grado di subire la falsità, l’aggressività degli altri e le tragedie del mondo pur di garantire il vero tesoro dell’umanità in Cristo: la fraternità universale.
La nostra liberazione è vicina quando per amore della comunione in Cristo nelle avversità, nei “segni apocalittici”, non ci preoccupiamo di avere ragione sugli altri preparando con grafici e dati la nostra difesa, ma cercheremo di attuare la Parola di Dio, che è perdono e accoglienza. Questo è il lavoro che ci “guadagna” il pane. Il lavoro che ci farà vivere il pane eucaristico, la comunione e la vita che non ha fine. Preghiamo perché dalle nostre “comunioni” irrompano nel mondo fatti di comunione e non solo parole di preghiera. O meglio ancora che le nostre parole divengano Parola di Dio, che agisce ciò che afferma. Così da non aver bisogno di difenderci da quanti ci accuseranno perché le nostre azioni parleranno da se stesse.

(Commento a cura di don Giordy)

31 agosto 2016

Briciole di vita

Noi che... GMGamo!


Ad un mese dalla chiusura dell'indimenticabile GMG di Cracovia abbiamo voluto raccogliere alcune testimonianze per far memoria di quanto il Signore ha operato nella nostra vita e riportalo al cuore.
Grazie ai nostri amici che hanno voluto condividere con noi la loro esperienza di vita...



Dire qualcosa di questa esperienza in Polonia, di questa 31esima GMG?
Ebbene, ora che le ore di pullman sono terminate e il sonno abbondantemente recuperato, cosa rimane?


Oltre l'accoglienza paradisiaca delle famiglie della Repubblica Ceca, oltre i sorrisi dei bambini, oltre le parole sussurrate, custodite e affidate. Cosa rimane oltre la preghiera di ogni polacco che ti chiedeva di cantare sempre e comunque "Volare", oltre al russare de...lle notti in palestra, oltre gli improbabili balli d'animazione improvvisati alle fermate dei tram. Cosa rimane oltre le lacrime di chi si dice un arrivederci che ha l'amaro retrogusto dell'addio, oltre le gambe doloranti, la pioggia che ti battezza per sempre giovane.
Ecco credo che rimangano le
domande. Domande antiche e nuove.
Domande di senso. Domande d'Amore.
Fabio, mi ami?
Mi ami al di sopra di tutto e di tutti? Senza se e senza ma.
Pronto ad un amore folle? Folle perché totale, folle perché spesso inconcepibile e sempre inspiegabile.
Sei pronto a mollare tutto. Ma soprattutto a mollare il tuo benedetto orgoglio?
Ti fidi, Fabio? Sei pronto?
Non lo so Signore, ma ci voglio provare.
Come prima, più di prima!
Ti valga, buon Dio, come la più sincera delle mie promesse.


Fabio




È passato un mese. Già? Solo? Non si sa...
È già passato un mese, ma mi sembra di essere ancora lì, tra tutti quei sorrisi e quegli abbracci.
È passato solo un mese, ma quest'esperienza ha già cambiato così tanto nella mia vita.
È passato un mese ed io continuo a ringraziare per quello che ho potuto vivere in tredici giorni così intensi, e credo che non smetterò mai di farlo.
Mi mancano quei giorni, mi mancano le persone con cui li ho condivisi, come non avrei mai creduto
...possibile che mi potessero mancare. E, anche grazie a questa mancanza, la GMG continua nella mia vita.

Chiara




I sorrisi, le fatiche, gli incontri, le parole ed i gesti inaspettati! Ancora una volta quest'esperienza è entrata con la sua solita energia nella mente e nel cuore come un ritmo di voci e cori di cui non si riesce a far a meno. La scoperta di una terra fantastica, la Polonia. Patria di tanto dolore trasformato saggiamente in un ricordo indelebile.
Da Auschwitz a Czestochowa, da Istebna a Cracovia. Un milione di sguardi e sorrisi travolgenti! La gmg non delude mai! Son grata per quest'esperienza e per essermi messa in cammino nonostante le difficoltà! GRAZIE!

Alessia




Per anni ho sentito tantissime cattiverie e maldicenze su polacchi e Polonia, così tante che "un po' un po'" ci credevo.

Nelle due settimane trascorse li, siamo stati accolti come figli, siamo stati amati, siamo stati adottati, si sono presi letteralmente cura di noi, ci hanno sostenuto e aiutato. Ho abbandonato così ogni pregiudizio che avevo, e ho capito che le "povere" persone che criticavano e giudicavano lo facevano per cattiveria, per interesse personale e soprattutto per "ignoranza" e forse anche gelosia. Gesù é amore, pace, NON simbolo di cattiveria e pregiudizi, eppure certa gente crede di essere davvero cristiana...
Io in Polonia ho lasciato tanto, una "seconda famiglia", tante emozioni, insomma un piccolo grande pezzo del mio cuore... Ma la vera e propria GMG inizia proprio ora!


Corrado




06 febbraio 2016

Briciole di vita

"..proporre gli Esercizi Spirituali significa invitare ad un’esperienza di Dio, del suo amore, della sua bellezza. Chi vive gli Esercizi in modo autentico sperimenta l’attrazione, il fascino di Dio, e ritorna rinnovato, trasfigurato alla vita ordinaria, al ministero, alle relazioni quotidiane, portando con sé il profumo di Cristo. Gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di incontrare Dio, di conoscerlo e non 'per sentito dire' ". È così che Papa Francesco ha esortato a fare esperienza degli esercizi spirituali.

Io ho avuto l'occasione di parteciparci dal 27 al 30 dicembre dalle Pie Discepole a Roma. Ho avuto l'opportunità, in silenzio, di contemplare il volto dell'amore, quel volto misericordioso di un Dio che si fa uomo in mezzo alla sua gente, un Dio che ci parla, che ci ascolta, che ci consola e che non ci lascia mai da soli. L'idea di fare silenzio per tre giorni mi spaventava, ero sicura di non riuscirci ed immaginavo già i miei monologhi, eppure il silenzio è l'elemento essenziale che permette forti momenti di preghiera, meditazione e introspezione. È stato un silenzio così naturale che mi manca, in quei tre giorni ho avuto l'opportunità di stare davvero a contatto col Signore, distaccandomi da tutte quelle cose inutili che riempivano le mie giornate (social network, messaggi e telefonate) e ho avuto modo di riempirmi dell'amore di Dio, questo Dio che ci ama e che ci invita a scendere da quel "sicomoro" per incontrarlo e sentirci dire "Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua" (Lc 19 1-10). Questo Dio che compie miracoli visibili (guarisce il paralitico), ma guarisce paralisi ancora più radicali come quella del peccato (Mt 9).
Colpita da questo Dio la cui parola è davvero efficace e se ascoltata e vissuta fa esplodere in noi qualcosa di straordinario, è per questo che la chiesa ci invita a conformare la nostra vita al Vangelo.


Inoltre ho avuto l'opportunità di pregare l'Angelus col Santo Padre in piazza San Pietro, di partecipare alla celebrazione eucaristica ogni giorno, di condividere ciò che abbiamo sperimentato durante i momenti di silenzio e anche di giocare con i ragazzi, il sacerdote e le suore che hanno condiviso questa esperienza con me!

Terminati gli esercizi spirituali sono ritornata a casa colma dell'amore del Signore, ma è proprio a casa che arriva il rendiconto finale, il saper attuare nella vita ordinaria ciò che ho maturato......ma con Lui tutto è possibile!

 Alice (CATANIA)

14 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)


In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
 




Per riflettere...
Il discorso che andiamo leggendo da alcune domeniche, il discorso pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, prosegue oggi con un brano che insiste su un concetto-chiave. Negli otto versetti di questo Vangelo Ge­sù per otto volte ri­pete: «Chi mangia la mia carne... vivrà in eterno». E ogni vol­ta ribadisce il perché di que­sto mangiare: per vivere, per­ché viviamo davvero.

Non ci stancheremo mai di proclamare che se c'è un Dono che Gesù ha fatto a noi, sorpassando ogni nostra immaginazione, è il Dono di Se stesso, come cibo della Vita, ossia il Suo Corpo e il Suo Sangue nel sacramento dell'Eucaristia... un Dono che i Giudei non riuscirono a capire, accogliere, per questo mormoravano: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
«Chi mangia la mia carne e be­ve il mio sangue ha la vita e­terna». Ma cos'è questa «vita eterna»? Una vita dopo la morte di cui potrò godere al­la fine dell'esistenza? No! La vita eterna è già cominciata: una vita diversa, profonda, giusta, che ha in sé la vita stessa di Gesù, buona, bella e beata.
 

Ma la vita eterna, questa vita eterna che Gesù mi offre, mi interessa davvero?
Tutti siamo cercatori di vita... affamati di vita. Ognuno di noi, nessuno escluso, può dire: Sì, io voglio per me una vita che sia vera e piena... voglio giorni felici! Ma come posso trovare questa vita?
La troveremo solo in Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui... vivrà». Bello questo invito a fare casa con Gesù, bello e impegnativo. E' la condivisione di tutta la vita. Mangiare e bere Cristo significa essere in comunio­ne con il suo segreto vitale: l'Amore. Cristo possiede il se­greto della vita che non muo­re e vuole trasmetterlo. A noi la possibilità di accoglierlo o meno.

 




02 maggio 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI PASQUA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». 


Per riflettere...
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto".
L'immagine della vite è estremamente semplice ed efficace.

Perché fra vite e tralcio c'è un'unità così stretta che... non si può mai dire del tuttto quando comincia l'una e finisce l'altro. Eppure, non sono la stessa cosa! La vite, senza un tralcio, vive lo stesso, non lo stesso può dirsi del tralcio staccato dalla vite. Serve solo ad essere bruciato, e fa un fuoco così debole che non riscalda per nulla...

Perché è la vite a produrre il frutto. Il tralcio, semmai, porta il frutto. E il frutto non è per la bellezza del tralcio, né per la vite ma... per l'agricoltore!

Perché la vite, per fare frutto, come tutte le piante, deve essere potata, pulita dei rametti secchi o infruttuosi; il tralcio risulta completamente spogliato per diventare ancora più attivo e produttivo.

Perché il tralcio non è "attaccato" semplicemente alla vite: c'è qualcosa che scorre dall'uno all'altra e viceversa. E' la linfa vitale. E', in altre parole, la vita.

Quanti motivi perché questa immagine sia proprio adatta a descrivere il nostro rapporto di disceoli con il Maestro divino, con il quale formiamo un'unità stretta, al punto che i suoi frutti li portiamo noi, a gloria del Padre; per questa vita che ci scorre dentro, e che è la vita stessa di Gesù, in noi, che ci dà la capacità di amare; per le quotidiane (a volte anche dolorose) "potature" cui il Padre ci sottopone, non perché voglia vederci soffrire, ma perché sa che, togliendo da noi tutto ciò che non porta vita, diventiamo più forti, e più capaci di portare a tutti l'amore stesso di Dio.

08 agosto 2014

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)


[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


Per riflettere...
I discepoli hanno preso il mare, da soli. Gesù vuole restare solo. Ci aveva già provato, ora ci riesce: resta a pregare, nella notte.
In mare aperto, però, Pietro e compagni sono sorpresi da una tempesta. Situazione drammatica: attorno a loro vedono solo buio e acqua che sembra volerli inghiottire con la sua forza brutale. Speranze: zero.
Ma... quando sembra tutto perduto, ecco Gesù raggiungerli in modo inatteso: chi di noi si aspetterebbe di trovare qualcuno... che passeggia tranquillamente sul mare?!?!? Chi di noi non si metterebbe ad urlare di spavento? Non bastava la burrasca, ora ci si mettono anche i fantasmi!
Ed ecco una voce, quella che spazza via ogni timore: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Nella barca, con gli apostoli, ci siamo anche noi. E' la barca della Storia, ed è la barca della Chiesa. E questa barca sballottata dalle tante difficoltà della vita, sembra doversi sfasciare... Anche per te e per me, oggi, risuona questa voce, che dà fiducia: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Una voce che risuona oltre il frastuono delle onde, oltre tutte le comprensibili difficoltà e paure.
Sapendo che nessuna tempesta è più potente del Signore, il Figlio di Dio, Colui che è venuto nel mondo per essere il Dio-con-noi

02 agosto 2014

La segnaletica della settimana

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)


In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.


Per riflettere...
Gesù ha appena saputo che Giovanni Battista è stato ucciso. Ora, per Gesù, Giovanni non è un profeta qualunque: è il suo Precursore, colui che il Padre ha mandato davanti al Figlio per preparargli la strada... e che strada! La strada che porta alla croce! Come è comprensibile, Gesù sente l'esigenza di ritirarsi, di restare solo.
Questa volta, però, è solo una "pia illusione"....
La gente ha bisogno di lui, e va a "scovarlo". Ora, chiunque di noi avrebbe avuto una reazione quantomeno infastidita, invece lui "sentì compassione per loro". E si dona, ancora, completamente.
Il miracolo della condivisione di 5 pani e 2 pesci ne è una conseguenza. In grande stile, beninteso, ma una conseguenza di questo donarsi senza riserva, per amore, che è poi quello che farà la sera in cui veniva consegnato, donando il Suo Corpo e il Suo Sangue ai discepoli; e sarà quello che farà morendo sulla Croce, offrendo la Sua vita per noi; ed è quello che fa ancora ogni volta che celebriamo l'Eucaristia.
Miracolo della misericordia, della bontà del Signore.

Ma Gesù non ha voluto fare da solo, anche se ne sarebbe stato capacissimo. Ha voluto avere bisogno della disponibilità  dei suoi discepoli. E ancora oggi vuole avere bisogno della disponibilità di ciascuno di noi. Tu, io, possiamo diventare, perun dono speciale del Signore, segno e strumento dell'amore di Dio per ogni creatura.

23 maggio 2014

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno A)
 
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».


Per riflettere...
Questa settimana è all'insegna dell'amore.
Dell'amore del Padre, presente nel Figlio.
Dell'amore del Figlio, che diventa consolazione, anzi, IL Consolatore.
Dell'Amore stesso, quello Spirito che è Spirito della Verità, ed è Consolazione, ed è con noi e non ci lascia soli. E' come la mano della mamma, che non ci lasci, e sentendo il calore della quale il bambino sa di essere al sicuro.

Ma... l'amore chiama amore. O, come dice una canzone di Fiorella Mannoia: "L'amore con l'amore si paga"... E se l'amore di Dio è libero, gratuito, e si riversa su tutti coloro che ne accolgono il dono (e per questo che "il mondo", cioé coloro che non vogliono riconoscere Dio come loro Signore, non può ricevere lo Spirito Santo) è anche vero che c'è un modo infallibile, per Gesù, per sapere se lo amiamo, cioé se siamo in questo amore o no: se osserviamo i suoi comandamenti, se quindi viviamo come dovremmo e come abbiamo promesso di vivere.
E quanti saranno questi comandamenti?!!?! Appena uno: amare Dio e amare gli altri... amarci gli uni gli altri come Lui, il Signore, ci ha amati. Perché solo chi ama mostra davvero che ha Dio, che è Amore, dentro di lui!

Il cammino è lungo, e non sempre è facile. Allora... in marcia!!!!!!

15 maggio 2014

Briciole di vita...

Quest’anno alcune ragazze provenienti da diverse parti d'Italia hanno condiviso con noi il triduo pasquale vivendo il II STEP dell’Itinerario di fede per ragazze che aveva come tema “Un cuore che si dona”.
Le giornate sono state ritmate da momenti di lectio, condivisione della Parola e preghiera comunitaria.
Ecco una delle diverse testimonianze che ci sono giunte:
 
Tanti cuori si sono donati in questi giorni , dalle mie compagne d'avventura alle due nostre fantastiche "coach": Suor M.Paola e Suor M.Cristina che con la loro semplicità mi hanno fatto riscoprire la presenza di Gesù. 

In quest'ultimo periodo ho sentito che qualcosa era cambiato, era diverso, tutto era un po' triste. Grazie a questi momenti vissuti in preghiera sia comunitaria ma soprattutto in solitudine ho riscoperto Dio. E ho scoperto che non era Lui ad essersi allontanato da me , ma ero io che mi ero allontanata da Lui inconsapevolmente. E ciò mi aveva portato ad una visione della vita e dei rapporti con gli altri sterili e tristi.
Dio non ci giudica mai , è sempre disposto a perdonarci. Dio ci ama così tanto da far sedere con Lui a tavola nella Sua ultima cena anche colui che lo tradirà . E io mi sono chiesta: come è possibile questo? quale persona riuscirebbe ad amare un suo nemico ? E poi grazie alla lettura del Vangelo tutto mi è sembrato più chiaro  la parola che mi è saltata in mente era AMORE!
Solo grazie all'amore si riesce ad affrontare tutti gli ostacoli della vita! L'amore che Gesù prova per noi è talmente grande che arriva al punto di sacrificare la propria vita per tutti noi. Questo è davvero puro amore. Lui ci ama così come siamo, con le nostre incertezze, la nostra piccolezza, le nostre fragilità. Fantastico! Lui ci lascia liberi di comportarci come vogliamo. Possiamo stargli vicino o , come degli estranei possiamo far finta di niente e chiudergli il cuore in faccia. Ma Lui è sempre disposto a stare lì, vicino a quel cuore indurito , e ci aspetta. Amore puro. Nonostante tutto Lui c'è. Lui c'è sempre. Quanto è grande l'amore di Dio. Noi non possiamo neanche immaginarlo.
Pregare in questo giorni con questa nuova consapevolezza mi ha fatto vivere la Pasqua in un modo alternativo ma bellissimo. il silenzio , la meditazione e la lettura della parola di Dio sono state davvero un toccasana!!! Giovedì, Venerdì e Sabato Santo non li ho mai vissuti così intensamente. Grazie alle Pie Discepole e alla loro meravigliosa luce negli occhi , mi sentivo davvero come se mi dovessi preparare al modo migliore per una delle feste più belle: la Risurrezione di Gesù !!!
In questo nuovo clima , totalmente diverso e inaspettato sono riuscita a vedere le cose in un'altra prospettiva: non ci sono solo gli uomini ma c'è Dio :ovunque. Non sarai mai potuta arrivare a questa consapevolezza senza Suor Cristina, Suor Paola, Letizia, Rosa, Elisa, Sara, Donatella, Maristella e... Suor Grazia!!! Questo step è stato fondamentale. Mi ha fatto aprire gli occhi, ma soprattutto il cuore !!!
La frase che mi è rimasta impressa e che racchiude tutto ciò che devo imparare è: "l'amore non tiene conto del male ricevuto" . Imparare  a trovare il bello in ogni cosa . Spero di aver donato anche io un po' del mio cuore ...e che Dio possa continuamente "ammorbidire " il mio cuore. GRAZIE!!! 
 
Emanuela – Taranto
 

27 dicembre 2013

Per te... giovane!

Quest'anno la PASTORALE GIOVANILE DI ROMA e le PIE DISCEPOLE DEL DIVIN MAESTRO propongono un'iniziativa per trascorrere il CAPODANNO 2014 in maniera davvero "alternativa"... VI ASPETTIAMO!!!!
La proposta è aperta per giovani dai 18 ai 35 anni.

 

SEDE: "Centro Giovanile" - Pie Discepole del Divin Maestro
via Portuense 739 - 00148 ROMA

INFO e ADESIONI (entro il 27 dicembre):
sr
Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 3489259518
OFFERTA LIBERA

22 novembre 2013

Per te... giovane!

Solo pochi giorni e poi finalmente SI PARTE... con i nostri pomeriggi di spiritualità per giovani (18-35 anni).

Il tema per questo nuovo anno è: SCEGLIERE PER AMARE!
Non ve li perdete: potresti pentirvi!!!

Che cosa sono i POMERIGGI DI SPIRITUALITA'?
Dei veri e propri "PIT STOP" che ti permettono di ricaricarti attraverso l'ascolto e l'approfondimento della Parola di Dio, la condivisione della vita con altri amici e la gioia di stare insieme.
Vi aspettiamo... NON MANCATE!!!
Una domenica pomeriggio al mese dalle 16:00 alle 20:00.

Ecco le date:

24 NOVEMBRE
12 GENNAIO
9 FEBBRAIO
16 MARZO
11 MAGGIO
15 GIUGNO


Per informazioni:
sr M. Paola Gasperini
 - paola.g@pddm.it - 3331964930
sr. M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 3489259518

SEDE: Centro Giovanile "Casa Pinuccia"
Via Portuense 739 - 00148 ROMA

 

01 ottobre 2013

Briciole di vita...

ESTATE 2013: La "stagione" della Fede


Ricordi vivi che vibrano ancora nel cuore... Ancora un paio di testimonianze dei giovani di Taranto che hanno partecipato quest'estate al Campo itinerante: "Sui passi dei testimoni della fede"...

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Si parte per Roma con il cervello scarico, ma con il cuore pronto. Le gambe sanno già che devono lavorare tanto! Roma per me è sempre stata un sogno e viverla per la prima volta seguendo la strada percorsa dai testimoni della fede è stato emozionante e soprattutto rigenerante.

Sono partita da Taranto come una pila senza più energia, troppo presa dai tanti impegni della mia quotidianità ma con la certezza che questo campo mi avrebbe rigenerato il corpo, il cuore ma soprattutto lo spirito. Il Signore mi ha chiamata per nome facendo di me una pellegrina e donandomi una croce che da allora non ho più tolto dal mio collo come segno che il pellegrinaggio deve continuare anche nella mia caotica vita! È stato emozionante percorrere le strade che hanno percorso Pietro e Paolo, i luoghi che li hanno visti predicare Cristo e formare la Chiesa di Roma di cui anch’io faccio parte.

Nei momenti di deserto e preghiera ho meditato che sì, Cristo ha dato la Sua vita per noi, ma anche tanti altri hanno donato la loro vita per Lui. Noi pensiamo che i Santi o i Martiri siano persone eccezionali, nate con chissà quali particolarità dimenticando che Pietro era un umile pescatore e Paolo un tessitore di tende (Grazie suor Cristina per la chicca!), gente semplice ma che ha testimoniato Cristo in ogni angolo della terra. Per questo non ho più scuse: devo alzarmi e camminare!
La mia fede mi chiama ad essere una cristiana che deve testimoniare l’amore in Cristo con l’allegria e la gioia e, come dice Papa Francesco, facendo casino! (come quello fatto in piazza S. Pietro aspettando l’Angelus!!!) Il Signore mi chiama ad essere felice, perché la vita con Lui, in Lui, è una vita piena!

Grazie suor Paola e suor Cristina per aver reso tutto questo possibile e grazie anche alle altre Pie Discepole per aver sopportato con Amore tutta la confusione che abbiamo fatto!!! È stato un campo BELLO, le basiliche papali, il carcere mamertino, le tre fontane, la Roma by night hanno reso questo viaggio uno dei più belli che io abbia mai fatto. Grazie!
Silvia
 
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Sicuramente è stata un'esperienza bellissima, da rifare! Non avevo mai fatto un campo itinerante e devo dire che mi è servito tantissimo: quell'8 agosto arrivai a Roma molto scarico, ma al solo pensiero di passare 5 giorni completi con i miei amici, con suor Cristina che ho conosciuto da bambino al catechismo e ritrovare suor Paola e le altre suore che sono venute quest’anno in parrocchia mi hanno fatto mettere da parte tutti i pensieri negativi e le paure di quei momenti.
Grazie a loro ed alla preghiera sono riuscito ad affrontare quel camposcuola ed a viverlo in una maniera diversa: oggi vado avanti nella mia vita e sono contento di aver fatto un'esperienza che mi è servita per rafforzarmi ulteriormente e poter conoscere, in maniera diversa, anche persone con le quali non c'è mai stata tantissima confidenza.
Christian
 

 
 
 

21 settembre 2013

La segnaletica della settimana


XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
 
Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)
 
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

Per riflettere…

«Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza»

Gesù non perde occasione per aprirci gli occhi, ancora una volta sui rischi delle ricchezze. Sì, perché il denaro può essere (forse) un buon servitore ma è di sicuro un pessimo padrone.

La ricchezza può essere un buon servitore quando è a servizio di un progetto, quando è e rimane un mezzo per aiutare gli altri e per le necessità della vita. Ma è un servo che tende a prendere spazio, sempre più spazio e considerazione, e da servo, spesso, si trasforma nel padrone della peggior specie, che pretende tutto per sé e diventa un po’ per volta totalizzante.

Per questo Gesù ci mette davanti a un’alternativa: Dio o la ricchezza. Forte e significativo quello che ha detto papa Francesco al proposito: “Contro che Comandamento si pecca quando uno fa un’azione per il denaro? Contro il primo! Pecchi di idolatria! Ecco il perché: perché il denaro diventa idolo e tu dai culto! E per questo Gesù ci dice non puoi servire all’idolo denaro e al Dio Vivente: o uno o l’altro… È l’umiltà la strada per servire Dio. Che il Signore  aiuti tutti noi a non cadere nella trappola dell’idolatria del denaro”.
 
La scelta di chi servire è in mano nostra! Tu vuoi essere al servizio del servo o del Signore?