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07 aprile 2017

#incontroTe

7 aprile 2017  -  Venerdì









Ti amo, Signore,
mia forza
(Sal 17,2b)




Nulla andrà perduto

I beni di Dio, anche quando vengono usati male da colui che li riceve, e in tal modo sciupati, vengono ridistribuiti nel Corpo Mistico. Questo avviene per ogni cosa, come per esempio la preghiera: può succedere infatti che si preghi per la conversione di qualcuno che magari non si converte mai, perché non lo vuole. Queste preghiere il Signore le applica a coloro che si aprono per ricevere il frutto di grazia, qualora il loro destinatario le rifiutasse. E questa logica va estesa a ogni evento di grazia che si realizza nel mondo. Nel Corpo Mistico di Cristo non si perde mai niente. Il dono di grazia rifiutato da uno rimbalza, e va a finire altrove, accolto da qualcun altro.


IMPEGNO:

Pregherò per la fede di chi so essere lontano da Dio.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



30 marzo 2017

#incontroTe

30 marzo 2017  -  Giovedì









Chi crede ha la vita eterna
(Gv 6,47)




La differente risposta a Dio



Da ciascuno si attende poi i risultati dell’investimento. In questo modo, l’evangelista Luca vuole porre l’accento sul fatto che Dio non penalizza mai nessuno nel distribuire i suoi doni. Infatti, nella visione lucana, la stessa somma ricevuta ugualmente da tutti, viene investita e maggiorata in maniere diverse da ciascuno: c’è chi a partire da una mina ne guadagna cinque, c’è chi, investendo la medesima somma, ne guadagna dieci. In altre parole: anche nell’ipotesi che Dio desse a tutti gli stessi doni, rimarrebbe la verità di fondo che non siamo comunque uguali davanti a Dio, perché la diversità delle nostre risposte alla sua grazia, e le diverse gradazioni di generosità verso di Lui, ci differenziano inevitabilmente gli uni dagli altri l’ungo l’arco della nostra vita.


IMPEGNO:

Ubbidirò agli impulsi di bene suggeriti dalla Grazia di Dio.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



25 marzo 2017

#incontroTe

25 marzo 2017  -  Annunciazione del Signore








Tu mi conosci fino in fondo
(Sal 138,14)




L'anima mia magnifica il Signore


Nella visione cristiana delle cose, non c’è nessuno che possieda veramente qualcosa. Anche per noi battezzati questo concetto entra spesso con difficoltà nella nostra mentalità. Il segnale sicuro di un atteggiamento padronale nei confronti della vita è costituito dal fatto che al mattino ci alziamo e diamo per scontato che ciò che abbiamo, a partire dal respiro, ci sia dovuto; non ci meravigliamo del fatto che respiriamo, ci muoviamo, abbiamo la percezione del mondo, l’intelligenza, la vita che palpita in noi. Dio vuole smascherare proprio questo inganno, dicendoci che tutto quello che abbiamo è un suo dono, e che il vero proprietario è Lui.
Questo cambiamento di prospettiva ci consente di guardare alla nostra vita con occhi di meraviglia e di gioia, perché siamo oggetto di un Amore generoso, che elargisce doni senza limiti. Maria di Nazareth ne è un esempio sublime, sa di non possedere nulla e si lascia trasformare dalla Grazia.



IMPEGNO:

La generosità passa anche in un atto di perdono.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



27 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
la mia vita assomiglia spesso al fico sterile,
non porta frutti buoni,
le mie azioni e scelte servono solo a farmi ottenere quello che voglio,
quello che fa comodo a me.
Donami, Signore, la tua grazia,

rendimi assetato della tua parola,
circondami di persone che mi indichino il cammino giusto,
cosicché possa anch'io comprendere
che solo convertendo a te il mio cuore
a mia vita inizierà a portare frutti di pace, di giustizia e di verità.
Amen!

(don Matteo Castellina)

21 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai fatto fare a Pietro, Giacomo e Giovanni
l'esperienza della trasfigurazione
affinché sapessero quale era la meta
del tuo cammino verso Gerusalemme,
ma anche affinché pregustassero la gioia della vita eterna,
promessa del Padre
che tu hai compiuto con la tua morte e risurrezione.
Donami oggi, Signore,
di poter sperimentare quella stessa gioia,
di saper aprire gli occhi del cuore
che possono vedere la tua gloria,
donami di ascoltare la voce del Padre,
donami di sapermi stupire
per la salvezza che mi hai donato.
È qui accanto a me,
ma io sono troppo preso dalle cose del mondo
per accorgermene.
Donami il tuo Spirito
che mi insegni a salire sul monte della preghiera,
a lasciare tutto indietro per stare solo con te,
per lasciarmi illuminare dalla tua luce,
colmare della tua grazia,
inondare della tua gioia.
Saprò, così, che posso continuare a camminare in questa vita

avendo come meta te, morto e risorto per amore mio.
Amen!

(don Matteo Castellina)