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14 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)


In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai affrontato anche tu la tentazione
per essere veramente uomo
ma anche per indicarci la via,
per metterci in guardia dai tranelli del maligno.
Il diavolo cerca ogni giorno di dividerci dal Padre,

dalla relazione con lui,
ha tentato anche te
ma tu hai riportato ogni volta il tuo sguardo sull'amore del Padre
che è più importante del soddisfacimento dei bisogni e delle pulsioni,
è più prezioso di ogni potere umano,
dona più gioia che compiere i propri progetti.
Ogni giorno, Signore Gesù,

anche noi dobbiamo affrontare tante tentazioni
e spesso ci lasciamo ingannare,
donaci il tuo Spirito d'Amore
che ci riporti ogni volta a volgere lo sguardo al Padre,
certi della sua misericordia
e sicuri che solo nella sua volontà e nel suo amore
troviamo la nostra gioia.
Amen!

(don Matteo Castellina)

06 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».



Per riflettere...
Il tempo continua, ma la storia siamo noi!

Il Vangelo riporta esattamente date, nomi, nazioni e regioni... Nel concatenamento di eventi retti dalla logica di uomini (ogni nome evoca una storia), accade un evento la cui logica è nuova: Dio parla e la sua parola è la storia di Giovanni, figlio di Zaccaria; la sua persona è la novità della forza della parola di Dio che si fa concreta: «nel deserto».

Giovanni è il profeta che con la sua nascita, con quello che lui è, comincia a ricordare al mondo che non tutto è potere, schiavitù, tristezza senza speranza. Egli non ha paura di gridare al mondo che nulla è impossibile a Dio, che è Padre, grazia, amore...
Giovanni è il lieto annunciatore di una gratuità di amore che raggiunge l'uomo nella sua debolezza per fargli dono di una vita bella: è l'onnipotenza dell'amore di Dio che opera ben oltre ogni nostro desiderio!

Occorre alzare la testa, aprire gli occhi per vedere e il cuore per lasciarsi amare da lui, perché «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»: nel cuore di tutti gli uomini, nella loro storia fragile e drammatica, al di là di ogni distinzione, Dio opera e fa sperimentare la novità della sua grazia che salva, dentro un Amore spesso silenzioso ma che è già presente... Non temere!

 

28 luglio 2015

Per te... giovane!

E' BELLO CON TE!
 
Nel mese di AGOSTO partono le nostre iniziative estive aperte ai giovani.
E tu hai già pensato come vivere le tue vacanze?
Noi ti proponiamo di farlo in modo alternativo! Ecco qualche suggerimento che fa per te... TI ASPETTIAMO: dillo anche ai tuoi amici, non mancate!!!
 
 

PER GIOVANISSIMI (14-19 anni)

 - Campo estivo a Mascalucia (CT) dal 4 al 9 Agosto

Sr. M. Vittoria Berloco - 333 2499771 - vittoria.berloco@piediscepole.it
 
 

PER GIOVANI (18-30 anni)


 - Esercizi spirituali a Centrale di Zugliano (VI) dal 19 al 24 Agosto
 Sr. M. Paola Gasperini - 333 1964930 -
paola.gasperini@piediscepole.it

 - Campi itineranti a Roma "Sui passi dei testimoni della fede" per gruppi parrocchiali per giovani dai 16 ai 30 anni
Sr. M. Cristina Catapano - 348 9259518 -
cristina.catapano@piediscepole.it
 

18 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)



In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 


Per riflettere...
«Ebbe compassione di loro». Prendiamo questa parola come filo condut­tore per vivere questa domenica: la compassione.
Gesù ha compassione prima degli apostoli, che tornano stanchi dalla missione e li invita a riposarsi; e poi della folla che lo precede nel luogo dove si lascerà incontrare con i suoi.

Gesù mostra u­na tenerezza come di madre nei confronti dei suoi disce­poli: Andiamo via e «riposatevi un po’». Lo sguardo di Ge­sù va a cogliere la stanchez­za, gli smarrimenti, la fatica dei suoi. Per lui prima di tut­to viene la persona; non i risultati ottenuti ma l'armo­nia, la salute profonda del cuore.

Più di ciò che fai a lui interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di an­dare a pregare, di preparare nuove missioni, solo di pren­dersi un po' di tempo tutto per loro, del tempo per vive­re. È un gesto d'amore, di u­no che vuole loro bene e li vuole felici.

E quando, sceso dalla barca, vede la grande folla il suo primo sguardo si posa, ancora una volta, sulla povertà degli uomini e non sulle loro azioni o sul lo­ro peccato.
Se stai con Gesù e lo guardi agi­re, lui ti offre il primo inse­gnamento: «come guarda­re», prima ancora di come parlare; uno sguardo che ab­bia commozione e tenerez­za... le parole e i gesti segui­ranno.

27 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)


In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


Per riflettere...
Una bellezza così, non l'avevano mai vista. Una luce così grande da stordire, e uno stupore tanto grande da far dire: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Chiosa Marco, però, che non sapevano che cosa dire... come quando davanti all'amore della tua vita che ti appare nel pieno della sua bellezza, la cosa più intelligente che riesci a dire è... un mucchio di idiozie! (e meno male che, in genere, in quei momenti nessuno ci fa caso...)

E' un momento importante: il Padre prepara i discepoli preferiti di Gesù a sostenere la lacerante umiliazione della Passione e della Croce facendoli passare attraverso la luce del Tabor. Pietro, Giacomo, Giovanni non capiranno nulla. E forse non è nemmeno questo l'importante! Ricevono (e noi con loro) un dono grande, che non capiscono se non molto tempo dopo... non nell'oscurità del Venerdì santo, ma alle prime luci di un mattino in cui l'unico segno che resterà è quello di una tomba aperta e vuota.

Del Tabor portiamo con noi, come i discepoli, il dono della Parola del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Perché la Passione (e la Resurrezione), pur misteriose, trovano senso solo credendo che Gesù è il Figlio amato di Dio; perché solo ascoltando Lui, cioé accettando di seguirlo in tutto e per tutto, anche le nostre croci, piccole o grandi che siano, trovano senso e pace. E allora anche le situazioni più terribili si aprono alla certa speranza della Resurrezione.

21 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)


In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».


Per riflettere...
Dopo il grande momento di luce vissuto nel battesimo, Gesù si ritrova sospinto dallo Spirito nel deserto. Il testo originale, però usa un altro verbo, ben più forte: scacciato. E' interessante... non è Gesù a voler andare nel deserto, quasi a voler fare l'eremita per un po', ma è lo Spirito Santo che ce lo conduce, e con forza!, quasi a voler forzare la mano a Gesù.
Lo stesso, tante volte, accade anche per noi: dopo momenti molto belli, molo forti, di luce, nei quali ci sembra di aver chiaro tutto... ci sentiamo portati (a volte anche con forza) dal Signore nel deserto. Luogo di solitudine, arido, a volte pericoloso, ma anche luogo essenziale e dell'essenziale, luogo in cui Dio può parlare al mio cuore nel silenzio.

E' in questo deserto dello Spirito che si fa presente Satana, il Nemico. Se Gesù digiuna e prega, cercando una particolare intimità con Dio, ecco il diavolo che viene a disturbarlo, e a metterlo alla prova... A differenza degli altri evangelisti, Marco non ci racconta le singole tentazioni, e non a caso: se non ne racconta nessuna, vuol dire che... ci sono tutte! 
Sapere che Gesù non è sfuggito a nessuna tentazione, ma le ha vinte, può essere una grande consolazione. Infatti, se le ha vissute tutte, può capirmi quando sono in difficoltà, e so di poter chiedere aiuto a Lui, che "sa di cosa parlo", per esperienza. 

04 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DOPO NATALE

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)


In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato. 


Per riflettere...
"E venne ad abitare in mezzo a noi". Meglio sarebbe tradurre: "mettere la tenda".
Dio pianta le tende, con noi! Non se ne vuole andare, "pianta la tenda" fra di noi. Anzi, in noi (così suona letteralmente il greco): fra nel popolo di Israele, ma anche nella nostra umanità e... in ciacuno d noi!
Attenzione, però, che è una tenda... e la tenda è fatta per chi sta facendo una lunga marcia, non per chi è già stabilito. Proprio così: il nostro Dio ci prende tanto sul serio che Lui, che "i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere", sceglie, per amor nostro, di adattarsi al nostro ritmo. E siccome non siamo già arrivat alla meta, ma siamo inguaribili pellegrini del cuore, anche Lui pianta la tenda, e la pianta in noi.
Allora, buon cammino, con questo originale "compagno di viaggio"!

12 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,6-8.19-28)
 

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 
 


Per riflettere...
Abbiamo sentito una voce che grida nel deserto... con la sua stessa vita.
Siamo accorsi anche noi a capire che cosa stia succedendo, attratti da una radicalità che sconcerta e affascina allo stesso tempo.
Ora questa voce ci viene presentata per nome. Giovanni, colui che non è la luce, ma deve rendere testimonianza alla luce.

Dove sta la forza di Giovanni? Nel non aver paura della verità!  Per questo è tanto convincente: è coerente e sa perfettamente chi è e quale sia il suo posto nel progetto di Dio. Anche davanti ai successi (più o meno apparenti, più o meno temporanei) non si fa illusioni e non si "monta la testa".

Anche ora, che il Signore Gesù è apparso nella Storia, Giovanni continua ad essere per noi quella lampada accesa e quel dito che indica il Messia, e ci indica il modo più corretto per mettersi davanti al Cristo: stare al proprio posto, e accettare di essere semplicemente un segno perché altri possano incontrare il Signore che viene, che sta "in mezzo a voi" e voi "non lo conoscete". E che gioia sarà, giorno per giorno, imparare a conoscerlo, a riconoscerlo!
Un passo ancora in questo cammino di Avvento che ci porta a cercare e trovare il Signore che è venuto, che viene ancora, e che verrà.

05 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA Di AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».


Per riflettere...

"voce che grida nel deserto". Cosa quantomeno insolita: se grida nel deserto, chi la ascolta?
Accade, però, una cosa stranissima: nel deserto (cioè, nel luogo solitario, disabitato, inospitale), vicino al fiume Giordano, accorreva tanta gente.
Perché? Per vedere un pazzo che "grida nel deserto"?
No, per farsi battezzare, cioè per cominciare una nuova vita (il battesimo di Giovanni era un semplice segno di penitenza, segno di voler rompere con il peccato e ricominciare da capo).

La cosa che possiamo chiederci è: perché la gente prende sul serio uno che, a dirla tutta, sembra essere uno squinternato?
Perché vedono che Giovanni ci crede davvero. Predica la penitenza, e la vive lui per primo. Chiede di raddrizzare le vie per il Messia che viene, e lui per primo si è messo in gioco.
La sua parola è di fuoco, come quella degli antichi profeti, ma la sua vita grida più della sua bocca.

Di profeti ce ne sono ancora tanti, che gridano nei deserti delle nostre città: "Preparate la via al Signore che viene!". Non sono eroi, sono persone che gridano con la vita; persone che, magari, abbiamo sotto il naso  tutto il giorno.
Quale augurio più bello che quello di trovare anche noi (e riconoscere!), sulla nostra strada, dei profeti che gridano con la vita... e magari esserlo noi stessi, per gli altri?   
  

12 marzo 2014

...e sarà Pasqua!


Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa seconda puntata ci lasciamo condurre dall'immagine del DESERTO...

 
Siete mai stati in un deserto? A me è capitato durante il pellegrinaggio in Terra Santa, ci hanno portato nel Deserto di Giuda, poco fuori Gerusalemme, lo stesso deserto percorso da Gesù.
Quando ti trovi lì, ti guardi intorno e vedi solo rocce e nient’altro, ti senti assalito da due sensazioni che sembrano contrastanti: un grande stupore perché il paesaggio ha un fascino particolare e la paura perché intorno a te non scorgi alcun segno di vita.

Terra Santa, il Deserto di Giuda
Il deserto è un luogo veramente speciale perché ti costringe all’essenzialità, non ti puoi portare dietro tutte le tue comodità e le cose che ti danno sicurezza, devi ridurre tutto a ciò che è strettamente necessario per la sopravvivenza, il superfluo è un peso inutile.
Il deserto è anche il luogo in cui impari il valore delle cose, comprendi l’importanza di ciò che hai: altrove una pozzanghera non l’avresti degnata di uno sguardo, nel deserto è un vero tesoro.
La Chiesa ci fa iniziare il cammino della Quaresima con il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto e ci indica proprio questo luogo non solo uno spazio fisico ma come uno stile da adottare, da fare nostro, ci invita a vivere questo tempo come un “tempo di deserto”.
Ma che significa? Come si fa a vivere un “tempo di deserto” e, soprattutto, a cosa serve?
Si vive il deserto imparando a scegliere cosa ci è davvero necessario e mettendo da parte ciò che è superfluo, non perché sbagliato ma semplicemente perché non indispensabile. Non intendo solo i “beni materiali” ma anche esperienze e relazioni che, pur non avendoci nulla di male, non sono così necessarie e possono quindi appesantire la mia vita.
Tutto questo non per dimostrare di essere capaci di sopravvivere con poco ma per capire cosa veramente è importante e prezioso nella mia vita, spesso sottovalutiamo ciò che veramente conta e sopravvalutiamo quanto è secondario.
Il deserto della Quaresima è un’occasione preziosa per rimettere ordine nella nostra vita e fare spazio a Dio affinché possa riempirla della sua presenza.

Don Matteo Castellina

11 marzo 2014

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)
 
Dal Vangelo secondo Matteo (4,1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Per riflettere...
"Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo" (Mt 4,1).
Questo "allora" pone in continuità questo episodio con quello precedente: il Battesimo. Gesù nel Battesimo viene riconosciuto da Dio come "il Figlio prediletto" (Mt 3,17).
In Gesù c'è Dio: non solo Gesù è come Dio ma Dio è come Gesù. Cioè: se vuoi vedere Dio guarda Gesù, a cosa ha fatto, a come ha vissuto, a cosa ha detto.
 
Nelle pagine di questa domenica vediamo Gesù in un momento cruciale della sua vita: l'incontro con il Maligno.
Ma se guardiamo bene notiamo che in fondo non c'è nulla di male nelle proposte del Maligno, anzi, si direbbero in piena linea con il compito affidatogli dal Padre. Solo la modalità varia e in funzione di una più pronta e valida efficacia. Perché non dargli ascolto?
 
In realtà ciò che viene insinuato è il dubbio sull'attendibilità dei piani di Dio che si è tentati di posporre ai nostri: insomma ci si sente in grado di insegnare a Dio il suo mestiere, convinti di saperla più lunga di lui. Ed ecco scattare decisa la reazione di Gesù: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"; "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"; "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto".
Prima e al di sopra di ogni considerazione umana c'è Dio, il cui disegno va abbracciato senza "se" e senza "ma", anche quando può risultare arduo e incomprensibile. Nulla deve smuovere dalla ferma convinzione che solo in ciò che egli propone è la sorgente della vita, perché Egli è Amore.

Oggi lasciamoci interpellare da questa pagina evangelica che ci chiama in causa personalmente e più frequentemente di quanto non sembri.
 
 

13 gennaio 2014

Briciole di vita...


Dal 3 al 6 gennaio 2014 a Borgio Verezzi c'è stato l'appuntamento annuale degli esercizi spirituali per giovani. Quest'anno il tema "Non lasciarti rubare la speranza" è stato accolto molto bene dai ragazzi che hanno partecipato dalle varie diocesi di Mondovì, Saluzzo, Alba, Cuneo, Fossano. E' stata una bella esperienza di comunione e di Chiesa anche nella preparazione dell'equipe rappresentata dalla varie diocesi, un momento di crescita e di arricchimento dei carismi e dei doni di ognuno.
Ma ora lasciamo voce a chi ha partecipato e vissuto questo evento...

 


Sono arrivata agli esercizi spirituali a Borgio Verezzi in treno. Poco prima di arrivare a destinazione, apro il libro regalato per natale dalla mia migliore amica e leggo: "Arriva sempre il momento in cui vorresti sbarazzarti di un grande desiderio. E' la vita che ti mette alla prova per capire quanto ci tieni davvero". 

Questo incipit mi ha introdotta al tema degli esercizi: "Non perdere la speranza!".
Per me non perdere la speranza significa proprio non dimenticarmi il desiderio grande che ho in cuore nella corsa quotidiana strabordante di lavoro/casa/palestra/corso d'inglese/amici/pasti/lettura blog e social networks...  
Il desiderio va compreso, ascoltato e accolto prima nel silenzio ( e durante gli esercizi spirituali questa opportunità non è venuta meno), poi con coraggio realizzato nelle scelte di vita. Anche quest'ultimo aspetto era presente agli esercizi, grazie  all' esempio delle scelte luminose dei preti e delle suore presenti, tutti giovani, disponibili e ricchi di gioiosa speranza!
A loro un senso di gratitudine per tutta la passione e l'impegno nella preparazione dei 4 giorni, nell'ascolto e nell'accompagnamento morale e spirituale dedicato a chiunque cercasse un confronto. 

Mi hanno trasmesso speranza anche i coetanei presenti, con le risate durante le numerose partite a carte o le chiacchierate sul lungomare, per ripetermi ancora una volta che è nella condivisione che si impara la speranza!



Racchiudo i pensieri scritti e concludo con le parole del libro di Tobia, leit motiv di questa edizione degli esercizi spirituali:
 
"Chiedi consiglio a ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. in ogni circostanza benedici il Signore Dio e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poichè nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene. E ora figlio, ricordati di questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore".


Non dimentichiamoci della speranza in ciò che viviamo e dei desideri nelle nostre scelte!

 
Lucia

 

15 febbraio 2013

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)
  

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)
Deserto di Giuda

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.


Per riflettere...
Gesù "era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo". Come dire: nel deserto e nella tentazione, non ci sta a caso.
Uomo come noi, come a noi anche a Lui tocca la sorte di tutti i figli di Adamo. Per quanto possa apparire strano, la tentazione ha fatto parte anche della Sua vita.

Il diavolo, capendo di trovarsi davanti a un "osso duro", dà fondo con Lui alla sua diabolica inventiva ("Dopo aver esaurito ogni tentazione", annota Luca).
Gesù non è stato immune da nessuna tentazione. Nessuna. E questo a nostro vantaggio: in Lui, anche noi, con la forza dello Spirito, possiamo resistere agli assalti del nemico e vincerlo.

Gesù, nel deserto come in tutta la Sua vita, è pienamente uomo. Uomo vero!
Nel deserto Egli ha vinto per noi e prima di noi "ogni tentazione" e, così, ci dà preziose indicazioni per il nostro cammino di Quaresima e per tutta la vita: il centro di tutto è stare nella Parola e nell'obbedienza al Padre, qualunque cosa essa comporti.

Se Gesù è stato tentato veramente in tutto, questo non può che essere motivo di speranza e fiducia per ciascuno: non c'è nessuna tentazione che non sia stata già da Lui sperimentata e da Lui vinta. E, visto che l'ha sperimentata sulla sua pelle, non ci verrà in aiuto, se glielo chiediamo?

08 dicembre 2012

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».


Per riflettere... 
Una voce che grida... nell'ultimo posto dove si dovrebbe gridare, se si vuol essere ascoltati! Ma questa è la missione di Giovanni il Precursore.
Egli è la promessa mantenuta che precede un'altra promessa: quella del Salvatore del mondo.

Giovanni predica la conversione: un'inversione a U sulla propria strada per tornare a Dio. Il suo, però, è un invito a rimboccarsi le maniche perché Dio possa incontrare te, me, ogni uomo sulla faccia della terra. Perché  "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!": Egli mantiene le Sue promesse, sempre  e comunque.

La chiamata alla conversione, che torna anche in questo Avvento, non è allora qualcosa di triste o pesante. Richiede impegno (spianare, colmare, abbassare...) ma perché la strada nella quale il Signore vuole venirci incontro è la nostra stessa strada, la nostra stessa vita. Abbassado i monti dell'orgoglio, superando le secche delle delusioni, raddrizzando i sentieri dei ragionamenti tortuosi... ognuno ha il suo bel dafare!
Allora, buon lavoro!!!! E buona settimana! 

24 febbraio 2012

La segnaletica della settimana

I domenica di Quaresima (anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)

Gesù nel deserto, olio su tela di Briton Riviere (1840-1920).
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

PER RIFLETTERE...
Un vento, quello dello Spirito, sospinge Gesù nel deserto.
Il deserto è il luogo della prova,dove tutto quello che è essenziale manca: l'acqua, il cibo, la sicurezza, altri esseri umani con cui condividere la vita. Ed è qui, nel terreno arido, che Gesù resta.
40 giorni: per la Bibbia questo numero indica il tempo di una vita intera...
Tentato da Satana. In tutto, e in ogni modo. E ha vinto da uomo!

Se Lui, il Signore, ha sperimentato come uomo, per tutta la vita, ogni tipo di tentazione, è anche in grado di capire le nostre difficoltà, le nostre paure, le nostre sofferenze: ci è passato prima di noi! Non è già questa una gran consolazione?
A maggior ragione, possiamo rivolgerci a Lui ed essere certi che ci capirà e non tarderà a "farsi vivo", anche se non sempre come ci aspetteremmo o come vorremmo noi. E con Lui vinceremo ogni prova e ogni tentazione.

Allora, avanti! Con fiducia!