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16 marzo 2018

#incontroTe

QUINTO INCONTRO:
GESU’ E I SOLDATI

Il perdono



La Parola



Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

Per riflettere…

Nel Battesimo, Cristo ha donato la luce della Risurrezione. Noi abbiamo il compito di tener fede alle promesse battesimali per alimentare la fiamma della nostra vita cristiana. Domandiamoci allora se siamo fedeli a queste promesse, adesso, in questo nostro tempo e in questa nostra società, o se anche noi possiamo crocifiggere i nostri fratelli…


Preghiera

Preghiamo insieme: ”Signore pietà!”.

Per tutte le volte in cui la gratuità è stata compromessa dal desiderio di gratificazione e di soddisfazione personale…

Per tutte le volte in cui il nostro cuore si è chiuso agli altri e non ha conosciuto che indifferenza ed egoismo...

Per tutte le volte in cui l’odio, il desiderio di prevaricazione, l’insofferenza hanno determinato il nostro modo di agire...








09 marzo 2018

#incontroTe

QUARTO INCONTRO:

GESU’ E MARIA

Ci è data una Madre



La Parola

Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella, madre”.


Per riflettere…

Tra la folla che segue Gesù come poteva non esservi sua Madre? Cosa avrà fatto Maria per seguire Gesù! Come avrebbe voluto rialzarlo da terra, aiutarlo a portare la croce… Quando siamo oppressi dalla stanchezza o quando ci assale la tristezza o la noia, oppure quando sperimentiamo la fragilità del nostro corpo e i limiti della nostra esistenza, non dimentichiamoci del Signore, perché il Signore certamente non si dimentica di noi ponendo accanto a noi Maria, sua Madre.



Preghiera



In te mi rifugio, Signore,

che io non resti confuso in eterno.



Liberami, difendimi per la tua giustizia,

porgimi ascolto e salvami.



Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile,

poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.



Sei tu, Signore, la mia speranza,

la mia fiducia fin dalla giovinezza.



Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,

dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno.



Della tua lode è piena la mia bocca,

della tua gloria, tutto il giorno.



Non mi respingere nel tempo della prova,

non abbandonarmi quando declinano le mie forze.




16 febbraio 2018

#incontroTe


PRIMO INCONTRO:
GESU’ E I DISCEPOLI CHE DORMONO

Tra superficialità e indifferenza





La Parola

Intanto Gesù arrivò con i discepoli in un luogo detto Getsemani. Egli disse: "Restate qui mentre io vado là a pregare". Poi incominciò ad essere triste e angosciato. Allora disse ai tre discepoli: "Una tristezza mortale mi opprime. Fermatevi qui e restate svegli con me". Andò un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare. Poi tornò indietro verso i discepoli, ma trovò che dormivano.



Per riflettere…

La preghiera di Gesù nell'orto del Getsemani è l'inizio della sua passione. Qui una grande tristezza lo opprimerà fino a procurarGli un sudore di sangue; chiederà al Padre di allontanare da Lui questa prova, ma poi dirà "la tua volontà sia fatta". Gesù invita i discepoli a stargli vicino, a "vegliare con Lui". Ma è un impegno troppo grave per loro e s'addormentano.

Mi domando come si possa dormire mentre una persona che conosci sta soffrendo: eppure accade spesso. Quanta superficialità nel non voler notare i sentimenti delle persone che vivono con noi. Siamo come sordi che non vogliono ascoltare. Se notiamo un amico in difficoltà facciamo finta di niente. Quanta indifferenza nel nostro cuore che è cieco e non vuole amare se non se stesso e le proprie comodità. Gesù ci dice "state svegli e pregate perché la volontà è pronta, ma la debolezza è grande".



Preghiera

Preghiamo insieme: ”Liberaci o Signore”.



Dalla indifferenza e dalla superficialità...

Dalla freddezza del cuore e dei sentimenti...

Dalla poca voglia di pregare...

Dalla fretta e dalla comodità cercata e voluta...

Da tutti gli egoismi e dai facili guadagni...




09 aprile 2017

#incontroTe

9 aprile 2017  -  Domenica delle Palme









Si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca
(Is 53,7a)




Gli amici della croce

Dio coglie nell’uomo, anche quando mostra il suo aspetto peggiore, la sua potenzialità. Dio guarda l’uomo in quanto capacità di costruzione; in ogni uomo c’è una potenzialità che Dio guarda con occhio di padre. Addirittura sulla croce, Dio, con la sua benevolenza, ha colto la potenzialità di salvezza. Dio si rallegra per il bene che possiamo compiere e inizia una storia di salvezza di fronte al nostro male. Il nostro male può diventare, per la sua benevolenza, un luogo di incontro con la sua misericordia. Cristo non è venuto nel mondo per condannare il mondo ma per salvarlo.
La benevolenza, allora, è un’attitudine che cerca l’occasione nei fatti, per poter sviluppare la gratitudine verso Dio. Amare non vuol dire capire. La croce non si capisce, la si vive. La benevolenza è un’attitudine per cui io colgo sempre l’aspetto positivo, perché credo nell’amore di Dio.


IMPEGNO:

Come amico della Croce vivrò la benevolenza verso chi non riesco a capire.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



02 aprile 2017

#incontroTe

2 aprile 2017  -  V Domenica di Quaresima









La tua Parola mi fa vivere
(Sal 118,50b)




Lazzaro vieni fuori!

E Gesù dà il solenne annuncio, non solo riguardo la sorte di Lazzaro, ma di tutti noi: l’annuncio che dà senso alla vita, che sappiamo tutti non ha grande durata sulla terra, per la sua stessa fragile natura. Un annuncio che è il grande Evento della Pasqua, quando Gesù stesso, Figlio di Dio, per toglierci dal castigo della morte senza domani, dopo il peccato originale, mettendosi nei nostri panni di creature, come Figlio dell’uomo subisce la passione e, per dare piena conferma della sua morte, non solo si fa crocifiggere, ma permette che un soldato gli apra il costato con la lancia. Verrà poi sepolto. Ma il terzo giorno fa dono a tutta l’umanità di una vita che ha recuperato la ragione per cui era stata donata, ossia l’eternità con il Padre: la Sua resurrezione, che diviene la nostra resurrezione!


IMPEGNO:

Mi chiedo, nella meditazione, su cosa la mia vita necessita di più di una “resurrezione”.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



18 marzo 2017

#incontroTe

18 marzo 2017  -  Sabato







Hai mutato il mio lamento in danza
(Sal 29,12)




"Stare presso il Padre"


Stare accanto dice un rapporto di servizio e richiama istintivamente a quello che la persona è in Dio. La lunga riflessione tomista, accettata anche dalle scuole posteriori, è arrivata a questa definizione. La persona in Dio è “to pros ti”, tradotta in italiano: stare presso qualcuno.
La persona in Dio è rapporto. Il Figlio è tale perché è in rapporto col Padre e il Padre è Padre perché è in rapporto col Figlio, per cui l’essenza della persona sta in questo arco che congiunge due persone.


IMPEGNO:

Entrerò in una Chiesa per stare un po’ di tempo “presso il Padre”.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



15 marzo 2017

#incontroTe

15 marzo 2017  -  Mercoledì







Mi affido alle tue mani, Signore.
(Sal 30,6)




La strada da intraprendere

Il mistero del cammino si approfondisce quando Filippo domanda a Gesù di mostrargli il Padre, ed Egli: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere” (Gv 14,10), così ci rivela che il cammino da intraprendere è tutto interiore. Gesù traccia chiaramente la strada che conduce alla comunione perfetta con Lui. Tutto comincia con un richiamo indirizzato ai peccatori di Galilea luogo dove Egli va a reclutare i suoi Apostoli e discepoli: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono” (Mc 1,17-18).


IMPEGNO:

Dominerò “le reti” che mi tengono impigliato facendomi perdere tempo e occasioni di cammino e di crescita.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



14 marzo 2017

#incontroTe

14 marzo 2017  -  Martedì







Imparate da me che sono mite e umile di cuore.
(Mt 11,29)




Impegnarsi nella storia con Cristo

Nel Nuovo Testamento Gesù appare come una persona che cammina e cammina molto. Sulla sue strada incontra la Samaritana (cf. Gv 4,1-42). Guarisce un cieco che mendicava al bordo di una di quelle strade impolverate della Palestina (cf. Lc 18,35). Nella parabola, anche il buon Samaritano non devia dal cammino della misericordia (cf. Lc 10,29-37). A Tommaso che gli domanda dove va e come è possibile andare verso il Padre, Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso di me” (Gv 14,6).


IMPEGNO:

Farò un passo di avvicinamento verso chi normalmente evito.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



11 marzo 2017

#incontroTe

11 marzo 2017  -  Sabato







Siate misericordiosi,
com’è misericordioso il Padre vostro
(Lc 6,36)




Vivere per qualcuno

Diventando figlio nel Figlio, ciascuno di noi può entrare nel rapporto particolarissimo che il Figlio ha con il Padre e questo diventa anche la misura del mio rapporto con Lui. Siamo al centro del rapporto religioso perché già a livello umano sentiamo di vivere pienamente soltanto se viviamo per qualcuno.


IMPEGNO:

Metterò a fuoco il teme della generosità nella mia giornata.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



09 marzo 2017

#incontroTe

9 marzo 2017  -  Giovedì






Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta
(Sal 33,6s)




Dio il mio "TU"


Un giorno hanno trovato Teresa di Lisieux in cella con le lacrime agli occhi e le hanno chiesto: “Perché piangi?”. Ha risposto: “Sto pensando che Dio è nostro Padre; è così bello!”.

È il momento dell’esperienza in cui una nozione astratta diventa consapevolezza di una realtà: siamo veramente figli, di stirpe divina, partecipi della natura di Dio (cf. 2Pt 1,4). Questa idea madre del cristianesimo spiega, sul versante divino, l’economia della salvezza e su quello umano delinea la morale cristiana. Il filosofo ebreo, M. Buber, dice che il rapporto religioso comincia nel preciso istante in cui Dio cessa di essere un “Lui” e diventa un “Tu”.


IMPEGNO:

Troverò maggiori momenti di preghiera spontanea per esercitare il “Tu” di Dio.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



24 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».



Per riflettere...
Non è facile pregare perché non è questione di dire delle preghiere, ma si tratta di fare un'esperienza spirituale che tocchi il cuore e la vita.

Nel Vangelo di oggi gli apostoli chiedono a Gesù «Signore, insegnaci a pregare». Gli fanno questa domanda dopo che lui è stato in preghiera. Mi immagino che la domanda è nata in loro dopo aver visto con quale intimità e profondità Gesù pregava. Volevano entrare in quello stile di relazione profonda con Dio che aveva Gesù, loro maestro. Non chiedono che siano insegnate loro delle preghiere. Di preghiere, riti e formule ne hanno più a sufficienza nella loro tradizione religiosa ebraica...

La risposta di Gesù è la preghiera del PADRE NOSTRO. Gesù non ha insegnato una formula, bensì un modo di entrare in relazione con Dio. Ai discepoli che chiedono come pregare, lui risponde usando prima di tutto l'immagine di un Padre e più avanti quella dell'amico che va dall'altro amico. Dio come Padre, Dio come amico. E' questo il primo insegnamento da cogliere e imparare bene.

E chi siamo noi quando preghiamo? Siamo come figli di un padre del quale conosciamo la bontà, sicuri che non ci darà mai qualcosa di cattivo, anche quando sembra non esaudire subito le nostre richieste. Noi siamo come quell'amico che va sicuro dal proprio amico del cuore che non delude mai le aspettative e sul quale può contare sempre.





06 marzo 2016

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Ci è stato insegnato che i nostri peccati offendono Dio e così ci siamo fatti l'idea che sia un permaloso di prima categoria che per un nonnulla si offende e deve essere trattato coi massimi riguardi per non farlo arrabbiare...
Ma Dio non è così! Abbiamo capito male: dicendo che Dio è offeso dal nostro peccato significa che ne rimane ferito, addolorato, perché il suo unico desiderio è di averci con sé.
Il padre della parabola permette ai figli di dirgli quello che vogliono, non è permaloso, non resta indignato dalla richiesta del figlio minore o dallo sfogo del maggiore, non li rimprovera, non li accusa. Va incontro ad entrambi, dimostra loro il suo amore, li invita a rientrare in casa, alla comunione con lui. Sa che l'unico rimedio al peccato è la misericordia, l'unica cosa che vince il male è l'amore.
Questo è Dio! Non lasciamo, dunque, che il male, l'egoismo, la superbia e l'orgoglio continuino a tenerci lontani da casa, lontani da quell'abbraccio misericordioso e pieno d'amore del Padre.
Signore Gesù, donaci il tuo Santo Spirito che ci faccia tornare in noi stessi, ci faccia prendere coscienza del nostro peccato e di quanto male ci stiamo, ci dia la forza di rialzarci e avviarci verso la casa del Padre, verso la sua misericordia senza limiti.

Amen!

(don Matteo Castellina)