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02 marzo 2018

#incontroTe

TERZO INCONTRO:
GESU’ E SIMONE

Essere discepoli





La Parola


Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.


Per riflettere…

“Non pensavo di incontrarti sulla mia strada, Gesù. Credevo che la mia strada tutto sommato sarebbe stata più facile, più tranquilla... ma vederti così ridotto... la mia reazione è stata quella di girare l’angolo, di passare oltre con indifferenza... Ma i tuoi occhi mi hanno guardato... hai guardato proprio me! Allora ho capito che dovevo decidere: o seguirti, o acconsentire tacitamente alla tua esecuzione. O portare la croce con te, oppure insieme agli altri inchiodarti. O essere tuo discepolo, o essere tuo assassino!”.

Preghiera

Signore, troppe volte abbiamo scelto il più facile, il più comodo,
non ci siamo lasciati interpellare dalle tue richieste,
non siamo riusciti a portare la croce con te.
Fa’ che la sappiamo accettare come unico strumento di salvezza.


09 aprile 2017

#incontroTe

9 aprile 2017  -  Domenica delle Palme









Si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca
(Is 53,7a)




Gli amici della croce

Dio coglie nell’uomo, anche quando mostra il suo aspetto peggiore, la sua potenzialità. Dio guarda l’uomo in quanto capacità di costruzione; in ogni uomo c’è una potenzialità che Dio guarda con occhio di padre. Addirittura sulla croce, Dio, con la sua benevolenza, ha colto la potenzialità di salvezza. Dio si rallegra per il bene che possiamo compiere e inizia una storia di salvezza di fronte al nostro male. Il nostro male può diventare, per la sua benevolenza, un luogo di incontro con la sua misericordia. Cristo non è venuto nel mondo per condannare il mondo ma per salvarlo.
La benevolenza, allora, è un’attitudine che cerca l’occasione nei fatti, per poter sviluppare la gratitudine verso Dio. Amare non vuol dire capire. La croce non si capisce, la si vive. La benevolenza è un’attitudine per cui io colgo sempre l’aspetto positivo, perché credo nell’amore di Dio.


IMPEGNO:

Come amico della Croce vivrò la benevolenza verso chi non riesco a capire.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



04 aprile 2017

#incontroTe

4 aprile 2017  -  Martedì









I nostri occhi sono rivolti al Signore
(Sal 122,2)




"... il mio con interessi"

Dio non pretende necessariamente l’eroismo. Egli desidera che l’uomo gli risponda, e vorrebbe che ciascuno gli rispondesse al massimo delle proprie possibilità, per giungere alla santità più grande. Dall’altro lato, però, Dio lascia che ciascuno gli risponda secondo una generosità libera, accettando anche il minimo, qualora la persona decidesse di non dare di più. Ci viene così presentata l’esigenza di Dio che desidera il massimo da ciascuno, ma che ad ogni modo si accontenta anche della minima risposta che l’uomo gli voglia dare: “Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse” (Mt 25,27).


IMPEGNO:

Combatterò ogni impulso egoista che c’è in me anche dando una minima risposta di generosità a Dio.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



14 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)


In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai affrontato anche tu la tentazione
per essere veramente uomo
ma anche per indicarci la via,
per metterci in guardia dai tranelli del maligno.
Il diavolo cerca ogni giorno di dividerci dal Padre,

dalla relazione con lui,
ha tentato anche te
ma tu hai riportato ogni volta il tuo sguardo sull'amore del Padre
che è più importante del soddisfacimento dei bisogni e delle pulsioni,
è più prezioso di ogni potere umano,
dona più gioia che compiere i propri progetti.
Ogni giorno, Signore Gesù,

anche noi dobbiamo affrontare tante tentazioni
e spesso ci lasciamo ingannare,
donaci il tuo Spirito d'Amore
che ci riporti ogni volta a volgere lo sguardo al Padre,
certi della sua misericordia
e sicuri che solo nella sua volontà e nel suo amore
troviamo la nostra gioia.
Amen!

(don Matteo Castellina)

29 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (7,1-8.14-15.21-23)


In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».



Per riflettere...
«Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me». Il grande pe­ricolo è vivere una religione di pratiche esteriori, emozio­narsi per i grandi numeri, i milioni di pellegrini..., amare la liturgia per la musica, i fio­ri, l'incenso, recitare formule con le labbra, ma avere «il cuore lontano» da Dio.
Dio non è presente dove è assente il cuore!
 
Diceva il beato don Giacomo Alberione ai suoi figli: «Ogni tanto nella giornata interrogatevi: “Cuore mio, dove sei? Ecco, stai con Gesù? Vuoi o non vuoi ciò che vuole Gesù?”. Sapere dov’è il nostro cuore, che cosa desideriamo: se c’è l’amor proprio che ci domina, l’egoismo, ecc., allora… subito ci mettiamo a posto; se invece sentiamo in quel momento dov’è la volontà del Signore, che c’è la buona volontà, che c’è l’unione con Dio, ecco, il cuore è volto verso il Signore e il cuore è a posto.
Vi sono anche persone che arrivano a fare tutte le somme delle loro vittorie e delle loro sconfitte, ma soprattutto dovete veder la disposizione del cuore: ciò che cerchiamo nella vita, quello che vogliamo ottenere, supponiamo nel fare questo lavoro, quell’altro ufficio, ecc.: il nostro cuore è rivolto verso il Signore? Vedere il fondo dell’anima come sta... Come sto veramente con il Signore? E ci sto veramente con tutto il cuore, con tutte le mie forze? C’è la mente unita a Lui? La mia volontà è unita alla sua? Questo è uno sguardo sereno all’anima, quasi un’occhiata, chiarissima: si scopre subito come stiamo con Dio».

 
Gesù oggi ci invita ad entrare nel cuore, per ascoltare Lui ed incontrare Lui: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene!». Egli desidera che tutti possano prendere distanza da ogni aspetto inautentico della vita e ci accompagna a scoprire il contenuto del nostro cuore.
Dentro il mondo della scuola e del lavoro, dentro il mondo della politica e dell'economia, dentro il mondo delle relazioni e degli affetti, quanto è grande il desiderio di trasparenza, di onestà, di giustizia, di bellezza, di verità... soprattutto nel cuore di un giovane, luogo non solo delle emozioni ma anche della volontà e delle decisioni.
Quante volte lo stesso cuore è ferito, deluso, arrabbiato, arreso perché in questo mondo vi si trovano anche finzioni, compromessi, inganni, promesse di felicità a buon mercato. Quanta amarezza quando l'ambiguità sta nel nostro di cuore.
Lasciarci contagiare dalla Parola di Gesù rivela tutto il suo amore per noi e diventa il modo di liberarci da noi stessi e dalle nostre schiavitù. Gesù stesso troverà spazio in noi e trasformerà la nostra vita in terreno buono.


18 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)



In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 


Per riflettere...
«Ebbe compassione di loro». Prendiamo questa parola come filo condut­tore per vivere questa domenica: la compassione.
Gesù ha compassione prima degli apostoli, che tornano stanchi dalla missione e li invita a riposarsi; e poi della folla che lo precede nel luogo dove si lascerà incontrare con i suoi.

Gesù mostra u­na tenerezza come di madre nei confronti dei suoi disce­poli: Andiamo via e «riposatevi un po’». Lo sguardo di Ge­sù va a cogliere la stanchez­za, gli smarrimenti, la fatica dei suoi. Per lui prima di tut­to viene la persona; non i risultati ottenuti ma l'armo­nia, la salute profonda del cuore.

Più di ciò che fai a lui interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di an­dare a pregare, di preparare nuove missioni, solo di pren­dersi un po' di tempo tutto per loro, del tempo per vive­re. È un gesto d'amore, di u­no che vuole loro bene e li vuole felici.

E quando, sceso dalla barca, vede la grande folla il suo primo sguardo si posa, ancora una volta, sulla povertà degli uomini e non sulle loro azioni o sul lo­ro peccato.
Se stai con Gesù e lo guardi agi­re, lui ti offre il primo inse­gnamento: «come guarda­re», prima ancora di come parlare; uno sguardo che ab­bia commozione e tenerez­za... le parole e i gesti segui­ranno.

23 marzo 2014

...e sarà Pasqua!

Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa terza puntata prendiamo la nostra bisaccia e ci dirigiamo a conoscere la MONTAGNA...



 
Siete mai stati sulla cima di una montagna? Se non lo avete ancora fatto ve lo consiglio vivamente.

La salita è impegnativa e in alcuni momenti arrivi a pensare che è meglio tornare indietro ma poi, quando finalmente sei in cima e ammiri il paesaggio tutto attorno a te, lo stupore per la bellezza di quello che vedi ti fa dimenticare la fatica in un attimo. Resti meravigliato di quanto sia bello il mondo visto da lì, perché dalla cima di un monte di mondo se ne vede tanto, il tuo sguardo può arrivare lontano, noti i paesini in valle, le malghe lungo il pendio, le mucche al pascolo e, se è una giornata fortunata, anche qualche animale selvatico come un camoscio o uno stambecco. Così, senza quasi accorgertene, ti trovi a pensare all’infinito, alla bellezza, allo splendore della natura e il pensiero va a Colui che ha progettato e creato tutta questa bellezza. Dalla cima di una montagna Dio sembra più vicino, non perché lo sia meno da altre parti, ma perché lì il nostro cuore è più disposto a riconoscerne la presenza.

Il cammino di Quaresima, ma in fondo un po’ tutta la vita cristiana, assomiglia a una passeggiata in montagna, dobbiamo vincere la gravità del nostro egoismo che ci trascina a valle, dobbiamo sopportare la fatica del cammino, ma conduce all’incontro con Dio, alla comunione con Lui, alla gioia della sua presenza.
Quando si sale in montagna si ha bisogno di una guida che indichi il cammino, che dia il passo giusto, né troppo svelto né troppo lento, che conosca i pericoli e sappia dare i giusti consigli. Nel cammino della vita la nostra guida è Gesù, è Lui che ci traccia il cammino, che ci incoraggia a non lasciarci frenare dalle nostre debolezze e fatiche, che ci incoraggia quando siamo un po’ sfiduciati.
 
C’è però una cosa che una guida normale non può fare, non può farci pregustare la gioia che vivremo una volta arrivati in cima. Il Signore, invece, ci dona di pregustare la gioia dello stare con Lui nella preghiera, nell’ascolto della sua Parola, nella vita comunitaria, ci dona il suo Spirito che riempie il nostro cuore della dolcezza e della bellezza di Dio.
 
Questo cammino di Quaresima possa, allora, essere una salita in cui ci liberiamo di ciò che ci appesantisce per avanzare speditamente verso l’incontro con Dio.

 
 
Don Matteo Castellina