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09 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».



Per riflettere...
La vita è ricerca, una sete grande di felicità, amore, pace…
Tale ricerca avviene sempre in situazioni di vita e di relazioni concrete; è innanzitutto la «ricerca di noi stessi».
 La nostra vita è come la metafora del passaggio delle stagioni: ci si accorge di avere un nome e un’identità propria e per questo si scelgono gli studi da compiere, il lavoro per il mio domani… per divenire un certo tipo di uomo, di donna.

«Come realizzarmi?». È la domanda posta a Gesù in questa domenica: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»… come spendere la vita perché sia piena? Come posso raggiungere una vita davvero felice?
Chi è veramente in ricerca è impegnato a scoprire indizi di qualcosa di nuovo che metta luce sul suo cammino; non può vedere la realtà, le relazioni, la propria vita con uno sguardo abitudinario.

Occorre allora spostare lo sguardo, il proprio punto di vista, allinearlo a quello dell’Altro: «Va’ e anche tu fa’ così»
... mettiti in gioco! Gesù ci invita a vivere una stagione nuova della nostra vita, la STAGIONE DELLA FEDE sì, perché la FEDE non solo questione di nozioni ma una relazione di cuore… è quella di chi passa da un Dio credibile ad un Dio affidabile.





19 agosto 2015

Ciak!

Guardare un film attiva non di rado una serie di domande, introspezioni, revisioni interiori.
La trama, i personaggi, la sceneggiatura, ma anche la fotografia, la musica, le parole di un FILM contribuiscono ad aprire delle finestre nella nostra interiorità.

Per la rubrica: CIAK! ci lasciamo guidare dalla lettura di un altro film... buona visione!!!
 
 
 
 







Kung fu Panda    

Regia di Mark Osborne - USA 2008

 

 
Il Panda Po, maldestro e un po’ ingenuo, lavora in un piccolo ristorante a gestione familiare ed è un grande fan delle arti marziali. Nella meraviglia e nella preoccupazione generali, Po viene designato da un’antica profezia come il Guerriero Dragone che deve proteggere il villaggio dal leopardo Tai Lung. Entra così in contatto con i leggendari campioni di Kung Fu e viene preparato dal Maestro Shifu, il loro guru.


 



Vi è nel film l’idea che il caso non esiste e che i fatti e le situazioni della vita ricevono il significato e il senso che noi gli attribuiamo. Il percorso nella propria interiorità inizia proprio quando, pur accettando il mistero, sappiamo dare un significato a ciò che viviamo. Cosa ne pensi? Quali sono le maggiori difficoltà che ostacolano la ricerca interiore?


Il messaggio misterioso che viene consegnato a Po è in realtà uno specchio: cioè l’invito a guardarsi dentro e a ritrovare in sé la fiducia per affrontare la grande sfida della sua vita. C’è qualche situazione o persona che funge da specchio e ti aiuta a guardarti dentro e a recuperare fiducia in te stesso? In che modo lo fa?

 

 

28 maggio 2015

Bricioledi vita

Sono ormai mesi che la nostra Italia è raggiunta da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"!
Vogliamo lasciarci emozionare da tutto questo attraverso l'esperienza diretta di alcuni giovani, come Serena, di Taranto, che ha scelto di vivere da volontaria e si è messa al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.

 

 
 

Tutto è iniziato dopo aver letto varie notizie su internet: ero a Bari, dovevo fare un esame all’università e non tornavo a casa da un mese. Chi avrebbe mai detto che, una volta qui, la mia vita sarebbe cambiata radicalmente!
Il giorno dopo essere tornata, mi sono organizzata con un amico e siamo andati a dare una mano all’ABFO, il dormitorio dietro la chiesa, dove avevano bisogno d’aiuto per mettere in ordine tutti i beni di prima necessità che i cittadini avevano generosamente donato dopo l’annuncio dello stato di emergenza. Da lì, mi sono spostata, insieme a qualche altro amico, presso una palestra della città: lì vengono accolte le famiglie e, più in generale, gli adulti, i quali però, nel giro di pochi giorni, vanno via. Partono per il Nord Italia, o per la maggior parte, per il Nord Europa, consapevoli che le possibilità di trovare fortuna qui in Italia non sono molto alte. E così, abbiamo salutato i nostri amici e abbiamo augurato loro un buon viaggio… l’ennesimo viaggio… con la speranza nel cuore che fosse l’ultimo, e che finalmente potessero trovare un po’ di “normalità”.
Presso un altro centro, invece, la situazione era molto diversa: c’erano e ci sono tutt’ora i minori NON accompagnati. Questi, a differenza degli adulti, non possono muoversi liberamente sul territorio, né italiano né europeo, e devono aspettare di essere collocati in case famiglia, SPRAR o comunità dove rimarranno fino alla maggiore età, e dove nel frattempo impareranno l’italiano e un mestiere, per poter poi essere inseriti nel mondo del lavoro.
La loro sosta qui è un po’ più lunga, perché le procedure di smistamento nelle varie strutture sono parecchio lente e quindi possono rimanere qui per settimane, addirittura per mesi interi.
È la mia educatrice di Azione Cattolica che mi ha spinto a prestare servizio presso quel centro… mi aveva spiegato che la nostra presenza lì sarebbe stata  molto utile, perché questi ragazzini, completamente soli, spaesati, oltre ad aver bisogno di assistenza materiale, erano quelli che più di tutti avevano bisogno di essere ASCOLTATI… di parlare, sfogarsi, raccontare le loro storie terribili e inverosimili a qualcuno e riceverne conforto… avevano bisogno di una spalla su cui appoggiarsi, di un amico con cui confidarsi. Sono sincera, non sapevo se ce l’avrei fatta a reggere nel cuore il peso di un’esperienza così forte, ma, non so perché (poi l’avrei capito), senza pensarci due volte, ho accettato la sfida.
Ecco, a questo punto inizia DAVVERO la mia esperienza da VOLONTARIA!
Ed è stata proprio quest’esperienza, paradossalmente, che mi ha insegnato il vero significato di questa parola: essere volontario non significa soltanto dare cibo e vestiti  a chi ne ha bisogno, ma dare al fratello che hai di fronte tutta l’anima e tutto il cuore; significa rinunciare al tuo tempo libero, a uscire ogni sera con gli amici, a fare una vita comoda, per metterti a servizio di chi ha bisogno di te; e ancora, significa diventare amico di chi hai di fronte, parlarci, ridere, scherzare, ascoltare ciò che ha da dirti, essergli SPALLA e ROCCIA, diventare per lui un vero e proprio punto di riferimento. Così, a 20 anni, ho aperto un nuovo capitolo della mia vita, che ho intitolato “Incontri”, e grazie a quest’esperienza mi sto arricchendo immensamente, sto cambiando la prospettiva da cui guardare le cose.
 
Devo essere sincera, inizialmente l’impatto non è stato molto facile: ho sofferto e pianto tanto perché non riuscivo ad accettare di essere così fortunata rispetto a loro che hanno dovuto patire tutte quelle sofferenze; ero caduta in una fase di apatia totale, e mi chiedevo in continuazione: “Perché io ho tutto e loro niente?”. Poi però, la preghiera mi ha aiutato a risollevarmi, e mi sono detta: “Come posso rinunciare a fare tutto quello che sto facendo, solo per paura di stare male? Per paura di non riuscire a reggere il peso delle loro storie?”. E allora mi sono rimboccata le maniche, ho preso tutta la forza che avevo dentro, mi sono armata di sorrisi a non finire, e mi sono lanciata in quest’avventura.
E qual è stata la cosa più sconvolgente? Scoprire che in realtà siamo noi a non avere niente, e che loro hanno nel cuore un’inestimabile ricchezza nascosta. Sono pieni d’amore, vita, allegria; sanno guardare sempre al lato bello della vita, nonostante abbiano vissuto i drammi della povertà, della schiavitù, della guerra, della distruzione, della persecuzione; emanano il profumo dell’AMORE vero e incondizionato… e viene spontaneo riconoscere, nei loro occhi, lo sguardo di Gesù.
Ogni giorno lì con loro: abbiamo parlato, riso, scherzato, pianto, giocato, siamo usciti, abbiamo mangiato… Siamo diventati amici, alcuni sono andati via, li abbiamo salutati e ci siamo ripromessi che ci saremmo tenuti in contatto (e così è stato), che non li avremmo mai dimenticati; altri nuovi continuano ad arrivare… e ogni volta, la magia si ripete, per loro e per noi: il primo approccio è sempre lo stesso: “Ciao, come ti chiami?” chiedo in inglese o francese, a seconda della lingua che parlano. E dopo un minuto, eccoti immersa nel loro mondo, nelle loro storie, nella loro vita… ti ritrovi a ripercorrere insieme a loro i passi del VIAGGIO che hanno appena terminato, a volte faticosamente, a volte meno; c’è chi ne parla con estrema serenità, chi fa fatica a ricordare, chi invece non riesce ancora ad accettare tutto ciò che ha vissuto, ma in un modo o nell’altro, TUTTI, e dico TUTTI, ti aprono le porte della loro vita, ti accolgono e ti invitano a rimanere accanto a loro. E soprattutto, ti ARRICCHISCONO.
Sì, ti arricchiscono…e il paradosso è proprio questo: parti con l’intenzione di DARE, e alla fine ti ritrovi a ricevere molto di più!
 
A distanza di mesi dal primo passo, posso dire di aver imparato davvero molto, e vorrei sintetizzare il tutto in questi pochi punti.
- Ho imparato che è davvero difficile trasformare il Vangelo in fatti, e che forse, qui, siamo troppo abituati a riempirci la bocca senza sporcarci poi le mani; è in questo periodo più che mai che mi sento continuamente rimbombare in testa le parole di Papa Francesco, quando diceva: “Uscite dalle parrocchie. Una chiesa chiusa in sé stessa è una chiesa ammalata” ed è lì, in quelle due frasi così brevi, ma così dense di significato, che trovo il coraggio per continuare.
- Ho imparato che …per essere volontario ci vogliono una forza e un equilibrio non indifferenti, che si conquistano solamente con il tempo, con la preghiera e con la perseveranza; bisogna imparare ad entrare nella vita dei fratelli bisognosi, senza però lasciarsi troppo coinvolgere dai loro drammi, altrimenti si rischia di rimanere “paralizzati” dal dolore e dalle sofferenze di cui questi ci parlano, e di non riuscire più ad andare avanti.
- Ho imparato che per essere volontari nel modo giusto, bisogna sentirsi come un piccolo tassello di un intero, grande puzzle: da soli, non possiamo salvare il mondo; è insieme che si costruisce. Tutti siamo importanti, ma non indispensabili.
- Ho imparato che se al primo posto non metti l’altro, ma te stesso, smette di essere Amore e diventa vanagloria; è bene mettersi al servizio, è bene rendersi disponibile, è bene sentirsi “COMPLETATI” da un’esperienza del genere; ma il tutto, sempre guardando a ciò che è meglio per l’altro, non per noi stessi.
- Ho imparato che di fronte a una realtà del genere, c’è bisogno di rimettere tutto ciò che fa parte della propria vita sulla bilancia, per ridare alle cose un nuovo peso. Ti chiedi: Cosa è importante davvero? Cosa mi sazia? Cosa mi completa? E nel darti delle risposte, capisci che di tante cose che prima ritenevi importanti, puoi benissimo farne a meno, e che vivere con l’essenziale è ciò che ti rende davvero completo. La cultura dell’essenzialità… sì, questa è la cosa più bella che questi fratelli hanno portato qui da noi, e sarebbe bello se si diffondesse sconfinatamente. La loro è una società ancora incontaminata da tutti i meccanismi che qui ci rendono schiavi e sarebbe bello conservarla così e prenderne esempio. Accontentarsi di niente… di un piatto di pasta, una maglietta, un pantalone e un paio di scarpe, una chiamata ai propri parenti in Africa per dire: sto bene, sono vivo, grazie a Dio!
- Ho imparato anche che è molto importante, quando ci si rapporta con questi nostri fratelli, insegnare loro il rispetto delle regole; infondo, si tratta comunque di persone che, nonostante tutto l’amore che portano dentro, sono fragili: hanno anche loro dei difetti, a volte possono imboccare strade sbagliate, a volte possono essere mosse da passioni negative. Allora, c’è bisogno anche di mettere in chiaro i limiti da non valicare, e ricordare loro, comunque sia, che l’Italia è un paese come tutti gli altri, in cui esistono delle regole di convivenza civile e delle leggi da rispettare. Anche questo compito, un po’ più ostico, fa parte dei DOVERI  del volontario, e contribuisce a costruire il BENE del fratello che stiamo aiutando. Dunque, il volontario è anche responsabile della formazione civile e sociale dei fratelli che aiuta. Il volontario è anche un educatore. O forse, è SOPRATTUTTO un educatore!
 
Comunque, io credo solo una cosa: nulla accade per caso… e questo pezzo di Africa che si è spostata proprio qui, a casa nostra, non è arrivata senza un motivo! Ne sono convinta! Forse il nostro Dio ci ha voluti mettere alla prova, ci ha voluti sfidare… o forse ci ha voluto semplicemente lanciare un MESSAGGIO.
Nel mio caso, è stato proprio così: sto attraversando un periodo particolare della mia vita; è un periodo di resoconti, progetti e scelte; è un periodo di decisioni dure, in cui sto avendo bisogno di mettere tutto sulla bilancia per cercare di capire, a volte anche dolorosamente, cosa è meglio per me… senza nessun condizionamento esterno… Cosa voglio fare della mia vita? Cosa voglio ESSERE, soprattutto?
E mentre cercavo qualcosa ho trovato QUALCUNO, ho trovato Gesù: l’ho trovato nei loro occhi bisognosi d’amore, nei loro sguardi desiderosi soltanto di un po’ di normalità… l’ho trovato nella loro debolezza, nella fragilità, nel cuore grande che ognuno di loro ha… l’ho trovato nelle loro parole innocenti quando ti chiedono: Che fine faremo? Dove siamo? Dove andremo? L’ho trovato nella purezza del loro cuore, nei loro: “Ti voglio bene” sinceri, nella loro capacità di non dimenticarsi di nessuno, nella semplicità con cui sanno condividere con noi quel poco che hanno.
Giro e rigiro tra le mani la cartina dell’Africa… e tutto d’un tratto mi rendo conto che la sua forma assomiglia vagamente a quella di un cuore! L’Africa ha la forma di un cuore! E allora mi dico: forse anche la terra ci vuole suggerire che quel posto è pieno d’AMORE!
 
 

30 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Per riflettere...
Gesù qui si rivela per quello che è: uno che ha autorità, e non come gli scribi. La nota è importante, e infatti la troviamo poche righe sotto, con qualche piccola modifica. Ma il risultato non cambia: Gesù non è uno come gli altri. Ha autorità, parla in nome proprio ed è credibile. Gli scribi erano brave persone, istruite nella Legge, punti d riferimento per il popolo di Israele ma... non parlavano con autorità! Il loro parlare altro non era che un commentare i commenti dei commentatori delle Scritture. Gesù porta qualcosa di nuovo. Cosa? Questa è una buona domanda!

A prima vista non è facile capirlo. In fondo è un uomo come gli altri, è un maestro come ce ne sono tanti, saggio come tanti... eppure non parla come tutti. Porta qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso e bello, non perché in rottura ma perché mostra il vero cuore e il vero volto di Dio in un modo tale che non è possibile restargli indifferenti. Se non scatta la meraviglia, scatta la reazione del demonio ("Sei venuto per rovinarci!"), che vede chi sia Gesù: Colui che libera l'uomo da ogni paura, da ogni legalismo sterile, da tutto ciò che non è secondo Dio, da tutto ciò che prima o poi porta alla morte.

La presenza di Gesù di sicuro non lascia indifferenti: chiede una risposta. Tu, da che parte vuoi stare?  

16 maggio 2014

FACE... to face

Qualche giorno prima di Pasqua ho scoperto di avere una malattia genetica, progressiva e incurabile: la fibrosi cistica. Questo vuol dire per me che non avrò più una vita, non posso più programmare di fare qualcosa domani o fra una settimana perchè non ho un domani per me!
Non ci posso credere che in quei giorni che mi preparavo a celebrare la resurrezione del Signore, per me l’ultima parola è stata invece la morte e non la vita. Ma dov’è Dio? Dov’è il buon Dio?
 
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Comprendo il tuo malessere, soprattutto all’indomani di questa notizia che toglie il sonno, che non riesce a farti guardare più in là. E poi questo “buon” Dio…
Ti dico col cuore in mano che nel buio è sempre possibile cercare e trovare una luce.
La luce non è la soluzione del problema, ma aiuta a viverlo dando un senso, impedendoci di sprofondare completamente nella paura e nella notte.
Anche per il “buon” Dio il sole si spense quel Venerdì santo di 2000 anni fa. Nell’ora più luminosa del giorno il cielo si oscurò e si ammutolì perché non si spegnesse in te il sole della speranza e della fiducia.
Oggi, con grande fiducia, rimetti la tua vita nelle mani del Creatore, vivila secondo per secondo alla grande e …non smettere di sperare!
Ti abbraccio forte.
 
don Vito Piccinonna

02 aprile 2014

...e sarà Pasqua!

Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa quinta puntata andiamo alla ricerca del significato della LUCE...



 
Chi da bambino, non ha avuto paura del buio? (Faremo forse difficoltà ad ammetterlo ma anche da grandi un po’ di disagio lo proviamo). Nulla di strano, è del tutto naturale trovarsi male al buio: non possiamo distinguere ciò che ci sta intorno, non possiamo vedere cosa sia potenzialmente pericoloso, siamo indifesi e vulnerabili, oltretutto il buio evoca in noi il pensiero della morte perché senza luce non ci può nemmeno essere la vita.
 
Qualche volta, durante la benedizione delle famiglie, capita di entrare in alcune case buie i cui abitanti hanno un’aria piuttosto triste e malinconica, basterebbe aprire le finestre e lasciare entrare la luce del sole e si sentirebbero subito meglio.

A tutti può capitare nella vita di affrontare un periodo buio, un periodo in cui le preoccupazioni per la salute, per il lavoro, per la famiglia, non ci permettono di vedere con chiarezza il nostro futuro e così ci sentiamo come in quelle case dove la luce del giorno non entra e tutto appare tetro. Le luci artificiali delle soddisfazioni di questo mondo non bastano a rialzarci e a rincuorarci, abbiamo bisogno della luce del giorno, della luce del sole.
 
Gesù è la nostra luce, più splendente e brillante della luce del sole, illumina e
scalda la nostra vita, disperde le tenebre dell’ansia, delle preoccupazioni, delle paure, ci riempie della sua gioia, della sua pace, del suo coraggio.
Apriamo, dunque, le porte del nostro cuore con un atto di fede, dicendo “Credo, Signore!” e lasciamo così entrare nella nostra vita l’amore di Dio.
 
Il buio che ci attanaglia è l’incertezza del domani, è il non sapere se domani starò bene o se soffrirò, se ciò che ora mi spaventa avrà la meglio su di me, mi potrà schiacciare. Quando invece abbiamo Dio con noi, quando scegliamo di compiere la sua volontà sappiamo che possiamo stare tranquilli perché nessuna sofferenza, nessun problema, nessuna difficoltà ci potrà mai vincere perché Cristo ha già vinto il dolore e la morte con la propria morte e risurrezione.
Con il Battesimo il Signore mi ha già reso partecipe della sua Pasqua, ha già illuminato la mia vita con la sua luce vittoriosa, quindi più nulla mi deve fare paura perché io vivo già da ora la vita eterna.
 
In questo cammino di Quaresima chiediamo allo Spirito Santo di infondere in noi il coraggio per aprirgli la nostra vita perché la possa illuminare con la luce della Pasqua e che ci insegni a vivere da quello che già siamo: risorti!
 
 
don Matteo Castellina 
 
 

02 novembre 2013

Musica!

IL SALE DELLA TERRA - Ligabue


"Il sale della terra", è il primo singolo di Ligabue estratto dal nuovo album di inediti "Mondovisione" che uscirà il 26 novembre prossimo; sin da subito si posiziona al vertice della classifica dei brani più trasmessi in radio e più ascoltati in Rete.

Il brano è accompagnato da un video molto attraente che ha superato 2,5milioni di visualizzazioni su YouTube in pochissimi giorni.
Ligabue tratta il tema di una crisi che non è solo economica, ma anche sociale, spirituale, relazionale e di comportamento. E' una crisi che "ha sete'"di potere e che "ha a che fare" con il bisogno di potere, con le conseguenze prodotte da chi vuole conquistare'il potere... E' una crisi talmente drammatica che non è riuscito a non raccontarla in una canzone.

 
 
Guarda il video: http://www.youtube.com/v/IUWtAUKYmAQ?version=3&autohide=1&feature=share&autohide=1&attribution_tag=OcHGu8MrkgBMxB0PA4xKoA&showinfo=1&autoplay=1


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Nella Bibbia, siamo soliti sentir parlare del "sale della terra sotto il punto di vista figurativo, Gesù disse ai discepoli: “Voi siete il sale della terra”, e, con quell'espressione voleva dire che non sarebbero passati inosservati e che avrebbero avuto un’influenza preservatrice su altri, con il compito di impedire corruzione spirituale e decadimento morale.
 
In questa canzone, il "sale della terra" ha un significato opposto, del tutto negativo: è il denaro! Spesso nel video il regista ci mostra degli spiccioli che vengono rovesciati sulla folla inconsapevole che percorre New York, luogo dove Liga ha voluto girare il suo video, luogo identificato da sempre come il cuore oscuro del capitalismo...! Folla inconsapevole.... ecco cosa siamo diventati... "passeggeri distratti" che vivono dando gusto al "sale" sbagliato!
Il sale è un composto chimico — cloruro di sodio — e se perdesse la salinità, o se perdesse il suo sapore, non rimarrebbe nulla. Ciò fa parte della sua stessa natura.
A motivo della sua proprietà di impedire la decomposizione, il sale è simbolo di stabilità e permanenza e a differenza di quanto si possa immaginare, un “patto di sale” è ritenuto molto vincolante.

Bella questa canzone, bella e scomoda, difficile da accettare, ma questa oggi è la vita della maggior parte di noi... è la nostra quotidianità che è stata stravolta per un'eccessiva o carente quantità di sale!
"Siamo la sorpresa dietro i vetri scuri; 
siamo l'arroganza che non ha paura;
siamo la vergogna che fingiamo di provare... "
Siamo troppo impegnati a parlare e non siamo più capaci di ascoltare, ignoriamo le grida di chi è "diverso" e tendiamo a non considerare chi è ai margini... "...come il sale, dovremmo essere disposti a perdere noi stessi, per poter dare sapore. Come la luce, che non fa rumore, eppure è così necessaria!".... sarebbe bello se riuscissimo ad essere un po' di quel tipo di sale, un po' di quel genere di luce.... con tutti i limiti e i difetti che ci appartengono.
Sale della Terra e Luce del mondo... è proprio questo che siamo chiamati a vivere!

 
Per riflettere:

- Cosa dà sapore alla tua vita?


- Qual è il "sale" predominante delle tue giornate?


- Che tipo di "sale" caratterizza la tua esistenza? Quello che perde la sua salinità mantenendone un composto "insipido" o quello solubile di cui non ne resta traccia?


- Chi potrà essere il sale che manca su questa terra se non ciascuno di noi?
 

28 giugno 2013

La segnaletica della settimana

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».


Per riflettere...
"Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme"
 Gesù sa cosa lo aspetta, nella città santa: lo ha annunciato a chiare lettere ai suoi discepoli. Nonostante questo, prende la decisione di salire a Gerusalemme. Prende fin d'ora su di sé la croce, pienamente, consapevolmente, prima ancora che questa gli venga caricata sulle spalle. La sua è una decisione ferma, irrevocabile: il Padregli ha indicato la strada (vedi domenica scorsa) e lui vuole percorrerla fino in fondo, costi quel che costi.

La decisione di Gesù è tanto ferma che coinvolge anche chi gli sta intorno: rimprovera Giovanni e Giacomo (i suoi amici più cari!) che non hanno capito niente del messaggio di amore e misericordia e vorrebbero distruggere un villaggio di Samaritani che non hanno accolto il Signore. Si ripercuote anche su chi, come noi, desidera seguirlo. Le condizioni che pone sono radicali: accettare, per seguire Gesù, la sua stessa precarietà e povertà, il distacco dagli affetti più cari... e, dopo aver iniziato a seguirlo, non voltarsi più indietro.
Sono queste le (esigenti) condizioni che il Signore pone ai discepoli di ogni tempo, e anche a te e a me. Siamo disposti a seguirlo così, fino alla croce e alla resurrezione?

18 giugno 2013

FACE...to face


La prof d’italiano ci ha detto: “Smettete di sognare: non ne vale la pena, perdete solo tempo, vivete con i piedi per terra, perchè con una generazione senza futuro e senza valori come la vostra, solo vivendo razionalmente riuscirete a concludere qualcosa... Non date retta a certe persone come preti e suore che vi spingono ad osare, a puntare in alto... Se volate e poi cadete giù non ci sarà mai nessuno che vi prenderà perchè nel mondo ognuno vuole fare le scarpe all’altro; esistono solo raccomandazioni e raccomandati: rassegnatevi!”... E io mi domando: da che parte stare?

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Se è vero che i piedi bisogna tenerli per terra la testa non può fare la stessa fine.

Non ti preoccupare di quanti nella vita ti invitano a mettere da parte i sogni magari richiamandoti a concretezza. I sogni di cui ci innamoriamo, quelli veri, sono quelli che  vogliamo tradurre con coraggio e determinazione in concretezza. Non ci stiamo mica drogando sognando. Sappiamo molto bene anche che la vita non obbedisce solo a criteri di razionalità. Come ci sarebbe spazio per l’amore, per la vita, per il gratuito? Ci sono  “leggi” che sfuggono alla razionalità sebbene siamo invitati ad usare sempre questo cervello nel migliore dei modi per mettere a frutto i talenti ricevuti.

Un vecchio adagio dice “Ad astra per aspera”. Se vuoi arrivare alle stelle devi attraversare vie scomode. La facilità non è mai sinonimo di felicità.

Coraggio! Sempre avanti!

Ti abbraccio

don Vito






21 maggio 2013

I volti della FEDE...

Fede è.... consegnarsi nelle Sue mani X SEMPRE!!!



Quest’anno, molta gente ha avuto l’occasione di poter vivere a pieno la 50° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, partecipando domenica 21 aprile 2013 alla Celebrazione eucaristica, durante la quale si è svolto il rito della professione perpetua di sr M. Cristina Catapano.

Tale momento è stato preceduto da una Settimana di preghiera e di riflessione sul tema delle vocazioni, con diversi incontri per tutti i gruppi della comunità parrocchiale (le giovani coppie, i ministri straordinari della Comunione, i catechisti, i diversi gruppi di preghiera ecc.) e per i giovani dell’intera diocesi.
Progetta con Dio … abita il futuro, titolo della Giornata di preghiera per le vocazioni, è anche il messaggio di speranza e fiducia che durante la Settimana di animazione abbiamo voluto lasciare a quanti hanno partecipato alle diverse iniziative. È stato bello raccontare la fedeltà di Dio, quella che ci permette di sognare e progettare con Lui. Ed è possibile al punto di dire SI... PER SEMPRE! Vivendo in pienezza la propria vocazione, il progetto d’amore che Dio ha per ciascuno di noi.
Abbiamo toccato con mano come la gente ha bisogno di Dio, ha bisogno di speranza, ha bisogno che qualcuno annunci loro la buona notizia del Vangelo, ha bisogno della nostra testimonianza gioiosa e concreta.
Gli incontri sono stati accolti con gioia ed entusiasmo da tutti, dai più grandi ai più piccoli lasciando un sentimento di felice speranza nel futuro.

E’ sgorgato un GRAZIE per il dono di tutte le vocazioni, per la vocazione di Sr. M. Cristina,  per don Franco, per don Francesco che ci hanno accolto e sostenuto con premura e per tutti coloro che faticano ogni giorno per essere fedeli per sempre.
Ma un GRAZIE particolare va fatto a tutti quei giovani che con passione hanno lavorato con noi e che ci hanno chiesto di non lasciarli soli nel cammino di scoperta del progetto di Dio sulla loro vita.

03 gennaio 2013

I volti della FEDE...

Capodanno a Roma con Taizé... un'esperienza più unica che rara!


Dal 28 dicembre 2012 al 2 gennaio 2013, in questo Anno della fede, si è svolto a Roma un "Pellegrinaggio di fiducia" dei giovani provenienti da tutti i Paesi europei organizzato dalla comunità di Taizé.
 





È stato innanzitutto un incontro con Cristo risorto e con gli altri. Grazie alla preghiera comune ognuno  si è reso disponibile  a Dio e, attraverso la condivisione, tutti si sono impegnati nel superare le frontiere tra i popoli e le differenze di lingua, cultura, religione per accogliersi e arricchirsi gli uni gli altri.
 
La nostra comunità ha aperto le porte a circa un centinaio di giovani provenienti dalla Polonia, dalla Croazia, dalla Bielorussia, dalla Germania, dalla Slovenia e dall’Ucraina che ci hanno fatto dono della loro presenza e della loro gioia.
 
 
È stata un’esperienza di accoglienza vissuta nella semplicità che ha allargato i nostri orizzonti e ci ha confermate nella fiducia in Dio, nella Chiesa, nei giovani e in noi stesse, aprendoci con speranza al futuro.