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23 marzo 2018

#incontroTe

SESTO INCONTRO:
GESU’ E I LADRONI

Il ladrone che spera: dalla solitudine alla speranza



La Parola



I due malfattori erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro insultava Gesù... L'altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse: "Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla  di male. Poi soggiunge: "Gesù  ricordati di me quando sarai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso".



Per riflettere…

Ho scoperto che qualcuno mi ama e questa non può essere una cosa passeggera perché Lui mi amava da sempre e mi ha dimostrato il suo amore quando io meno me l'aspettavo”.

Questa esperienza di Dio che ti ama in Gesù ti apre il cuore e la vita. Vivere la sorpresa di essere amati, perdonati, accolti è come uscire a sorpresa da un tunnel e ritrovarsi felici alla luce, è come ricevere una telefonata dalla persona che vuoi dimenticare, ma che ancora ti ama e ti cerca, è come sentirsi guariti dopo una lunga e grave malattia, sentirsi amati quando meno te lo meriti. Dio ti ama oggi perché ti ha amato da sempre.



Preghiera

Preghiamo insieme: "Canterò per sempre, o Signore, il tuo amore".


Con il cuore perdonato...

Con tutta la vita...

Con tutta la mia amicizia...

Con tutte le gioie, i dolori e le speranze che sto vivendo...

Per tutti quelli che amo e mi amano...






09 febbraio 2018

Per te... giovane!

UN INVITO PER TE...
PRIMA PROFESSIONE RELIGIOSA


Ringraziamo il Signore per il dono delle vita e della vocazione di Pierenza Mellone che domani 10 febbraio, nel giorno in cui la nostra Famiglia Religiosa compie i suoi 94 anni di vita, pronuncerà il suo SI'...



Vi aspettiamo per condividere con noi questa immensa gioia!

10 giugno 2017

Per te... giovane!



ALZATI E VA', NON TEMERE!

Iniziative estive per giovani           



Ecco il depliant con le iniziative che la pastorale giovanile e vocazionale PDDM propone per l'estate 2017!


Se vuoi saperne di più o ti piacerebbe essere dei nostri, contattaci!

Ti aspettiamo... Non mancare!

06 aprile 2017

#incontroTe

6 aprile 2017  -  Giovedì










La mia gioia è nel Signore
(Sal 103,34)




La giustizia proporzionale

Il grado di santità raggiunto dalla persona, tuttavia, in questo caso non potrà essere grande. Esiste anche una giustizia proporzionale, dove il grado di beatitudine celeste avrà pure una certa corrispondenza al grado di virtù raggiunto sulla terra.
Diversamente, Dio sarebbe ingiusto. La parabola narrata da Luca, sottolinea infatti questa proporzionalità: il servo che ha guadagnato cinque mine, acquista potere su cinque città, e quello che ne ha guadagnati dieci, riceve autorità su dieci città. Nella parabola viene condannato infine quel servo che ha restituito a Dio la stessa somma che aveva ricevuto all’inizio. Il Signore si attende almeno un investimento minimo, perché l’uomo si salvi. Il versetto chiave è il 28: “Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti”.


IMPEGNO:

Cercherò di essere più consapevole.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



28 marzo 2017

#incontroTe

28 marzo 2017  -  Martedì









Rendimi la gioia di essere salvato
(Sal 50,14a)




Il valore di ogni talento (cf. Mt 25,14-30)

Dinanzi alla semplice lettura di questo versetto già citato, la prima reazione istintiva, osservando la diversità di criteri con cui Dio distribuisce le sue ricchezze, è quella di pensare: “Poverino, questo servo ha ricevuto un solo talento, mentre gli altri sono stati gratificati più di lui”. Questa medesima osservazione, la facciamo spesso anche nella vita, confrontando e giudicando dal nostro punto di vista il modo con cui Dio distribuisce le sue ricchezze agli uomini. Prima di dire che il servo di un solo talento abbia ricevuto poco, dobbiamo chiederci quanto valga un talento e quale sia stato il suo potere di acquisto nel primo secolo.


IMPEGNO:


Analizzo e purifico il mio modo di giudicare.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



25 marzo 2017

#incontroTe

25 marzo 2017  -  Annunciazione del Signore








Tu mi conosci fino in fondo
(Sal 138,14)




L'anima mia magnifica il Signore


Nella visione cristiana delle cose, non c’è nessuno che possieda veramente qualcosa. Anche per noi battezzati questo concetto entra spesso con difficoltà nella nostra mentalità. Il segnale sicuro di un atteggiamento padronale nei confronti della vita è costituito dal fatto che al mattino ci alziamo e diamo per scontato che ciò che abbiamo, a partire dal respiro, ci sia dovuto; non ci meravigliamo del fatto che respiriamo, ci muoviamo, abbiamo la percezione del mondo, l’intelligenza, la vita che palpita in noi. Dio vuole smascherare proprio questo inganno, dicendoci che tutto quello che abbiamo è un suo dono, e che il vero proprietario è Lui.
Questo cambiamento di prospettiva ci consente di guardare alla nostra vita con occhi di meraviglia e di gioia, perché siamo oggetto di un Amore generoso, che elargisce doni senza limiti. Maria di Nazareth ne è un esempio sublime, sa di non possedere nulla e si lascia trasformare dalla Grazia.



IMPEGNO:

La generosità passa anche in un atto di perdono.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



19 marzo 2017

#incontroTe

19 marzo 2017  -  III Domenica di Quaresima







Ha sete di te, Signore, l’anima mia
(Sal 62,2)




Come la samaritana presso il pozzo di Sicar


Anche la persona umana si realizza nel rapporto nell’apertura. Questo è lontano da certe definizioni di persona troppo filosofiche. Il vivere per conto proprio (subsistere in se) è l’essere diviso dagli altri. Se ci rifacciamo al modello divino la persona è essenzialmente un protendersi verso il fratello, un fargli compagnia lungo la strada della vita, proprio quello che Dio fa con ciascuno di noi.

Due poli che non si distinguono: relativi a noi proprio perché agganciati al Signore nella contemplazione e nella lode.
Esse ad è un atteggiamento fondamentale della carità: stare accanto per servire. È un’illusione tragica quella della persona che crede di costruire se stessa chiudendosi nel proprio egoismo. Raul Follerau ha detto: “Nessuno ha il diritto di essere felice da solo”. Ma si potrebbe dire anche di più: “Nessuno riesce a essere felice da solo”. Se ci chiudiamo in noi stessi intristiamo, non costruiamo la felicità. La felicità si costruisce nel rapporto. È aprendoci all’altro, ai suoi bisogni che realizziamo noi stessi e diventiamo felici.


IMPEGNO:

Farò di tutto per portare Gioia a qualcuno.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



25 dicembre 2016

Natale del Signore

"Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la GIOIA"
(papa Francesco)


Buon Natale! Che sia un Natale di gioia per tutti e che il nuovo anno ci trovi sempre più protagonisti del nostro futuro.

Papa Francesco, durante la GMG, ci ha messi in guardia dalla divano-felicità, spronandoci a scendere da quella poltrona, a indossare gli scarponcini e a metterci in cammino. Questo è l'augurio per l'anno che sta arrivando: che possiamo essere protagonisti della storia, lasciare la nostra impronta nel mondo e fare in modo che non siano altri a decidere il nostro futuro!


AUGURI!

Pie Discepole del Divin Maestro

31 agosto 2016

Briciole di vita

Noi che... GMGamo!


Ad un mese dalla chiusura dell'indimenticabile GMG di Cracovia abbiamo voluto raccogliere alcune testimonianze per far memoria di quanto il Signore ha operato nella nostra vita e riportalo al cuore.
Grazie ai nostri amici che hanno voluto condividere con noi la loro esperienza di vita...



Dire qualcosa di questa esperienza in Polonia, di questa 31esima GMG?
Ebbene, ora che le ore di pullman sono terminate e il sonno abbondantemente recuperato, cosa rimane?


Oltre l'accoglienza paradisiaca delle famiglie della Repubblica Ceca, oltre i sorrisi dei bambini, oltre le parole sussurrate, custodite e affidate. Cosa rimane oltre la preghiera di ogni polacco che ti chiedeva di cantare sempre e comunque "Volare", oltre al russare de...lle notti in palestra, oltre gli improbabili balli d'animazione improvvisati alle fermate dei tram. Cosa rimane oltre le lacrime di chi si dice un arrivederci che ha l'amaro retrogusto dell'addio, oltre le gambe doloranti, la pioggia che ti battezza per sempre giovane.
Ecco credo che rimangano le
domande. Domande antiche e nuove.
Domande di senso. Domande d'Amore.
Fabio, mi ami?
Mi ami al di sopra di tutto e di tutti? Senza se e senza ma.
Pronto ad un amore folle? Folle perché totale, folle perché spesso inconcepibile e sempre inspiegabile.
Sei pronto a mollare tutto. Ma soprattutto a mollare il tuo benedetto orgoglio?
Ti fidi, Fabio? Sei pronto?
Non lo so Signore, ma ci voglio provare.
Come prima, più di prima!
Ti valga, buon Dio, come la più sincera delle mie promesse.


Fabio




È passato un mese. Già? Solo? Non si sa...
È già passato un mese, ma mi sembra di essere ancora lì, tra tutti quei sorrisi e quegli abbracci.
È passato solo un mese, ma quest'esperienza ha già cambiato così tanto nella mia vita.
È passato un mese ed io continuo a ringraziare per quello che ho potuto vivere in tredici giorni così intensi, e credo che non smetterò mai di farlo.
Mi mancano quei giorni, mi mancano le persone con cui li ho condivisi, come non avrei mai creduto
...possibile che mi potessero mancare. E, anche grazie a questa mancanza, la GMG continua nella mia vita.

Chiara




I sorrisi, le fatiche, gli incontri, le parole ed i gesti inaspettati! Ancora una volta quest'esperienza è entrata con la sua solita energia nella mente e nel cuore come un ritmo di voci e cori di cui non si riesce a far a meno. La scoperta di una terra fantastica, la Polonia. Patria di tanto dolore trasformato saggiamente in un ricordo indelebile.
Da Auschwitz a Czestochowa, da Istebna a Cracovia. Un milione di sguardi e sorrisi travolgenti! La gmg non delude mai! Son grata per quest'esperienza e per essermi messa in cammino nonostante le difficoltà! GRAZIE!

Alessia




Per anni ho sentito tantissime cattiverie e maldicenze su polacchi e Polonia, così tante che "un po' un po'" ci credevo.

Nelle due settimane trascorse li, siamo stati accolti come figli, siamo stati amati, siamo stati adottati, si sono presi letteralmente cura di noi, ci hanno sostenuto e aiutato. Ho abbandonato così ogni pregiudizio che avevo, e ho capito che le "povere" persone che criticavano e giudicavano lo facevano per cattiveria, per interesse personale e soprattutto per "ignoranza" e forse anche gelosia. Gesù é amore, pace, NON simbolo di cattiveria e pregiudizi, eppure certa gente crede di essere davvero cristiana...
Io in Polonia ho lasciato tanto, una "seconda famiglia", tante emozioni, insomma un piccolo grande pezzo del mio cuore... Ma la vera e propria GMG inizia proprio ora!


Corrado




03 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».



Per riflettere...
Dopo la chiamata personale ecco oggi che Gesù ci invita alla missione. 72 erano le nazioni conosciute allora, quindi è come dire che l'annuncio va portato a tutte le nazioni.
E' importante provare a parlare di ciò in cui credo anzitutto per me stesso. E' il modo migliore che ho per chiarirmi le idee, perché io so veramente solo ciò che so spiegare, ma attenzione: Gesù non mi chiede di dimostrare né la sua esistenza né il suo amore. Dio non ha bisogno di essere difeso da me. Sa lui come rendersi credibile. Mi chiede solo di testimoniare, cioè di raccontare la mia esperienza di Lui, perché questo potrebbe accendere in qualcuno una scintilla di speranza o di curiosità.

Dio non ha bisogno di me come avvocato difensore, mi invita solo a parlare di Lui.

C'è qualche cosa nel Vangelo che mi aiuta e che ho sperimentato vero per me? Ho incontrato il Signore? Se sì, è un invito per me a raccontarlo... Io posso dire che mi ha cambiato la vita e l'ha resa davvero bella!






06 marzo 2016

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Ci è stato insegnato che i nostri peccati offendono Dio e così ci siamo fatti l'idea che sia un permaloso di prima categoria che per un nonnulla si offende e deve essere trattato coi massimi riguardi per non farlo arrabbiare...
Ma Dio non è così! Abbiamo capito male: dicendo che Dio è offeso dal nostro peccato significa che ne rimane ferito, addolorato, perché il suo unico desiderio è di averci con sé.
Il padre della parabola permette ai figli di dirgli quello che vogliono, non è permaloso, non resta indignato dalla richiesta del figlio minore o dallo sfogo del maggiore, non li rimprovera, non li accusa. Va incontro ad entrambi, dimostra loro il suo amore, li invita a rientrare in casa, alla comunione con lui. Sa che l'unico rimedio al peccato è la misericordia, l'unica cosa che vince il male è l'amore.
Questo è Dio! Non lasciamo, dunque, che il male, l'egoismo, la superbia e l'orgoglio continuino a tenerci lontani da casa, lontani da quell'abbraccio misericordioso e pieno d'amore del Padre.
Signore Gesù, donaci il tuo Santo Spirito che ci faccia tornare in noi stessi, ci faccia prendere coscienza del nostro peccato e di quanto male ci stiamo, ci dia la forza di rialzarci e avviarci verso la casa del Padre, verso la sua misericordia senza limiti.

Amen!

(don Matteo Castellina)

21 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai fatto fare a Pietro, Giacomo e Giovanni
l'esperienza della trasfigurazione
affinché sapessero quale era la meta
del tuo cammino verso Gerusalemme,
ma anche affinché pregustassero la gioia della vita eterna,
promessa del Padre
che tu hai compiuto con la tua morte e risurrezione.
Donami oggi, Signore,
di poter sperimentare quella stessa gioia,
di saper aprire gli occhi del cuore
che possono vedere la tua gloria,
donami di ascoltare la voce del Padre,
donami di sapermi stupire
per la salvezza che mi hai donato.
È qui accanto a me,
ma io sono troppo preso dalle cose del mondo
per accorgermene.
Donami il tuo Spirito
che mi insegni a salire sul monte della preghiera,
a lasciare tutto indietro per stare solo con te,
per lasciarmi illuminare dalla tua luce,
colmare della tua grazia,
inondare della tua gioia.
Saprò, così, che posso continuare a camminare in questa vita

avendo come meta te, morto e risorto per amore mio.
Amen!

(don Matteo Castellina)

14 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)


In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai affrontato anche tu la tentazione
per essere veramente uomo
ma anche per indicarci la via,
per metterci in guardia dai tranelli del maligno.
Il diavolo cerca ogni giorno di dividerci dal Padre,

dalla relazione con lui,
ha tentato anche te
ma tu hai riportato ogni volta il tuo sguardo sull'amore del Padre
che è più importante del soddisfacimento dei bisogni e delle pulsioni,
è più prezioso di ogni potere umano,
dona più gioia che compiere i propri progetti.
Ogni giorno, Signore Gesù,

anche noi dobbiamo affrontare tante tentazioni
e spesso ci lasciamo ingannare,
donaci il tuo Spirito d'Amore
che ci riporti ogni volta a volgere lo sguardo al Padre,
certi della sua misericordia
e sicuri che solo nella sua volontà e nel suo amore
troviamo la nostra gioia.
Amen!

(don Matteo Castellina)

06 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (4,21-30)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
 



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
tu sei venuto ad annunciare la salvezza,
a donare a tutta l'umanità la vita eterna.
A noi, però, interessa di più risolvere i problemi di questa vita terrena,
te lo chiediamo, a volte, addirittura, lo pretendiamo 
e quando non ci esaudisci ci vien voglia di cacciarti,
non sappiamo che farcene di te.
Spesso, Signore, ti trattiamo come fecero i tuoi compaesani,
come un distributore di miracoli,
non come colui che ci ha amati fino a dare la sua vita per noi.
Trasforma il mio cuore, Signore,

rendimi capace di guardare oltre le mie difficoltà quotidiane,
insegnami a vedere la grazia che hai preparato per tutti noi,
fammi capire che mi serve a ben poco risolvere i miei problemi personali
se poi non so gioire delle grazie che fai nella vita dei miei fratelli.
Aiutami a comprendere che solo accogliendo il tuo Vangelo
e camminando accanto a te
io posso vivere la gioia che hai preparato per me
e per tutti i miei fratelli.
Amen!

(don Matteo Castellina)