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16 febbraio 2018

#incontroTe


PRIMO INCONTRO:
GESU’ E I DISCEPOLI CHE DORMONO

Tra superficialità e indifferenza





La Parola

Intanto Gesù arrivò con i discepoli in un luogo detto Getsemani. Egli disse: "Restate qui mentre io vado là a pregare". Poi incominciò ad essere triste e angosciato. Allora disse ai tre discepoli: "Una tristezza mortale mi opprime. Fermatevi qui e restate svegli con me". Andò un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare. Poi tornò indietro verso i discepoli, ma trovò che dormivano.



Per riflettere…

La preghiera di Gesù nell'orto del Getsemani è l'inizio della sua passione. Qui una grande tristezza lo opprimerà fino a procurarGli un sudore di sangue; chiederà al Padre di allontanare da Lui questa prova, ma poi dirà "la tua volontà sia fatta". Gesù invita i discepoli a stargli vicino, a "vegliare con Lui". Ma è un impegno troppo grave per loro e s'addormentano.

Mi domando come si possa dormire mentre una persona che conosci sta soffrendo: eppure accade spesso. Quanta superficialità nel non voler notare i sentimenti delle persone che vivono con noi. Siamo come sordi che non vogliono ascoltare. Se notiamo un amico in difficoltà facciamo finta di niente. Quanta indifferenza nel nostro cuore che è cieco e non vuole amare se non se stesso e le proprie comodità. Gesù ci dice "state svegli e pregate perché la volontà è pronta, ma la debolezza è grande".



Preghiera

Preghiamo insieme: ”Liberaci o Signore”.



Dalla indifferenza e dalla superficialità...

Dalla freddezza del cuore e dei sentimenti...

Dalla poca voglia di pregare...

Dalla fretta e dalla comodità cercata e voluta...

Da tutti gli egoismi e dai facili guadagni...




02 aprile 2017

#incontroTe

2 aprile 2017  -  V Domenica di Quaresima









La tua Parola mi fa vivere
(Sal 118,50b)




Lazzaro vieni fuori!

E Gesù dà il solenne annuncio, non solo riguardo la sorte di Lazzaro, ma di tutti noi: l’annuncio che dà senso alla vita, che sappiamo tutti non ha grande durata sulla terra, per la sua stessa fragile natura. Un annuncio che è il grande Evento della Pasqua, quando Gesù stesso, Figlio di Dio, per toglierci dal castigo della morte senza domani, dopo il peccato originale, mettendosi nei nostri panni di creature, come Figlio dell’uomo subisce la passione e, per dare piena conferma della sua morte, non solo si fa crocifiggere, ma permette che un soldato gli apra il costato con la lancia. Verrà poi sepolto. Ma il terzo giorno fa dono a tutta l’umanità di una vita che ha recuperato la ragione per cui era stata donata, ossia l’eternità con il Padre: la Sua resurrezione, che diviene la nostra resurrezione!


IMPEGNO:

Mi chiedo, nella meditazione, su cosa la mia vita necessita di più di una “resurrezione”.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



28 marzo 2015

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (11,1-10)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».


Per riflettere...
Gesù entra in Gerusalemme. E lo fa in grande stile!
Gente che  grida: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" e che gi stende davanti, in segno di sottomissione, i mantelli... Gente che lo acclama re, il Regno che viene, e agita i rami frondosi in festa, proprio come accadeva per alcune processioni particolarmente solenni verso il Tempio di Gerusalemme...

Ebbene sì, una volta tanto, la folla ha ragione! Ecco il Re! Eccolo, il Figlio di Davide! Il Messia, Colui che libererà Israele, in nome di Dio!

Ebbene sì... hanno capito una cosa per un'altra! Gesù è re, ma Re dell'universo. Un re mite e povero, che porta un regno che non appare dalla potenza umana, ma da quella divina, che ha un nome ingombrante: amore e misericordia.

E allora, nessuna meraviglia che quelle stesse voci che lo acclamavano Re, dopo pochi giorni grideranno: "Crocifiggilo!"; chi gli stendeva davanti il mantello gli strapperà la tunica; chi lo fece salire su un puledro regale lo caricherà della croce...
Questo può capitare anche a noi. E a noi è lasciata questa scelta, fondamentale: riconoscere Gesù come nostro Signore e seguirlo fino alla fine, come le donne, o acclamarlo quando tutto va bene ma poi rivoltarci contro di lui, come la folla. Oppure defilarci, facendo finta di non conoscerlo neanche, come i discepoli. 

27 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)


In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


Per riflettere...
Una bellezza così, non l'avevano mai vista. Una luce così grande da stordire, e uno stupore tanto grande da far dire: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Chiosa Marco, però, che non sapevano che cosa dire... come quando davanti all'amore della tua vita che ti appare nel pieno della sua bellezza, la cosa più intelligente che riesci a dire è... un mucchio di idiozie! (e meno male che, in genere, in quei momenti nessuno ci fa caso...)

E' un momento importante: il Padre prepara i discepoli preferiti di Gesù a sostenere la lacerante umiliazione della Passione e della Croce facendoli passare attraverso la luce del Tabor. Pietro, Giacomo, Giovanni non capiranno nulla. E forse non è nemmeno questo l'importante! Ricevono (e noi con loro) un dono grande, che non capiscono se non molto tempo dopo... non nell'oscurità del Venerdì santo, ma alle prime luci di un mattino in cui l'unico segno che resterà è quello di una tomba aperta e vuota.

Del Tabor portiamo con noi, come i discepoli, il dono della Parola del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Perché la Passione (e la Resurrezione), pur misteriose, trovano senso solo credendo che Gesù è il Figlio amato di Dio; perché solo ascoltando Lui, cioé accettando di seguirlo in tutto e per tutto, anche le nostre croci, piccole o grandi che siano, trovano senso e pace. E allora anche le situazioni più terribili si aprono alla certa speranza della Resurrezione.

11 aprile 2014

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno A)
 
Dal Vangelo secondo Matteo (21,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».


Per riflettere... 
Gesù entra a Gerusalemme. In trionfo, come Figlio di Davide. Come re, che spazzerà via la potenza degli occupanti Romani.
La folla si accalca e grida:  «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!

 E fa rabbrividire il pensiero che, come ci ricorderà il racconto della Passione che  viene proclamato proprio in questa domenica, le stesse voci che osannano Gesù saranno quelle che grideranno: A morte! Crocifiggilo! 
Gesù lo sa, è turbato, ma non si scompone. Va avanti per la sua strada, che è la volontà del Padre suo, che gli porge il calice amaro della croce. 

Anche noi, tutte le volte che andiamo a Messa, ripetiamo, spesso cantando, le parole della folla che accoglie festante Gesù. «Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». Quasi a ricordarci che la volubilità della folla di Gerusalemme (che nel giro di poche ore cambia totalmente parere su Gesù) è anche la nostra; che anche noi, tante volte, passiamo con una facilità estrema dall'ascolto della Parola al rifiuto del Signore, attraverso il peccato. E che, quindi, anche noi siamo nella stessa barca degli abitanti di Gerusalemme, che accolgono Gesù agitando rami di ulivo e poco dopo lo mandano in croce.

Questa Settimana Santa sia, allora, all'insegna della decisione di accogliere davvero il Maestro che viene. Non per ucciderlo, ma per essergli accanto, come le donne, sotto la croce. 

22 marzo 2013

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Per riflettere...
"Benedetto!" ... "Crocifiggilo!"
La domenica delle Palme si può racchiudere in queste due parole.

Quanto è veloce, nella folla, il passaggio dall'entusiasmo alla furia omicida...
Quanto è veloce, nei discepoli, il passaggio dalla fedeltà incondizionata al fuggi fuggi generale davanti alla concreta possibilità di rimetterci di persona...

La domenica delle Palme, il portale d'ingresso e "riassunto" della Grande e Santa Settimana, ci fa fissare lo sguardo su questo mistero grande, che è il cuore della fede cristiana: quella di un Dio fatto uomo che si consegna liberamente nelle nostre mani, si lascia crocifiggere per amor nostro, e morendo dà a noi la vita.
Gesù è chiamato re dalla folla, portato in trionfo a Gerusalemme. Ed egli, a Gerusalemme sarà incoronato, ma di spine; salirà sul trono, ma quello terribile della croce... E sul suo trono di morte/vita, egli mostra il volto di misericordia del Padre, per cui il primo "santo subito" sarà un assassino pentito.

Anche noi lo seguiamo inneggiando, portando i rami d'ulivo: è giorno di festa (in alcune regioni d'Italia ci si scambia perfino gli auguri!). Ma sapremo seguirlo con altrettanto slancio dal Cenacolo, via via, fino al Calvario? Scelta difficile, ma necessaria. Come ci ha ricordato papa Francesco: "Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore" (14 marzo 2013).
Allora... coraggio! Buon cammino dietro al Re della gloria!     

22 febbraio 2013

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)



In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

  
Per riflettere...
Questa domenica siamo portati sul monte della Trasfigurazione, con Pietro, Giacomo e Giovanni. Cosa deve essere stato, per i tre discepoli prediletti di Gesù, vedere il loro Maestro che, pregando, cambia d'aspetto! La bellezza e lo sconcerto...

Dal Tabor al Calvario il passo è breve, molto più breve di quello che sembra. Per Gesù questo è molto chiaro: parlando con Mosè ed Elia del suo esodo, da compiersi a Gerusalemme, Egli vede la sua missione con la stessa chiarezza con la quale i discepoli vedono Lui cambiare d'aspetto. 

Gesù ha già annunciato una prima volta la sua prossima Passione; ora, pregando sul monte, accetta dalle mani del Padre questa missione, ed ecco che, ancora una volta, il Padre interviene. Nella nube, si sente una voce: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Anche se non capite. Anche se vorreste fare di testa vostra. Anche se la strada che vi indica è in salita e per nulla gloriosa e comoda (almeno in apparenza). Badare bene: quello del Padre è un comando, non un consiglio! E, stavolta, non è per Gesù, ma direttamente per noi, suoi discepoli!
 
In questa Quaresima, la consegna del Padre è anche per noi. Dio ci lascia la scelta tra il fidarci di Lui, pur nella paura e nella difficoltà di accetta la via della sofferenza come via dell'amore, o "fare di testa nostra". Alla luce del Tabor, tutto può sembrare semplice, lo è un po' meno nella notte del Getsemani (dove il sonno della tristezza vince l'amore), ancor meno nel silenzio del Calvario.

06 aprile 2012

Venerdì santo

Uno spunto di riflessione e preghiera per questo giorno grande e terribile.
Questa volta ci aiuta un Padre della Chiesa d'Oriente, san Gregorio Nazianzeno.


Saremo partecipi della Pasqua, presentemente ancora in figura, ma fra non molto ne godremo di una più trasparente e più vera, quando il Verbo festeggerà con noi la nuova Pasqua nel regno del Padre.
Offriamo ogni giorno a Dio noi stessi e tutte le nostre attività.
Con le nostre sofferenze imitiamo le sofferenze, cioè la passione di Cristo. Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo. 
Se sei Simone di Cirene, prendi la croce e segui Cristo.
Se sei il ladro e se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fai come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui.
Se sei Giuseppe d'Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così  l'espiazione del mondo.
Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.
E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fa’ di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.
Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo.

(San Gregorio di Nazianzo, Discorso 45,23-24)