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31 marzo 2017

#incontroTe

31 marzo 2017  -  Venerdì









Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore
(Sal 33,20)




Ciò che davvero gli serve

“A ciascuno secondo la sua capacità”. Questa espressione va compresa all’interno del messaggio generale del Nuovo Testamento. Infatti, con essa non si vuole dire che Dio ti dà un dono secondo la tua capacità personale, perché sappiamo bene che anche la capacità in se stessa è un dono di Dio, ossia è essa stessa un talento da sviluppare. Allora, la diversità di trattamento evidenziata da Matteo va intesa in questi termini: i doni che riceviamo da Dio sono diversi, perché è diverso il nostro modo di collocarci all’interno della Chiesa e nel disegno di salvezza. Ciascuno di noi ha un ruolo diverso e irripetibile, stabilito da Dio prima della nostra nascita, e secondo questo ruolo, noi abbiamo ricevuto dei doni corrispondenti. Sarà poi la nostra adesione che ci differenzierà davanti a Dio. Nulla di arbitrario nella distribuzione, pur diversa, dei doni di Dio: a ciascuno è dato ciò che davvero gli serve; e poiché ciascuno ha una missione diversa da realizzare in questo mondo, ne consegue che sono diversi anche i doni necessari a tale realizzazione.


IMPEGNO:

Mi domando con serietà quale sia la volontà di Dio in me.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



16 marzo 2017

#incontroTe

16 marzo 2017  -  Giovedì







Beati gli invitati alla mensa del Signore
(dalla liturgia)




Un cuore che arde

Un cammino quello intrapreso che porta a una meta già prefissata: Gerusalemme. La via della croce non è una devozione facoltativa, è l’itinerario che bisogna percorrere per partecipare, al seguito di Gesù, al mistero del suo amore salvifico. È infine nel cammino verso Emmaus che Gesù rivela il senso della sua missione (cf. Lc 24,13-35). “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32).


IMPEGNO:

Verifico le mie passioni cercando di ordinarle in Dio.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



09 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».



Per riflettere...
La vita è ricerca, una sete grande di felicità, amore, pace…
Tale ricerca avviene sempre in situazioni di vita e di relazioni concrete; è innanzitutto la «ricerca di noi stessi».
 La nostra vita è come la metafora del passaggio delle stagioni: ci si accorge di avere un nome e un’identità propria e per questo si scelgono gli studi da compiere, il lavoro per il mio domani… per divenire un certo tipo di uomo, di donna.

«Come realizzarmi?». È la domanda posta a Gesù in questa domenica: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»… come spendere la vita perché sia piena? Come posso raggiungere una vita davvero felice?
Chi è veramente in ricerca è impegnato a scoprire indizi di qualcosa di nuovo che metta luce sul suo cammino; non può vedere la realtà, le relazioni, la propria vita con uno sguardo abitudinario.

Occorre allora spostare lo sguardo, il proprio punto di vista, allinearlo a quello dell’Altro: «Va’ e anche tu fa’ così»
... mettiti in gioco! Gesù ci invita a vivere una stagione nuova della nostra vita, la STAGIONE DELLA FEDE sì, perché la FEDE non solo questione di nozioni ma una relazione di cuore… è quella di chi passa da un Dio credibile ad un Dio affidabile.





03 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».



Per riflettere...
Dopo la chiamata personale ecco oggi che Gesù ci invita alla missione. 72 erano le nazioni conosciute allora, quindi è come dire che l'annuncio va portato a tutte le nazioni.
E' importante provare a parlare di ciò in cui credo anzitutto per me stesso. E' il modo migliore che ho per chiarirmi le idee, perché io so veramente solo ciò che so spiegare, ma attenzione: Gesù non mi chiede di dimostrare né la sua esistenza né il suo amore. Dio non ha bisogno di essere difeso da me. Sa lui come rendersi credibile. Mi chiede solo di testimoniare, cioè di raccontare la mia esperienza di Lui, perché questo potrebbe accendere in qualcuno una scintilla di speranza o di curiosità.

Dio non ha bisogno di me come avvocato difensore, mi invita solo a parlare di Lui.

C'è qualche cosa nel Vangelo che mi aiuta e che ho sperimentato vero per me? Ho incontrato il Signore? Se sì, è un invito per me a raccontarlo... Io posso dire che mi ha cambiato la vita e l'ha resa davvero bella!






18 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)



In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 


Per riflettere...
«Ebbe compassione di loro». Prendiamo questa parola come filo condut­tore per vivere questa domenica: la compassione.
Gesù ha compassione prima degli apostoli, che tornano stanchi dalla missione e li invita a riposarsi; e poi della folla che lo precede nel luogo dove si lascerà incontrare con i suoi.

Gesù mostra u­na tenerezza come di madre nei confronti dei suoi disce­poli: Andiamo via e «riposatevi un po’». Lo sguardo di Ge­sù va a cogliere la stanchez­za, gli smarrimenti, la fatica dei suoi. Per lui prima di tut­to viene la persona; non i risultati ottenuti ma l'armo­nia, la salute profonda del cuore.

Più di ciò che fai a lui interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di an­dare a pregare, di preparare nuove missioni, solo di pren­dersi un po' di tempo tutto per loro, del tempo per vive­re. È un gesto d'amore, di u­no che vuole loro bene e li vuole felici.

E quando, sceso dalla barca, vede la grande folla il suo primo sguardo si posa, ancora una volta, sulla povertà degli uomini e non sulle loro azioni o sul lo­ro peccato.
Se stai con Gesù e lo guardi agi­re, lui ti offre il primo inse­gnamento: «come guarda­re», prima ancora di come parlare; uno sguardo che ab­bia commozione e tenerez­za... le parole e i gesti segui­ranno.

10 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)


In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. 


Per riflettere...
Gesù è stato rifiutato dai suoi stessi compaesani (cf domenica scorsa). E che fa? Invece di scoraggiarsi o infuriarsi sceglie di... moltiplicare gli annunziatori del Vangelo! E' così che nasce la missione: non nel tempo favorevole, ma in quello ostile. Quando tutto sembra remar contro a Gesù.
Al rifiuto, Gesù risponde moltiplicando l'amore, condividendo la sua missione con i suoi discepoli.

Li manda avanti, a due a due, nella estrema povertà, senza altra sicurezza che la forza di Dio e un annuncio esigente, quello della conversione. Con il potere sul male stesso, per portare il bene, anticipo del Regno di Dio.

Gesù oggi manda anche  te e me, ad annunciare la Bella Notizia che il male è vinto per sempre, perché è stato vinto da Gesù sulla croce. Anche noi siamo oggi mandati da Lui a portare il bene, ovunque, anche e soprattutto nelle situazioni più difficili, fra l'indifferenza generale, forse anche nella povertà dei mezzi, ma fidandoci solo di Colui che ci ha chiamati alla vita vera nel battesimo e che ci ha mandati con il sacramento della Cresima. Cambierà la forma, il modo di questo annuncio: chi lo proclama da dietro alla grata di un monastero, chi stando a fianco dei poveri, chi formando una famiglia che voglia essere realizzazione in miniatura del disegno di pace e bene che Dio ha per l'umanità. Oggi è il tempo di mettersi in cammino.

22 maggio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità di PENTECOSTE (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Per riflettere...
Si scrive Spirito Santo, si legge Trinità.
Perché se è vero che il protagonista, il festeggiato di questa solennità bellissima e "caldissima" è lo Spirito Santo, è anche vero che Egli è mandato dal Gesù e dal Padre, e viene per consolare, per rafforzare e per... ricordare le cose che ci ha detto Gesù.


Lo Spirito Santo non ha nulla di "suo": prende dal Padre, prende dal Figlio, perché quello che è del Padre e del Figlio è anche Suo... perché è sempre e solo l'unico Dio.


Ecco la sua presenza fra noi, e per noi, che ci porta nel cuore stesso di Dio, che ci porta nel cuore stesso del mondo, al quale siamo mandati per annunciare il Vangelo della pace, della misericordia, dell'amore. In tutte le lingue del mondo! A tutti popoli del mondo!
Senza paura: lo Spirito abita in noi. Fin d'ora, fin dal battesimo.

03 settembre 2014

TG6... SPECIAL EDITION

Sono ormai mesi che le coste mediterranee della nostra Terra sono toccate da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"!
In questa edizione speciale del nostro TG6 raccontiamo l'esperienza diretta di alcuni giovani che si sono messi al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.

L'intervista è a cura del nostro amico e inviato speciale Christian... e un grazie anche a Ylenia che ci trasmette la sua testimonianza!


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A quasi due mesi dal primo sbarco, ricordiamo i primi momenti in cui avete dato il vostro primo contributo da volontari...

 


Un messaggio: "Ragazzi noi stiamo all'abfo a dare una mano chi ci raggiunge?". E' iniziato così! Una prima parte della serata abbiamo sistemato i viveri che tanta gente buona aveva deciso di donare, poi è iniziato il vero viaggio. Abbiamo prestato aiuto in una delle strutture: la palestra Ricciardi. Bambini, donne, uomini... tutti con lo sguardo perso , ma pieno di gratitudine verso un Dio che li aveva tratti in salvo... il mio viaggio è iniziato incrociando lo sguardo di una bambina, Stella... Paura, ansia, timore... tutto svanito in cinque minuti. Quando metti le mani in pasta, quando fai qualcosa con il cuore non puoi fermarti davanti a nulla.



Se potessi tornare indietro, rifaresti tutto? Quali sono state le tue sensazioni in quei giorni di accoglienza e quali sono ancora oggi?

Tutto? Si dal primo all'ultimo istante vissuto con loro. gli abbracci, gli sguardi, aprire le porte della mia casa, le porte della mia famiglia. Rinunciare a qualcosa pur di stare con loro... tutto... Ho prestato e continuo a prestare il mio servizio al baby club, una struttura dove sono accolti i fratelli minorenni… Avevo paura. Paura di incrociare i loro occhi, invece ne sono rimasta stregata tanto da avere lo sguardo fisso nel loro. Avevo paura di parlare con loro, perché l’inglese non era il mio forte, invece adesso parlo con loro al telefono anche con qualche parola nella loro lingua… Ho trovato amici, ho trovato soprattutto fratelli, fratelli che non perderò mai… non è la distanza reale quella importante, ma la vicinanza del cuore!


Se ti chiedessi ora di completare la frase: "Tu Gesù sei (TG6)..." come mi risponderesti?

Sei come quelle mani intrecciate, quel bianco e quel nero che insieme formano i colori della felicità; sei come il volto stanco di tanti volontari che con amore passano intere giornate con questi fratelli, sei il volto impaurito di questi fratelli che cercano conforto e pace, cercano la vita! Sei nella parole di un mio fratello che mi ha detto: forse il mio Dio e il tuo Dio volevano che ci incontrassimo! Sei quel cuore, pienissimo di amore che ormai ha preso la forma dell’Africa!




 

07 giugno 2014

La segnaletica della settimana

PENTECOSTE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 


Per riflettere...
Siamo alla fine del tempo pasquale e il Signore ci fa tornare... da dove avevamo iniziato!
Tutti, allora, nel Cenacolo!
Nel Cenacolo, a Gerusalemme, come i primi discepoli, sbarrati dentro per paura di fare la stessa fine del loro Maestro. Come noi, tante volte sbarrati dentro le nostre comode sagrestie, o i nostri gruppi... sì, insomma, il luogo familiare dove tutto sommato è facile dirsi cristiani e dove non ci si aspetta niente di male. Al prezzo, però, di tenere tutta per noi la notizia sconvolgente che Gesù è risorto... 

Gesù non si formalizza. Se noi abbiamo paura, Lui non ne ha. E come potrebbe? E' il Signore, il Risorto! Ed è proprio Lui che viene, anche oggi, nelle nostre comunità, per farci un dono, tanto grande quanto immeritato: lo Spirito Santo. Dio stesso prende dimora in noi, ma non per stare tranquilli al sicuro dei nostri Cenacoli, dove è fin troppo facile (?) volersi bene, o almeno provarci.
Se il Risorto manda, è lo Spirito che ci mette in movimento.
Se il Risorto ci dona la pace, quella vera, è lo Spirito che ci permette di donarla agli altri, e di diventare, con la nostra presenza, "donatori universali di perdono". Come e perché anche noi siamo stati perdonati. Come e perché anche noi siamo stati mandati.

Come possiamo rimanere, allora, ancora chiusi comodi e tranquilli, quando c'è tanta gente che aspetta da noi il perdono e la pace, doni dello Spirito Santo che, ora, abita in noi?!?! Allora... in cammino!   

04 giugno 2014

Briciole di vita


A un mese dall'inzio della missione vocazionale a Ceglie Messapica, ancora una risonanza del tempo di gioia e bellezza che abbiamo vissuto insieme. 


Grazie, Sorelle, per averci fatto condividere un pezzo di strada insieme con voi!!!!!!

La vostra presenza tra noi, ha sicuramente rafforzato la nostra fede e ci ha fatto capire come Cristo ha per ognuno di noi dei "progetti speciali", che anche quando sentiamo di camminare nel buio, c'è una LUCE che illumina il nostro cammino. 

In particolare per me la vostra presenza è stata di grandeauspicio, perchè è avvenuta in una fase di discernimento in cui dovevo decidere del mio futuro.

Grazie a voi, ho potuto capire come, anche quella scelta che in apparenza può sembrare meno giusta e dolorosa, che può dare adito a sensi di colpa, in realtà se fatta con fede e aprendo il cuore a nostro Signore, farà crescere in noi delle speranze.
 

Grazie per averci incoraggiato e per aver portato con la vostra testimonianza di vita, la presenza di Dio fra tutti noi.
Vi porteremo nel cuore.
Caterina


Grazie mille anche a te, Caterina, per le belle cose che hai condiviso! Grazie a te e a tutti i Cegliesi, senza i quali questa bella esperienza non sarebbe stata possibile! Anche noi vi portiamo nel cuore e nella preghiera, perché questo tratto di strada, fatto insieme, possa essere un passo in più sulla strada verso il Signore Gesù. 

28 maggio 2014

Briciole di vita

Sono passate alcune settimane dalla missione vocazionale a Ceglie Messapica (BR), della quale vi abbiamo raccontato in precendenza, ma... ogni occasione è buona per ri-cor-dare (= dare di nuovo al cuore!) questa bella esperienza con le parole di una giovane che abbiamo conosciuto in parrocchia... Grazie, Angela!





Come è solito fare ogni domenica alla fine della Santa Messa, anche lo scorso 4 maggio, don Gianni, ha dato degli avvisi all’intera comunità parrocchiale. Ho subito pensato che questa volta rispetto alle altre, l’invito fosse rivolto agli altri sacerdoti o alle suore della nostra comunità poichè ci apprestavamo a vivere la cosiddetta “settimana vocazionale” con le Pie Discepole del Divin Maestro. Ho, evidentemente, sottovalutato la cosa...
E’ stato proprio il giorno successivo, durante la lezione settimanale di catechismo con i ragazzi che mi sono resa conto di quanto ogni giorno, in ciascuna situazione e grazie alle persone che incrociamo lungo il percorso della nostra vita, siamo tutti continuamente vocati/chiamati dal Signore.

Incontro cittadino con adolescenti e giovani
Siamo tutti, chi più chi meno, desiderosi di capire e di essere guidati e, ognuno in qualsiasi momento può essere folgorato dal Signore come Saulo sulla via di Damasco.
L’incontro con i ragazzi del catechismo, come gli altri successivi con gli educatori e con i giovani, non hanno mai perso di vista questo punto di partenza fondamentale che è la chiamata dell’Apostolo delle Genti.
Si è così sviluppata, tra incontri di catechesi e dibattito e momenti di preghiera e adorazione, l’intera settimana che ha visto la partecipazione di tutte le comunità parrocchiali di Ceglie.
Evento conclusivo della settimana è stata una veglia di preghiera.

E’ stato bello far proprio in particolare un invito che ci è stato da loro rivolto: siamo tutti chiamati a ringraziare e a lodare Dio sempre e in ogni momento, anche se ancora non riusciamo a comprendere perfettamente la nostra vocazione e quale strada dobbiamo percorrere. Bisogna ringraziare e lodare per le persone che Lui ha messo e sta mettendo nel nostro cammino, anche per quelle che non avremmo mai voluto incontrare, prestando loro attenzione e ascolto perché anche attraverso queste Egli può parlarci. E’ necessario essere grati per i timori, le incertezze e i dubbi che proviamo, come è normale per la nostra natura umana e, infine, dobbiamo ringraziare e lodare Dio per la fiducia che ha in noi. Il Signore vuole le nostre vite realizzate, ognuno nel proprio disegno.


16 maggio 2014

Briciole di vita...


APRITI ALLA VERITA’ E PORTERAI LA VITA!

 
È stato questo il tema della Settimana vocazionale a Ceglie Messapica (Br), vissuta da noi juniores Pie Discepole del Divin Maestro, insieme alla nostra formatrice e ad una sorella della comunità di Bari. Consapevoli  di essere CHIAMATE, noi per prime, ad aprirci alla Verità e poi MANDATE a portare a tutti  la gioia e la bellezza di una Vita vissuta nella Verità, stiamo camminando durante questo anno per crescere nella nostra IDENTITA’ e  MISSIONE.



Alcune di noi hanno vissuto questa  settimana dietro le quinte, accompagnando con  la preghiera e l’offerta della loro quotidianità le sorelle che, nelle parrocchie, nelle scuole o per le vie del paese - tra uno spostamento e l’altro- incontravano bambini, giovani, adulti, genitori e famiglie.

Nelle scuole, oltre ai giovani cegliesi, abbiamo incontrato anche studenti che venivano dai paesi vicini.

Durante tutta la settimana abbiamo sperimentato la gioia di percorrere un tratto di strada insieme a tanti nuovi amici.

Ogni incontro è stato un passo ulteriore verso la conoscenza della Verità.  Infatti, nel condividere le nostre riflessioni ed esperienze di vita abbiamo sperimentato quanto sia vero che cresciamo nella conoscenza della verità di noi stessi attraverso la relazione con i nostri compagni di viaggio, per arrivare alla conoscenza di quella Verità che ci rende profondamente liberi da noi stessi, dalle nostre paure e dal nostro egoismo  e capaci di AMORE VERO, quell’amore ormai libero da ogni forma di interesse personale.

E per tutti coloro le cui vite si sono incrociate con le nostre, la nostra preghiera: Signore Gesù, tu che hai detto di te: “Io sono la Via e la Verità e la Vita”, donaci il Tuo Spirito, perché ci guidi alla Verità tutta intera, alla Verità che ci rende liberi di accogliere la Vita, per vivere una vita PIENA DI SENSO, una vita colma di GIOIA!

03 maggio 2014

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI PASQUA (Anno A)

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-25)
 
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 


Per riflettere...
 Una cosa curiosa del Vangelo (arcinoto) dei discepoli di Emmaus è in quel "Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero", nell'atto di benedire e spezzare il pane. La cosa curiosa è che questi discepoli avevano avuto modo di vedere Gesù, ascoltarlo, sentirne l'insegnamento, e anche il rimprovero... niente. e invece è in un segno apparentemente insignificante (la benedizione e lo spezzare del pane) che i loro occhi si approno e lo riconoscono.

Ancora: è solo dopo aver riconosciuto il Risorto nello spezzare il pane che i discepoli riconoscono che il loro cuore aveva riconosciuto il Maestro, anche se con la testa non ci erano ancora arrivati. La parola del Maestro fa ardere il cuore in modo strano, ma bello, e prepara a riconoscerlo nel Pane spezzato e dato.

Proprio da questo pane e dalla fiamma della Parola del Maestro che nasce la missione, quella stessa missione che papa Francesco tante volte ci raccomanda... che non vuol dire necessariamente andare in capo al mondo, ma tornare nei nostri luoghi di vita (e da dove, spesso, vogliamo fuggire, con le scuse più ridicole) e raccontare, semplicemente, come anche a noi, oggiil Signore si mostri, e come anche noi possiamo riconoscerlo negli stessi segni: una Parola che infiamma e un pane spezzato.

26 aprile 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 


Per riflettere...
«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»
Il Signore Gesù si presenta una prima, poi (quasi "costretto" a un fuori programma dall'assenza di uno dei discepoli, e dai suoi dubbi) una seconda volta. Per far cosa? Semplicemente per vincere la paura e trasformare questi uomini impauriti in testimoni del Risorto, portatori di una Bella Notizia che avrebbe sconvolto il mondo per Duemila e passa anni. 


Pace a voi!: è il saluto ebraico, ma qui è anche il primo dono del Signore Risorto. La Pace! Quello che il nostro cuore desidera, e che sola scioglie la paura. Pace che, per la Bibbia, è anche la pienezza dei doni di Dio, e la presenza di Dio stesso in mezzo al Suo popolo.
 «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»: Questa pace non ci è data perché la teniamo per noi, ma perché anche altri possano averne parte. Siamo mandati nel mondo per portare l'annuncio che il nome di Dio è Amore, e il suo cognome è Misericordia, e come Gesù è immagine, annuncio e strumento della misericordia di Dio, così, allo stesso modo, dobbiamo esserlo noi. Donando la vita per amore, come ha fatto Lui.

Fosse dipeso da Pietro e compagni, sarebbero rimasti tranquillamente sbarrati dentro al Cenacolo, ad aspettare che ci si dimenticasse di loro! No, da soli proprio non si può...
 Ma viene Gesù, passando attraverso le porte chiuse dalla paura e dalla vergogna, e sta in mezzo a loro! E viene lo Spirito Santo, IL Dono per eccellenza del Risorto ("Ricevete lo Spirito Santo..."), che dona la pace e la capacità di annuncio perché anzitutto pacifica ("A chi rimetterete i peccati saranno rimessi"). E se il Risorto è in mezzo a noi, e se lo Spirito è stato effuso su di noi, nel battesimo... di che cosa possiamo aver paura?
  

24 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23)
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Per riflettere…
Gesù va a stabilirsi in Galilea. Non a Gerusalemme, la città santa, centro del mondo giudaico, dove c’è il Tempio, e dove c’è il potere politico e religioso, e la ricchezza… ma nella Galilea, terra dove erano più i pagani che gli ebrei, terra di scambi commerciali, ma di poca ricchezza. Gesù sceglie di andare proprio lì: in periferia.
Lui, che è la luce del mondo va proprio dove sembrerebbe più improbabile cercare la luce di Dio. Non per un accomodante “volemose bbene” ma per cominciare a predicare, senza mezzi termini: «Cambiate testa e cambiate vita, perché le promesse di Dio si stanno compiendo: il regno dei cieli è vicino».

Gesù, però, non vuole essere un “solitario”: vede, sceglie, chiama dei discepoli. Non spiega nulla di quello che avrebbero fatto. Dice semplicemente: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». E… lo seguono.

Se Cristo facesse lo stesso con noi, quante domande gli faremmo… “Cosa vuol dire: pescatori di uomini? e che, gli uomini si pescano? Seguirti dove? perché?”. Forse sono le stesse domande che si sono fatti Pietro e soci, ma lo hanno seguito! Hanno dato fiducia a questo Maestro, e sono diventati suoi compagni nell’annunciare la conversione e il Regno di Dio. Oggi, proprio oggi, il Signore Gesù rivolge anche a te e a me questo invito: “Venite dietro a me”. Non forza nessuno, ma aspetta una risposta. Che solo tu ed io possiamo dare.