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05 aprile 2017

#incontroTe

5 aprile 2017  -  Mercoledì









Cristo ci ha liberati
perché restassimo liberi
(Gal 5,1)




Anche col rischio minore

La figura dei banchieri veicola questo preciso messaggio: non si deve pensare che Dio, avendoci elargito i suoi doni, assuma poi un atteggiamento di tipo aut aut, ossia: “O sviluppi al massimo i miei doni o sei perduto!”. Questa interpretazione del giudizio di Dio è evidentemente falsa, perché il v. 27 intende in modo ben diverso l’atteggiamento con cui Dio si pone dinanzi a noi, dopo averci elargito i suoi doni. Certo, il Signore vorrebbe che questi doni venissero sviluppati al massimo, ma se questo non fosse possibile per nostra pigrizia, il Signore accoglierebbe ugualmente quello che in tal caso gli daremmo, anche se si trattasse dell’investimento meno pericoloso e meno rischioso, come è quello di affidare la somma ai banchieri.

IMPEGNO:

Rifletto sulla Misericordia di Dio fuggendo ogni disperazione.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



07 marzo 2017

#incontroTe

7 marzo 2017  -  Martedì







Abbà, Padre! Non ciò che voglio io,
ma ciò che vuoi tu
(Mc 14,36)




Creatività e Liberalità (cf. Mt 25,14-30)

La vita comunitaria la possiamo paragonare ad una banca in cui investire i nostri talenti; in cui si accoglie la diversa distribuzione dei doni, non come misura di maggior o minor prestigio personale, ma quale riconoscimento di una sapiente complementarietà di carismi per la crescita del bene comune. La parabola dei talenti è la parabola della creatività nella comunità e della liberalità dell’amore che siamo chiamati a vivere come “operai della vigna del Signore”. Non basta essere conservatori della Parola, per paura del rischio o per mancanza di iniziativa; il dono della fede impegna i cristiani ad essere soprattutto promotori intraprendenti e generosi del Vangelo di Gesù e dei beni della salvezza.


IMPEGNO:

Mi faccio promotore generoso di una iniziativa evangelica.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



03 marzo 2017

#incontroTe

3 marzo 2017  -  Venerdì







Signore, sciogli le mie catene inique
(Is 58,6)




La fiducia ben riposta (cf. Mt 25,14-30)

La differenza di atteggiamento rispetto ai primi due servi è nettissima. I primi due si mostrano attivi, pieni di iniziativa, capaci e volenterosi di rispondere alla fiducia concessa. Rischiano in proprio, portando dentro di sé un’immagine generosa e fiduciosa del padrone, il quale li lascia del tutto liberi di muoversi. In tal modo crescono e raddoppiano quanto loro affidato. È la loro piena realizzazione delle loro possibilità esistenziali e il padrone desidera condividere con loro la sua sovrabbondante e gioiosa soddisfazione per la sua fiducia ben riposta, al di là dei pur lusinghieri risultati sul campo.


IMPEGNO:

Cercherò di far spazio a chi incontro donando fiducia.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



13 agosto 2016

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».


Per riflettere...
Questo di Gesù, oggi, può apparire un discorso duro.
Naturalmente, quando parla di odio, non lo intende nel significato che gli diamo noi, ossia un perverso sentimento contro qualcuno, ma il totale distacco da sé per fare posto all'Amore.


L'odio o distacco totale è mettersi in totale disaccordo con quello che in noi sono negligenze e vizi, per fare posto alla verità.
Tornando alle parole di Gesù è chiaro il suo ammonimento di capire i segni del nostro tempo, per saper discernere e trovare le vie della verità.

Ci sono tanti segni buoni, ancora oggi, da cogliere e seguire.
Anche Papa Francesco, continua ad esortarci: "E' vero che oggi sono in molti, che sentono il fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio: il denaro, il successo, il potere, il piacere. Questi sono solo idoli passeggeri... espedienti che danno solo compensazioni passeggere".


Sì, caro amico: non è la libertà che ci rende veri, ma è la verità che ci rende liberi!



29 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (7,1-8.14-15.21-23)


In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».



Per riflettere...
«Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me». Il grande pe­ricolo è vivere una religione di pratiche esteriori, emozio­narsi per i grandi numeri, i milioni di pellegrini..., amare la liturgia per la musica, i fio­ri, l'incenso, recitare formule con le labbra, ma avere «il cuore lontano» da Dio.
Dio non è presente dove è assente il cuore!
 
Diceva il beato don Giacomo Alberione ai suoi figli: «Ogni tanto nella giornata interrogatevi: “Cuore mio, dove sei? Ecco, stai con Gesù? Vuoi o non vuoi ciò che vuole Gesù?”. Sapere dov’è il nostro cuore, che cosa desideriamo: se c’è l’amor proprio che ci domina, l’egoismo, ecc., allora… subito ci mettiamo a posto; se invece sentiamo in quel momento dov’è la volontà del Signore, che c’è la buona volontà, che c’è l’unione con Dio, ecco, il cuore è volto verso il Signore e il cuore è a posto.
Vi sono anche persone che arrivano a fare tutte le somme delle loro vittorie e delle loro sconfitte, ma soprattutto dovete veder la disposizione del cuore: ciò che cerchiamo nella vita, quello che vogliamo ottenere, supponiamo nel fare questo lavoro, quell’altro ufficio, ecc.: il nostro cuore è rivolto verso il Signore? Vedere il fondo dell’anima come sta... Come sto veramente con il Signore? E ci sto veramente con tutto il cuore, con tutte le mie forze? C’è la mente unita a Lui? La mia volontà è unita alla sua? Questo è uno sguardo sereno all’anima, quasi un’occhiata, chiarissima: si scopre subito come stiamo con Dio».

 
Gesù oggi ci invita ad entrare nel cuore, per ascoltare Lui ed incontrare Lui: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene!». Egli desidera che tutti possano prendere distanza da ogni aspetto inautentico della vita e ci accompagna a scoprire il contenuto del nostro cuore.
Dentro il mondo della scuola e del lavoro, dentro il mondo della politica e dell'economia, dentro il mondo delle relazioni e degli affetti, quanto è grande il desiderio di trasparenza, di onestà, di giustizia, di bellezza, di verità... soprattutto nel cuore di un giovane, luogo non solo delle emozioni ma anche della volontà e delle decisioni.
Quante volte lo stesso cuore è ferito, deluso, arrabbiato, arreso perché in questo mondo vi si trovano anche finzioni, compromessi, inganni, promesse di felicità a buon mercato. Quanta amarezza quando l'ambiguità sta nel nostro di cuore.
Lasciarci contagiare dalla Parola di Gesù rivela tutto il suo amore per noi e diventa il modo di liberarci da noi stessi e dalle nostre schiavitù. Gesù stesso troverà spazio in noi e trasformerà la nostra vita in terreno buono.


22 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,60-69)


In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».



Per riflettere...
Ed eccoci arrivati davanti ad un racconto che mette in scena il resoconto di una cri­si drammatica. Dopo il lungo discorso sul pane dal cie­lo e sulla sua carne come cibo, Gesù vede profilarsi l'ombra del fallimento: molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. E lo motivano chiaramente: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù si sente incompreso: lui parla di cose grandi, ma gli altri non capiscono.

Vale così per tutte le cose. Se tu rimani nella superficie, le cose sono solo cose e la vita diventa solo un susseguirsi di giorni, tra fatiche e gioie. Se tu rimani fuori, se tu vivi all'esterno, la tua vita non ha senso: ci sei, sei qui perché ti hanno fatto nascere e visto che ci sei, tanto vale la pena di vivere... ma in che modo?

Invece se tu entri dentro, scopri che non è così: tu ci sei per un motivo preciso, la Vita stessa ti vuole. Tu hai qualcosa da vivere, da compiere una strada e da realizzare un sogno... il Sogno di Dio per la tua vita.

«Volete andarvene anche voi?». Non siamo chiamati a lasciare, ma a vivere con maggiore coerenza la nostra vita, operando scelte precise, concrete, cristiane fino in fondo per non essere più solo spettatori passivi della vita, ma per viverla in pienezza: VIVERE NON VIVACCHIARE! (P. Frassati).

Ogni scelta, se fatta nella libertà, è un atto d'amore... e Amare è rimanere!
«Signore, da chi andremo?». Chiediamo a Pietro di rispondere anche per noi, ben sapendo che lontani da Lui siamo esuli e pellegrini: «Tu hai parole di vita eterna»... Tu solo hai parole che donano la vita piena, che danno senso alla monotonia delle nostre giornate. Pa­role che danno vita, la danno ad ogni parte di me. Danno vi­ta al cuore, allargano e purifi­cano il cuore, ne sciolgono la durezza.
Signore, Tu solo... l'unico in cui rimanere! 



30 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Per riflettere...
Gesù qui si rivela per quello che è: uno che ha autorità, e non come gli scribi. La nota è importante, e infatti la troviamo poche righe sotto, con qualche piccola modifica. Ma il risultato non cambia: Gesù non è uno come gli altri. Ha autorità, parla in nome proprio ed è credibile. Gli scribi erano brave persone, istruite nella Legge, punti d riferimento per il popolo di Israele ma... non parlavano con autorità! Il loro parlare altro non era che un commentare i commenti dei commentatori delle Scritture. Gesù porta qualcosa di nuovo. Cosa? Questa è una buona domanda!

A prima vista non è facile capirlo. In fondo è un uomo come gli altri, è un maestro come ce ne sono tanti, saggio come tanti... eppure non parla come tutti. Porta qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso e bello, non perché in rottura ma perché mostra il vero cuore e il vero volto di Dio in un modo tale che non è possibile restargli indifferenti. Se non scatta la meraviglia, scatta la reazione del demonio ("Sei venuto per rovinarci!"), che vede chi sia Gesù: Colui che libera l'uomo da ogni paura, da ogni legalismo sterile, da tutto ciò che non è secondo Dio, da tutto ciò che prima o poi porta alla morte.

La presenza di Gesù di sicuro non lascia indifferenti: chiede una risposta. Tu, da che parte vuoi stare?  

30 luglio 2013

Briciole di vita...

UN'ESPERIENZA PROFONDAMENTE CRISTOCENTRICA…
…la testimonianza di Consuelo durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Roma "In diretta con Rio 2013"

 

Era il 27 luglio a "Casa Gesù Maestro" e già di buon mattino si iniziavano a sistemare gli striscioni di benvenuto, le bandiere e tutto il necessario preparato con impegno il giorno prima.

Si poteva facilmente notare, sui volti delle nostre Sorelle, la gioia e la frenesia di ospitare così tanti giovani in arrivo dalla Diocesi di Roma e da altre parti d'Italia per partecipare alle varie attività delle giornate del 27 e 28 nonché alla veglia di papa Francesco in diretta dal Brasile.

Tutto in quegli istanti sembrava scontato e non adatto, ma per il semplice fatto che si voleva dare il meglio, affinché l’atmosfera potesse favorire per i giovani un incontro unico e indimenticabile con l’ospite d’onore: Gesù Cristo.

L’arrivo dei primi ragazzi, nell’ora in cui il sole sembrava picchiare come non mai sulle nostre teste, fu emozionante: una trentina di giovani, dai 14 ai 27 anni, che si erano incamminati a piedi dalla parrocchia che gli offriva ospitalità per arrivare fino alla lontana Portuense 739.

E per chi facevano tutto questo nei giorni più caldi dell’anno?

Certamente per Qualcuno che avevano incontrato nella loro vita e  Gli aveva promesso qualcosa di grande: la libertà... la stessa che gli avrebbe permesso di rimanersene nelle loro belle case, al fresco dei climatizzatori e con docce a disposizioni. Invece no! C’era Qualcuno che aspettava ansiosamente di parlare al loro cuore e in loro era forte il desiderio di ascoltarLo.

Il pomeriggio del 27 è passato portandosi con sé gli ultimi preparativi, l’esperienza del Sacramento della Riconciliazione e la continua accoglienza delle Pie Discepole del Divin Maestro che avevano stabilito dei turni di accoglienza al cancello, come delle vere e proprie sentinelle.

Ed è cosi che in un batter d’occhio, senza neanche rendersene conto, arriva il  clou della giornata: la veglia che papa Francesco, dall’altra parte del mondo, celebrava con i tanti giovani arrivati in Brasile per la GMG, e che noi avremmo visto in diretta dall’enorme maxischermo montato ad hoc per l’occasione.

La serata ha inizio con le tante testimonianze degli invitati che con molta semplicità raccontano il proprio incontro con quel Signore che gli ha cambiato la vita. Tra gli invitati anche Alberto, uno studente sopravvissuto al terremoto dell’Aquila.

Minuti commuoventi quelli nei quali sentivi parlare questo ragazzo, del resto nostro coetaneo, di quei momenti vissuti sotto le macerie e dei giorni successivi all’accaduto.


E mentre ci si perdeva nelle varie riflessioni, le Suore e gli organizzatori della 29^ Prefettura erano sempre molto indaffarati, affinché tutto fosse gestito con la massima accuratezza. Intanto il tempo passava.

E fu così che arrivò mezzanotte e mezza. Il maxischermo si illuminò ed ecco la figura gioiosa ed euforica del nostro amato papa Francesco che si apprestava a parlare ai miliardi di giovani che erano da tutto il giorno lì ad aspettarlo.

Poche parole, semplici, concise che arrivano dritte al cuore.

In qualche modo anche lui parla di quella libertà che aveva spinto tutti i nostri giovani (circa 500) a quegli sforzi disumani.

La libertà di fare spazio al Signore nel “campo” della nostra vita... di non coltivare la zizzania, ma il piccolo seme che il seminatore (Cristo) semina nel nostro cuore, affinché la nostra vita possa essere come un albero piantato sulla riva di un fiume (la Parola) che porta frutto in abbondanza.

Il Santo Padre, così, dice a chiare lettere ai giovani che il Signore può tutto, ma non può imporci di ascoltarLo. Egli infatti può tutto nella misura con la quale Gli permettiamo di agire.

La veglia finisce con la gioia di tutti nel vedere e percepire quest’aria di rinnovamento che tanto e tutti aspettavamo.

A "Casa Portuense" continua fino a notte inoltrata la festa per questa GMG che  “non sa da dimenticare”.

Sono già gli albori del 28 luglio quando si sente un po’ di silenzio in quei luoghi  ormai  cosi significativi per tutti  noi.

Ma non era ancora finito il tutto… ci aspettava alle 11:00 del mattino la S. Messa nella Chiesa di Gesù Maestro con il resto della comunità e dei genitori dei partecipanti accorsi per la celebrazione.

E sulle orme di papa Francesco come sintetizzare con tre parole quanto vissuto?

Ecco: un’esperienza profondamente Cristocentrica.


 

28 giugno 2013

La segnaletica della settimana

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».


Per riflettere...
"Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme"
 Gesù sa cosa lo aspetta, nella città santa: lo ha annunciato a chiare lettere ai suoi discepoli. Nonostante questo, prende la decisione di salire a Gerusalemme. Prende fin d'ora su di sé la croce, pienamente, consapevolmente, prima ancora che questa gli venga caricata sulle spalle. La sua è una decisione ferma, irrevocabile: il Padregli ha indicato la strada (vedi domenica scorsa) e lui vuole percorrerla fino in fondo, costi quel che costi.

La decisione di Gesù è tanto ferma che coinvolge anche chi gli sta intorno: rimprovera Giovanni e Giacomo (i suoi amici più cari!) che non hanno capito niente del messaggio di amore e misericordia e vorrebbero distruggere un villaggio di Samaritani che non hanno accolto il Signore. Si ripercuote anche su chi, come noi, desidera seguirlo. Le condizioni che pone sono radicali: accettare, per seguire Gesù, la sua stessa precarietà e povertà, il distacco dagli affetti più cari... e, dopo aver iniziato a seguirlo, non voltarsi più indietro.
Sono queste le (esigenti) condizioni che il Signore pone ai discepoli di ogni tempo, e anche a te e a me. Siamo disposti a seguirlo così, fino alla croce e alla resurrezione?

03 maggio 2013

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29)


In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». 
 


Per riflettere...
 Un Vangelo che allarga il cuore... se non altro per far spazio a "ospiti illustri": nientemeno che il Padre e Gesù!  
Sembra poco? E mica vorrai lasciare indietro lo Spirito Santo (che infatti viene mandato da Gesù... e così siamo proprio al completo!)

Scherzi a parte, davvero qui c'è un mistero grande da contemplare e del quale ringraziare: Dio vuole fare casa con noi, con te! Mette solo una semplice, piccola condizione: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola». Amare Gesù, perché Lui è la Via che conduce al Padre.

Così commentava santa Chiara di Assisi in una lettera alla beata Agnese di Praga: "l’anima dell’uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo. Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l’anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità" (Fonti Francescane, 2892)

Solo una cosa è necessaria: amareE Dio stesso, che è l'Amore, prenderà casa in noi. 

22 febbraio 2013

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)



In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

  
Per riflettere...
Questa domenica siamo portati sul monte della Trasfigurazione, con Pietro, Giacomo e Giovanni. Cosa deve essere stato, per i tre discepoli prediletti di Gesù, vedere il loro Maestro che, pregando, cambia d'aspetto! La bellezza e lo sconcerto...

Dal Tabor al Calvario il passo è breve, molto più breve di quello che sembra. Per Gesù questo è molto chiaro: parlando con Mosè ed Elia del suo esodo, da compiersi a Gerusalemme, Egli vede la sua missione con la stessa chiarezza con la quale i discepoli vedono Lui cambiare d'aspetto. 

Gesù ha già annunciato una prima volta la sua prossima Passione; ora, pregando sul monte, accetta dalle mani del Padre questa missione, ed ecco che, ancora una volta, il Padre interviene. Nella nube, si sente una voce: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Anche se non capite. Anche se vorreste fare di testa vostra. Anche se la strada che vi indica è in salita e per nulla gloriosa e comoda (almeno in apparenza). Badare bene: quello del Padre è un comando, non un consiglio! E, stavolta, non è per Gesù, ma direttamente per noi, suoi discepoli!
 
In questa Quaresima, la consegna del Padre è anche per noi. Dio ci lascia la scelta tra il fidarci di Lui, pur nella paura e nella difficoltà di accetta la via della sofferenza come via dell'amore, o "fare di testa nostra". Alla luce del Tabor, tutto può sembrare semplice, lo è un po' meno nella notte del Getsemani (dove il sonno della tristezza vince l'amore), ancor meno nel silenzio del Calvario.

31 gennaio 2013

TG6... SPECIAL EDITION

Da quest'anno parte una edizione speciale sulle pagine del nostro blog: "TG6" ovvero "Tu Gesù sei...". Nella quotidianità della nostra vita ognuno fa esperienza di una Presenza... e in un modo o in un altro è chiamato a dare una risposta: "Chi è per te Gesù?"... è Lui stesso che provoca la domanda quando, rivolgendosi ai discepoli, dice: "E voi chi dite che io sia?". La nostra non è la risposta della "gente" ma una risposta personale.
Allora siete pronti a dire la vostra? Sintonizzatevi sulle antenne delle nostre interviste...




Il programma è a cura del nostro amico GIGI!




Lo spazio di una chat può essere adatto anche per conoscere pensieri che rimangono rinchiusi e non vengono condivisi guardandosi negli occhi. E forse “chattando”, seppur davanti ad un monitor è possibile filtrare quei pensieri che invece, nella loro semplicità, senza far molto rumore, sono segno di fede. In chat si tende a parlare del superfluo ed invece con Maria Rosaria, amica che vive da qualche anno a Bari (è nata in un paesino in provincia di Cosenza), e oltre a lavorare come insegnante in una scuola primaria, impegna il suo tempo libero per i bambini e gli altri, si è trovato un tempo per “condividere” qualche riflessione sulla propria vita ed esperienza di fede vissuta nel quotidiano.
 

- Essendo l'anno della fede e ci troviamo su facebook... potresti "commentare" in poche parole la tua fede?
Mi viene da risponderti molto chiaramente con Credo in Dio Padre Onnipotente Creatore del Cielo e della Terra.


- Bene, ma la senti tua questa frase?

Si, perchè sono consapevole che alla base di tutto c'è Lui.


- Se per tutto intendi “vita”, allora pensi che il modo con cui vivi la tua fede influisca nelle scelte di vita giornaliere?

Penso che ci esista un progetto d'Amore, nato nel cuore di Dio a prescindere dalla nostra libertà di pensiero e azione.

 
- E allora dato che il progetto di Dio è “a prescindere dalla nostra libertà” mi sai dire come fai ad essere testimonianza di Lui? In fondo Cristo ci fa tutti suoi discepoli...

Cerco di dare una testimonianza attiva nella mia vita, anche se l'esser piccoli, peccatori e umani ci porta a sbagliare.

 
- Come si è testimonianza attiva?

Per quanto mi riguarda partecipando ai gruppi parrocchiali, ma non solo. Quotidianamente ci si deve sforzare di porsi come testimonianza nei luoghi in cui si vive: lavoro, amici, famiglia ecc...

 
- In ogni ambito della vita sei convinta realmente che tu sei portatrice sana di vera vita?

Si, nonostante la mia piccolezza e i miei peccati.


- Quindi credi che Dio guardi solo al peccato dell'uomo? Spesso il grigiore costante della vita è opera dell'uomo...

Dio è infinita misericordia, dato che ci ama di un amore immenso, che supera il nostro peccato! E’ il peccato che spesso ci impedisce di vivere serenamente, ci annienta....
 

- Però Dio, avendo donato la ragione all'uomo, quando senti di non stare a seguire la strada giusta e come dici tu “quella che ci annienta”, cosa fai per poterti lasciar illuminare?

Nelle ipotesi più ottimali ricorro alla Confessione, per purificarmi e ricordarmi che Dio va sempre oltre... poi ci sono dei momenti in cui lo scoraggiamento prende il sopravento e vivi di inerzia, fino a quando non ti rendi pienamente conto.


- E allora, in questo momento della tua vita credi che Gesù, la sua Parola, la fiducia in Lui, siano un limite o una possibilità per migliorarti?

Ho appena attraversato un periodo di sconforto personale e interiore non indifferente... diciamo che piano piano sto vedendo Cristo come una risorsa che tornerà a far risplendere e riaccendere l'amore che ho per Lui.

 
- Aspettandolo o cercandolo nella Parola e negli altri?

Lo sto cercando attraverso la figura del sacerdote, forma di guida verso il risanamento dell'anima.


- Ultima domanda rispondendo incisivamente: "Tu Gesù sei....?"

Spesso quando l'invoco dico: “Signore mio Dio, mio Re” che mi pare sia la frase di S.Tommaso quando riconosce Gesù dopo avergli dato la prova che fosse realmente Lui.