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23 marzo 2018

#incontroTe

SESTO INCONTRO:
GESU’ E I LADRONI

Il ladrone che spera: dalla solitudine alla speranza



La Parola



I due malfattori erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro insultava Gesù... L'altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse: "Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla  di male. Poi soggiunge: "Gesù  ricordati di me quando sarai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso".



Per riflettere…

Ho scoperto che qualcuno mi ama e questa non può essere una cosa passeggera perché Lui mi amava da sempre e mi ha dimostrato il suo amore quando io meno me l'aspettavo”.

Questa esperienza di Dio che ti ama in Gesù ti apre il cuore e la vita. Vivere la sorpresa di essere amati, perdonati, accolti è come uscire a sorpresa da un tunnel e ritrovarsi felici alla luce, è come ricevere una telefonata dalla persona che vuoi dimenticare, ma che ancora ti ama e ti cerca, è come sentirsi guariti dopo una lunga e grave malattia, sentirsi amati quando meno te lo meriti. Dio ti ama oggi perché ti ha amato da sempre.



Preghiera

Preghiamo insieme: "Canterò per sempre, o Signore, il tuo amore".


Con il cuore perdonato...

Con tutta la vita...

Con tutta la mia amicizia...

Con tutte le gioie, i dolori e le speranze che sto vivendo...

Per tutti quelli che amo e mi amano...






16 marzo 2018

#incontroTe

QUINTO INCONTRO:
GESU’ E I SOLDATI

Il perdono



La Parola



Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

Per riflettere…

Nel Battesimo, Cristo ha donato la luce della Risurrezione. Noi abbiamo il compito di tener fede alle promesse battesimali per alimentare la fiamma della nostra vita cristiana. Domandiamoci allora se siamo fedeli a queste promesse, adesso, in questo nostro tempo e in questa nostra società, o se anche noi possiamo crocifiggere i nostri fratelli…


Preghiera

Preghiamo insieme: ”Signore pietà!”.

Per tutte le volte in cui la gratuità è stata compromessa dal desiderio di gratificazione e di soddisfazione personale…

Per tutte le volte in cui il nostro cuore si è chiuso agli altri e non ha conosciuto che indifferenza ed egoismo...

Per tutte le volte in cui l’odio, il desiderio di prevaricazione, l’insofferenza hanno determinato il nostro modo di agire...








22 marzo 2017

#incontroTe

22 marzo 2017  -  Mercoledì





Ho piegato il mio cuore
ai tuoi comandamenti,
in essi è la mia ricompensa
per sempre
(Sal 118,112)




Un dono

I talenti non sono le capacità, il talento è qualcosa di più profondo: ciò che ho e sono è dono di Dio. O lo vivo come dono d’amore e la mia vita decuplica l’amore, è una risposta all’amore che mi ha dato il dono, oppure io mi possiedo, voglio tenermi come sono e il mio talento va sotto terra. Se non rispondo all’amore con l’amore, l’amore muore e io distruggo me stesso. Quindi la vita che ci è data è per rispondere nella responsabilità al dono ricevuto.


IMPEGNO:

Nella preghiera ringrazierò Dio per come sono e per quello che sono.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



16 marzo 2017

#incontroTe

16 marzo 2017  -  Giovedì







Beati gli invitati alla mensa del Signore
(dalla liturgia)




Un cuore che arde

Un cammino quello intrapreso che porta a una meta già prefissata: Gerusalemme. La via della croce non è una devozione facoltativa, è l’itinerario che bisogna percorrere per partecipare, al seguito di Gesù, al mistero del suo amore salvifico. È infine nel cammino verso Emmaus che Gesù rivela il senso della sua missione (cf. Lc 24,13-35). “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32).


IMPEGNO:

Verifico le mie passioni cercando di ordinarle in Dio.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



14 marzo 2017

#incontroTe

14 marzo 2017  -  Martedì







Imparate da me che sono mite e umile di cuore.
(Mt 11,29)




Impegnarsi nella storia con Cristo

Nel Nuovo Testamento Gesù appare come una persona che cammina e cammina molto. Sulla sue strada incontra la Samaritana (cf. Gv 4,1-42). Guarisce un cieco che mendicava al bordo di una di quelle strade impolverate della Palestina (cf. Lc 18,35). Nella parabola, anche il buon Samaritano non devia dal cammino della misericordia (cf. Lc 10,29-37). A Tommaso che gli domanda dove va e come è possibile andare verso il Padre, Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso di me” (Gv 14,6).


IMPEGNO:

Farò un passo di avvicinamento verso chi normalmente evito.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



13 marzo 2017

#incontroTe

13 marzo 2017  -  Lunedì







Guarda, rispondimi, Signore mio Dio
(Sal 12,4)




Lui solo ci basta!

All’infuori di Dio, non c’è nulla che possa contenere il cuore dell’uomo. In realtà, nella vita umana si moltiplicano senza fine i rapporti. Non c’è rapporto umano che sia veramente totalizzante, esauriente. Solo Dio può consumare tutta la capacità di rapporto della nostra vita. Lui solo ci basta. È quanto ha voluto significare già l’Antico Testamento affermando che bisogna amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze (cf. Dt 6,5). Dio deve diventare, non solo il primo, ma l’unico.


IMPEGNO:

Unisco il mio amore verso Dio in un gesto concreto di amore al prossimo.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



12 marzo 2017

#incontroTe

12 marzo 2017  -  II Domenica di Quaresima






Manda la tua verità e la tua luce;
siano esse a guidarmi al tuo monte santo,
e alle tue dimore
(Sal 42,3)




Trasfigurati



Il filosofo Gabriel Marcel, con un pensiero molto vicino al Vangelo, afferma che si passa dall’esserci all’essere nella sua pienezza, quando si comincia a “essere con”. Questo concetto filosofico tradotto in termini concreti, vuol dire che viviamo pienamente solo se viviamo per qualcuno. Ci si può illudere qualche volta che un tu umano dia alla vita tutto il suo senso, che basti questo rapporto a dare la felicità vera, a esaurire il bisogno di rapporto d’amore che c’è nel cuore dell’uomo (e gli innamorati hanno questa illusione). Ma ben presto ci si accorge che l’aspirazione del cuore è troppo profonda, troppo grande perché un tu umano possa esaurirne le potenzialità. Dietro ad ogni tu umano, se il rapporto è vissuto autenticamente, ci dev’essere il Tu divino. La fede è uno scavalcare il tu umano per raggiungere direttamente l’oggetto più profondo del rapporto.
“Signore, ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (S.Agostino, Le Confessioni, I,1,1).


IMPEGNO:

Oggi sarà un vero “Giorno del Signore” di riposo e di ristoro in Lui e con Lui.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



02 marzo 2017

#incontroTe

2 marzo 2017  -  Giovedì






Se moriamo con lui,
vivremo anche con lui
(2Tm 2,11)




Un cuore duro (cf. Mt 25,14-30)

Matteo indugia sull’atteggiamento del terzo servo, l’unico dei tre che esplicita il suo pensiero davvero poco generoso sul padrone. Ne emerge un’immagine, tutta del servo, fatta di durezza, di prevaricazione, di mancanza di misericordia. Un’immagine tanto mostruosa che egli se ne lascia impaurire per tutto il tempo dell’assenza del padrone, lasciandosi trascinare in un comportamento passivo,privo di iniziativa, irresponsabile. In buca, rinunciando a vivere.


IMPEGNO:



In quali situazioni e con quali persone ho il cuore duro?





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



05 novembre 2016

La segnaletica della settimana

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Per riflettere...

“Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo” scrive Paolo. Tra le preghiere di saluto che iniziano la celebrazione eucaristica ce n’è una che è tratta da questa citazione. “Il Signore che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo sia con tutti voi”.
L’invito alla pazienza, alla capacità di “patire” è propedeutico a vivere il nostro rendimento di grazie. Pazienza da patior: soffrire! Pazienza è la capacità di patire come Cristo.... Lui ha faticato, ha sofferto ascoltando la Parola viva di Dio. Ha saputo interpretare le prove della sua vita alla Luce della realtà del Dio “di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. Così come ogni altra difficoltà che gli hanno posto davanti.
Gesù si dimostra paziente nei confronti dei Sadducei che lo interrogano su “meta-problemi”, su considerazioni che non aiutano a vivere. I Sadducei lo coinvolgono in questioni irrilevanti per la concretezza della vita o quanto meno su questioni di secondaria importanza. Loro vogliono metterlo in difficoltà sulla certezza della Vita che non finisce ma che incontra lo scoglio inaggirabile della morte. Lui ne approfitta per ricordare che Dio è il Dio della vita. È il Dio che assicura la Vita. Che con la sua Parola libera la vita dalla paura e dalla morte.
È il Dio che permette di attraversarle entrambe perché offre un’ancóra di speranza. Chi ama e lo ama non muore. Chi ama Dio, chi sperimenta la verità della sua Parola, e la gioca fidandosi, “non può morire”. Come i patriarchi che non muoiono perché inseriti nella relazione con Dio. Una relazione eterna, che continua a generare alla vita.
La relazione con Dio è eterna, senza limiti, rigenera sempre. Permette di pazientare, di sopportare la sofferenza in ogni situazione, perché offre una direzione, un senso.
Il senso che Cristo ha manifestato: La vita ci attende nella fiducia in Dio Padre e nel nostro essere figli nel Figlio. Gesù Cristo è il primogenito dei morti, come recita l’apocalisse. A Lui spetta la gloria e la potenza perché ha vissuto pazientando nell’Amore di Dio. Si è fidato dell’Amore di Dio ed ha saputo “soffrire bene”. Nella vita fatta di fatiche e incomprensioni lo stile di Gesù manifesta una vita che non finisce, anche quando si scontra con lo scoglio inaggirabile della morte, della sofferenza, del dramma, della catastrofe, dell’ingiustizia, dell’incomprensione perché è “nell’amore di Dio”
Allora credo che dobbiamo pregare affinché “Il Signore guidi i nostri cuori all’amore di Dio e alla Pazienza di Cristo”. Per poter ringraziare della possibilità di affrontare la vita sapendo che siamo nati per non morire più!


(Commento a cura di don Giordy)

14 ottobre 2016

La segnaletica della settimana

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Per riflettere...
Un certo Mahatma Ghandi disse una volta: “Io amo e stimo Cristo, ma non sono cristiano. Lo diventerei se solo vedessi un cristiano comportarsi come Lui”. Incontrai questa frase mentre stavo riscoprendo la mia fede, specialmente in alcuni uomini e donne che cercavano di praticare ciò che credevano.


Mi è tornata in mente leggendo quanto Paolo (o chi a suon nome) nella seconda lettera a Timoteo dice “Conosci coloro da cui hai appreso [quello che credi fermamente] e conosci le sacre Scritture”. In questa sorta di premessa all’esortazione, che l’autore rivolge a Timoteo affinché annunci la Parola, pare che la fede di quest’ultimo sia “nata” dalla testimonianza personale di quanti lo hanno educato nella fede e nella conoscenza delle scritture. Potremmo dire che per credere gli sia stato necessario vedere e che per vedere bene nelle scritture abbia dovuto credere.


Per riscoprire che Dio è l’orizzonte della vita, che è Lui ad operare nella vita di chi gli si affida, occorre la testimonianza personale e coerente. Occorre guardare la testimonianza resa da chi si è affidato sempre e con costanza all’azione di Dio. Occorre guardare a chi come Mosè si è affidato, ha agito nella storia pregando sempre, lasciandosi aiutare a pregare quando le forze venivano meno. Occorre adottare la stessa perseveranza e costanza della vedova della parabola. Una donna che insegue la giustizia come se dipendesse da lei, ma consapevole che in realtà dipende esclusivamente da qualcun Altro. Occorre constatare che i nostri sforzi sono vani se non sono illuminati dalla fiducia nella “Parola di Dio, viva ed efficace, capace di discernere i sentimenti e i pensieri del cuore.


Questo è l’atteggiamento del cristiano: agire per la giustizia con forza ed insistenza, sapendo tuttavia che è Dio a realizzare la pienezza della vita. Cristiano è chi opera concretamente fidandosi certamente di Dio. Che sia per questo che il Signore chiude la parabola chiedendo “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà troverà la fede sulla terra”? Che sia per questo che occorre “pregare sempre senza stancarsi”? Che occorre, cioè, alimentare in continuazione il rapporto con Dio per vedere la sua azione nella storia e per farci tramite coerente di quest’azione?


Preghiamo allora che le grandi anime dei nostri tempi possano vedere il nostro atteggiamento orante e fiducioso in Dio, il nostro annunziare con la vita la Parola di Dio e nono solo innamorarsi e stimare Cristo…ma essere ciò che siamo noi… Fratelli in Cristo e Figli nel Figlio.

(Commento a cura di don Giordy)

24 settembre 2016

La segnaletica della settimana

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».


Per riflettere...
Non possiamo eludere dal fatto che la parabola che oggi ci viene consegnata ci scuote nel profondo. C'è una parola che suona come un'eco: abisso!
C'è un abisso fra il ricco e Lazzaro... un abisso invalicabile che è nel cuore del ricco, nelle sue false certezze, nelle piccole e inutili preoccupazioni.
Il ricco è senza nome perché spesso la ricchezza diventa la seconda identità di una persona, domina la sua coscienza, detta leggi, ispira i pensieri.

Abbiamo un solo cuore, non possiamo amare due opposti. Dunque dobbiamo scegliere, dobbiamo decidere a chi dare il nostro cuore e con esso tutta la vita.

Forse anche io, anche tu possiamo riconoscerci nel ricco. Ma quale è la ricchezza che possediamo? Certo, non viviamo in una casa di lusso, forse non abbiamo ancora un lavoro, una macchina propria... e allora qual è la nostra ricchezza, quella che non ci fa sentire il gusto della vita e ci butta in un abisso?
Sono tutte quelle situazioni in cui non siamo a nostro agio, in cui viviamo il peso di relazioni viziate, non autentiche, non libere...

Oggi mettiamoci in ascolto di questo abisso che abita il nostro cuore; è lui che ci domanda: "Sei pronto ad essere salvato o ritieni che la salvezza sia qualcosa che non ti riguarda?".









31 agosto 2016

Briciole di vita

Noi che... GMGamo!


Ad un mese dalla chiusura dell'indimenticabile GMG di Cracovia abbiamo voluto raccogliere alcune testimonianze per far memoria di quanto il Signore ha operato nella nostra vita e riportalo al cuore.
Grazie ai nostri amici che hanno voluto condividere con noi la loro esperienza di vita...



Dire qualcosa di questa esperienza in Polonia, di questa 31esima GMG?
Ebbene, ora che le ore di pullman sono terminate e il sonno abbondantemente recuperato, cosa rimane?


Oltre l'accoglienza paradisiaca delle famiglie della Repubblica Ceca, oltre i sorrisi dei bambini, oltre le parole sussurrate, custodite e affidate. Cosa rimane oltre la preghiera di ogni polacco che ti chiedeva di cantare sempre e comunque "Volare", oltre al russare de...lle notti in palestra, oltre gli improbabili balli d'animazione improvvisati alle fermate dei tram. Cosa rimane oltre le lacrime di chi si dice un arrivederci che ha l'amaro retrogusto dell'addio, oltre le gambe doloranti, la pioggia che ti battezza per sempre giovane.
Ecco credo che rimangano le
domande. Domande antiche e nuove.
Domande di senso. Domande d'Amore.
Fabio, mi ami?
Mi ami al di sopra di tutto e di tutti? Senza se e senza ma.
Pronto ad un amore folle? Folle perché totale, folle perché spesso inconcepibile e sempre inspiegabile.
Sei pronto a mollare tutto. Ma soprattutto a mollare il tuo benedetto orgoglio?
Ti fidi, Fabio? Sei pronto?
Non lo so Signore, ma ci voglio provare.
Come prima, più di prima!
Ti valga, buon Dio, come la più sincera delle mie promesse.


Fabio




È passato un mese. Già? Solo? Non si sa...
È già passato un mese, ma mi sembra di essere ancora lì, tra tutti quei sorrisi e quegli abbracci.
È passato solo un mese, ma quest'esperienza ha già cambiato così tanto nella mia vita.
È passato un mese ed io continuo a ringraziare per quello che ho potuto vivere in tredici giorni così intensi, e credo che non smetterò mai di farlo.
Mi mancano quei giorni, mi mancano le persone con cui li ho condivisi, come non avrei mai creduto
...possibile che mi potessero mancare. E, anche grazie a questa mancanza, la GMG continua nella mia vita.

Chiara




I sorrisi, le fatiche, gli incontri, le parole ed i gesti inaspettati! Ancora una volta quest'esperienza è entrata con la sua solita energia nella mente e nel cuore come un ritmo di voci e cori di cui non si riesce a far a meno. La scoperta di una terra fantastica, la Polonia. Patria di tanto dolore trasformato saggiamente in un ricordo indelebile.
Da Auschwitz a Czestochowa, da Istebna a Cracovia. Un milione di sguardi e sorrisi travolgenti! La gmg non delude mai! Son grata per quest'esperienza e per essermi messa in cammino nonostante le difficoltà! GRAZIE!

Alessia




Per anni ho sentito tantissime cattiverie e maldicenze su polacchi e Polonia, così tante che "un po' un po'" ci credevo.

Nelle due settimane trascorse li, siamo stati accolti come figli, siamo stati amati, siamo stati adottati, si sono presi letteralmente cura di noi, ci hanno sostenuto e aiutato. Ho abbandonato così ogni pregiudizio che avevo, e ho capito che le "povere" persone che criticavano e giudicavano lo facevano per cattiveria, per interesse personale e soprattutto per "ignoranza" e forse anche gelosia. Gesù é amore, pace, NON simbolo di cattiveria e pregiudizi, eppure certa gente crede di essere davvero cristiana...
Io in Polonia ho lasciato tanto, una "seconda famiglia", tante emozioni, insomma un piccolo grande pezzo del mio cuore... Ma la vera e propria GMG inizia proprio ora!


Corrado