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14 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)


In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
 




Per riflettere...
Il discorso che andiamo leggendo da alcune domeniche, il discorso pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, prosegue oggi con un brano che insiste su un concetto-chiave. Negli otto versetti di questo Vangelo Ge­sù per otto volte ri­pete: «Chi mangia la mia carne... vivrà in eterno». E ogni vol­ta ribadisce il perché di que­sto mangiare: per vivere, per­ché viviamo davvero.

Non ci stancheremo mai di proclamare che se c'è un Dono che Gesù ha fatto a noi, sorpassando ogni nostra immaginazione, è il Dono di Se stesso, come cibo della Vita, ossia il Suo Corpo e il Suo Sangue nel sacramento dell'Eucaristia... un Dono che i Giudei non riuscirono a capire, accogliere, per questo mormoravano: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
«Chi mangia la mia carne e be­ve il mio sangue ha la vita e­terna». Ma cos'è questa «vita eterna»? Una vita dopo la morte di cui potrò godere al­la fine dell'esistenza? No! La vita eterna è già cominciata: una vita diversa, profonda, giusta, che ha in sé la vita stessa di Gesù, buona, bella e beata.
 

Ma la vita eterna, questa vita eterna che Gesù mi offre, mi interessa davvero?
Tutti siamo cercatori di vita... affamati di vita. Ognuno di noi, nessuno escluso, può dire: Sì, io voglio per me una vita che sia vera e piena... voglio giorni felici! Ma come posso trovare questa vita?
La troveremo solo in Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui... vivrà». Bello questo invito a fare casa con Gesù, bello e impegnativo. E' la condivisione di tutta la vita. Mangiare e bere Cristo significa essere in comunio­ne con il suo segreto vitale: l'Amore. Cristo possiede il se­greto della vita che non muo­re e vuole trasmetterlo. A noi la possibilità di accoglierlo o meno.

 




08 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)



In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 




Per riflettere...
Siamo noi a cercare Dio o e lui a cercare noi? Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo consapevolmente, egli ci attira a sé, come un innamorato. Non si diventa cristiani se non per questa at­trazione. Ognuno di noi potrebbe dire: Io sono cristiano per attrazio­ne; mi attira un Dio buono co­me il pane, umile come il pa­ne...
E il pane naturalmente ci richiama al «mangiare». Il verbo che segna questa domenica è appunto «mangiare». Una parola così semplice, quotidiana, che indica cento cose, ma la prima è vi­vere... una parola vitale. Mangiare è questione di vita o di morte. E Dio è così: una questione di fondo; ne va del­la tua vita!

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Gesù non è solo vicino a noi, come un amico carissimo, ma va oltre ogni nostra comprensione, divenendo carne della nostra carne. Un dono che ha dell'incredibile.
Eppure se riflettiamo un momento, anche nel linguaggio di chi vuole bene totalmente, come la mamma nei confronti del figlio, l'amore esprime ciò che l'Eucaristia realizza: «Ti mangerei!», ossia ti farei parte della mia vita. Un amore completo, questo, non superficiale, ma che si fa una cosa sola con l'amato. Questo è Dio per noi: amore vero e totale! Egli entra a far parte della nostra vita, proprio come un pezzo di pane per il corpo.
 

Do­mandiamoci allora: Noi di che cosa ci nutriamo? Di che cosa alimentiamo cuore e pensieri? Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità? O stiamo nutrendoci di superficialità, miopie, egoismi?
Se ci nutriamo di Dio, se ci nutriamo di Vangelo, di Eucaristia, l'Eucaristia darà forma al nostro pensare, al sentire, all'amare... perché l'uomo diventa ciò che lo abita.


Mangiare la carne e il sangue di Cristo, non si riduce però al rito della Messa. Il corpo di Cri­sto non sta solo sull'altare. Dio si è vestito d'umanità, al pun­to che l'umanità intera è la car­ne di Dio. Infatti, dice un altro passo del Vangelo: quello che a­vete fatto a uno di questi l'ave­te fatto a me.
Continuiamo il nostro cammino alla ricerca e alla scoperta del volto del discepolo. Ecco chi è il discepolo, colui che desidera imitare il proprio Maestro. Fatevi imitatori, diventate pane, diventate dono, diventate servizio, diventate cura, diventate gratuità, diventate disinteresse... Ed è il senso di tutta la storia: por­tare cielo sulla terra, Dio nel­l'uomo, vita immensa in que­sta vita piccola.


01 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,24-35)



In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
 


Per riflettere...

Domenica scorsa abbiamo letto il racconto della moltiplicazione dei pani. Oggi il Vangelo ci presenta un brano dell’evangelista Giovanni che non racconta l'istituzione dell'Eucaristia, ma più degli altri ne approfondisce il senso.
Nel Vangelo di domenica scorsa Gesù distribuiva il pane, oggi si distribuisce come pane, come un pane che si distrugge per dare vita: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

L'uomo nasce affamato: il bambino ha fame di sua madre che lo nutre di latte, di carezze e di affetto. Da giovane continua ad aver fame di amore e di essere amato… E quando ha raggiunto tutto questo e dovrebbe sentirsi appagato, a quel punto ti accorgi che c'è una fame più grande, fame di felicità e di pace per te e per gli altri, fame di vita più grande, più intensa, fame di cielo, fame di Dio!

Gesù è il pane. Il pane lo mangi ogni giorno. Ogni giorno hai fame e ogni giorno lo mangi. E lui viene da te sempre perché sa che ogni giorno ne hai bisogno. Non dice: «Ancora? Ma tu non cambi mai! Adesso basta! Ma tu chiedi sempre!». Dice: «Tu ne hai bisogno, io vengo; io sono qui per te; io mi offro a te».
L'amore è questo, nient'altro: «Io sono qui per te. Io sono qui per aiutarti, amarti, darti una mano, guarirti, nutrirti, servirti, coccolarti, abbracciarti».

E la folla capisce e insieme a noi dice: «Signore, dacci sempre questo pane». La domanda diventa supplica, comando, desiderio vero: «Vieni, Signore: abbiamo bisogno di te... Dacci il pane del tuo amore».




 
 
 


05 giugno 2015

La segnaletica della settimana

Solennità del SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO (anno B)

Dal Vangelo secondo Marco  (14,12-16.22-26)


  Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


Per riflettere...
La solennità del Corpo e Sangue del Signore ci fa tornare, idealmente, al Giovedì santo. Giorno di luce, giorno drammatico.
Gesù vuole mangiare la Pasqua con i discepoli, ma si offrirà per loro! 
Sa perfettamente quello che gli sta per accadere, sa che verrà tradito da uno dei suoi apostoli, da un altro rinnegato, da tutti abbandonato... Ma è proprio in questa cornice che Gesù gioca d'anticipo: consegna se stesso a noi, suoi discepoli, per rimanere per sempre con noi. Anche se non siamo perfetti, anzi, proprio perché non siamo perfetti! 

E' proprio per questo che uno dei simboli eucaristici è il pellicano, il quale, si dice, in caso di necessità è pronto a ferirsi per nutrire del suo sangue i propri piccoli.
  
"Gesù dona il suo Corpo e il suo Sangue mediante il pane e il vino, per lasciarci il memoriale del suo sacrificio di amore infinito. E con questo “viatico” ricolmo di grazia, i discepoli hanno tutto il necessario per il loro cammino lungo la storia, per estendere a tutti il regno di Dio. Luce e forza sarà per loro il dono che Gesù ha fatto di sé, immolandosi volontariamente sulla croce. E questo Pane di vita è giunto fino a noi! Non finisce mai lo stupore della Chiesa davanti a questa realtà. Uno stupore che alimenta sempre la contemplazione, l’adorazione e la memoria." (omelia di papa Francesco, Corpus Domini 04/06/2015) 

02 agosto 2014

La segnaletica della settimana

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)


In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.


Per riflettere...
Gesù ha appena saputo che Giovanni Battista è stato ucciso. Ora, per Gesù, Giovanni non è un profeta qualunque: è il suo Precursore, colui che il Padre ha mandato davanti al Figlio per preparargli la strada... e che strada! La strada che porta alla croce! Come è comprensibile, Gesù sente l'esigenza di ritirarsi, di restare solo.
Questa volta, però, è solo una "pia illusione"....
La gente ha bisogno di lui, e va a "scovarlo". Ora, chiunque di noi avrebbe avuto una reazione quantomeno infastidita, invece lui "sentì compassione per loro". E si dona, ancora, completamente.
Il miracolo della condivisione di 5 pani e 2 pesci ne è una conseguenza. In grande stile, beninteso, ma una conseguenza di questo donarsi senza riserva, per amore, che è poi quello che farà la sera in cui veniva consegnato, donando il Suo Corpo e il Suo Sangue ai discepoli; e sarà quello che farà morendo sulla Croce, offrendo la Sua vita per noi; ed è quello che fa ancora ogni volta che celebriamo l'Eucaristia.
Miracolo della misericordia, della bontà del Signore.

Ma Gesù non ha voluto fare da solo, anche se ne sarebbe stato capacissimo. Ha voluto avere bisogno della disponibilità  dei suoi discepoli. E ancora oggi vuole avere bisogno della disponibilità di ciascuno di noi. Tu, io, possiamo diventare, perun dono speciale del Signore, segno e strumento dell'amore di Dio per ogni creatura.

21 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)


In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


Per riflettere...
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
 
Per chi ha fame, fame vera, fame di eternità... ecco la risposta! Ecco il cibo! Fosse vero! sarebbe bellissimo: un pane che dà la vita, che non fa morire mai più!!!

Fosse vero?!?! MA... è vero! Questo pane è Gesù. E' la sua Parola. E' l'Eucaristia, che celebriamo in modo tutto nuovo, alla luce della Pasqua. E' come un seme di luce che possiamo ricevere, e che custodiamo, in attesa che germogli e porti frutto. Frutto di vita che non muore mai più! Frutto di quella vita che è Gesù Cristo, frutto di quella vita che è la vita stessa di Dio dentro di noi.

L'Eucaristia è un anticipo, è qualcosa che di vede solo con la fede, e solo per fede. L'Eucaristia è questo dono e questo mistero grande, enorme, spopositato, tanto grande che ci è chiesto un atto di fiducia. Possiamo fare come i contemporanei di Gesù, e andarcene, oppure accettare di stare con Lui, anche se sembra impossibile. Accettare l'assurdo che un pezzo di pane e un poco di vino siano davvero il Corpo e Sangue di Cristo, e che davvero possano essere vita eterna.
A noi la scelta! 

03 maggio 2014

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI PASQUA (Anno A)

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-25)
 
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 


Per riflettere...
 Una cosa curiosa del Vangelo (arcinoto) dei discepoli di Emmaus è in quel "Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero", nell'atto di benedire e spezzare il pane. La cosa curiosa è che questi discepoli avevano avuto modo di vedere Gesù, ascoltarlo, sentirne l'insegnamento, e anche il rimprovero... niente. e invece è in un segno apparentemente insignificante (la benedizione e lo spezzare del pane) che i loro occhi si approno e lo riconoscono.

Ancora: è solo dopo aver riconosciuto il Risorto nello spezzare il pane che i discepoli riconoscono che il loro cuore aveva riconosciuto il Maestro, anche se con la testa non ci erano ancora arrivati. La parola del Maestro fa ardere il cuore in modo strano, ma bello, e prepara a riconoscerlo nel Pane spezzato e dato.

Proprio da questo pane e dalla fiamma della Parola del Maestro che nasce la missione, quella stessa missione che papa Francesco tante volte ci raccomanda... che non vuol dire necessariamente andare in capo al mondo, ma tornare nei nostri luoghi di vita (e da dove, spesso, vogliamo fuggire, con le scuse più ridicole) e raccontare, semplicemente, come anche a noi, oggiil Signore si mostri, e come anche noi possiamo riconoscerlo negli stessi segni: una Parola che infiamma e un pane spezzato.

18 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Per riflettere…
Giovanni il Battista ci prepara all’incontro con Gesù. Nelle prime domeniche del Tempo Ordinario come in Avvento. Stavolta è lui, il Precursore, che vede venire il Signore e lo indica presente, con una frase tanto forte quanto… ignorata! Forse anche perché, a questa espressione ci abbiamo fatto un po’ l’abitudine: la sentiamo ripetere ad ogni Messa! E invece è così importante…

Ecco l’agnello di Dio”:
perché è mite e umile di cuore;
perché è come un agnello mansueto condotto al macello;
perché è l’agnello della Pasqua, che salva il popolo di Israele dalla morte;
perché è nel Suo sangue, sparso in sacrificio sulla croce, l’alleanza eterna fra Dio e l’uomo.
Egli è l’agnello di Dio ma anche il Servo di Dio, sofferente, che offre la sua vita per il popolo, come ci dice la prima lettura della Messa di domenica.

Ecco colui che toglie il peccato del mondo”: perché, se il Verbo di Dio si è incarnato, lo ha fatto per noi! Ha preso su di sé  e in questo modo ha tolto il peccato del mondo. Non i peccati, ma il peccato, proprio alla radice! Ma a che prezzo? Sulla croce, per amor nostro. E poi ancora oggi, toglie i rimasugli di questo peccato in noi e attraverso di noi, che nel battesimo siamo diventati suo corpo.

Egli ancora viene, ancora oggi passa tra di noi, e in noi (se gli lasciamo spazio) vuole ancora passare e incontrare le persone, fare loro del bene, portare loro vita. Bisogna avere gli occhi ben allenati, però, per riconoscerlo… Occhi e orecchie aperti, come quelli del Battista.

31 maggio 2013

La segnaletica della settimana

Solennità del SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (9,11-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


Per riflettere...
Perché per la solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo la liturgia ci propone il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci? Ci saremmo aspettati un brano più... "eucaristico"!

Un primo motivo è che questo miracolo è sempre stato interpretato in chiave eucaristica. I segni, a ben vedere, ci sono tutti: Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli (v 16). Un po' come ascoltare il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia.

Ma c'è di più, una cosa che il Vangelo non dice, ma suggerisce: non è solo il pane ad essere corpo di Cristo, a "fare comunione", ma tutti i suoi discepoli. Cioé noi.
Gesù dice ai suoi discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare». Che può voler dire 2 cose:
a) date loro voi qualcosa da mangiare, metteteci del vostro... (senso più ovvio)
b) date voi stessi, il vostro corpo, la vostra vita da mangiare alla gente.

La festa del Corpus Domini è anche la festa della Chiesa, corpo di Cristo, come il pane eucaristico. E se Gesù dà il Suo stesso corpo da mangiare, perché anche noi, che siamo suo corpo, daremo noi stessi da mangiare alla gente affamata di pace, di gioia, di amore, di fiducia... sapendo, però, che mangiano noi, ma è Cristo che li nutre. E' poco? Ne avanzerà, pure per noi! Parola di Gesù! 

20 aprile 2013

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)


In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».



Per riflettere...
 Che notizia consolante, ci viene data questa domenica!
Tante volte ci sentiamo persi, smarriti, disorientati. E ci verrebbe da urlare: "Ma c'è qualcuno che ha cura di me? C'è qualcuno che sa dove sono?". Una voce risponde: "Io!". Stupore! è la voce di Gesù.

Gesù, il Bel Pastore è Colui che non ci lascia perdere, anzi, è venuto a dare la Sua vita, la vita eterna. E figuriamoci se lascia che si perda anche uno solo di noi, che gli siamo costati così cari!

Niente paura, allora: siamo in buone mani. 
Le mani di Cristo, ferite per amore. Le mani de Padre, Dio, che è più grande di tutti: di ogni chiusura, persecuzione, difficoltà, perfino di ogni peccato (anche se a questo, tante volte, non ci vogliamo credere nemmeno noi...).
E se siamo in mani così invinite, e così sicure, che vogliamo di più dalla vita?  

24 agosto 2012

La segnaletica della settimana

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Giovanni  (6,60-69)

 In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».


Per riflettere...
 «Volete andarvene anche voi?»
Gesù non ha paura di perdere popolarità. Quello che importa è che i suoi discepoli credano in Lui. Se non credono, sono liberi di andare. Gesù non impone a nessuno la sua presenza, come sa che «nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Il suo dono è dono d'amore, e proprio per questo non teme il rifiuto. Se ne rammarica, ma ne tiene conto.

 «Volete andarvene anche voi?»
Non è una domanda retorica: Gesù vuole che i anche i Dodici prendano posizione. Non si può stare con Lui a metà. Lo sa bene, il Signore, che non è facile seguirlo, e non è facile credere in Lui, ma sa anche che Lui è la Vita e dà la vita.

 «Volete andarvene anche voi?»
Questa domanda, oggi, Gesù la fa anche a te e a me. Cosa farai? Te ne andrai anche tu oppure dirai con Pietro:

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

08 giugno 2012

La segnaletica della settimana


SOLENNITÀ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO (anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (14,12-16.22-26)

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Per riflettere
La festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo ci riporta al Cenacolo: dopo la Passione, la Pasqua e la Pentecoste, possiamo capire meglio il dono del Signore in un puro, folle, totale atto d'amore.

Gesù, pur sapendo che i suoi discepoli - i più vicini a Lui! - l'avrebbero tradito e abbandonato, decide di consegnarsi, anticipando la sua offerta. Il pane è preso, benedetto, spezzato, dato. Il calice del vino è preso, benedetto con il ringraziamento, dato.
I suoi gesti sono semplicissimi, quasi banali, ma dicono la profondità di un amore che si dà "fino alla fine". Se proviamo a sostituire il pane e il vino con Gesù... tutto ha un senso nuovo e nuova luce!

I discepoli avranno capito qualcosa della grandezza che avevano fra le mani? E noi, riusciamo ad intuire almeno un poco cosa vuol dire per noi questo dono?
Dio, in Gesù, si consegna a noi: è un mistero grande, da contemplare, adorare e amare. La solennità del Corpus Domini ricorda anche questo.
Non siamo soli! Lui resta con noi, vuole far parte della nostra vita fino a farsi mangiare da noi; ci aspetta in silenzio, per poter stare con noi e parlare con noi "cuore  a cuore". E' un'esperienza bellissima, che riempie l'anima di gioia!

Buona festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo a tutti!


Musica!


Gaspard de la nuit,  di Maurice Ravel, in particolare Ondine, il primo dei tre movimenti dell’opera, evoca un’atmosfera evanescente e densa di mistero;  attraverso il continuo fluttuare di ondulazioni di sonorità, ci aiuta a riscoprire le profondità del messaggio evangelico di questa domenica.




 
Di fronte a ciò che Gesù compie non possiamo fare altro che riconoscere il mistero: è Gesù che si dona totalmente, e che si rende presente ogni giorno nella liturgia, nella consacrazione del pane e del vino, al di là della povertà delle persone e dei luoghi in cui viviamo. Quale grande dono!
Ci si riscopre piccoli nella fede e deboli nelle difficoltà, ma poi, è quanto è davvero importante per me l’incontro con Cristo nella preghiera e nella comunità?


Il Cristo, divino pane del cielo,
si è dato in cibo al mondo:
venite dunque amici di Cristo,
con bocche di fango,
ma con cuore puro,
riceviamo con fede la vittima immolata, la pasqua,
in mezzo a noi offerta in sacrificio.
                                                                       (dalla liturgia bizantina)

04 ottobre 2011

Briciole di vita..

Questa nuova rubrica raccoglie tutte quelle testimonianze
che sono come "briciole di vita" che rendono bella la vita
e che non puoi fare a meno di condividere...
Attendiamo anche la tua!


Qualche "briciola" dal Congresso Eucaristico Nazionale - Ancona settembre 2011:


"La novità grande del cristianesimo: non più un Dio che domanda agli uomini offerte, doni, sacrifici, come in tutte le religioni, ma un Dio che si dona lui, che si perde dentro le sue creature, come lievito dentro il pane, come pane dentro il corpo, accrescimento d’umano, incremento di vita" (E. Ronchi).
Queste parole della prima lectio tenutasi al Congresso Eucaristico di Ancona hanno risvegliato in me molti sentimenti... stupore, meraviglia, affezione, gioia, voglia di imitare... Per me poter vivere il Congresso Eucaristico è stato un rivedermi, nella Chiesa, nel mistero stesso di Dio: l'Amore. Più che un accrescere delle conoscenze esso è stato lo stimolo per innescare un'operazione fondamentale, far diventare "mio sentire" ciò che tante volte ho ascoltato con le orecchie. Durante i giorni di questo importante evento ho avuto la possibilità di vivere insieme ai giovani provenienti dalle diocesi italiane e insieme alle carissime Pie Discepole l'animazione dello Spazio Giovani. E' stato un percorso finalizzato ai ragazzi strutturato sul brano dei discepoli di Emmaus... erano in coppia e conversavano... Gesù si affiancò ed evangelizzò il loro vivere, le loro delusioni... ma poi... volle perdersi in loro... come il lievito dentro il pane, come il pane dentro il corpo: l'Eucaristia, incontro trasformante con il Risorto. Come giovane diacono son ripartito verso la mia "Gerusalemme" arricchito e sorpreso dall'incontro sempre nuovo con Gesù (perchè l'Amore sorprende sempre), carico di voglia di servire sempre più con slancio e docilità di cuore il Cristo nei fratelli. Vi chiedo una preghiera per me!
Matteo

Sono stata molto felice di aver partecipato al congresso eucaristico,sia come volontaria che come congressista,soprattutto perchè prima di prenderne parte non sapevo cosa mi avrebbe lasciato o che addirittura mi avrebbe ricaricato cosi tanto da dispiacermi quando poi sarebbe terminato!

Mi ha lasciato veramente dei bei ricordi... accompagnare una signora anziana che a malapena camminava,alla processione perchè voleva chiedere il Paradiso per il figlio morto e vedere che poi è riuscita ad arrivare fino alla fine, è stato troppo emozionante, mi sono chiesta cosa se non la fede le avrebbe potuto dare una forza tale da riuscire ad arrivare al termine del percorso, che bello vedere quanta forza ti può dare il Signore... poi l'aver preso parte alla Via crucis è stato bellissimo,anche perchè all'inizio ero un po’ titubante e invece mi sono ricreduta ed ho scoperto quanto potesse essere suggestiva,sembrava di prender parte sul serio alla passione di Cristo. C'era un’atmosfera speciale, quasi magica, tutti eravamo lì per la stessa direzione... ed ho avuto molto piacere nel vedere che molti giovani partecipavano a questo congresso... Io sono stata molto felice di averlo condiviso con delle persone a me molto care ed averne conosciute delle altre. Uno degli incontri più belli è stato sicuramente quello con un gruppo di suorine, fantastiche, con i loro volti pieni di gioia e così armoniose, ti danno un senso di pace, rimani troppo colpita perche ti accorgi che queste persone hanno veramente Dio dentro e quasi ti augureresti di essere come loro!
Giulia


Ho avuto la possibilità di vivere le celebrazioni del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale di Bari (22-29 Maggio 2005) che si collocava nel cuore dell’Anno dell’Eucaristia indetto dal Beato Giovanni Paolo II con la lettera apostolica “Mane nobiscum Domine”. Un congresso eucaristico posto al centro di due grandi eventi ecclesiali: il 48° Congresso Eucaristico Internazionale (Messico, 10-17 ottobre 2004) e il Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia (Roma 3-23 ottobre 2005).
“Senza la Domenica non possiamo vivere” era il tema di Bari; parole che costituirono il capo di accusa dei 49 cristiani di Abitène. L’importanza della Domenica, come giorno primo ed ultimo in cui si vive la centralità del mistero pasquale nell’Eucaristia è stata la meta verso cui si è mosso il Congresso Eucaristico di Bari. A distanza di sei anni e giungendo al Congresso Eucaristico di Ancona ho notato e fatto esperienza - anche e soprattutto nei giorni del Congresso - di come la Domenica, giorno del Signore ed eucaristico per eccellenza, può realmente risuonare nel corso della settimana, toccando e riempiendo di senso il vissuto feriale delle persone nei diversi ambiti e luoghi in cui urge dare testimonianza e ragione della propria fede, spesso provata dai collassi sociali e dalle umane fragilità. Quindi un’Eucaristia non solo per la Domenica, ma appunto - come ci è stato ricordato spesse volte - per la vita quotidiana. Anche per questo, e penso non a caso, preghiamo ogni giorno: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano!” Non solo il pane che nutre oggi il nostro corpo, bensì il Corpo di Cristo stesso che nutre sempre la nostra vita e alimenta la nostra fede... Questo passaggio mi ha portato a capire come sia necessario impegnarsi - se pur nel cammino personale di fede - a concepire il senso della festa e della presenza del Signore nell’Eucaristia lungo i giorni della settimana, di modo che, la Domenica non resti solo un giorno di attesa, una meta sulla linea dell’orizzonte, bensì una condizione di vita e di fede per tutti coloro che cercano di vivere nei vari ambiti della vita quotidiana la gioia pasquale, la festa attesa ma già presente, l’incontro sperato ma già vissuto.
Giuseppe