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05 marzo 2017

#incontroTe

5 marzo 2017  -  I Domenica di Quaresima







Siamo saldi nella prova:
nostra forza è l’amore di Cristo
(Dalla Liturgia)




Il coraggio della felicità 



La gratuità con cui Dio ci ama, è l’aspetto più seducente dell’amore divino e giustifica le famose parole di Geremia: “Tu mi hai sedotto, o Signore e io mi sono lasciato sedurre” (Ger 20,7).


L’Apostolo Paolo confida ai Galati di essere stato chiamato per nome dalla grazia di Dio, usa un verbo assai forte: sono stato sedotto dall’amore proveniente da Dio e aggiunge subito: “non ci ho visto più” (Gal 1,16), sono stato pervaso da quella presenza straordinaria di Dio.
La scoperta di questo amore è veramente entusiasmante, seducente, capace di spezzare tutti i legami, è una divina sorpresa. Non è affatto una cosa normale che Dio, l’Altissimo, cominci per primo ad amare una creatura. La sorpresa aumenta quando Gesù ci dice che questo amore è paterno perché in cielo c’è un Padre. Siamo troppo abituati a questa affermazione per coglierne ancora il carattere sbalorditivo.


IMPEGNO:


Presterò maggiormente ascolto a quanto mi indica la mia coscienza.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



14 ottobre 2016

La segnaletica della settimana

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Per riflettere...
Un certo Mahatma Ghandi disse una volta: “Io amo e stimo Cristo, ma non sono cristiano. Lo diventerei se solo vedessi un cristiano comportarsi come Lui”. Incontrai questa frase mentre stavo riscoprendo la mia fede, specialmente in alcuni uomini e donne che cercavano di praticare ciò che credevano.


Mi è tornata in mente leggendo quanto Paolo (o chi a suon nome) nella seconda lettera a Timoteo dice “Conosci coloro da cui hai appreso [quello che credi fermamente] e conosci le sacre Scritture”. In questa sorta di premessa all’esortazione, che l’autore rivolge a Timoteo affinché annunci la Parola, pare che la fede di quest’ultimo sia “nata” dalla testimonianza personale di quanti lo hanno educato nella fede e nella conoscenza delle scritture. Potremmo dire che per credere gli sia stato necessario vedere e che per vedere bene nelle scritture abbia dovuto credere.


Per riscoprire che Dio è l’orizzonte della vita, che è Lui ad operare nella vita di chi gli si affida, occorre la testimonianza personale e coerente. Occorre guardare la testimonianza resa da chi si è affidato sempre e con costanza all’azione di Dio. Occorre guardare a chi come Mosè si è affidato, ha agito nella storia pregando sempre, lasciandosi aiutare a pregare quando le forze venivano meno. Occorre adottare la stessa perseveranza e costanza della vedova della parabola. Una donna che insegue la giustizia come se dipendesse da lei, ma consapevole che in realtà dipende esclusivamente da qualcun Altro. Occorre constatare che i nostri sforzi sono vani se non sono illuminati dalla fiducia nella “Parola di Dio, viva ed efficace, capace di discernere i sentimenti e i pensieri del cuore.


Questo è l’atteggiamento del cristiano: agire per la giustizia con forza ed insistenza, sapendo tuttavia che è Dio a realizzare la pienezza della vita. Cristiano è chi opera concretamente fidandosi certamente di Dio. Che sia per questo che il Signore chiude la parabola chiedendo “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà troverà la fede sulla terra”? Che sia per questo che occorre “pregare sempre senza stancarsi”? Che occorre, cioè, alimentare in continuazione il rapporto con Dio per vedere la sua azione nella storia e per farci tramite coerente di quest’azione?


Preghiamo allora che le grandi anime dei nostri tempi possano vedere il nostro atteggiamento orante e fiducioso in Dio, il nostro annunziare con la vita la Parola di Dio e nono solo innamorarsi e stimare Cristo…ma essere ciò che siamo noi… Fratelli in Cristo e Figli nel Figlio.

(Commento a cura di don Giordy)

29 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' dei SS. PIETRO E PAOLO Apostoli

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 

Per riflettere...
La settimana si apre, insolitamente, con la festa di due santi. E che santi!
Gli apostoli Pietro e Paolo, le "colonne della Chiesa", testimoni della risurrezione di Cristo. Così li chiama la liturgia romana. "Superapostoli", invece, li invoca la liturgia bizantina.

Perché tanta importanza, tanto da "scavalcare" la domenica? Perché a loro due, forse più che a chiunque altro, il Signore Gesù ha affidato una "missione impossibile": portare la bella notizia che Gesù è risorto, fino agli estremi confini del mondo, fino al cuore di un impero che tutto sembrava tranne che dover accettare la scommessa di un Dio fatto uomo, crocifisso e risorto.

Per una missione così speciale, il Signore non poteva che scegliere due persone altrettanto speciali.
Pietro, chiamato così probabilmente per la sua "testa dura" come pietra. Il capo degli apostoli, che però non esitò a rinnegarlo, quando vide la mal parata, con la croce di Gesù.
Paolo, il fariseo zelante nel cercare di distruggere la neonata Chiesa, e che il Signore dovrà - letteralmente!- buttare a terra.
Proprio Pietro, con la sua testa dura e la sua fede semplice, sarà chiamato ad essere pietra di fondamento della Chiesa. Proprio Saulo/Paolo sarà chiamato ad annunciare al mondo intero quel Signore Gesù che egli perseguitava con metodica ferocia.

Gesù non va a scegliere, di solito, i migliori, i più adatti... va a scegliere quelli che nessuno sceglierebbe! Qundi, se ci sentiamo qualche volta un po' disorientati davanti a quello che il Signore sembra chiederci... fiducia! Con Lui e in Lui anche noi possiamo fare cose grandi, come i superapostoli Pietro e Paolo.