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03 aprile 2017

#incontroTe

3 aprile 2017  -  Lunedì









Alla tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10)




Le paure che paralizzano

Infatti avere ricevuto da Dio dei doni, significa essere chiamati a servire gli altri in proporzione a quello che abbiamo ricevuto. Qui, come è accaduto al servo della parabola, possono subentrare una serie di paralisi che hanno come unica radice la paura: la paura di essere giudicati, di essere fraintesi, la paura di quello che si dirà intorno a noi, la paura che il nostro servizio non sia accettato, o sia inteso come una imposizione di noi stessi, come una ricerca di gloria personale. Queste paure paralizzano e portano la persona a sotterrare i doni di Dio, che invece ci sono stati dati per l’utilità comune, e che devono essere messi a servizio della Chiesa con grande serenità, con grande distacco interiore, e con quella povertà di spirito che apre la porta delle beatitudini: “Beati i poveri in spirito” (Mt 5,3). Soltanto chi è povero di spirito riesce a mettere a servizio della Chiesa i suoi carismi senza turbarsi e senza turbare.


IMPEGNO:

La ricerca di “gloria personale” mi chiude a Dio e ai suoi doni. Sarò umile.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



01 aprile 2017

#incontroTe

1 aprile 2017  -  Sabato









Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito
(Gv 3,16)




Le cause del non sviluppo

C’è intanto una motivazione, circa l’inattività di colui che ha ricevuto un talento. Si tratta di una frase posta sulle labbra stesse del servo fannullone, e perciò altamente attendibile, in quanto affermata direttamente dal personaggio in questione: “Per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo”. Questo versetto chiave è di grande importanza nel quadro dell’insegnamento generale della parabola, perché ci indica la causa che certe volte ci potrebbe ostacolare nello sviluppo pieno di tutti i doni che Dio ci ha dato: la paura.


IMPEGNO:

Bandisco la comodità della pigrizia per divenire coraggioso.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



04 marzo 2017

#incontroTe

4 marzo 2017  -  Sabato







Per le tue piaghe noi siamo stati guariti.
(Is 53,5c)




Non c'è timore nell'Amore (cf. Mt 25,14-30)


Gesù con questa parabola desidera portarci fuori dalla logica paranoide e paritaria del tanto-quanto per entrare nella prospettiva della fiducia e dell’amore senza calcoli e senza paure. Non c’è timore nell’amore. Nell’amore si può rischiare perché nell’amore c’è la fiducia del perdono. E forse anche per questo c’è molto meno rischio di sbagliare. Dov’è creatività e amore, lì c’è Dio.
Far fruttificare i doni ricevuti, portare frutto, ci immette nella corrente di quell’amore trinitario che fonda la crescita di ogni persona e la costruzione di una comunità cristiana. L’atteggiamento del servo che ha sotterrato il talento per timore del suo padrone. Penso ad una possibile paralisi istituzionale, quando non si osa rischiare più; a una diffusa inerzia spirituale giustificata da paure, resistenze, contrasti a livello personale e comunitario, o motivata dai condizionamenti socio-psicologici con i quali ci imbattiamo nel nostro quotidiano.


IMPEGNO:

Oggi affronto le mie paure combattendo l’inerzia spirituale.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma




20 marzo 2016

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)
Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme
 

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Due grida risuonano in questo giorno: «Osanna!» e «Crocifiggilo!».
Anche la mia vita oscilla tra queste due grida, Signore Gesù. Ti vorrei accogliere, vorrei gridare anch'io «Osanna!", riconsocerti come mio re, come mio Signore, come mio salvatore. Ma accoglierti significa abbandonare le mie comode sicurezze, i miei malcelati egoismi, significa smettere di pensare solo a me stesso. Tu, Signore, vieni nella mia vita e la conquisti non con la forza della violenza e dell'imposizione ma con la forza dell'amore, con il dono di te per me. Davanti a tanto amore resto impaurito, mi rendo conto di non essere capace di corrispondere così preferisco allontanarti, eliminarti e mi ritrovo anch'io a gridare «Crocifiggilo!» .
Vieni, Signore Gesù, regna nella mia vita, regna nel mio cuore, vinci ogni mia paura, ogni mio egoismo, ogni mio peccato con la dolce forza del tuo amore totale, del tuo donarti completamente a me affinché io impari a donarmi completamente a te.

Amen!

(don Matteo Castellina)

20 settembre 2015

La segnaletica della settimana

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)



In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».



Per riflettere...
«Di che cosa stavate discutendo per la strada? Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande». E' evidente: gli apostoli ci assomigliano! Chi è il più buono, il più capace, il migliore tra noi?
E' l'istinto primordiale del potere, del prestigio, dell'onnipotenza del proprio "io" che dilaga da sempre ogni aspetto della vita: famiglia, scuola, lavoro...

I discepoli stanno zitti, sono troppo concentrati nello stabilire i propri ruoli, nell'ottenere benefici... troppo impegnati su loro stessi per accorgersi del Signore.
Ma tale ottusità non esaurisce la pazienza del Maestro e nonostante il loro silenzio egli parla loro nuovamente: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Gesù indica la via giusta per chi vuole essere grande: il più grande è chi non si serve dell'altro ma lo serve!
SERVIRE: un verbo che fa paura perché porta con sé sforzo e sacrificio. La nostra gioia, invece, sta nel comandare, nel possedere, nell'essere i migliori anche a scapito degli altri e per questo li si utilizza e strumentalizza per i propri fini.
E poi, servire tutti, senza limiti di razza o etnia, senza esclusioni, senza preferenze, perché «chi non vive per servire, non serve per vivere» (papa Francesco): parole mai pensate...

Servire: un verbo che o ti conquista o lo cancelli per paura che possa cancellare lo stile della tua vita!

Ti prego, Signore,
insegnami ad andare con te:
insegnami la reverenza e la fiducia,
il pentimento e l'amore,
il timore e il desiderio.
Insegnami a cercarti
e a perseverare nella ricerca
fino a quando ti trovi.
Amen! (R. Guardini).



19 giugno 2015

La segnaletica della settimana

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)


In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».


Per riflettere...
Vento, fulmini, acqua dappertutto... una barca presa da una tempesta terribile. Tutto sembra perduto.
Gesù, in tutto questo, semplicemente dorme! Dorme! in mezzo alla tempesta che sta per far affondare la barca, al punto che pescatori esperti come Pietro Giacomo, Giovanni vanno a svegliarlo, pieni di paura. La barca sta affondando e Gesù dorme.
Basterebbe fermarsi a riflettere e pregare su questo sonno misterioso del Maestro nel momento di massimo pericolo per riempire una settimana o una vita.

La barca sembra affondare ma... non affonda. C'è dentro Gesù. Tutte le potenze del male scatenate (simboleggiate dal vento e dal mare) non possono prevalere contro la barca, pur fragile della nostra vita, della nostra comunità, della Chiesa, semplicemente perché dentro c'è Lui, il Signore! E tante paure che ci vengono, pur razionali e motivate, in fondo, non sono altro che sintomi della nostra poca fede. Non perché deve andare sempre tutto bene, ma perché Lui è il Signore, Colui che ha in suo potere ogni cosa, per il semplice fatto che è Dio! finché Lui è con noi, anche se sta in silenzio, nascosto, e dorme, anche quando sembra assente, siamo al sicuro. La barca non può affondare.


«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»: questa domanda di Gesù oggi è anche per te e per me. Di fronte alle mie difficoltà e paure, mi ricordo che Gesù è sulla mia barca, dal battesimo? E ho davvero fiducia che, finché sono con Lui, c'è sempre speranza, anche quando sembra non essercene?

02 giugno 2015

Temere... perchè?

L'AMORE è la cosa più importante che noi possiamo vivere nella nostra vita: è il dono più grande che il Signore ci ha fatto!
Perché, allora, spesso in noi nasce la paura di amare?
Questa rubrica nasce dall'esigenza di molti giovani come te che desiderano prendere in mano le proprie paure e affrontarle, forse semplicemente attraverso una "voce amica", quella di don Maurizio Mirilli che proverà ad offrirci qualche risposta ai tanti dubbi e timori che toccano il nostro vivere quotidiano.
 
 

29 maggio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità della SS. TRINITA' (Anno B)

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 
 


Per riflettere...
Siamo mandati dal Signore Risorto nel mondo, come gli Undici.
Senza paura. Ma non perché, ingenuamente, "tutto va bene". Non abbiamo paura perché Lui ha promesso "Io sono con voi tutti i giorni, per sempre", e se ha promesso è vero, lo fa, perché Lui, il Maestro e Signore, non si rimangia la parola data...

Siamo mandati dal Risorto. Ma non nel Suo Nome. Siamo mandati a fare discepoli i popoli e battezzarli (cioé immergerli) nel Nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, nel nome di un Dio che è Unico e Trino, unico e molteplice, come solo l'Amore sa e può essere. Noi, immersi in questo amore, siamo chiamati a immergere tutti, e ogni realtà, in questo amore che trasforma restando sempre, semplicemente, se stesso.

Santissima Trinità: uno dei misteri più incomprensibili della nostra fede, che diventa luce e gioia, quando se ne fa esperienza, standovi immersi come il pesce nell'acqua! 

11 aprile 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA ID PASQUA o della Divina Misericordia (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 


 Per riflettere...
Nel giorno di Pasqua i discepoli sono letteralmente tappati in casa per paura. Eppure sapevano che Gesù è risorto! Era apparso a Maria di Magdala, Pietro e il discepolo amato avevano trovato la tomba vuota, avevano visto e creduto. Eppure... eppure non basta.
La paura è più forte della fede, delle volte. La paura è più forte della fede fino a quandonon avviene un incontro! Era questo che mancava.

Gesù risorto si presenta, entra nelle chiusure e porta la gioia con la sua sola presenza. E porta la pace, quella pace che il mondo non può dare perché non ce l'ha. Avrà pure delle tregue, ma non la pace. E' Lui che passa attraverso le porte chiuse, per aprirle dall'interno. Anzi, perché sian le nostre stesse mani ad aprirle al mondo intero, per portare ovunque la gioia e la pace che è Lui stesso.

"Pace a voi!": queste parole sono oggi per te e per me. Sono luce  e calore per un nuovo inizio, per andare là dove Lui, il Maestro, ci chiama ad annunciare la Vita, la Misericordia, la bella notizia che la vita e l'amore non hanno fine!
Allora... pace a te!

08 agosto 2014

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)


[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


Per riflettere...
I discepoli hanno preso il mare, da soli. Gesù vuole restare solo. Ci aveva già provato, ora ci riesce: resta a pregare, nella notte.
In mare aperto, però, Pietro e compagni sono sorpresi da una tempesta. Situazione drammatica: attorno a loro vedono solo buio e acqua che sembra volerli inghiottire con la sua forza brutale. Speranze: zero.
Ma... quando sembra tutto perduto, ecco Gesù raggiungerli in modo inatteso: chi di noi si aspetterebbe di trovare qualcuno... che passeggia tranquillamente sul mare?!?!? Chi di noi non si metterebbe ad urlare di spavento? Non bastava la burrasca, ora ci si mettono anche i fantasmi!
Ed ecco una voce, quella che spazza via ogni timore: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Nella barca, con gli apostoli, ci siamo anche noi. E' la barca della Storia, ed è la barca della Chiesa. E questa barca sballottata dalle tante difficoltà della vita, sembra doversi sfasciare... Anche per te e per me, oggi, risuona questa voce, che dà fiducia: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Una voce che risuona oltre il frastuono delle onde, oltre tutte le comprensibili difficoltà e paure.
Sapendo che nessuna tempesta è più potente del Signore, il Figlio di Dio, Colui che è venuto nel mondo per essere il Dio-con-noi

30 maggio 2014

La segnaletica della settinama

SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 



Per riflettere...
Gesù ascende al cielo: ora sì, ci ha lasciati. Non possiamo più vederlo camminare fra noi, non possiamo più ascoltare "dal vivo" la sua voce, toccarlo... si apre per i suoi discepoli, e per i discepoli di sempre (e quindi anche per noi!) il tempo della fede.

Ma fede non è credere a qualcosa o qualcuno che resta "misterioso", o che è troppo assurdo per non essere vero: fede è fiducia! Ed è, per noi, la certa fiducia che, se non vediamo e non sentiamo Gesù, Egli è presente, è con noi. Quella che ci chiede (e ci dona) Gesù è la fiducia che, sì, è propro vero: " io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". E se è vero, come è vero, che il Padre ha messo nelle Sue mani tutto il potere possibile e immaginabile, per sempre... ma allora, di che cosa possiamo avere paura?!?!?!

Gesù va al Padre, non per lasciarci soli ma per portarci con sè. E per stare per sempre con noi, in modo nuovo, che ci chiede la fatica quotidiana della fede. Tutto sta qui: ci fidiamo di Lui, o no? Questa è la fede che fa la differenza. Ed è questa la fede che ci fa comprendere che non siamo mai soli: Lui è con noi fino a quando noi non saremo con Lui, per sempre!

19 maggio 2014

Temere... perchè?

Ci sono molti che hanno PAURA di non essere all'altezza della situazione... forse tra questi "molti" ci siamo anche noi!
La paura è ciò che attanaglia la nostra vita. Eppure se sfogliassimo le pagine della Bibbia troveremmo ben 365 volte l'invito: "NON TEMERE"... ovvero 365 motivi per ogni giorno dell'anno a non avere paura!
Questa rubrica nasce dall'esigenza di molti giovani come te che desiderano prendere in mano le proprie paure e affrontarle, forse semplicemente attraverso una "voce amica", quella di don Maurizio Mirilli (direttore Pastorale Giovanile - Roma) che proverà ad offrirci qualche risposta ai tanti dubbi e timori che toccano il nostro vivere quotidiano.
 
 
 
 
 

20 aprile 2014

Pasqua!







L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». (Mt 28,5-7)

“Non temete” e “andate in Galilea”.
La Galilea è il luogo della prima chiamata, dove tutto era iniziato! Tornare là, tornare al luogo della prima chiamata. Sulla riva del lago Gesù era passato, mentre i pescatori stavano sistemando le reti. Li aveva chiamati, e loro avevano lasciato tutto e lo avevano seguito.
Ritornare in Galilea vuol dire rileggere tutto a partire dalla croce e dalla vittoria; senza paura, “non temete”. Rileggere tutto – la predicazione, i miracoli, la nuova comunità, gli entusiasmi e le defezioni, fino al tradimento – rileggere tutto a partire dalla fine, che è un nuovo inizio, da questo supremo atto d’amore.
Anche per ognuno di noi c’è una “Galilea” all’origine del cammino con Gesù. “Andare in Galilea” significa qualcosa di bello, significa per noi riscoprire il nostro Battesimo come sorgente viva, attingere energia nuova alla radice della nostra fede e della nostra esperienza cristiana.
(papa Francesco, omelia della Veglia Pasquale 2014)

Con queste parole, vi (ci) auguriamo, di cuore....
BUONA PASQUA!  

24 marzo 2014

Temere... perchè?

E' possibile aver paura di VIVERE?
Sembra proprio che questa paura esista...
A dare una risposta è don Maurizio Mirilli, direttore della Pastorale Giovanile in Roma.




 
* Se vuoi puoi scriverci e insieme proveremo a dare qualche risposta anche a quella che oggi chiami "paura", ma che può essere per te un trampolino di lancio nella vita: cristina.c@pddm.it

03 marzo 2014

Temere... perchè?

Una delle paure più gettonate dei giovani è la SOLITUDINE!
Eh sì, la solitudine è una paura che appartiene a tutti...
A dare una risposta a questo sentimento è don Maurizio Mirilli (direttore Pastorale Giovanile - Roma) che proverà a spiegarci l'esistenza di due tipi di solitudine: una solitudine "sana" ed una solitudine "non buona"...




 
* Se vuoi puoi scriverci e insieme proveremo a dare qualche risposta anche a quella che oggi chiami "paura", ma che può essere per te un trampolino di lancio nella vita: cristina.c@pddm.it

16 gennaio 2014

Temere... perchè?

La PAURA è ciò che attanaglia la nostra vita. Eppure se sfogliassimo le pagine della Bibbia troveremmo ben 365 volte l'invito: "NON TEMERE"... ovvero 365 motivi per ogni giorno dell'anno a non avere paura!
Questa rubrica nasce dall'esigenza di molti giovani come te che desiderano prendere in mano le proprie paure e affrontarle, forse semplicemente attraverso una "voce amica", quella di don Maurizio Mirilli (direttore Pastorale Giovanile - Roma) che proverà ad offrirci qualche risposta ai tanti dubbi e timori che toccano il nostro vivere quotidiano.

 
 
 
 
 
* Se vuoi puoi scriverci e insieme proveremo a dare qualche risposta anche a quella che oggi chiami "paura", ma che può essere per te un trampolino di lancio nella vita: cristina.c@pddm.it

03 gennaio 2014

La segnaletica della settimana


II DOMENICA DI NATALE

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito,
che è Dio ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Per riflettere…
All’alba del tempo, prima di tutto, c’era la Parola.
Questa Parola era anche Luce, amore, bellezza. Insomma, era Dio.
Una Parola che, per parlare a noi (che, invero, siamo un po’ duri d’orecchio…), mette in opera un progetto incredibile: imparare la nostra lingua, e partendo dalla base, facendosi piccolo bambino che… non sa parlare!

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”: Dio che tanto ci ama, per poterci guardare negli occhi, scende al nostro livello! Si è messo alla pari con noi perché chiunque sceglie di accoglierlo possa diventare figlio di Dio, come Lui si è fatto uomo come noi. Perché noi possiamo stare per sempre con Lui, il Signore è venuta ad abitare in mezzo a noi. Noi con Lui, e Lui con noi! Per sempre!

Detta così, sembra una enormità, una cosa assurda e incredibile. Eppure è così! Questa è la nostra fede. Non è una cosa grandissima?
E proprio perché è una notizia meravigliosa e…incredibile, la Chiesa, nella sua saggezza, proclama ancora una volta questo passo del Vangelo.

L’Incarnazione è un mistero di contraddizione. Ma se noi siamo spesso confusi, Dio entra nella nostra confusione per darci qualcosa di grande: la speranza! Possiamo ancora sentirci inutili, soli, senza scopo se Dio, l’Eterno e l’Immenso, Colui che “i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere”, venne ad abitare in mezzo a noi, fa casa su un puntino minuscolo dell’universo? Se Lui ci ama così, allora di cosa possiamo avere paura?

15 novembre 2013

La segnaletica della settimana

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Il beato Pino Puglisi, martire
 Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Per riflettere…
Il discorso di Gesù, sollecitato dallo stupore dei suoi discepoli davanti alla maestosità del Tempio di Gerusalemme, ci fa “dare un’occhiata” a quello che sarà e che tutti, in un modo o nell’altro, un po’ temiamo: la fine del mondo.
L’arrivo dei falsi Messia, le guerre, cataclismi, segni terribili nel cielo... Tutto è descritto in modo così dettagliato che alcuni hanno preso alla lettera queste parole del Vangelo. Solo che…

Solo che non è questo che interessa a Gesù comunicarci! A Lui preme qualcos’altro:
1) metterci in guardia dai tanti che vengono nel mondo spacciandosi per il Signore o suoi messaggeri, per attirare dietro di sé i discepoli;
2) farci mettere nella disposizione di attesa fiduciosa, pur negli sconvolgimenti che possono essere, che ci saranno e… che sempre ci sono;
3) annunciarci la realtà, dura ma a suo modo necessaria, della persecuzione dei cristiani.

Su questo ultimo punto, Gesù spende qualche parola di più. I cristiani di tutti tempi sanno che la persecuzione, più o meno esplicita, più o meno violenta, fa parte della loro vita: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”, ha detto il Maestro. Anche oggi, in molte parti del mondo, i cristiani sono oppressi e uccisi solo per la loro fede. Ma la persecuzione ha degli effetti… collaterali.
Innanzitutto, diventa occasione di testimonianza (non a caso martire vuol dire proprio “testimone”). E sottolineerei la parola occasione.
Poi: c’è da mettersi bene “nella zucca” che non sta a noi difenderci dalle accuse che ci vengono fatte per causa di Gesù, ma è Lui stesso che ci darà lingua e sapienza. E allora siamo della classica “botte di ferro”.

Possiamo essere insultati, perseguitati, perfino uccisi a causa di Gesù, ma “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.
E allora, si può aver paura della persecuzione? E si può aver davvero paura della fine del mondo?

05 aprile 2013

La segnaletica della settimana



II DOMENICA DI PASQUA o “della Divina Misericordia”

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-32)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Per riflettere…
Nonostante Maria di Magdala abbia visto il Signore risorto, nonostante Pietro e Giovanni abbiano trovato la tomba aperta e il sepolcro vuoto, e che il discepolo amato da Gesù “vide e credette”… i discepoli stanno chiusi sprangati in casa.

Hanno paura. E la paura chiude: per prudenza, per difesa, per timore…
Con il loro modo di fare i discepoli è come se dicessero: “ma Gesù, sarà davvero risorto? Se è vero, beato lui; ma a noi, cosa cambia?”.

E allora è il Maestro e Signore a fare il primo passo.
Entra a porte chiuse: non butta all’aria tutto, rispetta le nostre chiusure e… ci passa attraverso.
Sta in mezzo: in piedi, come risorto; in mezzo, fra i suoi, vicino.
“Pace a voi!”: il saluto normale in Oriente, sulla bocca del Risorto diventa un dono, anzi il dono. Perché in quella pace c’è tutto, ma proprio tutto!
Mostra le ferite che ha ricevuto sulla croce: è proprio Lui, non è un’allucinazione! Ed è il segno di fino a che punto ci ha amati.
Dona lo Spirito e una missione: è lo Spirito che rende capaci di portare a tutti la misericordia di Dio! Ed è per questo che Gesù dona ai discepoli proprio lo Spirito Santo.

Oggi la liturgia porta anche noi nel Cenacolo... e il Signore risorto dona anche a te e a me, come ai discepoli sbarrati per la paura, i suoi doni: la pace, la gioia, lo Spirito Santo, la missione di portare la misericordia al mondo intero.
La Sua presenza ci liberi dalle nostre paure, e ci apra alla gioia!