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02 marzo 2018

#incontroTe

TERZO INCONTRO:
GESU’ E SIMONE

Essere discepoli





La Parola


Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.


Per riflettere…

“Non pensavo di incontrarti sulla mia strada, Gesù. Credevo che la mia strada tutto sommato sarebbe stata più facile, più tranquilla... ma vederti così ridotto... la mia reazione è stata quella di girare l’angolo, di passare oltre con indifferenza... Ma i tuoi occhi mi hanno guardato... hai guardato proprio me! Allora ho capito che dovevo decidere: o seguirti, o acconsentire tacitamente alla tua esecuzione. O portare la croce con te, oppure insieme agli altri inchiodarti. O essere tuo discepolo, o essere tuo assassino!”.

Preghiera

Signore, troppe volte abbiamo scelto il più facile, il più comodo,
non ci siamo lasciati interpellare dalle tue richieste,
non siamo riusciti a portare la croce con te.
Fa’ che la sappiamo accettare come unico strumento di salvezza.


19 marzo 2017

#incontroTe

19 marzo 2017  -  III Domenica di Quaresima







Ha sete di te, Signore, l’anima mia
(Sal 62,2)




Come la samaritana presso il pozzo di Sicar


Anche la persona umana si realizza nel rapporto nell’apertura. Questo è lontano da certe definizioni di persona troppo filosofiche. Il vivere per conto proprio (subsistere in se) è l’essere diviso dagli altri. Se ci rifacciamo al modello divino la persona è essenzialmente un protendersi verso il fratello, un fargli compagnia lungo la strada della vita, proprio quello che Dio fa con ciascuno di noi.

Due poli che non si distinguono: relativi a noi proprio perché agganciati al Signore nella contemplazione e nella lode.
Esse ad è un atteggiamento fondamentale della carità: stare accanto per servire. È un’illusione tragica quella della persona che crede di costruire se stessa chiudendosi nel proprio egoismo. Raul Follerau ha detto: “Nessuno ha il diritto di essere felice da solo”. Ma si potrebbe dire anche di più: “Nessuno riesce a essere felice da solo”. Se ci chiudiamo in noi stessi intristiamo, non costruiamo la felicità. La felicità si costruisce nel rapporto. È aprendoci all’altro, ai suoi bisogni che realizziamo noi stessi e diventiamo felici.


IMPEGNO:

Farò di tutto per portare Gioia a qualcuno.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



15 marzo 2017

#incontroTe

15 marzo 2017  -  Mercoledì







Mi affido alle tue mani, Signore.
(Sal 30,6)




La strada da intraprendere

Il mistero del cammino si approfondisce quando Filippo domanda a Gesù di mostrargli il Padre, ed Egli: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere” (Gv 14,10), così ci rivela che il cammino da intraprendere è tutto interiore. Gesù traccia chiaramente la strada che conduce alla comunione perfetta con Lui. Tutto comincia con un richiamo indirizzato ai peccatori di Galilea luogo dove Egli va a reclutare i suoi Apostoli e discepoli: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono” (Mc 1,17-18).


IMPEGNO:

Dominerò “le reti” che mi tengono impigliato facendomi perdere tempo e occasioni di cammino e di crescita.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



14 marzo 2017

#incontroTe

14 marzo 2017  -  Martedì







Imparate da me che sono mite e umile di cuore.
(Mt 11,29)




Impegnarsi nella storia con Cristo

Nel Nuovo Testamento Gesù appare come una persona che cammina e cammina molto. Sulla sue strada incontra la Samaritana (cf. Gv 4,1-42). Guarisce un cieco che mendicava al bordo di una di quelle strade impolverate della Palestina (cf. Lc 18,35). Nella parabola, anche il buon Samaritano non devia dal cammino della misericordia (cf. Lc 10,29-37). A Tommaso che gli domanda dove va e come è possibile andare verso il Padre, Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso di me” (Gv 14,6).


IMPEGNO:

Farò un passo di avvicinamento verso chi normalmente evito.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



27 novembre 2016

La segnaletica per l'Avvento

LUNGO LE DOMENICHE D'AVVENTO... IN ATTESA DI GESU'

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


Per riflettere...


Il Figlio dell’Uomo arriverà, ora, in un niente! Occorre comprendere che ogni istante è buono…letteralmente ogni istante. Anche quello che appare meno indicato. Come potrebbe essere il diluvio, o un’alluvione, o qualcun’altra catas...trofe. Ogni istante è il tempo opportuno, questo significa essere consapevoli del momento.
Proprio mentre ti aspetti altro, o non credi di poterti aspettare altro, il Signore può irrompere nella tua vita, nella vita di ogni persona. E potrai esserne preso, oppure potrai essere lasciato. “due uomini: uno verrà portato via, l’altro lasciato”. Hai il 50% di possibilità di venirne rapito… In altre parole puoi scegliere se lasciarti avvincere dalle Parole del Figlio dell’Uomo, dalla sua Presenza nel tempo, oppure no.
Si tratta di scegliere se lasciarci convincere dalle parole e dallo stile di Gesù, di “rivestirci del Signore Gesù Cristo” o meno.
Se ci lasceremo portare via, ora, in questo preciso momento, potremo “camminare nella luce del Signore” promessa e manifestata in Gesù il Cristo, che nella sua esistenza ci manifesta la legge e la Parola, ci insegna le vie e i sentieri di Dio. Che manifesta come camminare verso la Gerusalemme Nuova: letteralmente città di pace!
Gesù con il suo stile a partire dalla sua nascita e specialmente nel suo periodo pubblico ci mostra come è possibile spezzare le spade e farne aratri. Insegna come sia possibile ripudiare veramente la guerra. Anche se questo costa molto - la croce! - è davvero possibile vivere la pace.
L’avvento è il tempo in cui attendiamo la pace che viene all’improvviso per chi dà credito alle parole di Gesù il crocifisso risorto. Chi dà credito all’Amore che è capace di accogliere nella propria vita la croce, la fatica, l’ingiustizia e perseguire altruismo e accoglienza, questa è la venuta del Signore nel tempo.
Altruismo e accoglienza possono esserci rifiutati, ebbene, anche allora la venuta del Figlio dell’uomo è possibile e datrice di pace. Siamo liberi di accettare o meno questa venuta, questa personale adesione a lui, sempre! La pace tuttavia in Cristo è garantita a chi lo accoglie…ora! Preghiamo perché la luce del Signore irrompa nelle nostre vite, mostrandoci la sua misericordia e donandoci la sua salvezza.

(Commento a cura di don Giordy)


29 ottobre 2016

La segnaletica della settimana

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-10)

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati «rabbì» dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate «padre» nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare «guide», perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 

Per riflettere...

Oggi celebriamo la solennità di N.S. Gesù Cristo Divino Maestro, titolare del nostro Istituto delle suore Pie Discepole del Divin Maestro.
Vorremmo meditare questo brano del vangelo di oggi facendo nostre le parole di papa Giovanni Paolo II.

«Quante volte, in tutto il nuovo testamento e specialmente nei vangeli, gli è dato questo titolo di maestro! Sono evidentemente i dodici, gli altri discepoli, le moltitudini degli ascoltatori che, con un accento di ammirazione, di confidenza e di tenerezza, lo chiamano maestro. Perfino i farisei ed i sadducei, i dottori della legge, i giudici in generale non gli rifiutano questo appellativo: "Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia vedere un segno"; "Maestro, che debbo fare per ottenere la vita eterna?".

Ma è soprattutto Gesù stesso, in momenti particolarmente solenni e molto significativi, a chiamarsi maestro: "Voi mi chiamate maestro e signore, e dite bene, perché lo sono"; egli proclama la singolarità, il carattere unico della sua condizione di maestro: "Voi non avete che un maestro: il Cristo". Si comprende come, nel corso di duemila anni, in tutte le lingue della terra, uomini di ogni condizione, razza e nazione, gli abbiano dato con venerazione questo titolo...

Questa immagine del Cristo docente, maestosa insieme e familiare, impressionante e rassicurante, immagine disegnata dalla penna degli evangelisti e spesso evocata in seguito dall'iconografia sin dall'età paleo-cristiana - tanto è seducente - amo evocarla. Ciò facendo, non dimentico che la maestà del Cristo docente, la coerenza e la forza persuasiva uniche del suo insegnamento si spiegano soltanto perché le sue parole, le sue parabole ed i suoi ragionamenti non sono mai separabili dalla sua vita e dal suo stesso essere. In questo senso, tutta la vita del Cristo fu un insegnamento continuo: i suoi silenzi, i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo amore per l'uomo, la sua predilezione per i piccoli e per i poveri, l'accettazione del sacrificio totale sulla croce per la redenzione del mondo, la sua risurrezione sono l'attuazione della sua parola ed il compimento della rivelazione.
Tutte queste considerazioni, che sono nel solco delle grandi tradizioni della chiesa, rinvigoriscono in noi il fervore verso Cristo, il maestro che rivela Dio agli uomini e l'uomo a se stesso; il maestro che salva, santifica e guida, che è vivo, parla, scuote, commuove, corregge, giudica, perdona, cammina ogni giorno con noi sulla strada della storia...».

Buon cammino a tutti sulle orme dell'unico Maestro che sta sempre accanto a noi!


03 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».



Per riflettere...
Dopo la chiamata personale ecco oggi che Gesù ci invita alla missione. 72 erano le nazioni conosciute allora, quindi è come dire che l'annuncio va portato a tutte le nazioni.
E' importante provare a parlare di ciò in cui credo anzitutto per me stesso. E' il modo migliore che ho per chiarirmi le idee, perché io so veramente solo ciò che so spiegare, ma attenzione: Gesù non mi chiede di dimostrare né la sua esistenza né il suo amore. Dio non ha bisogno di essere difeso da me. Sa lui come rendersi credibile. Mi chiede solo di testimoniare, cioè di raccontare la mia esperienza di Lui, perché questo potrebbe accendere in qualcuno una scintilla di speranza o di curiosità.

Dio non ha bisogno di me come avvocato difensore, mi invita solo a parlare di Lui.

C'è qualche cosa nel Vangelo che mi aiuta e che ho sperimentato vero per me? Ho incontrato il Signore? Se sì, è un invito per me a raccontarlo... Io posso dire che mi ha cambiato la vita e l'ha resa davvero bella!