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11 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno C) GAUDETE


Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.



Per riflettere...
«Che cosa dobbiamo fare?»: è la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene...
Una domanda del genere è sempre difficile farsela, soprattutto farsela ad alta voce davanti agli altri come avviene in questo brano del Vangelo di Luca.

Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, all'apparenza banali, ben diversi dai proclami che ci aspetteremmo, dalle scelte radicali che dovrebbe proferire: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto... Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato... Non maltrattate...».
La risposta di Giovanni tocca dimensioni importanti della nostra vita quotidiana.
- La dimensione relazionale: si può vivere circondati da tante persone, ma ritrovarsi soli perché con nessuno si ha il coraggio di condividere quello che si ha.
- La dimensione politica: essere capaci di vivere la politica come la più alta forma di Carità, come dicevano Giorgio La Pira e Paolo VI.
- La dimensione sociale: avere il coraggio di amare e rispettare chi, accanto a noi, non ha le nostre stesse idee... avere il coraggio di osare la pace e l'amore ed il rispetto dell'altro.

«Che cosa dobbiamo fare?». Una cosa (già difficile) è farsi la domanda, un'altra è essere capaci di ascoltare la risposta, viverla, com-prenderla, e com-prenderla in presenza di altri.
Il tempo di Avvento è una grande opportunità per guardare nella nostra vita e nella nostra storia per ritrovare noi stessi - forse anche rischiando di perderci - per scoprire che ad attendere non siamo noi, ma è Dio che ci attende, e nell'attesa non smette di chiedersi: «Che cosa devo fare per farti capire che ti amo, amo la vita che ho creato?».

29 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' dei SS. PIETRO E PAOLO Apostoli

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 

Per riflettere...
La settimana si apre, insolitamente, con la festa di due santi. E che santi!
Gli apostoli Pietro e Paolo, le "colonne della Chiesa", testimoni della risurrezione di Cristo. Così li chiama la liturgia romana. "Superapostoli", invece, li invoca la liturgia bizantina.

Perché tanta importanza, tanto da "scavalcare" la domenica? Perché a loro due, forse più che a chiunque altro, il Signore Gesù ha affidato una "missione impossibile": portare la bella notizia che Gesù è risorto, fino agli estremi confini del mondo, fino al cuore di un impero che tutto sembrava tranne che dover accettare la scommessa di un Dio fatto uomo, crocifisso e risorto.

Per una missione così speciale, il Signore non poteva che scegliere due persone altrettanto speciali.
Pietro, chiamato così probabilmente per la sua "testa dura" come pietra. Il capo degli apostoli, che però non esitò a rinnegarlo, quando vide la mal parata, con la croce di Gesù.
Paolo, il fariseo zelante nel cercare di distruggere la neonata Chiesa, e che il Signore dovrà - letteralmente!- buttare a terra.
Proprio Pietro, con la sua testa dura e la sua fede semplice, sarà chiamato ad essere pietra di fondamento della Chiesa. Proprio Saulo/Paolo sarà chiamato ad annunciare al mondo intero quel Signore Gesù che egli perseguitava con metodica ferocia.

Gesù non va a scegliere, di solito, i migliori, i più adatti... va a scegliere quelli che nessuno sceglierebbe! Qundi, se ci sentiamo qualche volta un po' disorientati davanti a quello che il Signore sembra chiederci... fiducia! Con Lui e in Lui anche noi possiamo fare cose grandi, come i superapostoli Pietro e Paolo. 

30 maggio 2014

La segnaletica della settinama

SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 



Per riflettere...
Gesù ascende al cielo: ora sì, ci ha lasciati. Non possiamo più vederlo camminare fra noi, non possiamo più ascoltare "dal vivo" la sua voce, toccarlo... si apre per i suoi discepoli, e per i discepoli di sempre (e quindi anche per noi!) il tempo della fede.

Ma fede non è credere a qualcosa o qualcuno che resta "misterioso", o che è troppo assurdo per non essere vero: fede è fiducia! Ed è, per noi, la certa fiducia che, se non vediamo e non sentiamo Gesù, Egli è presente, è con noi. Quella che ci chiede (e ci dona) Gesù è la fiducia che, sì, è propro vero: " io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". E se è vero, come è vero, che il Padre ha messo nelle Sue mani tutto il potere possibile e immaginabile, per sempre... ma allora, di che cosa possiamo avere paura?!?!?!

Gesù va al Padre, non per lasciarci soli ma per portarci con sè. E per stare per sempre con noi, in modo nuovo, che ci chiede la fatica quotidiana della fede. Tutto sta qui: ci fidiamo di Lui, o no? Questa è la fede che fa la differenza. Ed è questa la fede che ci fa comprendere che non siamo mai soli: Lui è con noi fino a quando noi non saremo con Lui, per sempre!

24 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23)
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Per riflettere…
Gesù va a stabilirsi in Galilea. Non a Gerusalemme, la città santa, centro del mondo giudaico, dove c’è il Tempio, e dove c’è il potere politico e religioso, e la ricchezza… ma nella Galilea, terra dove erano più i pagani che gli ebrei, terra di scambi commerciali, ma di poca ricchezza. Gesù sceglie di andare proprio lì: in periferia.
Lui, che è la luce del mondo va proprio dove sembrerebbe più improbabile cercare la luce di Dio. Non per un accomodante “volemose bbene” ma per cominciare a predicare, senza mezzi termini: «Cambiate testa e cambiate vita, perché le promesse di Dio si stanno compiendo: il regno dei cieli è vicino».

Gesù, però, non vuole essere un “solitario”: vede, sceglie, chiama dei discepoli. Non spiega nulla di quello che avrebbero fatto. Dice semplicemente: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». E… lo seguono.

Se Cristo facesse lo stesso con noi, quante domande gli faremmo… “Cosa vuol dire: pescatori di uomini? e che, gli uomini si pescano? Seguirti dove? perché?”. Forse sono le stesse domande che si sono fatti Pietro e soci, ma lo hanno seguito! Hanno dato fiducia a questo Maestro, e sono diventati suoi compagni nell’annunciare la conversione e il Regno di Dio. Oggi, proprio oggi, il Signore Gesù rivolge anche a te e a me questo invito: “Venite dietro a me”. Non forza nessuno, ma aspetta una risposta. Che solo tu ed io possiamo dare.

16 ottobre 2013

TG6... SPECIAL EDITION

Dal 4 al 12 ottobre si è tenuta a Roma la Missione ai giovani "GESU' AL CENTRO"... una vera e propria esperienza di una Presenza, che ti fa dire chi realmente sia Gesù per te!

La nostra edizione speciale per TG6 è a cura del nostro intervista Giorgio... e un grazie anche a Francesca che ci trasmette, nel rispondere ad alcune domande, la sua testimonianza!


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Come è nata in te l'idea di partecipare alla Missione Giovani "Gesù al centro"?
 
Ho ricevuto l'invito del mio vice parroco che ha parlato a noi giovani della parrocchia di Santa Galla di questa iniziativa della Pastorale Giovanile di Roma e abbiamo deciso di dare anche il nostro contributo, per me sarebbe stata la prima volta e non nego che all'inizio avevo anche qualche timore ma soprattutto volevo scoprire di cosa si trattasse.
 
Hai già partecipato ad altre occasioni di evangelizzazione di strada?
 
No, non mi è mai capitato anche se non mi sono mai tirata indietro nel momento in cui si doveva parlare di Lui anche con non credenti. Nel mio piccolo ho cercato di "evangelizzare" i miei compagni al liceo e le mie amiche.
 
 
Cosa ricorderai di questa esperienza? Il momento più bello...
Di questa esperienza ricorderò l'unità di tutti noi giovani missionari, ricorderò i volti perplessi ma fiduciosi dei ragazzi che hanno accettato il nostro invito ad incontrare Gesù, ricorderò anche le domande fatte da questi ragazzi e la loro incontenibile voglia di sapere e la loro voglia di ricercare quel qualcuno che io credo di aver già trovato. Il momento più bello è stato quando un ragazzo, dopo aver parlato per un bel po', mi dice che non sarebbe entrato perché da non credente lo riteneva ipocrita ma mi ha ringraziata per la chiacchierata dicendomi che gli aveva fatto bene. Credo che anche lì il Signore abbia lavorato, sia in me che in lui.
 
Che diresti a tanti giovani che non hanno avuto l'occasione di partecipare alla Missione?
 
 
Dato che la missione si ripete ogni anno direi: partecipate, partecipate, partecipate! Solo provando questa esperienza si può comprendere tutta la bellezza e l'amore che ti tornano indietro.
 
 
Se dovessi rispondere alla domanda: Chi è per te Gesù?
 
Per me Gesù è l'Amore, incondizionato, gratuito, illimitato, stra-ordinario ovvero completamente fuori dall'ordinario, anche "sregolato" e fuori misura che nessun altro ti potrà mai dare.


 

 

09 ottobre 2013

TG6... SPECIAL EDITION

Dal 4 al 12 ottobre, ovvero proprio in questi giorni, si sta svolgendo a Roma la Missione ai giovani "GESU' AL CENTRO".
In diretta, solo per voi, le testimonianze in tempo reale di chi ha accolto questo invito del Signore a farsi missionario tra i suoi coetanei.

Lasciamo, allora, subito la parola a Giusy... 


 
 
 
 

05 luglio 2013

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».


Per riflettere...
Atri 72 discepoli mandati ad annunciare l'arrivo del Regno. Ma... non bastavano i 12 apostoli? No!

«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!». C'è tanto da fare, e le strade da percorrere sono sempre più numerose: da quelle di asfalto alle autostrade virtuali... eppure pochi coloro che accettano di spendere la propria vita per il Regno. Sempre troppo pochi per le necessità del mondo.
Allora, cosa fare?

Innanzitutto: «Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Per Gesù, la prima cosa è chiedere a Dio che altri siano mandati. E lo dice proprio a coloro che vengono mandati in missione!
Pregare, perché per andare ad annunciare il Vangelo non basta la buona volontà. La scelta degli operai spetta a Colui che chiama e manda.

Poi. «Andate!», lasciando da parte ogni sicurezza che non sia Dio stesso, con la radicalità che può avere chi, come santa Teresa d'Avila, sa dire: "Chi ha Dio non manda di nulla... solo Dio basta!". Liberi da tutto, per poter lavorare più agevolmente nel campo del Signore.

Allora può avvenire il miracolo: la vita stessa di chi annuncia il Vangelo diventa voce che chiama altri a seguire il Maestro. E la Parola corre libera per le strade del mondo... e da duemila anni non le ha ancora percorse tutte!

Anche a noi, oggi Gesù dice: Pregate... e andate!

12 aprile 2013

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19)


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Per riflettere...
   «È il Signore!»
Risuona la constatazione stupefatta ma certa del discepolo, il solo che riconosce Gesù. E c'è qualcosa di strano: i discepoli che sono andati a pescare sono sette, e tutti hanno visto quella strana figura in lontananza, tutti ne hanno sentito la voce, tutti hanno visto quello che è successo ad ascoltare il consiglio di gettare la rete dalla parte destra della barca... eppure solo uno riconosce il Risorto in quell'uomo sulla riva.

Un solo discepolo riconosce il Signore: è il discepolo che Gesù amava. Non "il discepolo che amava di più Gesù", come spesso intendiamo, ma "il discepolo che Gesù amava". Cioé quello che, più di ogni altro, si è sentito amato da Gesù, che ha visto fino a che punto sia arrivato l'amore del Signore ("Li amò fino alla fine") ed era stato vicino a Lui sul Calvario.

Perché solo lui riconosce il Signore? Forse perché solo chi si sente amato sa riconoscere l'Amore; solo chi si è sentito toccare dall'amore di Cristo è in grado di riconoscerlo, di riconoscerne i segni, e per questo può, senza sbagliare, indicarne la presenza agli altri: è il Signore!
L'amore chiama amore, ed è per questo che Pietro, all'annuncio del discepolo amato, si butta in mare; è per questo che gli altri discepoli sanno che quell'uomo è il Signore risorto.

Chiediamo al Signore questo dono: di sentirci (come realmente siamo) discepoli amati, e di sapere riconoscere nei fatti di tutti i giorni, anche negli avvenimenti senza apparente spiegazione, il Risorto all'opera nelle pieghe della storia. Per poter indicare agli altri, come sentinelle del mattino, «È il Signore!».

05 aprile 2013

La segnaletica della settimana



II DOMENICA DI PASQUA o “della Divina Misericordia”

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-32)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Per riflettere…
Nonostante Maria di Magdala abbia visto il Signore risorto, nonostante Pietro e Giovanni abbiano trovato la tomba aperta e il sepolcro vuoto, e che il discepolo amato da Gesù “vide e credette”… i discepoli stanno chiusi sprangati in casa.

Hanno paura. E la paura chiude: per prudenza, per difesa, per timore…
Con il loro modo di fare i discepoli è come se dicessero: “ma Gesù, sarà davvero risorto? Se è vero, beato lui; ma a noi, cosa cambia?”.

E allora è il Maestro e Signore a fare il primo passo.
Entra a porte chiuse: non butta all’aria tutto, rispetta le nostre chiusure e… ci passa attraverso.
Sta in mezzo: in piedi, come risorto; in mezzo, fra i suoi, vicino.
“Pace a voi!”: il saluto normale in Oriente, sulla bocca del Risorto diventa un dono, anzi il dono. Perché in quella pace c’è tutto, ma proprio tutto!
Mostra le ferite che ha ricevuto sulla croce: è proprio Lui, non è un’allucinazione! Ed è il segno di fino a che punto ci ha amati.
Dona lo Spirito e una missione: è lo Spirito che rende capaci di portare a tutti la misericordia di Dio! Ed è per questo che Gesù dona ai discepoli proprio lo Spirito Santo.

Oggi la liturgia porta anche noi nel Cenacolo... e il Signore risorto dona anche a te e a me, come ai discepoli sbarrati per la paura, i suoi doni: la pace, la gioia, lo Spirito Santo, la missione di portare la misericordia al mondo intero.
La Sua presenza ci liberi dalle nostre paure, e ci apra alla gioia!

25 gennaio 2013

La segnaetica della settimana

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (1,1-4; 4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». 


Per riflettere...
 «Lo Spirito del Signore è sopra di me...»
Gesù sa di cosa parla. Lo Spirito Santo, che è sceso su di Lui e lo ha spinto nel deserto... La voce del Padre che lo "chiama all'azione", che lo proclama "Figlio amato" (cf solennità del Battesimo del Signore).
Ora, sembra quasi che sia proprio la Parola, proclamata nella liturgia della sinagoga a "forzargli la mano", a costrigerlo ad uscire allo scoperto.

 «per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato...»: Gesù è mandato dal Padre per inaugurare il Regno. Lo è per tutti, ma in modo particolare per i più poveri e deboli, gli oppressi di tutti i tempi, i diseredati.

Tutti aspettiamo liberazione, ma... da cosa? Forse oggi molti non sentono più bisogno di liberazione perché non vedono da cosa devono essere liberati. E restano tenacemente attacati alle proprie catene...

La liberazione del Signore, però, si compie. Quando? Oggi! Dio mantiene le Sue promesse. Le ha mantenute in Gesù, continua a mantenerle in ciascuno di noi, suoi figli, ogni volta che gli permettiamo di portare ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore. 
Perché lo Spirito del Signore è ora anche su di noi, che siamo il Corpo di Cristo (cf 1 Cor 10.12).

Lo Spirito Santo liberi innanzitutto i nostri cuori, ci renda liberi per amare e per comunicare al mondo la certa speranza di una liberazione che c'è già, è qui, è oggi! 

13 luglio 2012

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

  In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Per riflettere...
Gesù è stato appena preso per matto, rifiutato dai suoi compaesani (cf Vangelo di domenica scorsa). Fossimo stati nei suoi panni, probabilmente, avremmo detto: "Non mi volete? arrangiatevi! Ve la siete cercata". Lui, invece, chiama gli Apostoli e dà loro il potere di fare le stesse cose che fa Lui. Li istruisce e li manda a continuare la sua opera: nemmeno il rifiuto può fermare l'annuncio della Bella Notizia che Dio ama gli uomini e vuole che siano felici, con Lui.
E' un po' come se decidesse di... "moltiplicarsi", attraverso di loro!

Per portare questo annuncio bisogna essere liberi, leggeri, non appesantiti da tante cose, perché sia evidente che, ad operare, è il potere di Dio non le qualità umane (che pure servono!), e che Dio si prende cura dei suoi messaggeri. Così l'annuncio viene dato in stereofonia: con le parole e con la vita.

Quanto abbiamo bisogno di sentire parole di consolazione e incoraggiamento a tornare al Signore! Preghiamo per quanti sono chiamati a questo compito speciale e delicato: sacerdoti, consacrati, missionari, catechisti...

Ma... se Gesù chiedesse anche a te di essere, per quanti incontri, la sua voce e le sue mani?

01 giugno 2012

Musica!


E’ ormai finito il tempo della presenza visibile di Gesù ed ora inizia il nuovo tempo, quello della Chiesa, caratterizzato da un unico comando: evangelizzare.



Sulle corde del brano di Ludovico Einaudi, “Andare”, lasciamoci trasportare da questa atmosfera suggestiva, che esprime l’idea del movimento, riproducibile nei lineamenti morbidi della danza moderna. E’ proprio così: la fluidità dei movimenti di questa danza richiama l’atteggiamento del buon cristiano, quello di lasciarsi andare sulle corde della volontà di Dio, muoversi stando al Suo ritmo e lasciarsi guidare da Lui. Chi crede non può rimanere fermo, immobile! 

Andare è il requisito necessario che esprime il “muoversi” di ogni cristiano… uscire da se stessi per andare verso l’altro, è un perdersi per poi ritrovarsi.
E quando ci incamminiamo, compiendo i primi passi dell’evangelizzazione, ci scopriamo sempre più ciechi e limitati… ecco allora che l’atmosfera misteriosa di questo brano ci fa sentire questa sensazione, nell’incomprensione del grande mistero di Dio. 

Non rimane che una cosa: affidarci a Lui, in tutto ciò che non possiamo capire o che non possiamo cambiare!