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02 marzo 2018

#incontroTe

TERZO INCONTRO:
GESU’ E SIMONE

Essere discepoli





La Parola


Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.


Per riflettere…

“Non pensavo di incontrarti sulla mia strada, Gesù. Credevo che la mia strada tutto sommato sarebbe stata più facile, più tranquilla... ma vederti così ridotto... la mia reazione è stata quella di girare l’angolo, di passare oltre con indifferenza... Ma i tuoi occhi mi hanno guardato... hai guardato proprio me! Allora ho capito che dovevo decidere: o seguirti, o acconsentire tacitamente alla tua esecuzione. O portare la croce con te, oppure insieme agli altri inchiodarti. O essere tuo discepolo, o essere tuo assassino!”.

Preghiera

Signore, troppe volte abbiamo scelto il più facile, il più comodo,
non ci siamo lasciati interpellare dalle tue richieste,
non siamo riusciti a portare la croce con te.
Fa’ che la sappiamo accettare come unico strumento di salvezza.


16 febbraio 2018

#incontroTe


PRIMO INCONTRO:
GESU’ E I DISCEPOLI CHE DORMONO

Tra superficialità e indifferenza





La Parola

Intanto Gesù arrivò con i discepoli in un luogo detto Getsemani. Egli disse: "Restate qui mentre io vado là a pregare". Poi incominciò ad essere triste e angosciato. Allora disse ai tre discepoli: "Una tristezza mortale mi opprime. Fermatevi qui e restate svegli con me". Andò un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare. Poi tornò indietro verso i discepoli, ma trovò che dormivano.



Per riflettere…

La preghiera di Gesù nell'orto del Getsemani è l'inizio della sua passione. Qui una grande tristezza lo opprimerà fino a procurarGli un sudore di sangue; chiederà al Padre di allontanare da Lui questa prova, ma poi dirà "la tua volontà sia fatta". Gesù invita i discepoli a stargli vicino, a "vegliare con Lui". Ma è un impegno troppo grave per loro e s'addormentano.

Mi domando come si possa dormire mentre una persona che conosci sta soffrendo: eppure accade spesso. Quanta superficialità nel non voler notare i sentimenti delle persone che vivono con noi. Siamo come sordi che non vogliono ascoltare. Se notiamo un amico in difficoltà facciamo finta di niente. Quanta indifferenza nel nostro cuore che è cieco e non vuole amare se non se stesso e le proprie comodità. Gesù ci dice "state svegli e pregate perché la volontà è pronta, ma la debolezza è grande".



Preghiera

Preghiamo insieme: ”Liberaci o Signore”.



Dalla indifferenza e dalla superficialità...

Dalla freddezza del cuore e dei sentimenti...

Dalla poca voglia di pregare...

Dalla fretta e dalla comodità cercata e voluta...

Da tutti gli egoismi e dai facili guadagni...




15 marzo 2017

#incontroTe

15 marzo 2017  -  Mercoledì







Mi affido alle tue mani, Signore.
(Sal 30,6)




La strada da intraprendere

Il mistero del cammino si approfondisce quando Filippo domanda a Gesù di mostrargli il Padre, ed Egli: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere” (Gv 14,10), così ci rivela che il cammino da intraprendere è tutto interiore. Gesù traccia chiaramente la strada che conduce alla comunione perfetta con Lui. Tutto comincia con un richiamo indirizzato ai peccatori di Galilea luogo dove Egli va a reclutare i suoi Apostoli e discepoli: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono” (Mc 1,17-18).


IMPEGNO:

Dominerò “le reti” che mi tengono impigliato facendomi perdere tempo e occasioni di cammino e di crescita.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



27 novembre 2016

La segnaletica per l'Avvento

LUNGO LE DOMENICHE D'AVVENTO... IN ATTESA DI GESU'

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


Per riflettere...


Il Figlio dell’Uomo arriverà, ora, in un niente! Occorre comprendere che ogni istante è buono…letteralmente ogni istante. Anche quello che appare meno indicato. Come potrebbe essere il diluvio, o un’alluvione, o qualcun’altra catas...trofe. Ogni istante è il tempo opportuno, questo significa essere consapevoli del momento.
Proprio mentre ti aspetti altro, o non credi di poterti aspettare altro, il Signore può irrompere nella tua vita, nella vita di ogni persona. E potrai esserne preso, oppure potrai essere lasciato. “due uomini: uno verrà portato via, l’altro lasciato”. Hai il 50% di possibilità di venirne rapito… In altre parole puoi scegliere se lasciarti avvincere dalle Parole del Figlio dell’Uomo, dalla sua Presenza nel tempo, oppure no.
Si tratta di scegliere se lasciarci convincere dalle parole e dallo stile di Gesù, di “rivestirci del Signore Gesù Cristo” o meno.
Se ci lasceremo portare via, ora, in questo preciso momento, potremo “camminare nella luce del Signore” promessa e manifestata in Gesù il Cristo, che nella sua esistenza ci manifesta la legge e la Parola, ci insegna le vie e i sentieri di Dio. Che manifesta come camminare verso la Gerusalemme Nuova: letteralmente città di pace!
Gesù con il suo stile a partire dalla sua nascita e specialmente nel suo periodo pubblico ci mostra come è possibile spezzare le spade e farne aratri. Insegna come sia possibile ripudiare veramente la guerra. Anche se questo costa molto - la croce! - è davvero possibile vivere la pace.
L’avvento è il tempo in cui attendiamo la pace che viene all’improvviso per chi dà credito alle parole di Gesù il crocifisso risorto. Chi dà credito all’Amore che è capace di accogliere nella propria vita la croce, la fatica, l’ingiustizia e perseguire altruismo e accoglienza, questa è la venuta del Signore nel tempo.
Altruismo e accoglienza possono esserci rifiutati, ebbene, anche allora la venuta del Figlio dell’uomo è possibile e datrice di pace. Siamo liberi di accettare o meno questa venuta, questa personale adesione a lui, sempre! La pace tuttavia in Cristo è garantita a chi lo accoglie…ora! Preghiamo perché la luce del Signore irrompa nelle nostre vite, mostrandoci la sua misericordia e donandoci la sua salvezza.

(Commento a cura di don Giordy)


13 agosto 2016

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».


Per riflettere...
Questo di Gesù, oggi, può apparire un discorso duro.
Naturalmente, quando parla di odio, non lo intende nel significato che gli diamo noi, ossia un perverso sentimento contro qualcuno, ma il totale distacco da sé per fare posto all'Amore.


L'odio o distacco totale è mettersi in totale disaccordo con quello che in noi sono negligenze e vizi, per fare posto alla verità.
Tornando alle parole di Gesù è chiaro il suo ammonimento di capire i segni del nostro tempo, per saper discernere e trovare le vie della verità.

Ci sono tanti segni buoni, ancora oggi, da cogliere e seguire.
Anche Papa Francesco, continua ad esortarci: "E' vero che oggi sono in molti, che sentono il fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio: il denaro, il successo, il potere, il piacere. Questi sono solo idoli passeggeri... espedienti che danno solo compensazioni passeggere".


Sì, caro amico: non è la libertà che ci rende veri, ma è la verità che ci rende liberi!



24 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».



Per riflettere...
Non è facile pregare perché non è questione di dire delle preghiere, ma si tratta di fare un'esperienza spirituale che tocchi il cuore e la vita.

Nel Vangelo di oggi gli apostoli chiedono a Gesù «Signore, insegnaci a pregare». Gli fanno questa domanda dopo che lui è stato in preghiera. Mi immagino che la domanda è nata in loro dopo aver visto con quale intimità e profondità Gesù pregava. Volevano entrare in quello stile di relazione profonda con Dio che aveva Gesù, loro maestro. Non chiedono che siano insegnate loro delle preghiere. Di preghiere, riti e formule ne hanno più a sufficienza nella loro tradizione religiosa ebraica...

La risposta di Gesù è la preghiera del PADRE NOSTRO. Gesù non ha insegnato una formula, bensì un modo di entrare in relazione con Dio. Ai discepoli che chiedono come pregare, lui risponde usando prima di tutto l'immagine di un Padre e più avanti quella dell'amico che va dall'altro amico. Dio come Padre, Dio come amico. E' questo il primo insegnamento da cogliere e imparare bene.

E chi siamo noi quando preghiamo? Siamo come figli di un padre del quale conosciamo la bontà, sicuri che non ci darà mai qualcosa di cattivo, anche quando sembra non esaudire subito le nostre richieste. Noi siamo come quell'amico che va sicuro dal proprio amico del cuore che non delude mai le aspettative e sul quale può contare sempre.





17 gennaio 2016

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Senza di te, Signore Gesù,
la nostra vita è come una festa di nozze senza vino: una noia!
Tu, Signore, sei venuto a trasformare la nostra vita incolore, inodore, insapore,

come l'acqua, in vino buono, gustoso, profumato, colorato.
Affinché questo avvenga, però, dobbiamo fare come ci ha indicato tua Madre Maria, che è anche Madre nostra: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela".
Il problema è qui, non sempre, anzi quasi mai, siamo disposti a fare qualcosa senza conoscerne prima il motivo, il procedimento, lo scopo, non siamo disposti a fidarci completamente.

Così continuiamo con la nostra vita noiosa,
continuiamo a cercare in questo mondo vino che ci allieti
ma è vino cattivo, che lascia un sapore amaro.
Vogliamo imparare a fidarci di te,

a compiere la tua volontà,
nella certezza che qualsiasi cosa tu ci chieda è per il nostro bene,
per la nostra gioia.
Vogliamo fidarci di te e lasciarci trasformare in vino buono

così tutta la nostra vita sarà una vera festa,
come mai l'avevamo sperimentata prima.
Amen!

(don Matteo Castellina)

20 settembre 2015

La segnaletica della settimana

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)



In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».



Per riflettere...
«Di che cosa stavate discutendo per la strada? Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande». E' evidente: gli apostoli ci assomigliano! Chi è il più buono, il più capace, il migliore tra noi?
E' l'istinto primordiale del potere, del prestigio, dell'onnipotenza del proprio "io" che dilaga da sempre ogni aspetto della vita: famiglia, scuola, lavoro...

I discepoli stanno zitti, sono troppo concentrati nello stabilire i propri ruoli, nell'ottenere benefici... troppo impegnati su loro stessi per accorgersi del Signore.
Ma tale ottusità non esaurisce la pazienza del Maestro e nonostante il loro silenzio egli parla loro nuovamente: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Gesù indica la via giusta per chi vuole essere grande: il più grande è chi non si serve dell'altro ma lo serve!
SERVIRE: un verbo che fa paura perché porta con sé sforzo e sacrificio. La nostra gioia, invece, sta nel comandare, nel possedere, nell'essere i migliori anche a scapito degli altri e per questo li si utilizza e strumentalizza per i propri fini.
E poi, servire tutti, senza limiti di razza o etnia, senza esclusioni, senza preferenze, perché «chi non vive per servire, non serve per vivere» (papa Francesco): parole mai pensate...

Servire: un verbo che o ti conquista o lo cancelli per paura che possa cancellare lo stile della tua vita!

Ti prego, Signore,
insegnami ad andare con te:
insegnami la reverenza e la fiducia,
il pentimento e l'amore,
il timore e il desiderio.
Insegnami a cercarti
e a perseverare nella ricerca
fino a quando ti trovi.
Amen! (R. Guardini).



08 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)



In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 




Per riflettere...
Siamo noi a cercare Dio o e lui a cercare noi? Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo consapevolmente, egli ci attira a sé, come un innamorato. Non si diventa cristiani se non per questa at­trazione. Ognuno di noi potrebbe dire: Io sono cristiano per attrazio­ne; mi attira un Dio buono co­me il pane, umile come il pa­ne...
E il pane naturalmente ci richiama al «mangiare». Il verbo che segna questa domenica è appunto «mangiare». Una parola così semplice, quotidiana, che indica cento cose, ma la prima è vi­vere... una parola vitale. Mangiare è questione di vita o di morte. E Dio è così: una questione di fondo; ne va del­la tua vita!

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Gesù non è solo vicino a noi, come un amico carissimo, ma va oltre ogni nostra comprensione, divenendo carne della nostra carne. Un dono che ha dell'incredibile.
Eppure se riflettiamo un momento, anche nel linguaggio di chi vuole bene totalmente, come la mamma nei confronti del figlio, l'amore esprime ciò che l'Eucaristia realizza: «Ti mangerei!», ossia ti farei parte della mia vita. Un amore completo, questo, non superficiale, ma che si fa una cosa sola con l'amato. Questo è Dio per noi: amore vero e totale! Egli entra a far parte della nostra vita, proprio come un pezzo di pane per il corpo.
 

Do­mandiamoci allora: Noi di che cosa ci nutriamo? Di che cosa alimentiamo cuore e pensieri? Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità? O stiamo nutrendoci di superficialità, miopie, egoismi?
Se ci nutriamo di Dio, se ci nutriamo di Vangelo, di Eucaristia, l'Eucaristia darà forma al nostro pensare, al sentire, all'amare... perché l'uomo diventa ciò che lo abita.


Mangiare la carne e il sangue di Cristo, non si riduce però al rito della Messa. Il corpo di Cri­sto non sta solo sull'altare. Dio si è vestito d'umanità, al pun­to che l'umanità intera è la car­ne di Dio. Infatti, dice un altro passo del Vangelo: quello che a­vete fatto a uno di questi l'ave­te fatto a me.
Continuiamo il nostro cammino alla ricerca e alla scoperta del volto del discepolo. Ecco chi è il discepolo, colui che desidera imitare il proprio Maestro. Fatevi imitatori, diventate pane, diventate dono, diventate servizio, diventate cura, diventate gratuità, diventate disinteresse... Ed è il senso di tutta la storia: por­tare cielo sulla terra, Dio nel­l'uomo, vita immensa in que­sta vita piccola.


09 maggio 2015

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri»


Per riflettere...
Gesù, questa settimana ci propone un amore... a catena. Andata e ritorno.

1) Come il Padre ha amato me: per prima cosa c'è il Padre, Dio, che ama il Figlio. non si può prescindere da questo amore.
2) anche io ho amato voi: dal Figlio, l'amore per... noi! 
3) Rimanete nel mio amore: e qui si tratta di stare, rimanere, dimorare... l'abbiamo visto la settimana scorsa, ma, si sa, repetita iuvant! E per rimanere nel Suo amore occorre fare una cosa semplicissima: seguire, ascoltare quello che Lui ci comanda. Cosa? Amare! perché se non ami, come fai a restare in Dio, che è amore?
4) Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri: E la catena arriva a... tutti! Amandoci gli uni gli altri, a vicenda, come (= nello stesso modo) in cui Lui ci ha amati. Come? Fino a dare la vita. Per i fratelli.

Abbiamo una settimana per "digerire" questo Vangelo, per lasciarcene sconvolgere e... infiammare delle Sua gioia, quella di chi ama perché sente di essere amato. 
  

28 marzo 2015

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (11,1-10)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».


Per riflettere...
Gesù entra in Gerusalemme. E lo fa in grande stile!
Gente che  grida: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" e che gi stende davanti, in segno di sottomissione, i mantelli... Gente che lo acclama re, il Regno che viene, e agita i rami frondosi in festa, proprio come accadeva per alcune processioni particolarmente solenni verso il Tempio di Gerusalemme...

Ebbene sì, una volta tanto, la folla ha ragione! Ecco il Re! Eccolo, il Figlio di Davide! Il Messia, Colui che libererà Israele, in nome di Dio!

Ebbene sì... hanno capito una cosa per un'altra! Gesù è re, ma Re dell'universo. Un re mite e povero, che porta un regno che non appare dalla potenza umana, ma da quella divina, che ha un nome ingombrante: amore e misericordia.

E allora, nessuna meraviglia che quelle stesse voci che lo acclamavano Re, dopo pochi giorni grideranno: "Crocifiggilo!"; chi gli stendeva davanti il mantello gli strapperà la tunica; chi lo fece salire su un puledro regale lo caricherà della croce...
Questo può capitare anche a noi. E a noi è lasciata questa scelta, fondamentale: riconoscere Gesù come nostro Signore e seguirlo fino alla fine, come le donne, o acclamarlo quando tutto va bene ma poi rivoltarci contro di lui, come la folla. Oppure defilarci, facendo finta di non conoscerlo neanche, come i discepoli. 

26 luglio 2014

La segnaletica della settimana

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52)


In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 


Per riflettere...
Nelle ultime parabole "del Regno", tutto parla di... ricerca. E di scoperta.
Un campo che nasconde un tesoro inestimabile, per il quale vale la pena di vendere tutto pur di acquistarlo.
Un mercante in cerca delle perle più preziose, che è pronto a dare tutto quello che ha pur di acquistarla.
Una rete che raccoglie ogni genere di pesci, buoni e cattivi... che però alla fine saranno separati (e qui sono dolori).
Un uomo ricco che ha nel suo tesoro cose antiche e cose nuove, e se ne serve come meglio gli pare.

Tutto parla di cose preziose, come possono esserlo un tesoro insperato o il frutto di una lunga notte di lavoro.
Tutto ci dice quanto sia prezioso il dono di trovare il Regno di Dio, e di quanto siamo preziosi noi, agli occhi del Signore; quanta tesponsabilità abbiamo di essere in questa rete, che è la Chiesa, pesci buoni; e di quanto sia vero che il Signore non toglie al discepolo i suoi tesori, ma lo rende ancora più ricco, dandogliene di nuovi...

Si apre un panorama bellissimo! Questo è il Regno di Dio, questo è il Signore, questa è anche, in certa misura, la Chiesa. 

28 maggio 2014

Briciole di vita

Sono passate alcune settimane dalla missione vocazionale a Ceglie Messapica (BR), della quale vi abbiamo raccontato in precendenza, ma... ogni occasione è buona per ri-cor-dare (= dare di nuovo al cuore!) questa bella esperienza con le parole di una giovane che abbiamo conosciuto in parrocchia... Grazie, Angela!





Come è solito fare ogni domenica alla fine della Santa Messa, anche lo scorso 4 maggio, don Gianni, ha dato degli avvisi all’intera comunità parrocchiale. Ho subito pensato che questa volta rispetto alle altre, l’invito fosse rivolto agli altri sacerdoti o alle suore della nostra comunità poichè ci apprestavamo a vivere la cosiddetta “settimana vocazionale” con le Pie Discepole del Divin Maestro. Ho, evidentemente, sottovalutato la cosa...
E’ stato proprio il giorno successivo, durante la lezione settimanale di catechismo con i ragazzi che mi sono resa conto di quanto ogni giorno, in ciascuna situazione e grazie alle persone che incrociamo lungo il percorso della nostra vita, siamo tutti continuamente vocati/chiamati dal Signore.

Incontro cittadino con adolescenti e giovani
Siamo tutti, chi più chi meno, desiderosi di capire e di essere guidati e, ognuno in qualsiasi momento può essere folgorato dal Signore come Saulo sulla via di Damasco.
L’incontro con i ragazzi del catechismo, come gli altri successivi con gli educatori e con i giovani, non hanno mai perso di vista questo punto di partenza fondamentale che è la chiamata dell’Apostolo delle Genti.
Si è così sviluppata, tra incontri di catechesi e dibattito e momenti di preghiera e adorazione, l’intera settimana che ha visto la partecipazione di tutte le comunità parrocchiali di Ceglie.
Evento conclusivo della settimana è stata una veglia di preghiera.

E’ stato bello far proprio in particolare un invito che ci è stato da loro rivolto: siamo tutti chiamati a ringraziare e a lodare Dio sempre e in ogni momento, anche se ancora non riusciamo a comprendere perfettamente la nostra vocazione e quale strada dobbiamo percorrere. Bisogna ringraziare e lodare per le persone che Lui ha messo e sta mettendo nel nostro cammino, anche per quelle che non avremmo mai voluto incontrare, prestando loro attenzione e ascolto perché anche attraverso queste Egli può parlarci. E’ necessario essere grati per i timori, le incertezze e i dubbi che proviamo, come è normale per la nostra natura umana e, infine, dobbiamo ringraziare e lodare Dio per la fiducia che ha in noi. Il Signore vuole le nostre vite realizzate, ognuno nel proprio disegno.


28 giugno 2013

La segnaletica della settimana

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».


Per riflettere...
"Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme"
 Gesù sa cosa lo aspetta, nella città santa: lo ha annunciato a chiare lettere ai suoi discepoli. Nonostante questo, prende la decisione di salire a Gerusalemme. Prende fin d'ora su di sé la croce, pienamente, consapevolmente, prima ancora che questa gli venga caricata sulle spalle. La sua è una decisione ferma, irrevocabile: il Padregli ha indicato la strada (vedi domenica scorsa) e lui vuole percorrerla fino in fondo, costi quel che costi.

La decisione di Gesù è tanto ferma che coinvolge anche chi gli sta intorno: rimprovera Giovanni e Giacomo (i suoi amici più cari!) che non hanno capito niente del messaggio di amore e misericordia e vorrebbero distruggere un villaggio di Samaritani che non hanno accolto il Signore. Si ripercuote anche su chi, come noi, desidera seguirlo. Le condizioni che pone sono radicali: accettare, per seguire Gesù, la sua stessa precarietà e povertà, il distacco dagli affetti più cari... e, dopo aver iniziato a seguirlo, non voltarsi più indietro.
Sono queste le (esigenti) condizioni che il Signore pone ai discepoli di ogni tempo, e anche a te e a me. Siamo disposti a seguirlo così, fino alla croce e alla resurrezione?

15 aprile 2013

Per sempre!


Accompagnamo con la preghiera e con l'affetto sr. M. Cristina Catapano, che domenica 21 Aprile dirà il suo sì per sempre al Bel Maestro e Pastore che l'ha chiamata ad essere Sua discepola.
L'appuntamento è alle ore 19,00 presso la parrocchia "S. Famiglia" in Taranto, comunità della quale è originaria.
La professione perpetua di sr. M. Cristina sarà celebrata nella IV domenica di Pasqua, dedicata a Gesù Buon Pastore, e in occasione della 50a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni,che quest'anno ha per tema: "Progetta con Dio... abita il futuro!".

Questo lieto evento è preparato da una settimana molto intensa di incontri, preghiera, catechesi, ecc. (per scaricare il programma clicca qui).
La veglia di preghiera con i giovani in preparazione della professione perpetua sarà venerdì 19 Aprile ore 19,30, sempre  nella parrocchia "S. Famiglia".

Sarà bello... Vuoi esserci anche tu? Se verri, sarai il benvenuto.