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31 marzo 2018
09 marzo 2018
#incontroTe
QUARTO INCONTRO:
Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella, madre”.
GESU’ E MARIA
Ci è data una Madre
La Parola
Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella, madre”.
Per riflettere…
Tra la folla che segue Gesù come
poteva non esservi sua Madre? Cosa avrà fatto Maria per seguire Gesù! Come
avrebbe voluto rialzarlo da terra, aiutarlo a portare la croce… Quando siamo
oppressi dalla stanchezza o quando ci assale la tristezza o la noia, oppure
quando sperimentiamo la fragilità del nostro corpo e i limiti della nostra
esistenza, non dimentichiamoci del Signore, perché il Signore certamente non si
dimentica di noi ponendo accanto a noi Maria, sua Madre.
Preghiera
In te mi rifugio, Signore,
che io non resti confuso in eterno.
Liberami, difendimi per la tua
giustizia,
porgimi ascolto e salvami.
Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile,
poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.
Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla
giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno.
Della tua lode è piena la mia
bocca,
della tua gloria, tutto il giorno.
Non mi respingere nel tempo della prova,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.
02 marzo 2018
#incontroTe
TERZO INCONTRO:
GESU’ E SIMONE
Essere discepoli
La Parola
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.
Per riflettere…
“Non pensavo di incontrarti sulla mia strada, Gesù. Credevo che la mia strada tutto sommato sarebbe stata più facile, più tranquilla... ma vederti così ridotto... la mia reazione è stata quella di girare l’angolo, di passare oltre con indifferenza... Ma i tuoi occhi mi hanno guardato... hai guardato proprio me! Allora ho capito che dovevo decidere: o seguirti, o acconsentire tacitamente alla tua esecuzione. O portare la croce con te, oppure insieme agli altri inchiodarti. O essere tuo discepolo, o essere tuo assassino!”.
Preghiera
Signore, troppe volte abbiamo scelto il più facile, il più comodo,
non ci siamo lasciati interpellare
dalle tue richieste,
non siamo riusciti a portare la
croce con te.
Fa’ che la sappiamo accettare come
unico strumento di salvezza.
14 febbraio 2018
#incontroTe
QUARESIMA 2018
Con il nuovo percorso #incontroTe
a cura della Pastorale giovanile delle Pie Discepole del Divin Maestro, lungo i
7 venerdì di Quaresima ci metteremo in cammino con Gesù meditando la sua via
verso la Croce attraverso gli incontri con i personaggi che hanno seguito da
vicino gli ultimi momenti della sua vita.
La Quaresima è innanzitutto la
possibilità di un incontro: “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gioele 2,12).
Con il nuovo percorso #incontroTe
a cura della Pastorale giovanile delle Pie Discepole del Divin Maestro, lungo i
7 venerdì di Quaresima ci metteremo in cammino con Gesù meditando la sua via
verso la Croce attraverso gli incontri con i personaggi che hanno seguito da
vicino gli ultimi momenti della sua vita.
Una Parola, un suggerimento per
investire la vita, una preghiera da fare tuoi e condividere con gli amici.
Buon cammino... al ritmo del Suo passo per fare della vita un dono!
Buon cammino... al ritmo del Suo passo per fare della vita un dono!
10 giugno 2017
Per te... giovane!

ALZATI E VA', NON TEMERE!
Iniziative estive per giovani
Ecco il depliant con le iniziative che la pastorale giovanile e vocazionale PDDM propone per l'estate 2017!
Ti aspettiamo... Non mancare!
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16 marzo 2017
#incontroTe
16 marzo 2017 - Giovedì
Beati gli invitati alla mensa del Signore
(dalla liturgia)
Un cuore che arde
Beati gli invitati alla mensa del Signore
(dalla liturgia)
Un cuore che arde
Un
cammino quello intrapreso che porta a una meta già prefissata: Gerusalemme. La
via della croce non è una devozione facoltativa, è l’itinerario che bisogna
percorrere per partecipare, al seguito di Gesù, al mistero del suo amore
salvifico. È infine nel cammino verso Emmaus che Gesù rivela il senso della sua
missione (cf. Lc 24,13-35). “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre
conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc
24,32).
IMPEGNO:
Verifico
le mie passioni cercando di ordinarle in Dio.
© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma
15 marzo 2017
#incontroTe
15 marzo 2017 - Mercoledì
Mi affido alle tue mani, Signore.
(Sal 30,6)
La strada da intraprendere
Mi affido alle tue mani, Signore.
(Sal 30,6)
La strada da intraprendere
Il
mistero del cammino si approfondisce quando Filippo domanda a Gesù di
mostrargli il Padre, ed Egli: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in
me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me
compie le sue opere” (Gv 14,10), così ci rivela che il cammino da intraprendere
è tutto interiore. Gesù traccia chiaramente la strada che conduce alla
comunione perfetta con Lui. Tutto comincia con un richiamo indirizzato ai
peccatori di Galilea luogo dove Egli va a reclutare i suoi Apostoli e
discepoli: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito,
lasciate le reti, lo seguirono” (Mc 1,17-18).
IMPEGNO:
Dominerò
“le reti” che mi tengono impigliato facendomi perdere tempo e occasioni di
cammino e di crescita.
© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma
14 marzo 2017
#incontroTe
14 marzo 2017 - Martedì
Imparate da me che sono mite e umile di cuore.
(Mt 11,29)
Impegnarsi nella storia con Cristo
Imparate da me che sono mite e umile di cuore.
(Mt 11,29)
Impegnarsi nella storia con Cristo
Nel
Nuovo Testamento Gesù appare come una persona che cammina e cammina molto.
Sulla sue strada incontra la Samaritana (cf. Gv 4,1-42). Guarisce un cieco che
mendicava al bordo di una di quelle strade impolverate della Palestina (cf. Lc
18,35). Nella parabola, anche il buon Samaritano non devia dal cammino della
misericordia (cf. Lc 10,29-37). A Tommaso che gli domanda dove va e come è
possibile andare verso il Padre, Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la
vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso di me” (Gv 14,6).
IMPEGNO:
Farò
un passo di avvicinamento verso chi normalmente evito.
© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma
25 dicembre 2016
Natale del Signore
"Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la GIOIA"
(papa Francesco)
Buon Natale! Che sia un Natale di gioia per tutti e che il nuovo anno ci trovi sempre più protagonisti del nostro futuro.
Papa Francesco, durante la GMG, ci ha messi in guardia dalla divano-felicità, spronandoci a scendere da quella poltrona, a indossare gli scarponcini e a metterci in cammino. Questo è l'augurio per l'anno che sta arrivando: che possiamo essere protagonisti della storia, lasciare la nostra impronta nel mondo e fare in modo che non siano altri a decidere il nostro futuro!
AUGURI!
Pie Discepole del Divin Maestro
27 novembre 2016
La segnaletica per l'Avvento
LUNGO LE DOMENICHE D'AVVENTO... IN ATTESA DI GESU'
Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
(Commento a cura di don Giordy)
Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Per riflettere...
Il Figlio dell’Uomo arriverà, ora, in un niente! Occorre comprendere che ogni istante è buono…letteralmente ogni istante. Anche quello che appare meno indicato. Come potrebbe essere il diluvio, o un’alluvione, o qualcun’altra catas...trofe. Ogni istante è il tempo opportuno, questo significa essere consapevoli del momento.
Proprio mentre ti aspetti altro, o non credi di poterti aspettare altro, il Signore può irrompere nella tua vita, nella vita di ogni persona. E potrai esserne preso, oppure potrai essere lasciato. “due uomini: uno verrà portato via, l’altro lasciato”. Hai il 50% di possibilità di venirne rapito… In altre parole puoi scegliere se lasciarti avvincere dalle Parole del Figlio dell’Uomo, dalla sua Presenza nel tempo, oppure no.
Si tratta di scegliere se lasciarci convincere dalle parole e dallo stile di Gesù, di “rivestirci del Signore Gesù Cristo” o meno.
Se ci lasceremo portare via, ora, in questo preciso momento, potremo “camminare nella luce del Signore” promessa e manifestata in Gesù il Cristo, che nella sua esistenza ci manifesta la legge e la Parola, ci insegna le vie e i sentieri di Dio. Che manifesta come camminare verso la Gerusalemme Nuova: letteralmente città di pace!
Gesù con il suo stile a partire dalla sua nascita e specialmente nel suo periodo pubblico ci mostra come è possibile spezzare le spade e farne aratri. Insegna come sia possibile ripudiare veramente la guerra. Anche se questo costa molto - la croce! - è davvero possibile vivere la pace.
L’avvento è il tempo in cui attendiamo la pace che viene all’improvviso per chi dà credito alle parole di Gesù il crocifisso risorto. Chi dà credito all’Amore che è capace di accogliere nella propria vita la croce, la fatica, l’ingiustizia e perseguire altruismo e accoglienza, questa è la venuta del Signore nel tempo.
Altruismo e accoglienza possono esserci rifiutati, ebbene, anche allora la venuta del Figlio dell’uomo è possibile e datrice di pace. Siamo liberi di accettare o meno questa venuta, questa personale adesione a lui, sempre! La pace tuttavia in Cristo è garantita a chi lo accoglie…ora! Preghiamo perché la luce del Signore irrompa nelle nostre vite, mostrandoci la sua misericordia e donandoci la sua salvezza.
Proprio mentre ti aspetti altro, o non credi di poterti aspettare altro, il Signore può irrompere nella tua vita, nella vita di ogni persona. E potrai esserne preso, oppure potrai essere lasciato. “due uomini: uno verrà portato via, l’altro lasciato”. Hai il 50% di possibilità di venirne rapito… In altre parole puoi scegliere se lasciarti avvincere dalle Parole del Figlio dell’Uomo, dalla sua Presenza nel tempo, oppure no.
Si tratta di scegliere se lasciarci convincere dalle parole e dallo stile di Gesù, di “rivestirci del Signore Gesù Cristo” o meno.
Se ci lasceremo portare via, ora, in questo preciso momento, potremo “camminare nella luce del Signore” promessa e manifestata in Gesù il Cristo, che nella sua esistenza ci manifesta la legge e la Parola, ci insegna le vie e i sentieri di Dio. Che manifesta come camminare verso la Gerusalemme Nuova: letteralmente città di pace!
Gesù con il suo stile a partire dalla sua nascita e specialmente nel suo periodo pubblico ci mostra come è possibile spezzare le spade e farne aratri. Insegna come sia possibile ripudiare veramente la guerra. Anche se questo costa molto - la croce! - è davvero possibile vivere la pace.
L’avvento è il tempo in cui attendiamo la pace che viene all’improvviso per chi dà credito alle parole di Gesù il crocifisso risorto. Chi dà credito all’Amore che è capace di accogliere nella propria vita la croce, la fatica, l’ingiustizia e perseguire altruismo e accoglienza, questa è la venuta del Signore nel tempo.
Altruismo e accoglienza possono esserci rifiutati, ebbene, anche allora la venuta del Figlio dell’uomo è possibile e datrice di pace. Siamo liberi di accettare o meno questa venuta, questa personale adesione a lui, sempre! La pace tuttavia in Cristo è garantita a chi lo accoglie…ora! Preghiamo perché la luce del Signore irrompa nelle nostre vite, mostrandoci la sua misericordia e donandoci la sua salvezza.
(Commento a cura di don Giordy)
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09 ottobre 2016
La segnaletica della settimana
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Per riflettere...
Cos’è più importante la regola o la relazione? È più importante il rispetto della norma o il rispetto di un amico? Il Laccio della legge o il Legame della gratitudine?!
A sentire Gesù pare non ci sia dubbio. La legge, la salute pubbica è importante, ma la salvezza sta nella relazione grata. La legge stabilisce le norme per i popolo e tra il popolo e Dio. La relazione costituisce il cittadino del Regno. Se la norma tutel...a l’appartenenza al popolo, la relazione personale e grata rende parte viva del Regno.
Tutti e dieci i lebbrosi seguono alla lettera l’invito di Gesù ad andare a presentarsi ai sacerdoti, secondo la prescrizione della Torah per i sanati. Solo i sacerdoti sancivano la salute e il rientro nella comunità dei lebbrosi. Uno solo torna sui suoi passi e rende grazie a Gesù. Uno scismatico, eretico, abituato a riferirsi a Dio al di là della stretta osservanza legale. È stato salvato chi non viveva in una piena appartenenza al popolo.
La parola di Dio non è incatenata ad una rigida interpretazione “alla lettera”. La parola di Dio è vincolata ad un’esperienza salvifica: l’incontro relazionale con Dio in Gesù. Occorre vivere quest’incontro per essere salvi, entro tutte le realtà che viviamo come appartenenti al popolo di Dio. Per poter vivere la pienezza di vita nella legge e oltre la legge, anche quando si è incatenati o nella fatica, occorre non solo osservare la legge ma essere grati dell’incontro con il Signore. Quest’incontro si realizza - è pieno e vitale - non soltanto quando riconosciamo l’intervento di Dio, che ha sempre l’iniziativa e vuol giungere a tutti – appartenenti o meno al popolo, ma quando noi rispondiamo al suo invito. Quando noi scegliamo di reincontrare lui, di rendere grazie a Lui, andando anche oltre la rigida osservanza della legge.
Quest’incontro è la base su cui poggiare per entrare nel Regno, attraverso l’appartenere al popolo. Quest’incontro è la terra su cui costruire la propria dimora, lo spazio e il tempo in cui abitare. Per questo ricordiamo la richiesta di Naaman il Siro. Ha voluto portare con sé la terra bagnata dal Giordano, perché in esso - il dignitario lebbroso guarito - riconosce la presenza di Dio. Di quell’incontro salvifico vuol portar con sé qualcosa su cui fondare il suo rapporto con Dio, attraverso cui ricordare – fare memori a?– del suo rapporto con Lui.
Qual è il tuo ricordo? Qual è stato il tuo incontro con il Signore? Come intessi il tuo personale rapporto con Lui? Entro ed oltre la norma? O ti fermi alla mera osservanza… “Dieci osservanti sono stati guariti, uno solo si è salvato davvero”! Il meno ligio, forse, ma che vive la relazione grata con Cristo.
(Commento a cura di don Giordy)
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Per riflettere...
A sentire Gesù pare non ci sia dubbio. La legge, la salute pubbica è importante, ma la salvezza sta nella relazione grata. La legge stabilisce le norme per i popolo e tra il popolo e Dio. La relazione costituisce il cittadino del Regno. Se la norma tutel...a l’appartenenza al popolo, la relazione personale e grata rende parte viva del Regno.
Tutti e dieci i lebbrosi seguono alla lettera l’invito di Gesù ad andare a presentarsi ai sacerdoti, secondo la prescrizione della Torah per i sanati. Solo i sacerdoti sancivano la salute e il rientro nella comunità dei lebbrosi. Uno solo torna sui suoi passi e rende grazie a Gesù. Uno scismatico, eretico, abituato a riferirsi a Dio al di là della stretta osservanza legale. È stato salvato chi non viveva in una piena appartenenza al popolo.
La parola di Dio non è incatenata ad una rigida interpretazione “alla lettera”. La parola di Dio è vincolata ad un’esperienza salvifica: l’incontro relazionale con Dio in Gesù. Occorre vivere quest’incontro per essere salvi, entro tutte le realtà che viviamo come appartenenti al popolo di Dio. Per poter vivere la pienezza di vita nella legge e oltre la legge, anche quando si è incatenati o nella fatica, occorre non solo osservare la legge ma essere grati dell’incontro con il Signore. Quest’incontro si realizza - è pieno e vitale - non soltanto quando riconosciamo l’intervento di Dio, che ha sempre l’iniziativa e vuol giungere a tutti – appartenenti o meno al popolo, ma quando noi rispondiamo al suo invito. Quando noi scegliamo di reincontrare lui, di rendere grazie a Lui, andando anche oltre la rigida osservanza della legge.
Quest’incontro è la base su cui poggiare per entrare nel Regno, attraverso l’appartenere al popolo. Quest’incontro è la terra su cui costruire la propria dimora, lo spazio e il tempo in cui abitare. Per questo ricordiamo la richiesta di Naaman il Siro. Ha voluto portare con sé la terra bagnata dal Giordano, perché in esso - il dignitario lebbroso guarito - riconosce la presenza di Dio. Di quell’incontro salvifico vuol portar con sé qualcosa su cui fondare il suo rapporto con Dio, attraverso cui ricordare – fare memori a?– del suo rapporto con Lui.
Qual è il tuo ricordo? Qual è stato il tuo incontro con il Signore? Come intessi il tuo personale rapporto con Lui? Entro ed oltre la norma? O ti fermi alla mera osservanza… “Dieci osservanti sono stati guariti, uno solo si è salvato davvero”! Il meno ligio, forse, ma che vive la relazione grata con Cristo.
(Commento a cura di don Giordy)
10 settembre 2016
La segnaletica della settimana
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Per riflettere...
Le tre parabole della misericordia sono davvero il Vangelo del Vangelo. Sale dal loro fondo un volto di Dio che è la più bella notizia che potevamo ricevere.
Si è persa una pecora, si perde una moneta, si perde un figlio. Si direbbero quasi delle sconfitte di Dio. E invece l'amore vince proprio perdendosi dietro a chi si era perduto!
Il Dio di queste parabole è un Dio che va dietro anche a uno solo. Uno, uno solo di noi, e per di più sbandato, è sufficiente a mettere Dio in cammino.
Dio è così: è il Padre misericordioso; è il Padre che sempre ama i suoi figli; è il Padre che attende instancabilmente il ritorno dei suoi figli, che abbrevia il cammino, spesso difficile, del loro ritorno andandogli incontro... Non c'è tempo o situazione di vita in cui il Padre non ci ami!
Il Padre non guarda indietro, a lui non interessa né giudicare né assolvere, ma aprire un futuro nuovo. Non conosce reazioni di tipo umano quali il risentimento, la ritorsione o la rivalsa; al contrario, e paradossalmente, il peccato dell'uomo non suscita in lui altra reazione che non sia un accrescimento di misericordia e desiderio di perdono.
L'Amore vive di "dono" e di "perdono"; se nel bene è dono, nel male cresce in perdono... questo è Dio: Dio è questo AMORE!
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32)
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Per riflettere...
Si è persa una pecora, si perde una moneta, si perde un figlio. Si direbbero quasi delle sconfitte di Dio. E invece l'amore vince proprio perdendosi dietro a chi si era perduto!
Il Dio di queste parabole è un Dio che va dietro anche a uno solo. Uno, uno solo di noi, e per di più sbandato, è sufficiente a mettere Dio in cammino.
Dio è così: è il Padre misericordioso; è il Padre che sempre ama i suoi figli; è il Padre che attende instancabilmente il ritorno dei suoi figli, che abbrevia il cammino, spesso difficile, del loro ritorno andandogli incontro... Non c'è tempo o situazione di vita in cui il Padre non ci ami!
Il Padre non guarda indietro, a lui non interessa né giudicare né assolvere, ma aprire un futuro nuovo. Non conosce reazioni di tipo umano quali il risentimento, la ritorsione o la rivalsa; al contrario, e paradossalmente, il peccato dell'uomo non suscita in lui altra reazione che non sia un accrescimento di misericordia e desiderio di perdono.
L'Amore vive di "dono" e di "perdono"; se nel bene è dono, nel male cresce in perdono... questo è Dio: Dio è questo AMORE!
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17 luglio 2016
La segnaletica della settimana
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Per riflettere...
Al centro dell'azione di Gesù, in questa XVI domenica del Tempo Ordinario, ci sono due donne. Strano per quel tempo dare tanta importanza alla donna, eppure anche i discepoli, che erano in cammino, spariscono dalla scena.Ma chi sono, dunque, queste donne da attirare tanto oggi la nostra attenzione?
Possiamo trovare alcuni particolari splendidi nel racconto di oggi: Maria ascolta Gesù seduta, come facevano i discepoli con i rabbini, ed è Marta ad accogliere il Maestro.Maria e Marta non differiscono, ma si completano: sono la preghiera e l'azione che devono abitare la nostra vita!
Maria ascolta con attenzione le parole del Maestro, se ne abbevera perché parlano al suo cuore e sono sorgente di serenità e di gioia; Marta realizza la beatitudine dell'accoglienza, la concretezza dell'amore e dell'ospitalità. Anche lei sa che l'ascolto del Maestro è l'origine di ogni incontro, ma sa anche che questo incontro se non diventa azione non può cambiare la vita, resta sterile e incoerente.
Chiediamo allora al Signore di darci il cuore di Maria e le mani di Marta!
Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Per riflettere...
Al centro dell'azione di Gesù, in questa XVI domenica del Tempo Ordinario, ci sono due donne. Strano per quel tempo dare tanta importanza alla donna, eppure anche i discepoli, che erano in cammino, spariscono dalla scena.Ma chi sono, dunque, queste donne da attirare tanto oggi la nostra attenzione?
Possiamo trovare alcuni particolari splendidi nel racconto di oggi: Maria ascolta Gesù seduta, come facevano i discepoli con i rabbini, ed è Marta ad accogliere il Maestro.Maria e Marta non differiscono, ma si completano: sono la preghiera e l'azione che devono abitare la nostra vita!
Maria ascolta con attenzione le parole del Maestro, se ne abbevera perché parlano al suo cuore e sono sorgente di serenità e di gioia; Marta realizza la beatitudine dell'accoglienza, la concretezza dell'amore e dell'ospitalità. Anche lei sa che l'ascolto del Maestro è l'origine di ogni incontro, ma sa anche che questo incontro se non diventa azione non può cambiare la vita, resta sterile e incoerente.
Chiediamo allora al Signore di darci il cuore di Maria e le mani di Marta!
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03 luglio 2016
La segnaletica della settimana
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Per riflettere...
Dopo la chiamata personale ecco oggi che Gesù ci invita alla missione. 72 erano le nazioni conosciute allora, quindi è come dire che l'annuncio va portato a tutte le nazioni.
E' importante provare a parlare di ciò in cui credo anzitutto per me stesso. E' il modo migliore che ho per chiarirmi le idee, perché io so veramente solo ciò che so spiegare, ma attenzione: Gesù non mi chiede di dimostrare né la sua esistenza né il suo amore. Dio non ha bisogno di essere difeso da me. Sa lui come rendersi credibile. Mi chiede solo di testimoniare, cioè di raccontare la mia esperienza di Lui, perché questo potrebbe accendere in qualcuno una scintilla di speranza o di curiosità.
Dio non ha bisogno di me come avvocato difensore, mi invita solo a parlare di Lui.
C'è qualche cosa nel Vangelo che mi aiuta e che ho sperimentato vero per me? Ho incontrato il Signore? Se sì, è un invito per me a raccontarlo... Io posso dire che mi ha cambiato la vita e l'ha resa davvero bella!
Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Per riflettere...
Dopo la chiamata personale ecco oggi che Gesù ci invita alla missione. 72 erano le nazioni conosciute allora, quindi è come dire che l'annuncio va portato a tutte le nazioni.
E' importante provare a parlare di ciò in cui credo anzitutto per me stesso. E' il modo migliore che ho per chiarirmi le idee, perché io so veramente solo ciò che so spiegare, ma attenzione: Gesù non mi chiede di dimostrare né la sua esistenza né il suo amore. Dio non ha bisogno di essere difeso da me. Sa lui come rendersi credibile. Mi chiede solo di testimoniare, cioè di raccontare la mia esperienza di Lui, perché questo potrebbe accendere in qualcuno una scintilla di speranza o di curiosità.
Dio non ha bisogno di me come avvocato difensore, mi invita solo a parlare di Lui.
C'è qualche cosa nel Vangelo che mi aiuta e che ho sperimentato vero per me? Ho incontrato il Signore? Se sì, è un invito per me a raccontarlo... Io posso dire che mi ha cambiato la vita e l'ha resa davvero bella!
26 giugno 2016
La segnaletica della settimana
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62) Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Per riflettere...
Spesso anche noi dobbiamo compiere scelte importanti - proprio come i tre che bramano di seguire il Maestro - ma tendiamo a darci tempo, a cercare strade laterali, a costruire circonvallazioni. Nello stradario evangelico, ci insegna Gesù, non esistono percorsi agevoli che evitino di incontrare la vita vera. «Seguimi» è l'invito a chi si vuole fidare di un Dio, nelle cui vene scorre solo amore; «Seguimi» è la parola urgente che non lascia spazio a rimandi.
I tre aspiranti discepoli cercano una residenza, la preminenza dei morti e la famiglia come luogo principe della propria esistenza...
Vivi la tua vita in pienezza, lasciando stare i dettagli. È come se in uno spartito musicale fossimo più attenti alle pieghe del foglio che a note/pause scritte. Suoniamo e impariamo a riconoscere la bella melodia della nostra vita!

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62) Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Per riflettere...
Spesso anche noi dobbiamo compiere scelte importanti - proprio come i tre che bramano di seguire il Maestro - ma tendiamo a darci tempo, a cercare strade laterali, a costruire circonvallazioni. Nello stradario evangelico, ci insegna Gesù, non esistono percorsi agevoli che evitino di incontrare la vita vera. «Seguimi» è l'invito a chi si vuole fidare di un Dio, nelle cui vene scorre solo amore; «Seguimi» è la parola urgente che non lascia spazio a rimandi.
I tre aspiranti discepoli cercano una residenza, la preminenza dei morti e la famiglia come luogo principe della propria esistenza...
Vivi la tua vita in pienezza, lasciando stare i dettagli. È come se in uno spartito musicale fossimo più attenti alle pieghe del foglio che a note/pause scritte. Suoniamo e impariamo a riconoscere la bella melodia della nostra vita!
20 marzo 2016
La segnaletica della settimana
DOMENICA DELLE PALME (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)
Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme
In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Due grida risuonano in questo giorno: «Osanna!» e «Crocifiggilo!».
Anche la mia vita oscilla tra queste due grida, Signore Gesù. Ti vorrei accogliere, vorrei gridare anch'io «Osanna!", riconsocerti come mio re, come mio Signore, come mio salvatore. Ma accoglierti significa abbandonare le mie comode sicurezze, i miei malcelati egoismi, significa smettere di pensare solo a me stesso. Tu, Signore, vieni nella mia vita e la conquisti non con la forza della violenza e dell'imposizione ma con la forza dell'amore, con il dono di te per me. Davanti a tanto amore resto impaurito, mi rendo conto di non essere capace di corrispondere così preferisco allontanarti, eliminarti e mi ritrovo anch'io a gridare «Crocifiggilo!» .
Vieni, Signore Gesù, regna nella mia vita, regna nel mio cuore, vinci ogni mia paura, ogni mio egoismo, ogni mio peccato con la dolce forza del tuo amore totale, del tuo donarti completamente a me affinché io impari a donarmi completamente a te.
Amen!
(don Matteo Castellina)
Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)
Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme
In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Due grida risuonano in questo giorno: «Osanna!» e «Crocifiggilo!».
Anche la mia vita oscilla tra queste due grida, Signore Gesù. Ti vorrei accogliere, vorrei gridare anch'io «Osanna!", riconsocerti come mio re, come mio Signore, come mio salvatore. Ma accoglierti significa abbandonare le mie comode sicurezze, i miei malcelati egoismi, significa smettere di pensare solo a me stesso. Tu, Signore, vieni nella mia vita e la conquisti non con la forza della violenza e dell'imposizione ma con la forza dell'amore, con il dono di te per me. Davanti a tanto amore resto impaurito, mi rendo conto di non essere capace di corrispondere così preferisco allontanarti, eliminarti e mi ritrovo anch'io a gridare «Crocifiggilo!» .
Vieni, Signore Gesù, regna nella mia vita, regna nel mio cuore, vinci ogni mia paura, ogni mio egoismo, ogni mio peccato con la dolce forza del tuo amore totale, del tuo donarti completamente a me affinché io impari a donarmi completamente a te.
Amen!
(don Matteo Castellina)
27 febbraio 2016
La segnaletica della settimana
III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Signore Gesù,
la mia vita assomiglia spesso al fico sterile,
non porta frutti buoni,
le mie azioni e scelte servono solo a farmi ottenere quello che voglio,
quello che fa comodo a me.
Donami, Signore, la tua grazia,
rendimi assetato della tua parola,
circondami di persone che mi indichino il cammino giusto,
cosicché possa anch'io comprendere
che solo convertendo a te il mio cuore
a mia vita inizierà a portare frutti di pace, di giustizia e di verità.
Amen!
(don Matteo Castellina)
Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Signore Gesù,
la mia vita assomiglia spesso al fico sterile,
non porta frutti buoni,
le mie azioni e scelte servono solo a farmi ottenere quello che voglio,
quello che fa comodo a me.
Donami, Signore, la tua grazia,
rendimi assetato della tua parola,
circondami di persone che mi indichino il cammino giusto,
cosicché possa anch'io comprendere
che solo convertendo a te il mio cuore
a mia vita inizierà a portare frutti di pace, di giustizia e di verità.
Amen!
(don Matteo Castellina)
21 febbraio 2016
La segnaletica della settimana
II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Signore Gesù,
hai fatto fare a Pietro, Giacomo e Giovanni
l'esperienza della trasfigurazione
affinché sapessero quale era la meta
del tuo cammino verso Gerusalemme,
ma anche affinché pregustassero la gioia della vita eterna,
promessa del Padre
che tu hai compiuto con la tua morte e risurrezione.
Donami oggi, Signore,
di poter sperimentare quella stessa gioia,
di saper aprire gli occhi del cuore
che possono vedere la tua gloria,
donami di ascoltare la voce del Padre,
donami di sapermi stupire
per la salvezza che mi hai donato.
È qui accanto a me,
ma io sono troppo preso dalle cose del mondo
per accorgermene.
Donami il tuo Spirito
che mi insegni a salire sul monte della preghiera,
a lasciare tutto indietro per stare solo con te,
per lasciarmi illuminare dalla tua luce,
colmare della tua grazia,
inondare della tua gioia.
Saprò, così, che posso continuare a camminare in questa vita
avendo come meta te, morto e risorto per amore mio.
Amen!
(don Matteo Castellina)
Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Signore Gesù,
hai fatto fare a Pietro, Giacomo e Giovanni
l'esperienza della trasfigurazione
affinché sapessero quale era la meta
del tuo cammino verso Gerusalemme,
ma anche affinché pregustassero la gioia della vita eterna,
promessa del Padre
che tu hai compiuto con la tua morte e risurrezione.
Donami oggi, Signore,
di poter sperimentare quella stessa gioia,
di saper aprire gli occhi del cuore
che possono vedere la tua gloria,
donami di ascoltare la voce del Padre,
donami di sapermi stupire
per la salvezza che mi hai donato.
È qui accanto a me,
ma io sono troppo preso dalle cose del mondo
per accorgermene.
Donami il tuo Spirito
che mi insegni a salire sul monte della preghiera,
a lasciare tutto indietro per stare solo con te,
per lasciarmi illuminare dalla tua luce,
colmare della tua grazia,
inondare della tua gioia.
Saprò, così, che posso continuare a camminare in questa vita
avendo come meta te, morto e risorto per amore mio.
Amen!
(don Matteo Castellina)
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