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16 marzo 2017

#incontroTe

16 marzo 2017  -  Giovedì







Beati gli invitati alla mensa del Signore
(dalla liturgia)




Un cuore che arde

Un cammino quello intrapreso che porta a una meta già prefissata: Gerusalemme. La via della croce non è una devozione facoltativa, è l’itinerario che bisogna percorrere per partecipare, al seguito di Gesù, al mistero del suo amore salvifico. È infine nel cammino verso Emmaus che Gesù rivela il senso della sua missione (cf. Lc 24,13-35). “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32).


IMPEGNO:

Verifico le mie passioni cercando di ordinarle in Dio.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



24 dicembre 2015

Natale del Signore

«Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio»
(Gal 4,4)
 
 
Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia… Misericordia è la via che unisce Dio e l’uomo perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. Lasciamoci sorprendere da Dio; Lui non si stanca di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita!

Papa Francesco
 
 




 
 
 







 

 

 

 

 



       
            
 

04 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)


In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Per riflettere...
Spesso pensiamo che se fossimo vissuti ai tempi di Gesù, se lo avessimo conosciuto in carne ed ossa, sarebbe molto più facile credere. Vederlo fare miracoli straordinari, sentirlo parlare, vederlo mandare su tutte le furie i benpensanti con gesti fuori da ogni schema (come perdonare i peccatori incalliti o accarezzare gli ultimi, i più poveri...). Marco, questa volta, ci smentisce!

Agli abitanti di Nazaret non è servito a nulla aver visto (letteralmente) crescere Gesù, né è bastato loro sentirlo predicare, tantomeno pensare ai prodigi compiuti da lui. In fondo, pensano, lo conosciamo! Conoscono la sua famiglia, sanno che lavoro faceva, ecc. ma non possono proprio ammettere che quel ragazzino che giocava fra le strade polverose del paese e che lavorava come falegname potesse essere qualcosa di più, di molto di più. E allora anche i miracoli non dicono nulla, anzi, diventano scandalo, inciampo nella fede.

Forse anche a me capita di pensare di conoscere Gesù, e di pensare che, in fondo, non abbia nulla di più da dire alla mia vita che "fai questo, non fare quello, comportati bene, ama il prossimo tuo come te stesso..." e così gli chiudo anch'io la porta in faccia, come gli abitanti di Nazaret. Rischio grosso, rischio serio, che fa perdere di vista il dono grande di avere, come compagno di strada e Maestro, niente meno che Dio stesso. In carne ed ossa.

13 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SANTISSIMA TRINITA' (anno A)

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio...
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».


Per riflettere...
Per illuminarci un po' sul  mistero della SS. Trinità, la liturgia ci propone questi pochi versetti del Vangelo secondo Giovanni.
E Gesù ci racconta di una relazione... la relazione d'amore fra Padre e Figlio, e fra Padre e mondo. Perché non si capisce, la Trinità! è un mistero troppo grande, che si intuisce solo quando la si incontra, la si vive. 

Il senso della solennità della SS. Trinità, che dà colore a tutta questa settimana, è in fondo tutto, semplicemente, in questa relazione. In questo Dio, Padre, che non si rassegna a vedere il mondo sprofondare nel non-senso del non-amore, e sceglie di "dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna", perché in questo Amore (vero nome e vera identità dello Spirito Santo) abbiamo la vita, quella vera.

Ecco qualcosa che ci può essere di luce, di gioia, per tutta la settimana e per tutta la vita. Perché in questo vortice di vita e di amore ci siamo anche noi! Dio vuole che ci sia tu, proprio tu, con tutto te stesso, al punto di coinvolgersi tutto per te. Perché tu, e ogni uomo e donna nel mondo, abbia la vita e porti vita!