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30 marzo 2018

#incontroTe

SETTIMO INCONTRO:
GESU’ E SUO PADRE

Dalla morte alla vita



La Parola



Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la scrittura: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". E, chinato il capo, spirò.



Per riflettere…

Ho sempre saputo che mi prendi sul serio: il Tuo amore è fedele ed esigente. Quando mi sembra di aver conquistato qualcosa di grande mi provochi ad un gesto di fiducia ancora più radicale.

Tu dai tutto e mi chiedi di fare altrettanto, ma io conosco la mia povertà. So che hai un progetto d’amore per me, mi affascini ma fatico ancora a lasciare le mie sicurezze per Te.





Preghiera

Ti benediciamo e ti lodiamo Dio

perché, ancora una volta, riveli il tuo amore per noi

donandoci il tuo perdono.

Aiutaci a vivere con forza l’impegno

ad essere messaggeri di salvezza e di pace;

rendici disponibili a costruire ogni giorno

il tuo regno d’amore in mezzo ai fratelli. 




23 febbraio 2018

#incontroTe

SECONDO INCONTRO:
GESU’ E PILATO

L'innocente condannato





La Parola


Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: “Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; ecco l’ho esaminato davanti a voi , ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l’ha rimandato.

Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò. Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui! Dacci libero Barabba!”

Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città per omicidio. Pilato parlò di nuovo loro, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in Lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”. Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era astato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.



Per riflettere…

“Vedi Gesù, tu devi capirmi... per me tu non hai nessuna colpa, ma se mi metto dalla tua parte, mi comprometto troppo. Rischierei di perdere il mio potere, il mio prestigio, agli occhi di questa gente, se cominciassi a credere alle tue parole e prendessi le tue difese... Io voglio avere la coscienza pulita”.



Preghiera

Signore, troppe volte non abbiamo voluto perdere il prestigio:

aiutaci a togliere le nostre maschere

e ad assumere il tuo stile di dono,

che accoglie e non condanna.







02 aprile 2017

#incontroTe

2 aprile 2017  -  V Domenica di Quaresima









La tua Parola mi fa vivere
(Sal 118,50b)




Lazzaro vieni fuori!

E Gesù dà il solenne annuncio, non solo riguardo la sorte di Lazzaro, ma di tutti noi: l’annuncio che dà senso alla vita, che sappiamo tutti non ha grande durata sulla terra, per la sua stessa fragile natura. Un annuncio che è il grande Evento della Pasqua, quando Gesù stesso, Figlio di Dio, per toglierci dal castigo della morte senza domani, dopo il peccato originale, mettendosi nei nostri panni di creature, come Figlio dell’uomo subisce la passione e, per dare piena conferma della sua morte, non solo si fa crocifiggere, ma permette che un soldato gli apra il costato con la lancia. Verrà poi sepolto. Ma il terzo giorno fa dono a tutta l’umanità di una vita che ha recuperato la ragione per cui era stata donata, ossia l’eternità con il Padre: la Sua resurrezione, che diviene la nostra resurrezione!


IMPEGNO:

Mi chiedo, nella meditazione, su cosa la mia vita necessita di più di una “resurrezione”.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



24 marzo 2017

#incontroTe

24 marzo 2017  -  Venerdì








Chiunque ama è generato da Dio
e conosce Dio
(1Gv 4,7))




L'affidamento dei beni (cf. Mt 25,14-30)

Nella parabola si narra di un personaggio che parte per un viaggio in definitivamente lungo, dopo aver affidato i suoi beni ai servi; al suo ritorno egli chiede ai suoi servi di rendere ragione del modo in cui hanno amministrato i suoi averi, esprimendo alla fine, su ciascuno di essi, un giudizio.              
Questa è l’immagine del giudizio particolare che si verifica immediatamente dopo la nostra morte. Il giudizio finale invece non è compiuto a livello personale ma è la conferma sul piano universale di ciò che è emerso nei singoli giudizi personali. Il primo versetto chiave è il 14: “Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni”. Nella simbologia, della parabola questo uomo che parte per un viaggio, e che consegna in affidamento ai suoi servi i suoi beni, rappresenta Dio. Questo versetto intende dare un’interpretazione cristiana della vita, superando l’illusione della proprietà, che accomuna tutti coloro che vivono senza Dio.


IMPEGNO:

L’egoismo è prendersi esclusivamente cura dei propri bisogni, senza considerare quelli degli altri …





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



02 marzo 2017

#incontroTe

2 marzo 2017  -  Giovedì






Se moriamo con lui,
vivremo anche con lui
(2Tm 2,11)




Un cuore duro (cf. Mt 25,14-30)

Matteo indugia sull’atteggiamento del terzo servo, l’unico dei tre che esplicita il suo pensiero davvero poco generoso sul padrone. Ne emerge un’immagine, tutta del servo, fatta di durezza, di prevaricazione, di mancanza di misericordia. Un’immagine tanto mostruosa che egli se ne lascia impaurire per tutto il tempo dell’assenza del padrone, lasciandosi trascinare in un comportamento passivo,privo di iniziativa, irresponsabile. In buca, rinunciando a vivere.


IMPEGNO:



In quali situazioni e con quali persone ho il cuore duro?





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



06 aprile 2014

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.


Per riflettere...

 «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?»
Questa domanda di Gesù non è rivolta soltanto alla povera Marta, sconvolta per la morte del fratello e - forse- ancora di più dall'apparente distanza di Gesù. E' rivolta a te e a me, a chiunque si trova a dover fare i conti, una volta almeno nella vita, con questo "personaggio" che si chiama Gesù di Nazaret.

Gesù è arrivato in ritardo. E lo ha fatto di proposito! Già questo è sufficiente per buttare all'aria le certezze di chi pensa di essergli amico. Gli era stato detto:
«Signore, ecco, colui che tu ami è malato». E Lui, che fa? Non muove un passo, anzi, indugia senza motivo. Che strano modo di essere amico che ha, il Signore... Marta avrebbe potuto dirgli tutto questo. Ciascuno di noi, davanti ai ritardi (veri o presunti) di Dio, potrebbe dirgli: "Se tu fossi stato qui!".


Resta, oltre ogni sofferenza, questa affermazione incredibile del Signore. E una risposta che solo tu puoi dare. Che cosa gli risponderai?Credi tu questo, nonostante tutto? Fidarsi è aprirsi alla possibilità del miracolo della vita, quella vera, che ha un nome e un cognome: Gesù di Nazaret.
 
   

22 marzo 2013

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Per riflettere...
"Benedetto!" ... "Crocifiggilo!"
La domenica delle Palme si può racchiudere in queste due parole.

Quanto è veloce, nella folla, il passaggio dall'entusiasmo alla furia omicida...
Quanto è veloce, nei discepoli, il passaggio dalla fedeltà incondizionata al fuggi fuggi generale davanti alla concreta possibilità di rimetterci di persona...

La domenica delle Palme, il portale d'ingresso e "riassunto" della Grande e Santa Settimana, ci fa fissare lo sguardo su questo mistero grande, che è il cuore della fede cristiana: quella di un Dio fatto uomo che si consegna liberamente nelle nostre mani, si lascia crocifiggere per amor nostro, e morendo dà a noi la vita.
Gesù è chiamato re dalla folla, portato in trionfo a Gerusalemme. Ed egli, a Gerusalemme sarà incoronato, ma di spine; salirà sul trono, ma quello terribile della croce... E sul suo trono di morte/vita, egli mostra il volto di misericordia del Padre, per cui il primo "santo subito" sarà un assassino pentito.

Anche noi lo seguiamo inneggiando, portando i rami d'ulivo: è giorno di festa (in alcune regioni d'Italia ci si scambia perfino gli auguri!). Ma sapremo seguirlo con altrettanto slancio dal Cenacolo, via via, fino al Calvario? Scelta difficile, ma necessaria. Come ci ha ricordato papa Francesco: "Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore" (14 marzo 2013).
Allora... coraggio! Buon cammino dietro al Re della gloria!