Visualizzazione post con etichetta volto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta volto. Mostra tutti i post

09 marzo 2017

#incontroTe

9 marzo 2017  -  Giovedì






Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta
(Sal 33,6s)




Dio il mio "TU"


Un giorno hanno trovato Teresa di Lisieux in cella con le lacrime agli occhi e le hanno chiesto: “Perché piangi?”. Ha risposto: “Sto pensando che Dio è nostro Padre; è così bello!”.

È il momento dell’esperienza in cui una nozione astratta diventa consapevolezza di una realtà: siamo veramente figli, di stirpe divina, partecipi della natura di Dio (cf. 2Pt 1,4). Questa idea madre del cristianesimo spiega, sul versante divino, l’economia della salvezza e su quello umano delinea la morale cristiana. Il filosofo ebreo, M. Buber, dice che il rapporto religioso comincia nel preciso istante in cui Dio cessa di essere un “Lui” e diventa un “Tu”.


IMPEGNO:

Troverò maggiori momenti di preghiera spontanea per esercitare il “Tu” di Dio.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



19 novembre 2016

La segnaletica della settimana

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (23,35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».


Per riflettere...


Oggi sarai con me in paradiso”. Il Signore dichiara ancora una volta la sua autorità salvifica. Manifesta cosa attende a quanti si rivolgono a Lui in verità.


È appeso ad una croce, condannato a morte da quanti era venuto a servire e a chiamare alla pienezza della fede. Non è nella condizione di garantire niente a nessuno. È un perdente sotto ogni punto di vista storico, eppure promette con determinazione “Oggi sarai con me in paradiso”, ad un reo confesso. A chi non si merita nulla offre un posto nel Regno.

Al termine della sua parabola vitale Gesù continua a mostrare al mondo il volto regale, incarnando fino all’ultimo il suo mandato a pascere le pecorelle di Israele. Anche quando non sembra, anche quando è necessaria una scritta irriverente Gesù è il Re dei Giudei. Un re misericordioso e accogliente, secondo il cuore di Dio.

Un re che come canta Paolo: “è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione.

Un re che abbiamo riconosciuto tale perché: “ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti del regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.”

Questo è il nostro re: un uomo che insegna e manifesta la redenzione della vita. Insegna che il perdono è il sale con cui come uomini possiamo rinnovare il mondo e la vita. Attraverso il perdono rinnovare la nostra vita. E attraverso il rinnovamento della nostra vita, rinnovare il mondo.

Siamo chiamati a rendere vitale il perdono. A dare alla nostra vita la forza rinnovatrice che in Cristo re dell’universo ci è stata donata.

Non si tratta di negare le responsabilità altrui. Ciascuno sarà giudicato da Dio per quanto ha operato. SI tratta di riconoscere come possibile ogni ripartenza: qui, nel nostro tempo. Nessuno di noi è perfetto. Nessuno può esimersi dalla “stessa condanna”, ma nel ricordo di Cristo re dell’Universo ci è donata la possibilità di tornare sempre ad essere parte del Regno.

È donata a ciascuno di noi la risurrezione e la ripartenza nella riconciliazione, e noi siamo chiamati a fare altrettanto.

Fino a quando dovrò perdonare mio fratello o mia sorella? Fino a quando pagherà il torto che mi ha fatto?! Fino a quando non mi ripagherà per tutto quello che gli ho prestato o donato o fatto per lui o per lei?! Fino a quando non mi darà ragione?! Fino a quando non mi infastidirà con le sue pretese?! Fino a quando dovrò perdonarlo se tanto poi non cambia, non mi è riconoscente?!
È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che  stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.”

La pienezza dell’umanità è la riconciliazione. Cristo ci ha mostrato riconciliabile ogni situazione. Ci ha rappacificati gli uni agli altri, mostrandoci che è possibile vivere la pace, anche con chi non se la merita ancora. Affidandoci alla certezza che il Dio amore è affidabile, e ridona la vita a chi la dona con per e nell’amore, anche se lo ha solo dichiarato e non dimostrato. Che è possibile a chi crede in Cristo offrire una seconda possibilità anche prima che si paghi il dovuto!

Nella preghiera eucaristica sul calice diremo “Questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”.

Preghiamo per avere la forza e il coraggio di rimettere davvero i peccati nel ricordo e nello stile di Gesù. Così sentiremo come rivolte a noi le parole di Gesù: “Oggi con me sarai nel paradiso”.

(Commento a cura di don Giordy)

21 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai fatto fare a Pietro, Giacomo e Giovanni
l'esperienza della trasfigurazione
affinché sapessero quale era la meta
del tuo cammino verso Gerusalemme,
ma anche affinché pregustassero la gioia della vita eterna,
promessa del Padre
che tu hai compiuto con la tua morte e risurrezione.
Donami oggi, Signore,
di poter sperimentare quella stessa gioia,
di saper aprire gli occhi del cuore
che possono vedere la tua gloria,
donami di ascoltare la voce del Padre,
donami di sapermi stupire
per la salvezza che mi hai donato.
È qui accanto a me,
ma io sono troppo preso dalle cose del mondo
per accorgermene.
Donami il tuo Spirito
che mi insegni a salire sul monte della preghiera,
a lasciare tutto indietro per stare solo con te,
per lasciarmi illuminare dalla tua luce,
colmare della tua grazia,
inondare della tua gioia.
Saprò, così, che posso continuare a camminare in questa vita

avendo come meta te, morto e risorto per amore mio.
Amen!

(don Matteo Castellina)

14 febbraio 2016

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)


In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù,
hai affrontato anche tu la tentazione
per essere veramente uomo
ma anche per indicarci la via,
per metterci in guardia dai tranelli del maligno.
Il diavolo cerca ogni giorno di dividerci dal Padre,

dalla relazione con lui,
ha tentato anche te
ma tu hai riportato ogni volta il tuo sguardo sull'amore del Padre
che è più importante del soddisfacimento dei bisogni e delle pulsioni,
è più prezioso di ogni potere umano,
dona più gioia che compiere i propri progetti.
Ogni giorno, Signore Gesù,

anche noi dobbiamo affrontare tante tentazioni
e spesso ci lasciamo ingannare,
donaci il tuo Spirito d'Amore
che ci riporti ogni volta a volgere lo sguardo al Padre,
certi della sua misericordia
e sicuri che solo nella sua volontà e nel suo amore
troviamo la nostra gioia.
Amen!

(don Matteo Castellina)

06 febbraio 2016

Briciole di vita

"..proporre gli Esercizi Spirituali significa invitare ad un’esperienza di Dio, del suo amore, della sua bellezza. Chi vive gli Esercizi in modo autentico sperimenta l’attrazione, il fascino di Dio, e ritorna rinnovato, trasfigurato alla vita ordinaria, al ministero, alle relazioni quotidiane, portando con sé il profumo di Cristo. Gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di incontrare Dio, di conoscerlo e non 'per sentito dire' ". È così che Papa Francesco ha esortato a fare esperienza degli esercizi spirituali.

Io ho avuto l'occasione di parteciparci dal 27 al 30 dicembre dalle Pie Discepole a Roma. Ho avuto l'opportunità, in silenzio, di contemplare il volto dell'amore, quel volto misericordioso di un Dio che si fa uomo in mezzo alla sua gente, un Dio che ci parla, che ci ascolta, che ci consola e che non ci lascia mai da soli. L'idea di fare silenzio per tre giorni mi spaventava, ero sicura di non riuscirci ed immaginavo già i miei monologhi, eppure il silenzio è l'elemento essenziale che permette forti momenti di preghiera, meditazione e introspezione. È stato un silenzio così naturale che mi manca, in quei tre giorni ho avuto l'opportunità di stare davvero a contatto col Signore, distaccandomi da tutte quelle cose inutili che riempivano le mie giornate (social network, messaggi e telefonate) e ho avuto modo di riempirmi dell'amore di Dio, questo Dio che ci ama e che ci invita a scendere da quel "sicomoro" per incontrarlo e sentirci dire "Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua" (Lc 19 1-10). Questo Dio che compie miracoli visibili (guarisce il paralitico), ma guarisce paralisi ancora più radicali come quella del peccato (Mt 9).
Colpita da questo Dio la cui parola è davvero efficace e se ascoltata e vissuta fa esplodere in noi qualcosa di straordinario, è per questo che la chiesa ci invita a conformare la nostra vita al Vangelo.


Inoltre ho avuto l'opportunità di pregare l'Angelus col Santo Padre in piazza San Pietro, di partecipare alla celebrazione eucaristica ogni giorno, di condividere ciò che abbiamo sperimentato durante i momenti di silenzio e anche di giocare con i ragazzi, il sacerdote e le suore che hanno condiviso questa esperienza con me!

Terminati gli esercizi spirituali sono ritornata a casa colma dell'amore del Signore, ma è proprio a casa che arriva il rendiconto finale, il saper attuare nella vita ordinaria ciò che ho maturato......ma con Lui tutto è possibile!

 Alice (CATANIA)

30 settembre 2015

Per te... giovane!

Un nuovo anno riparte con lo sguardo fisso su Gesù, Volto della misericordia del Padre e cammino sicuro per ritrovare il nostro vero volto e la pienezza dell'Amore.


Il Tuo volto io cerco... Ecco il titolo del prossimo itinerario vocazionale per ragazze dai 18 ai 30 anni.
Ti aspettiamo... non mancare!


30 ottobre - 1 novembre 2015
5 - 7 febbraio 2016
23 - 25 aprile 2016

 
 
 
-----------------------------------------------------------------------

Sede: Centro giovanile - Pie Discepole - ROMA
Info: sr M. Paola Gasperini
         paola.gasperinipiediscepole.it - 3331964930
         sr M. Provvidenza Raimondo
         provvidenza.raimondopiediscepole.it - 3347238048




28 maggio 2015

Bricioledi vita

Sono ormai mesi che la nostra Italia è raggiunta da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"!
Vogliamo lasciarci emozionare da tutto questo attraverso l'esperienza diretta di alcuni giovani, come Serena, di Taranto, che ha scelto di vivere da volontaria e si è messa al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.

 

 
 

Tutto è iniziato dopo aver letto varie notizie su internet: ero a Bari, dovevo fare un esame all’università e non tornavo a casa da un mese. Chi avrebbe mai detto che, una volta qui, la mia vita sarebbe cambiata radicalmente!
Il giorno dopo essere tornata, mi sono organizzata con un amico e siamo andati a dare una mano all’ABFO, il dormitorio dietro la chiesa, dove avevano bisogno d’aiuto per mettere in ordine tutti i beni di prima necessità che i cittadini avevano generosamente donato dopo l’annuncio dello stato di emergenza. Da lì, mi sono spostata, insieme a qualche altro amico, presso una palestra della città: lì vengono accolte le famiglie e, più in generale, gli adulti, i quali però, nel giro di pochi giorni, vanno via. Partono per il Nord Italia, o per la maggior parte, per il Nord Europa, consapevoli che le possibilità di trovare fortuna qui in Italia non sono molto alte. E così, abbiamo salutato i nostri amici e abbiamo augurato loro un buon viaggio… l’ennesimo viaggio… con la speranza nel cuore che fosse l’ultimo, e che finalmente potessero trovare un po’ di “normalità”.
Presso un altro centro, invece, la situazione era molto diversa: c’erano e ci sono tutt’ora i minori NON accompagnati. Questi, a differenza degli adulti, non possono muoversi liberamente sul territorio, né italiano né europeo, e devono aspettare di essere collocati in case famiglia, SPRAR o comunità dove rimarranno fino alla maggiore età, e dove nel frattempo impareranno l’italiano e un mestiere, per poter poi essere inseriti nel mondo del lavoro.
La loro sosta qui è un po’ più lunga, perché le procedure di smistamento nelle varie strutture sono parecchio lente e quindi possono rimanere qui per settimane, addirittura per mesi interi.
È la mia educatrice di Azione Cattolica che mi ha spinto a prestare servizio presso quel centro… mi aveva spiegato che la nostra presenza lì sarebbe stata  molto utile, perché questi ragazzini, completamente soli, spaesati, oltre ad aver bisogno di assistenza materiale, erano quelli che più di tutti avevano bisogno di essere ASCOLTATI… di parlare, sfogarsi, raccontare le loro storie terribili e inverosimili a qualcuno e riceverne conforto… avevano bisogno di una spalla su cui appoggiarsi, di un amico con cui confidarsi. Sono sincera, non sapevo se ce l’avrei fatta a reggere nel cuore il peso di un’esperienza così forte, ma, non so perché (poi l’avrei capito), senza pensarci due volte, ho accettato la sfida.
Ecco, a questo punto inizia DAVVERO la mia esperienza da VOLONTARIA!
Ed è stata proprio quest’esperienza, paradossalmente, che mi ha insegnato il vero significato di questa parola: essere volontario non significa soltanto dare cibo e vestiti  a chi ne ha bisogno, ma dare al fratello che hai di fronte tutta l’anima e tutto il cuore; significa rinunciare al tuo tempo libero, a uscire ogni sera con gli amici, a fare una vita comoda, per metterti a servizio di chi ha bisogno di te; e ancora, significa diventare amico di chi hai di fronte, parlarci, ridere, scherzare, ascoltare ciò che ha da dirti, essergli SPALLA e ROCCIA, diventare per lui un vero e proprio punto di riferimento. Così, a 20 anni, ho aperto un nuovo capitolo della mia vita, che ho intitolato “Incontri”, e grazie a quest’esperienza mi sto arricchendo immensamente, sto cambiando la prospettiva da cui guardare le cose.
 
Devo essere sincera, inizialmente l’impatto non è stato molto facile: ho sofferto e pianto tanto perché non riuscivo ad accettare di essere così fortunata rispetto a loro che hanno dovuto patire tutte quelle sofferenze; ero caduta in una fase di apatia totale, e mi chiedevo in continuazione: “Perché io ho tutto e loro niente?”. Poi però, la preghiera mi ha aiutato a risollevarmi, e mi sono detta: “Come posso rinunciare a fare tutto quello che sto facendo, solo per paura di stare male? Per paura di non riuscire a reggere il peso delle loro storie?”. E allora mi sono rimboccata le maniche, ho preso tutta la forza che avevo dentro, mi sono armata di sorrisi a non finire, e mi sono lanciata in quest’avventura.
E qual è stata la cosa più sconvolgente? Scoprire che in realtà siamo noi a non avere niente, e che loro hanno nel cuore un’inestimabile ricchezza nascosta. Sono pieni d’amore, vita, allegria; sanno guardare sempre al lato bello della vita, nonostante abbiano vissuto i drammi della povertà, della schiavitù, della guerra, della distruzione, della persecuzione; emanano il profumo dell’AMORE vero e incondizionato… e viene spontaneo riconoscere, nei loro occhi, lo sguardo di Gesù.
Ogni giorno lì con loro: abbiamo parlato, riso, scherzato, pianto, giocato, siamo usciti, abbiamo mangiato… Siamo diventati amici, alcuni sono andati via, li abbiamo salutati e ci siamo ripromessi che ci saremmo tenuti in contatto (e così è stato), che non li avremmo mai dimenticati; altri nuovi continuano ad arrivare… e ogni volta, la magia si ripete, per loro e per noi: il primo approccio è sempre lo stesso: “Ciao, come ti chiami?” chiedo in inglese o francese, a seconda della lingua che parlano. E dopo un minuto, eccoti immersa nel loro mondo, nelle loro storie, nella loro vita… ti ritrovi a ripercorrere insieme a loro i passi del VIAGGIO che hanno appena terminato, a volte faticosamente, a volte meno; c’è chi ne parla con estrema serenità, chi fa fatica a ricordare, chi invece non riesce ancora ad accettare tutto ciò che ha vissuto, ma in un modo o nell’altro, TUTTI, e dico TUTTI, ti aprono le porte della loro vita, ti accolgono e ti invitano a rimanere accanto a loro. E soprattutto, ti ARRICCHISCONO.
Sì, ti arricchiscono…e il paradosso è proprio questo: parti con l’intenzione di DARE, e alla fine ti ritrovi a ricevere molto di più!
 
A distanza di mesi dal primo passo, posso dire di aver imparato davvero molto, e vorrei sintetizzare il tutto in questi pochi punti.
- Ho imparato che è davvero difficile trasformare il Vangelo in fatti, e che forse, qui, siamo troppo abituati a riempirci la bocca senza sporcarci poi le mani; è in questo periodo più che mai che mi sento continuamente rimbombare in testa le parole di Papa Francesco, quando diceva: “Uscite dalle parrocchie. Una chiesa chiusa in sé stessa è una chiesa ammalata” ed è lì, in quelle due frasi così brevi, ma così dense di significato, che trovo il coraggio per continuare.
- Ho imparato che …per essere volontario ci vogliono una forza e un equilibrio non indifferenti, che si conquistano solamente con il tempo, con la preghiera e con la perseveranza; bisogna imparare ad entrare nella vita dei fratelli bisognosi, senza però lasciarsi troppo coinvolgere dai loro drammi, altrimenti si rischia di rimanere “paralizzati” dal dolore e dalle sofferenze di cui questi ci parlano, e di non riuscire più ad andare avanti.
- Ho imparato che per essere volontari nel modo giusto, bisogna sentirsi come un piccolo tassello di un intero, grande puzzle: da soli, non possiamo salvare il mondo; è insieme che si costruisce. Tutti siamo importanti, ma non indispensabili.
- Ho imparato che se al primo posto non metti l’altro, ma te stesso, smette di essere Amore e diventa vanagloria; è bene mettersi al servizio, è bene rendersi disponibile, è bene sentirsi “COMPLETATI” da un’esperienza del genere; ma il tutto, sempre guardando a ciò che è meglio per l’altro, non per noi stessi.
- Ho imparato che di fronte a una realtà del genere, c’è bisogno di rimettere tutto ciò che fa parte della propria vita sulla bilancia, per ridare alle cose un nuovo peso. Ti chiedi: Cosa è importante davvero? Cosa mi sazia? Cosa mi completa? E nel darti delle risposte, capisci che di tante cose che prima ritenevi importanti, puoi benissimo farne a meno, e che vivere con l’essenziale è ciò che ti rende davvero completo. La cultura dell’essenzialità… sì, questa è la cosa più bella che questi fratelli hanno portato qui da noi, e sarebbe bello se si diffondesse sconfinatamente. La loro è una società ancora incontaminata da tutti i meccanismi che qui ci rendono schiavi e sarebbe bello conservarla così e prenderne esempio. Accontentarsi di niente… di un piatto di pasta, una maglietta, un pantalone e un paio di scarpe, una chiamata ai propri parenti in Africa per dire: sto bene, sono vivo, grazie a Dio!
- Ho imparato anche che è molto importante, quando ci si rapporta con questi nostri fratelli, insegnare loro il rispetto delle regole; infondo, si tratta comunque di persone che, nonostante tutto l’amore che portano dentro, sono fragili: hanno anche loro dei difetti, a volte possono imboccare strade sbagliate, a volte possono essere mosse da passioni negative. Allora, c’è bisogno anche di mettere in chiaro i limiti da non valicare, e ricordare loro, comunque sia, che l’Italia è un paese come tutti gli altri, in cui esistono delle regole di convivenza civile e delle leggi da rispettare. Anche questo compito, un po’ più ostico, fa parte dei DOVERI  del volontario, e contribuisce a costruire il BENE del fratello che stiamo aiutando. Dunque, il volontario è anche responsabile della formazione civile e sociale dei fratelli che aiuta. Il volontario è anche un educatore. O forse, è SOPRATTUTTO un educatore!
 
Comunque, io credo solo una cosa: nulla accade per caso… e questo pezzo di Africa che si è spostata proprio qui, a casa nostra, non è arrivata senza un motivo! Ne sono convinta! Forse il nostro Dio ci ha voluti mettere alla prova, ci ha voluti sfidare… o forse ci ha voluto semplicemente lanciare un MESSAGGIO.
Nel mio caso, è stato proprio così: sto attraversando un periodo particolare della mia vita; è un periodo di resoconti, progetti e scelte; è un periodo di decisioni dure, in cui sto avendo bisogno di mettere tutto sulla bilancia per cercare di capire, a volte anche dolorosamente, cosa è meglio per me… senza nessun condizionamento esterno… Cosa voglio fare della mia vita? Cosa voglio ESSERE, soprattutto?
E mentre cercavo qualcosa ho trovato QUALCUNO, ho trovato Gesù: l’ho trovato nei loro occhi bisognosi d’amore, nei loro sguardi desiderosi soltanto di un po’ di normalità… l’ho trovato nella loro debolezza, nella fragilità, nel cuore grande che ognuno di loro ha… l’ho trovato nelle loro parole innocenti quando ti chiedono: Che fine faremo? Dove siamo? Dove andremo? L’ho trovato nella purezza del loro cuore, nei loro: “Ti voglio bene” sinceri, nella loro capacità di non dimenticarsi di nessuno, nella semplicità con cui sanno condividere con noi quel poco che hanno.
Giro e rigiro tra le mani la cartina dell’Africa… e tutto d’un tratto mi rendo conto che la sua forma assomiglia vagamente a quella di un cuore! L’Africa ha la forma di un cuore! E allora mi dico: forse anche la terra ci vuole suggerire che quel posto è pieno d’AMORE!
 
 

03 settembre 2014

TG6... SPECIAL EDITION

Sono ormai mesi che le coste mediterranee della nostra Terra sono toccate da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"!
In questa edizione speciale del nostro TG6 raccontiamo l'esperienza diretta di alcuni giovani che si sono messi al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.

L'intervista è a cura del nostro amico e inviato speciale Christian... e un grazie anche a Ylenia che ci trasmette la sua testimonianza!


-------------------------------------------------
  

A quasi due mesi dal primo sbarco, ricordiamo i primi momenti in cui avete dato il vostro primo contributo da volontari...

 


Un messaggio: "Ragazzi noi stiamo all'abfo a dare una mano chi ci raggiunge?". E' iniziato così! Una prima parte della serata abbiamo sistemato i viveri che tanta gente buona aveva deciso di donare, poi è iniziato il vero viaggio. Abbiamo prestato aiuto in una delle strutture: la palestra Ricciardi. Bambini, donne, uomini... tutti con lo sguardo perso , ma pieno di gratitudine verso un Dio che li aveva tratti in salvo... il mio viaggio è iniziato incrociando lo sguardo di una bambina, Stella... Paura, ansia, timore... tutto svanito in cinque minuti. Quando metti le mani in pasta, quando fai qualcosa con il cuore non puoi fermarti davanti a nulla.



Se potessi tornare indietro, rifaresti tutto? Quali sono state le tue sensazioni in quei giorni di accoglienza e quali sono ancora oggi?

Tutto? Si dal primo all'ultimo istante vissuto con loro. gli abbracci, gli sguardi, aprire le porte della mia casa, le porte della mia famiglia. Rinunciare a qualcosa pur di stare con loro... tutto... Ho prestato e continuo a prestare il mio servizio al baby club, una struttura dove sono accolti i fratelli minorenni… Avevo paura. Paura di incrociare i loro occhi, invece ne sono rimasta stregata tanto da avere lo sguardo fisso nel loro. Avevo paura di parlare con loro, perché l’inglese non era il mio forte, invece adesso parlo con loro al telefono anche con qualche parola nella loro lingua… Ho trovato amici, ho trovato soprattutto fratelli, fratelli che non perderò mai… non è la distanza reale quella importante, ma la vicinanza del cuore!


Se ti chiedessi ora di completare la frase: "Tu Gesù sei (TG6)..." come mi risponderesti?

Sei come quelle mani intrecciate, quel bianco e quel nero che insieme formano i colori della felicità; sei come il volto stanco di tanti volontari che con amore passano intere giornate con questi fratelli, sei il volto impaurito di questi fratelli che cercano conforto e pace, cercano la vita! Sei nella parole di un mio fratello che mi ha detto: forse il mio Dio e il tuo Dio volevano che ci incontrassimo! Sei quel cuore, pienissimo di amore che ormai ha preso la forma dell’Africa!




 

23 marzo 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Per riflettere…
Gesù portò i suoi tre discepoli più intimi in un luogo particolare. Dove? In disparte, su un monte alto.

La montagna: il punto più vicino al cielo, indica le altezze che fanno bene al cuore, le cime da sognare e cercare… Lassù il volto di Gesù brilla come il sole, le sue vesti come la luce. Quel volto di sole è anche il nostro volto: ognuno ha dentro di sé un tesoro di luce, un sole interiore...

Ci sorprende la Quaresima, un tempo che consideriamo triste, penitenziale, violaceo, con un Vangelo di luce, a ricordarci che la nostra vita consiste nella gioiosa fatica di liberare la luce e la bellezza sepolte in noi, e nell'aiutare gli altri a fare lo stesso. La cosa più bella che un amico può dirmi è: sto bene con te perché tu fai uscire, fai venire alla luce la mia par­te più bella, spesso addormentata in noi, come in letargo.
Il Vangelo viene per questo, viene come una primavera: porta il disgelo nei cuori, risveglia quella parte luminosa, sorridente, generosa e gioiosa che abbiamo dentro, il cuore, la nostra vera identità.

Lo stupore di Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui!» ci fa capire la nostra vocazione. Siamo chiamati tutti a trasfigurazione, a ricevere un cuore di luce. Contemplando il Signore, veniamo trasformati in quella stessa immagine (2 Cor 3,17-18). Contemplare, trasforma; tu diventi ciò che guardi con gli occhi del cuore.

La più grande trasformazione è la preghiera: pregare ci trasfigura in immagine del Signore. Accogliamo allora l'invito del Maestro a vivere questo tempo d'intimità forte con Lui attraverso il dono della Sua Parola che mette Luce e trasfigura la nostra vita!