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02 aprile 2017

#incontroTe

2 aprile 2017  -  V Domenica di Quaresima









La tua Parola mi fa vivere
(Sal 118,50b)




Lazzaro vieni fuori!

E Gesù dà il solenne annuncio, non solo riguardo la sorte di Lazzaro, ma di tutti noi: l’annuncio che dà senso alla vita, che sappiamo tutti non ha grande durata sulla terra, per la sua stessa fragile natura. Un annuncio che è il grande Evento della Pasqua, quando Gesù stesso, Figlio di Dio, per toglierci dal castigo della morte senza domani, dopo il peccato originale, mettendosi nei nostri panni di creature, come Figlio dell’uomo subisce la passione e, per dare piena conferma della sua morte, non solo si fa crocifiggere, ma permette che un soldato gli apra il costato con la lancia. Verrà poi sepolto. Ma il terzo giorno fa dono a tutta l’umanità di una vita che ha recuperato la ragione per cui era stata donata, ossia l’eternità con il Padre: la Sua resurrezione, che diviene la nostra resurrezione!


IMPEGNO:

Mi chiedo, nella meditazione, su cosa la mia vita necessita di più di una “resurrezione”.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



19 novembre 2016

La segnaletica della settimana

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (23,35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».


Per riflettere...


Oggi sarai con me in paradiso”. Il Signore dichiara ancora una volta la sua autorità salvifica. Manifesta cosa attende a quanti si rivolgono a Lui in verità.


È appeso ad una croce, condannato a morte da quanti era venuto a servire e a chiamare alla pienezza della fede. Non è nella condizione di garantire niente a nessuno. È un perdente sotto ogni punto di vista storico, eppure promette con determinazione “Oggi sarai con me in paradiso”, ad un reo confesso. A chi non si merita nulla offre un posto nel Regno.

Al termine della sua parabola vitale Gesù continua a mostrare al mondo il volto regale, incarnando fino all’ultimo il suo mandato a pascere le pecorelle di Israele. Anche quando non sembra, anche quando è necessaria una scritta irriverente Gesù è il Re dei Giudei. Un re misericordioso e accogliente, secondo il cuore di Dio.

Un re che come canta Paolo: “è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione.

Un re che abbiamo riconosciuto tale perché: “ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti del regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.”

Questo è il nostro re: un uomo che insegna e manifesta la redenzione della vita. Insegna che il perdono è il sale con cui come uomini possiamo rinnovare il mondo e la vita. Attraverso il perdono rinnovare la nostra vita. E attraverso il rinnovamento della nostra vita, rinnovare il mondo.

Siamo chiamati a rendere vitale il perdono. A dare alla nostra vita la forza rinnovatrice che in Cristo re dell’universo ci è stata donata.

Non si tratta di negare le responsabilità altrui. Ciascuno sarà giudicato da Dio per quanto ha operato. SI tratta di riconoscere come possibile ogni ripartenza: qui, nel nostro tempo. Nessuno di noi è perfetto. Nessuno può esimersi dalla “stessa condanna”, ma nel ricordo di Cristo re dell’Universo ci è donata la possibilità di tornare sempre ad essere parte del Regno.

È donata a ciascuno di noi la risurrezione e la ripartenza nella riconciliazione, e noi siamo chiamati a fare altrettanto.

Fino a quando dovrò perdonare mio fratello o mia sorella? Fino a quando pagherà il torto che mi ha fatto?! Fino a quando non mi ripagherà per tutto quello che gli ho prestato o donato o fatto per lui o per lei?! Fino a quando non mi darà ragione?! Fino a quando non mi infastidirà con le sue pretese?! Fino a quando dovrò perdonarlo se tanto poi non cambia, non mi è riconoscente?!
È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che  stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.”

La pienezza dell’umanità è la riconciliazione. Cristo ci ha mostrato riconciliabile ogni situazione. Ci ha rappacificati gli uni agli altri, mostrandoci che è possibile vivere la pace, anche con chi non se la merita ancora. Affidandoci alla certezza che il Dio amore è affidabile, e ridona la vita a chi la dona con per e nell’amore, anche se lo ha solo dichiarato e non dimostrato. Che è possibile a chi crede in Cristo offrire una seconda possibilità anche prima che si paghi il dovuto!

Nella preghiera eucaristica sul calice diremo “Questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”.

Preghiamo per avere la forza e il coraggio di rimettere davvero i peccati nel ricordo e nello stile di Gesù. Così sentiremo come rivolte a noi le parole di Gesù: “Oggi con me sarai nel paradiso”.

(Commento a cura di don Giordy)

24 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».



Per riflettere...
Non è facile pregare perché non è questione di dire delle preghiere, ma si tratta di fare un'esperienza spirituale che tocchi il cuore e la vita.

Nel Vangelo di oggi gli apostoli chiedono a Gesù «Signore, insegnaci a pregare». Gli fanno questa domanda dopo che lui è stato in preghiera. Mi immagino che la domanda è nata in loro dopo aver visto con quale intimità e profondità Gesù pregava. Volevano entrare in quello stile di relazione profonda con Dio che aveva Gesù, loro maestro. Non chiedono che siano insegnate loro delle preghiere. Di preghiere, riti e formule ne hanno più a sufficienza nella loro tradizione religiosa ebraica...

La risposta di Gesù è la preghiera del PADRE NOSTRO. Gesù non ha insegnato una formula, bensì un modo di entrare in relazione con Dio. Ai discepoli che chiedono come pregare, lui risponde usando prima di tutto l'immagine di un Padre e più avanti quella dell'amico che va dall'altro amico. Dio come Padre, Dio come amico. E' questo il primo insegnamento da cogliere e imparare bene.

E chi siamo noi quando preghiamo? Siamo come figli di un padre del quale conosciamo la bontà, sicuri che non ci darà mai qualcosa di cattivo, anche quando sembra non esaudire subito le nostre richieste. Noi siamo come quell'amico che va sicuro dal proprio amico del cuore che non delude mai le aspettative e sul quale può contare sempre.





20 marzo 2016

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)
Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme
 

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Due grida risuonano in questo giorno: «Osanna!» e «Crocifiggilo!».
Anche la mia vita oscilla tra queste due grida, Signore Gesù. Ti vorrei accogliere, vorrei gridare anch'io «Osanna!", riconsocerti come mio re, come mio Signore, come mio salvatore. Ma accoglierti significa abbandonare le mie comode sicurezze, i miei malcelati egoismi, significa smettere di pensare solo a me stesso. Tu, Signore, vieni nella mia vita e la conquisti non con la forza della violenza e dell'imposizione ma con la forza dell'amore, con il dono di te per me. Davanti a tanto amore resto impaurito, mi rendo conto di non essere capace di corrispondere così preferisco allontanarti, eliminarti e mi ritrovo anch'io a gridare «Crocifiggilo!» .
Vieni, Signore Gesù, regna nella mia vita, regna nel mio cuore, vinci ogni mia paura, ogni mio egoismo, ogni mio peccato con la dolce forza del tuo amore totale, del tuo donarti completamente a me affinché io impari a donarmi completamente a te.

Amen!

(don Matteo Castellina)

13 marzo 2016

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)
 

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Signore Gesù, sei venuto a liberarci dalla vita di questo mondo, vita meschina e gretta, tutta centrata sulla ricerca del proprio interesse, in cui peccati e debolezze sono pagati a caro prezzo, in cui giudizio e condanna sono mezzi di sopravvivenza.
Ci liberi da tutto questo donandoci una vita nuova, luminosa e gioiosa, centrata sull'amore autentico e vero, senza condizioni, in cui il peccato è da te perdonato affinché non ci schiacci, in cui la tua misericordia ci fa alzare dalle nostre miserie e ci fa guardare avanti. Per entrare in questa vita nuova non dobbiamo fare altro che accogliere il tuo dono di misericordia, lasciarci toccare nel profondo dal tuo amore che risana, che trasforma, che ci rende coscienti del male che il peccato fa nella nostra vita, che ci fa scegliere di impegnarci a non ricaderci.
Rendici capaci di accogliere questo dono meraviglioso, rendici capaci di iniziare da oggi a vivere la vita nuova che hai preparato per noi.

Amen!

(don Matteo Castellina)

06 marzo 2016

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Ci è stato insegnato che i nostri peccati offendono Dio e così ci siamo fatti l'idea che sia un permaloso di prima categoria che per un nonnulla si offende e deve essere trattato coi massimi riguardi per non farlo arrabbiare...
Ma Dio non è così! Abbiamo capito male: dicendo che Dio è offeso dal nostro peccato significa che ne rimane ferito, addolorato, perché il suo unico desiderio è di averci con sé.
Il padre della parabola permette ai figli di dirgli quello che vogliono, non è permaloso, non resta indignato dalla richiesta del figlio minore o dallo sfogo del maggiore, non li rimprovera, non li accusa. Va incontro ad entrambi, dimostra loro il suo amore, li invita a rientrare in casa, alla comunione con lui. Sa che l'unico rimedio al peccato è la misericordia, l'unica cosa che vince il male è l'amore.
Questo è Dio! Non lasciamo, dunque, che il male, l'egoismo, la superbia e l'orgoglio continuino a tenerci lontani da casa, lontani da quell'abbraccio misericordioso e pieno d'amore del Padre.
Signore Gesù, donaci il tuo Santo Spirito che ci faccia tornare in noi stessi, ci faccia prendere coscienza del nostro peccato e di quanto male ci stiamo, ci dia la forza di rialzarci e avviarci verso la casa del Padre, verso la sua misericordia senza limiti.

Amen!

(don Matteo Castellina)

13 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45)


In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Per riflettere...
 Gesù incontra un lebbroso. Ai nostri occhi un lebbroso è un malato piuttosto ripugnante (che perde letteralmente i pezzi), escluso dalla società perché contagioso... Tutte cose vere, ma per la mentalità degli Ebrei del tempo di Gesù c'era molto, ma molto di più.
Un lebbroso era un morto-vivente. Uno zombie, condannato a morire da vivo perché "sicuramente avrà commesso qualche grave peccato". Malato, abbandonato dalla società, considerato come maledetto e abbandonato da Dio stesso.

Questo lebbroso azzarda: ha sentito dei miracoli di Gesù e gli va incontro.  «Se vuoi, puoi purificarmi!». E' un atto di fede, quello del lebbroso, e una richiesta di misericordia. E Gesù, misericordia del Padre, può non avere compassione di lui? E allora azzarda anche lui,e  più di lui: lo tocca! Gesù azzarda non perché rischia il contagio della lebbra, ma il contagio dell'impurità e della maledizione. Eppure non se ne cura: "Egli si è caricato delle nostre iniquità, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4), sentiremo ripetere fra non molti giorni nella liturgia.

Gesù non ha paura delle nostre miserie e dei nostri peccati, per quanto siano grandi. Per Lui, nulla vale di più di... te! Che bello pensare che possiamo affidarci totalmente, liberamente a Lui, senza vergogna! E poter alzare anche noi il nostro grido: «Se vuoi, puoi purificarmi!», sapendo che Gesù non aspetta altro! 

18 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Per riflettere…
Giovanni il Battista ci prepara all’incontro con Gesù. Nelle prime domeniche del Tempo Ordinario come in Avvento. Stavolta è lui, il Precursore, che vede venire il Signore e lo indica presente, con una frase tanto forte quanto… ignorata! Forse anche perché, a questa espressione ci abbiamo fatto un po’ l’abitudine: la sentiamo ripetere ad ogni Messa! E invece è così importante…

Ecco l’agnello di Dio”:
perché è mite e umile di cuore;
perché è come un agnello mansueto condotto al macello;
perché è l’agnello della Pasqua, che salva il popolo di Israele dalla morte;
perché è nel Suo sangue, sparso in sacrificio sulla croce, l’alleanza eterna fra Dio e l’uomo.
Egli è l’agnello di Dio ma anche il Servo di Dio, sofferente, che offre la sua vita per il popolo, come ci dice la prima lettura della Messa di domenica.

Ecco colui che toglie il peccato del mondo”: perché, se il Verbo di Dio si è incarnato, lo ha fatto per noi! Ha preso su di sé  e in questo modo ha tolto il peccato del mondo. Non i peccati, ma il peccato, proprio alla radice! Ma a che prezzo? Sulla croce, per amor nostro. E poi ancora oggi, toglie i rimasugli di questo peccato in noi e attraverso di noi, che nel battesimo siamo diventati suo corpo.

Egli ancora viene, ancora oggi passa tra di noi, e in noi (se gli lasciamo spazio) vuole ancora passare e incontrare le persone, fare loro del bene, portare loro vita. Bisogna avere gli occhi ben allenati, però, per riconoscerlo… Occhi e orecchie aperti, come quelli del Battista.

10 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Per riflettere…
Gesù si presenta, mescolato alla folla, per farsi battezzare da Giovanni. Ma Giovanni… non ci sta!

L’obiezione che pone è molto sensata: se il battesimo che lui amministrava era una confessione pubblica dei peccati, per ottenerne il perdono, Gesù che peccati deve confessare, se non ne ha, poiché è il Messia? E allora, perché mai “Colui che non aveva conosciuto peccato” (cf 2 Cor 13,2) si mette sullo stesso piano dei peccatori e vuole compiere un atto che è strettamente ed esclusivamente penitenziale? Che senso ha?

Giovanni non ci sta: è una cosa che va contro il buon senso e contro la giustizia. Ma è proprio alla giustizia che si appella Gesù per far cambiare idea al Battista. Perché per gli Ebrei giustizia non è tanto il non trasgredire le leggi ma è, né più né meno, un altro nome della volontà di Dio e della santità. Gesù sta dicendo a Giovanni che compiere quel gesto, che sembra un controsenso, significa “adempiere ogni giustizia”, compiere la volontà di Dio in ogni dettaglio.

Perché occorre che Gesù sia battezzato, come fosse peccatore? Venuto a condividere in tutto la condizione umana, si fa carico del peccato immergendosi nel Giordano con i peccatori: così l’Agnello senza macchia di Dio, prende su di sé il peccato del mondo. E proprio per questo amore grande libero e gratuito, lo Spirito di Dio, che è amore, scende e resta su di Lui… perché si trova “a casa sua”... e il Padre lo riconosce e dichiara: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Lo stesso possa dire di te e di me il Signore, vedendo ci cercare con costanza, in ogni cosa, ciò che più gli piace!

22 ottobre 2013

FACE... to face

Mi confesso credente, ma non praticante. Mi piace ascoltare volentieri papa Francesco, soprattutto quando parla di misericordia, di perdono... Sento forti in me ogni volta le sue parole.
Dalla mia fanciullezza fino ad oggi, all’età di 30 anni ormai passati, c’è sempre stato in me però un punto interrogativo a cui ancora non sono riuscito a dare una piena risposta: se il peccato è in senso proprio una colpa di cui si è personalmente responsabili, che cosa abbiamo a che fare con il peccato di Adamo ed Eva? In che senso allora Dio è amore e misericordia?

 
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 Quando pensiamo al peccato di origine pensiamo ad una colpa che ha riguardato da sempre l’uomo ed è scaturita da una cattiva decisione contraria all’ordine stabilito da Dio. Questa scelta ha toccato radicalmente tutto il genere umano che, grazie alla tenerezza e misericordia di Dio che si sono pienamente manifestate in Gesù Cristo, è stato comunque salvato dal male. L’uomo ha dubitato di Dio, della sua bontà, è stato capace di dire di sì al male e questa accondiscendenza ha portato infiniti effetti negativi sull’uomo.

L’uomo in realtà è ciò che sceglie. L'uomo diventa ciò che sceglie.
La vicenda di Adamo ed Eva è più attuale di quanto non si pensi. E’ un invito all’uomo di tutti i tempi a prendere coscienza del bene e del male, a rendersi conto della propria libertà e a scegliere secondo la coscienza, quel “sacrario” in cui ogni uomo e ogni donna (anche non credenti!) possono ascoltare la voce della Verità.

don Vito


 
 

14 giugno 2013

La segnaletica della settimana



XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,36-8,3)

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.



Per riflettere…



Gesù rimane ammirato dal gesto misterioso, sorprendente di una donna.

Non una donna qualunque, ma una nota peccatrice della città. Ladra? Prostituta? Maga? Non è dato saperlo, ma di certo si sapeva in giro che razza di donna sia. Proprio una donna così entra nella casa di un fariseo… il posto meno adatto per una peccatrice pubblica! C'è da dirlo: è una donna che ha del fegato!



Gesù lascia fare. Lui sa cosa c’è nel cuore di lei. Sa chi è. Ma lascia fare. Si lascia toccare, e quindi “contagiare” dal peccato (perché, per la mentalità del tempo, il peccato poteva essere anche contagiato per contatto fisico, come una malattia...). 



«Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato»: Gesù ribalta tutti i nostri modi di pensare. È un sovversivo, perché la verità è sovversiva, quando è amore. Dove noi vediamo una situazione disperata, Lui è mosso già al perdono.
Perché ha molto amato”: è sorprendente la motivazione che dà il Signore.  Alla peccatrice sono perdonati i peccati non per il suo pentimento, ma per il suo amore! L’amore (che nasce dal sapere di essere stata accolta, e a sua volta amata) permette che i suoi peccati non siano semplicemente “condonati”, ma proprio perdonati. La fa diventare una donna nuova!



Nelle lacrime d’amore e nell’olio profumato versato sui piedi di Gesù, possiamo trovare il riflesso del cuore di una donna che ama tanto, e di un Dio che ama infinitamente di più. Davvero, allora, non abbiamo da temere: la misericordia di Dio è più grande del nostro peccato, e sapendoci amati da Lui, possiamo tornare a Lui, portandogli un cuore pieno d’amore, senza vergogna. Sapendo che il Signore, in fondo, non aspetta altro!