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16 marzo 2018

#incontroTe

QUINTO INCONTRO:
GESU’ E I SOLDATI

Il perdono



La Parola



Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

Per riflettere…

Nel Battesimo, Cristo ha donato la luce della Risurrezione. Noi abbiamo il compito di tener fede alle promesse battesimali per alimentare la fiamma della nostra vita cristiana. Domandiamoci allora se siamo fedeli a queste promesse, adesso, in questo nostro tempo e in questa nostra società, o se anche noi possiamo crocifiggere i nostri fratelli…


Preghiera

Preghiamo insieme: ”Signore pietà!”.

Per tutte le volte in cui la gratuità è stata compromessa dal desiderio di gratificazione e di soddisfazione personale…

Per tutte le volte in cui il nostro cuore si è chiuso agli altri e non ha conosciuto che indifferenza ed egoismo...

Per tutte le volte in cui l’odio, il desiderio di prevaricazione, l’insofferenza hanno determinato il nostro modo di agire...








26 ottobre 2017

Per te... giovane!

UN INVITO PER TE!


1° appuntamento di un percorso vocazionale per ragazze dai 18 ai 33 anni che desiderano:
- cercare il Signore
- mettersi in ascolto della Sua voce
- scoprire il "filo d'oro" della propria vita e...
- mettersi in gioco per Dio e per i fratelli e le sorelle!


L'incontro prevede tempo di preghiera personale e comunitaria, ascolto della Parola di Dio, accompagnamento personale, momenti di fraternità.


Sei interessata e vorresti saperne di più? Contattaci! Non perdere tempo!

18 marzo 2017

#incontroTe

18 marzo 2017  -  Sabato







Hai mutato il mio lamento in danza
(Sal 29,12)




"Stare presso il Padre"


Stare accanto dice un rapporto di servizio e richiama istintivamente a quello che la persona è in Dio. La lunga riflessione tomista, accettata anche dalle scuole posteriori, è arrivata a questa definizione. La persona in Dio è “to pros ti”, tradotta in italiano: stare presso qualcuno.
La persona in Dio è rapporto. Il Figlio è tale perché è in rapporto col Padre e il Padre è Padre perché è in rapporto col Figlio, per cui l’essenza della persona sta in questo arco che congiunge due persone.


IMPEGNO:

Entrerò in una Chiesa per stare un po’ di tempo “presso il Padre”.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



15 marzo 2017

#incontroTe

15 marzo 2017  -  Mercoledì







Mi affido alle tue mani, Signore.
(Sal 30,6)




La strada da intraprendere

Il mistero del cammino si approfondisce quando Filippo domanda a Gesù di mostrargli il Padre, ed Egli: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere” (Gv 14,10), così ci rivela che il cammino da intraprendere è tutto interiore. Gesù traccia chiaramente la strada che conduce alla comunione perfetta con Lui. Tutto comincia con un richiamo indirizzato ai peccatori di Galilea luogo dove Egli va a reclutare i suoi Apostoli e discepoli: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono” (Mc 1,17-18).


IMPEGNO:

Dominerò “le reti” che mi tengono impigliato facendomi perdere tempo e occasioni di cammino e di crescita.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



08 marzo 2017

#incontroTe

8 marzo 2017  -  Mercoledì






Il tempo è compiuto,
il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo
(Mc 1,15)




Intraprendenti e generosi

Non basta essere conservatori della Parola, per paure del rischio o per mancanza di iniziativa; il dono della fede impegna i cristiani ad essere soprattutto promotori intraprendenti e generosi del Vangelo di Gesù e dei beni della salvezza. Paolo VI ci ha lasciato un monito severo per chi non mette a profitto il talento-dono della fede: “Chi trascura il mandato missionario di annunciare Gesù Cristo, mette a rischio perfino la sua salvezza personale e la sopravvivenza delle comunità” ( Evangelii Nuntiandi 80).


IMPEGNO:

Provo a essere un segno di fede a chi mi sta accanto.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



02 marzo 2017

#incontroTe

2 marzo 2017  -  Giovedì






Se moriamo con lui,
vivremo anche con lui
(2Tm 2,11)




Un cuore duro (cf. Mt 25,14-30)

Matteo indugia sull’atteggiamento del terzo servo, l’unico dei tre che esplicita il suo pensiero davvero poco generoso sul padrone. Ne emerge un’immagine, tutta del servo, fatta di durezza, di prevaricazione, di mancanza di misericordia. Un’immagine tanto mostruosa che egli se ne lascia impaurire per tutto il tempo dell’assenza del padrone, lasciandosi trascinare in un comportamento passivo,privo di iniziativa, irresponsabile. In buca, rinunciando a vivere.


IMPEGNO:



In quali situazioni e con quali persone ho il cuore duro?





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



28 febbraio 2017

#incontroTe

1 marzo 2017  -  Mercoledì delle Ceneri







Venite, ritorniamo al Signore
(Os 6,1a)




Investire... (cf. Mt 25,14-30)

La parabola dei talenti è tra le più famose e più citate del Vangelo. Parla di un uomo che parte per un viaggio e affida i suoi talenti – capitali corrispondenti al valore di intere vite di lavoro – ai suoi servi, certo del suo discernimento circa le loro effettive capacità di gestirli. A un servo affida cinque talenti, a un secondo due e a un terzo un talento. I primi due servi, trafficando la somma ricevuta, raddoppiano l’importo. Il terzo servo, invece, si allontana dai primi due e va a nascondere il talento ricevuto, lasciandolo di fatto sterile.


IMPEGNO:

Starò attento a non sprecare il mio tempo riconoscendo che è nel tempo che mi perdo o investo.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma


27 novembre 2016

La segnaletica per l'Avvento

LUNGO LE DOMENICHE D'AVVENTO... IN ATTESA DI GESU'

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


Per riflettere...


Il Figlio dell’Uomo arriverà, ora, in un niente! Occorre comprendere che ogni istante è buono…letteralmente ogni istante. Anche quello che appare meno indicato. Come potrebbe essere il diluvio, o un’alluvione, o qualcun’altra catas...trofe. Ogni istante è il tempo opportuno, questo significa essere consapevoli del momento.
Proprio mentre ti aspetti altro, o non credi di poterti aspettare altro, il Signore può irrompere nella tua vita, nella vita di ogni persona. E potrai esserne preso, oppure potrai essere lasciato. “due uomini: uno verrà portato via, l’altro lasciato”. Hai il 50% di possibilità di venirne rapito… In altre parole puoi scegliere se lasciarti avvincere dalle Parole del Figlio dell’Uomo, dalla sua Presenza nel tempo, oppure no.
Si tratta di scegliere se lasciarci convincere dalle parole e dallo stile di Gesù, di “rivestirci del Signore Gesù Cristo” o meno.
Se ci lasceremo portare via, ora, in questo preciso momento, potremo “camminare nella luce del Signore” promessa e manifestata in Gesù il Cristo, che nella sua esistenza ci manifesta la legge e la Parola, ci insegna le vie e i sentieri di Dio. Che manifesta come camminare verso la Gerusalemme Nuova: letteralmente città di pace!
Gesù con il suo stile a partire dalla sua nascita e specialmente nel suo periodo pubblico ci mostra come è possibile spezzare le spade e farne aratri. Insegna come sia possibile ripudiare veramente la guerra. Anche se questo costa molto - la croce! - è davvero possibile vivere la pace.
L’avvento è il tempo in cui attendiamo la pace che viene all’improvviso per chi dà credito alle parole di Gesù il crocifisso risorto. Chi dà credito all’Amore che è capace di accogliere nella propria vita la croce, la fatica, l’ingiustizia e perseguire altruismo e accoglienza, questa è la venuta del Signore nel tempo.
Altruismo e accoglienza possono esserci rifiutati, ebbene, anche allora la venuta del Figlio dell’uomo è possibile e datrice di pace. Siamo liberi di accettare o meno questa venuta, questa personale adesione a lui, sempre! La pace tuttavia in Cristo è garantita a chi lo accoglie…ora! Preghiamo perché la luce del Signore irrompa nelle nostre vite, mostrandoci la sua misericordia e donandoci la sua salvezza.

(Commento a cura di don Giordy)


12 novembre 2016

La segnaletica della settimana

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Per riflettere...

Siamo tutti affetti da una richiesta legittimissima. Potrei riassumerla con uno slogan strausato: “Fatti, non parole!”
Così i discepoli di Cristo. Di fronte alla dichiarazione dell’avvento potente del Regno, in cui il vecchio tempio sarà distrutto, e tutto ciò che di ingiusto rappresenta con esso, i discepoli chiedono: “Quando!?”
Ma la risposta del Signore non fissa alcuna data. La descrizione dei Segni che precederanno l’avvento potrebbero andare bene per ogni epoca della storia umana. Ma c’è una sottolineatura che il Signore fa che per noi è importantissima.
Prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno… Avrete allora occasione di dare testimonianza”.  Il Regno si manifesta entro e oltre la testimonianza dei credenti. Quando il credente si affida con perseveranza alla Parola di Dio più che alle proprie balbettanti difese e ragioni. Ma sappiamo che il nostro passato ci testimonia quanto sia stato difficile, o addirittura quanto i cristiani abbiano reso una contro-testimonianza. Nella storia occidentale siamo stati colpevoli di sofferenze, guerre e stragi. Perché, benché proclamate in nome di Cristo, quelle “guerre sante” erano frutto di ipocrisia. I credenti, ministri e laici, hanno usato il nome di Dio senza affidarsi alla sua Parola. Hanno usato il nome di Dio per difendere il prestigio, le personali ragioni economiche di stato, più che ascoltare la sua Parola.
Il Regno non era in quelle realizzazioni, ma sarà in noi quando lavorando sul nostro intimo compiremo il difficile cammino di conversione dal “proprio modo di pensare”, che tende a difendere i propri interessi, al “modo di agire di Cristo”, che manifesta la forza della vita donata.
Gesù ha affermato una Verità eterna, ma non l’ha imposta a nessuno. Gesù si è offerto completamente perché fosse chiaro che il Regno di Dio si realizza nel dono, non nell’imposizione e non nella difesa. Ha manifestato che nel giudizio avrà la meglio la misericordia vissuta più che quella solamente proclamata. Nel giudizio avrà peso l’atteggiamento misericordioso del cuore più che la forza delle proprie ragioni.
Chi segue Cristo è in grado di subire la falsità, l’aggressività degli altri e le tragedie del mondo pur di garantire il vero tesoro dell’umanità in Cristo: la fraternità universale.
La nostra liberazione è vicina quando per amore della comunione in Cristo nelle avversità, nei “segni apocalittici”, non ci preoccupiamo di avere ragione sugli altri preparando con grafici e dati la nostra difesa, ma cercheremo di attuare la Parola di Dio, che è perdono e accoglienza. Questo è il lavoro che ci “guadagna” il pane. Il lavoro che ci farà vivere il pane eucaristico, la comunione e la vita che non ha fine. Preghiamo perché dalle nostre “comunioni” irrompano nel mondo fatti di comunione e non solo parole di preghiera. O meglio ancora che le nostre parole divengano Parola di Dio, che agisce ciò che afferma. Così da non aver bisogno di difenderci da quanti ci accuseranno perché le nostre azioni parleranno da se stesse.

(Commento a cura di don Giordy)

10 settembre 2016

La segnaletica della settimana

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».


Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Per riflettere...
Le tre parabole della mi­sericordia sono davve­ro il Vangelo del Vange­lo. Sale dal loro fondo un vol­to di Dio che è la più bella no­tizia che potevamo ricevere.

Si è persa una pecora, si perde una moneta, si perde un figlio. Si di­rebbero quasi delle sconfit­te di Dio. E invece l'amore vince proprio perdendosi dietro a chi si era perduto!
Il Dio di queste parabole è un Dio che va dietro anche a uno solo. Uno, uno solo di noi, e per di più sbanda­to, è sufficiente a mettere Dio in cammino.
Dio è così: è il Padre misericordioso; è il Padre che sempre ama i suoi figli; è il Padre che attende instancabilmente il ritorno dei suoi figli, che abbrevia il cammino, spesso difficile, del loro ritorno andandogli incontro... Non c'è tempo o situazione di vita in cui il Padre non ci ami!

Il Padre non guarda indietro, a lui non interessa né giudicare né assolvere, ma aprire un futuro nuovo. Non conosce reazioni di tipo umano quali il risentimento, la ritorsione o la rivalsa; al contrario, e paradossalmente, il peccato dell'uomo non suscita in lui altra reazione che non sia un accrescimento di misericordia e desiderio di perdono.

L'Amore vive di "dono" e di "perdono"; se nel bene è dono, nel male cresce in perdono... questo è Dio: Dio è questo AMORE!



18 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».



Per riflettere...
Siamo ormai arrivati agli ultimi giorni prima del Natale e la liturgia ci propone questo stupendo incontro tra due donne: Maria ed Elisabetta.

Due donne raggiunte in modo speciale e unico da Dio, si ritrovano insieme nella normalità della loro vita. Non sono nel Tempio, ma in casa, e fanno quello che è normale per due parenti che si ritrovano a farsi visita: il saluto, l'accoglienza in casa e il dialogo. Da lontano un passante distratto non vedrebbe nulla di insolito che possa attirare la sua attenzione e stupirlo. Ma l'evangelista Luca ci fa avvicinare e ci fa ascoltare il dialogo tra Maria ed Elisabetta: si stanno reciprocamente comunicando l'esperienza di Dio.

E noi siamo capaci di riconoscere Dio nella nostra vita e saper raccontare questa gioia a quanti incontriamo nel nostro cammino?
Che questo Natale sia davvero il racconto dell'esperienza di Dio nella nostra vita... il vero annuncio, la Buona Novella!

06 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».



Per riflettere...
Il tempo continua, ma la storia siamo noi!

Il Vangelo riporta esattamente date, nomi, nazioni e regioni... Nel concatenamento di eventi retti dalla logica di uomini (ogni nome evoca una storia), accade un evento la cui logica è nuova: Dio parla e la sua parola è la storia di Giovanni, figlio di Zaccaria; la sua persona è la novità della forza della parola di Dio che si fa concreta: «nel deserto».

Giovanni è il profeta che con la sua nascita, con quello che lui è, comincia a ricordare al mondo che non tutto è potere, schiavitù, tristezza senza speranza. Egli non ha paura di gridare al mondo che nulla è impossibile a Dio, che è Padre, grazia, amore...
Giovanni è il lieto annunciatore di una gratuità di amore che raggiunge l'uomo nella sua debolezza per fargli dono di una vita bella: è l'onnipotenza dell'amore di Dio che opera ben oltre ogni nostro desiderio!

Occorre alzare la testa, aprire gli occhi per vedere e il cuore per lasciarsi amare da lui, perché «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»: nel cuore di tutti gli uomini, nella loro storia fragile e drammatica, al di là di ogni distinzione, Dio opera e fa sperimentare la novità della sua grazia che salva, dentro un Amore spesso silenzioso ma che è già presente... Non temere!

 

29 novembre 2015

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (10,17-30)



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».



Per riflettere...
E ricomincia un nuovo tempo di Avvento...
Il tempo ci porta sempre verso la novità, perché è qualcosa che ancora non c'è stato: «
Ci saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle...». Il Vangelo ci prende per mano, ci porta fuori dalla porta di casa, a guardare in alto, a percepire il cosmo pulsare attorno a noi, a sentirci parte di un'immensa vita. Ma quale vita?
Abbiamo tutti nella memoria la notte di Parigi... Quale dunque questo mondo? Un mondo che patisce, soffre.

Ogni giorno c'è un mondo che muore, ogni giorno c'è però un mondo che nasce perchè neppure la violenza è eterna, neppure il terrore; il regno di Dio viene. Giorno per giorno, continuamente, adesso, Dio viene. Anche se non lo vedi, anche se non ti accorgi di lui, è in cammino su tutte le strade.
Sulla porta della sua casa lo psicoterapeuta Jung fece scrivere: «Chiamato o non chiamato, Dio verrà».
Noi pensiamo che la presenza del Signore si sia rarefatta, che siano altri i regni emergenti: i califfati, l'Isis, l'economia, il mercato, l'idolo del denaro, il profitto. Invece no: questo mondo contiene Lui! Che viene, che è qui, che cresce dentro.

Alzatevi, guardate in alto e lontano, perché la vostra liberazione è vicina. Uomini e donne in piedi, a testa alta, occhi alti e liberi: così vede i discepoli il Vangelo. Gente dalla vita verticale e dallo sguardo profondo, perchè Dio viene, vicino e caldo come il respiro, forte come il cuore, bello come il sogno più bello.