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08 aprile 2017

#incontroTe

8 aprile 2017  -  Sabato









Ha fatto dei due un popolo solo
(Ef 2,14)




La Fedeltà


La parola “fedeltà” ha una sua ambiguità, di fatto è usata sia nel greco che in italiano con la stessa radice della parola fede. Dobbiamo prima chiarire se per fedeltà intendiamo l’avere fede o essere fedele. Nel nostro caso, ci troviamo di fronte all’essere fedeli. Cos’è la fedeltà? Innanzitutto è un frutto, si arriva alla fedeltà secondo la logica dello Spirito Santo in noi. Qual è il suo contrario? Infedeltà, tradimento, adulterio.


IMPEGNO:

Sarò schietto nello smascherare a me stesso i miei tradimenti e la mia infedeltà.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



07 aprile 2017

#incontroTe

7 aprile 2017  -  Venerdì









Ti amo, Signore,
mia forza
(Sal 17,2b)




Nulla andrà perduto

I beni di Dio, anche quando vengono usati male da colui che li riceve, e in tal modo sciupati, vengono ridistribuiti nel Corpo Mistico. Questo avviene per ogni cosa, come per esempio la preghiera: può succedere infatti che si preghi per la conversione di qualcuno che magari non si converte mai, perché non lo vuole. Queste preghiere il Signore le applica a coloro che si aprono per ricevere il frutto di grazia, qualora il loro destinatario le rifiutasse. E questa logica va estesa a ogni evento di grazia che si realizza nel mondo. Nel Corpo Mistico di Cristo non si perde mai niente. Il dono di grazia rifiutato da uno rimbalza, e va a finire altrove, accolto da qualcun altro.


IMPEGNO:

Pregherò per la fede di chi so essere lontano da Dio.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



27 marzo 2017

#incontroTe

27 marzo 2017  -  Lunedì







O Dio, vieni a salvarmi;
Signore, vieni presto in mio aiuto
(Sal 69,2)




Doni diversi per un unico fine

Dio elargisce i suoi beni, e ciascuno di noi, quando vive con la coscienza illuminata dalla fede, si sente come un servo che deve amministrare dei beni non suoi. Talvolta, quando comprendiamo che quello che abbiamo ci è stato donato, cominciamo a guardare intorno a noi, chiedendoci che cosa Dio abbia dato agli altri. Vogliamo così dedurre quanto Dio ci ami, a partire dal confronto dei doni che Egli ha elargito a noi e agli altri. In questo processo di confronto cominciamo a cadere in una serie di errori, che vengono alla luce a una lettura attenta del testo matteano (cf. Mt 25,14-30).


IMPEGNO:

Mi confronterò con chi sta peggio di me, è nella malattia, nel disagio, nei limiti.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



26 marzo 2017

#incontroTe

26 marzo 2017  -  IV Domenica di Quaresima







È in te la sorgente della vita,
nella tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10)




Ora ci vedo!

Nella parabola dei talenti (cf. Mt 25,14-30) si dice che, dopo la consegna dei beni, il padrone parte. In realtà il cristiano davanti al mondo e davanti alla vita si trova così: è come se Dio gli avesse consegnato delle cose e poi fosse uscito di scena. L’impressione che abbiamo, guardando la vita senza il filtro della fede, è che Dio sia partito per un viaggio e che non sia qui con noi, oppure che sia uno spettatore distaccato del dramma che si svolge nel mondo. Il v. 14 descrive proprio questa impressione con un’immagine narrativa: “Un uomo che partendo per un viaggio”. Al v. 15 si descrive la modalità della distribuzione dei beni: “A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì”. Questo versetto suscita nel lettore alcune perplessità: perché Dio non dà a tutti gli stessi doni? Alcuni sono arricchiti di più e altri meno? Bisogna parteggiare allora per il servo che ha ricevuto un solo talento, visto che rispetto agli altri è stato penalizzato? Chi si sentirà di biasimarlo per avere sotterrato un dono così poco generoso? Si tratta però di perplessità legittime soltanto da una lettura superficiale del racconto.


IMPEGNO:

Metto un freno ai lamenti che semino nelle giornate spesso frutto di pura invidia.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



12 marzo 2017

#incontroTe

12 marzo 2017  -  II Domenica di Quaresima






Manda la tua verità e la tua luce;
siano esse a guidarmi al tuo monte santo,
e alle tue dimore
(Sal 42,3)




Trasfigurati



Il filosofo Gabriel Marcel, con un pensiero molto vicino al Vangelo, afferma che si passa dall’esserci all’essere nella sua pienezza, quando si comincia a “essere con”. Questo concetto filosofico tradotto in termini concreti, vuol dire che viviamo pienamente solo se viviamo per qualcuno. Ci si può illudere qualche volta che un tu umano dia alla vita tutto il suo senso, che basti questo rapporto a dare la felicità vera, a esaurire il bisogno di rapporto d’amore che c’è nel cuore dell’uomo (e gli innamorati hanno questa illusione). Ma ben presto ci si accorge che l’aspirazione del cuore è troppo profonda, troppo grande perché un tu umano possa esaurirne le potenzialità. Dietro ad ogni tu umano, se il rapporto è vissuto autenticamente, ci dev’essere il Tu divino. La fede è uno scavalcare il tu umano per raggiungere direttamente l’oggetto più profondo del rapporto.
“Signore, ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (S.Agostino, Le Confessioni, I,1,1).


IMPEGNO:

Oggi sarà un vero “Giorno del Signore” di riposo e di ristoro in Lui e con Lui.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



09 marzo 2017

#incontroTe

9 marzo 2017  -  Giovedì






Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta
(Sal 33,6s)




Dio il mio "TU"


Un giorno hanno trovato Teresa di Lisieux in cella con le lacrime agli occhi e le hanno chiesto: “Perché piangi?”. Ha risposto: “Sto pensando che Dio è nostro Padre; è così bello!”.

È il momento dell’esperienza in cui una nozione astratta diventa consapevolezza di una realtà: siamo veramente figli, di stirpe divina, partecipi della natura di Dio (cf. 2Pt 1,4). Questa idea madre del cristianesimo spiega, sul versante divino, l’economia della salvezza e su quello umano delinea la morale cristiana. Il filosofo ebreo, M. Buber, dice che il rapporto religioso comincia nel preciso istante in cui Dio cessa di essere un “Lui” e diventa un “Tu”.


IMPEGNO:

Troverò maggiori momenti di preghiera spontanea per esercitare il “Tu” di Dio.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



08 marzo 2017

#incontroTe

8 marzo 2017  -  Mercoledì






Il tempo è compiuto,
il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo
(Mc 1,15)




Intraprendenti e generosi

Non basta essere conservatori della Parola, per paure del rischio o per mancanza di iniziativa; il dono della fede impegna i cristiani ad essere soprattutto promotori intraprendenti e generosi del Vangelo di Gesù e dei beni della salvezza. Paolo VI ci ha lasciato un monito severo per chi non mette a profitto il talento-dono della fede: “Chi trascura il mandato missionario di annunciare Gesù Cristo, mette a rischio perfino la sua salvezza personale e la sopravvivenza delle comunità” ( Evangelii Nuntiandi 80).


IMPEGNO:

Provo a essere un segno di fede a chi mi sta accanto.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



07 marzo 2017

#incontroTe

7 marzo 2017  -  Martedì







Abbà, Padre! Non ciò che voglio io,
ma ciò che vuoi tu
(Mc 14,36)




Creatività e Liberalità (cf. Mt 25,14-30)

La vita comunitaria la possiamo paragonare ad una banca in cui investire i nostri talenti; in cui si accoglie la diversa distribuzione dei doni, non come misura di maggior o minor prestigio personale, ma quale riconoscimento di una sapiente complementarietà di carismi per la crescita del bene comune. La parabola dei talenti è la parabola della creatività nella comunità e della liberalità dell’amore che siamo chiamati a vivere come “operai della vigna del Signore”. Non basta essere conservatori della Parola, per paura del rischio o per mancanza di iniziativa; il dono della fede impegna i cristiani ad essere soprattutto promotori intraprendenti e generosi del Vangelo di Gesù e dei beni della salvezza.


IMPEGNO:

Mi faccio promotore generoso di una iniziativa evangelica.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



06 marzo 2017

#incontroTe

6 marzo 2017  -  Lunedì







Chi non ama il proprio fratello che vede,
non ama Dio che non vede
(1 Gv 4,20)




Pigrizia e disimpegno 

La sterilità è una categoria anticristiana. Pigrizia e disimpegno sono atteggiamenti inaccettabili di fronte al dono della fede e alla conseguente responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo. Ogni battezzato è chiamato a operare in sinergia con lo Spirito Santo affinché non manchino luce, sale, lievito necessari a custodire la famiglia umana nella solidarietà e nella comunione.


IMPEGNO:

Riflettere sull’ambito in cui mi trovo a essere più pigro.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



14 ottobre 2016

La segnaletica della settimana

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Per riflettere...
Un certo Mahatma Ghandi disse una volta: “Io amo e stimo Cristo, ma non sono cristiano. Lo diventerei se solo vedessi un cristiano comportarsi come Lui”. Incontrai questa frase mentre stavo riscoprendo la mia fede, specialmente in alcuni uomini e donne che cercavano di praticare ciò che credevano.


Mi è tornata in mente leggendo quanto Paolo (o chi a suon nome) nella seconda lettera a Timoteo dice “Conosci coloro da cui hai appreso [quello che credi fermamente] e conosci le sacre Scritture”. In questa sorta di premessa all’esortazione, che l’autore rivolge a Timoteo affinché annunci la Parola, pare che la fede di quest’ultimo sia “nata” dalla testimonianza personale di quanti lo hanno educato nella fede e nella conoscenza delle scritture. Potremmo dire che per credere gli sia stato necessario vedere e che per vedere bene nelle scritture abbia dovuto credere.


Per riscoprire che Dio è l’orizzonte della vita, che è Lui ad operare nella vita di chi gli si affida, occorre la testimonianza personale e coerente. Occorre guardare la testimonianza resa da chi si è affidato sempre e con costanza all’azione di Dio. Occorre guardare a chi come Mosè si è affidato, ha agito nella storia pregando sempre, lasciandosi aiutare a pregare quando le forze venivano meno. Occorre adottare la stessa perseveranza e costanza della vedova della parabola. Una donna che insegue la giustizia come se dipendesse da lei, ma consapevole che in realtà dipende esclusivamente da qualcun Altro. Occorre constatare che i nostri sforzi sono vani se non sono illuminati dalla fiducia nella “Parola di Dio, viva ed efficace, capace di discernere i sentimenti e i pensieri del cuore.


Questo è l’atteggiamento del cristiano: agire per la giustizia con forza ed insistenza, sapendo tuttavia che è Dio a realizzare la pienezza della vita. Cristiano è chi opera concretamente fidandosi certamente di Dio. Che sia per questo che il Signore chiude la parabola chiedendo “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà troverà la fede sulla terra”? Che sia per questo che occorre “pregare sempre senza stancarsi”? Che occorre, cioè, alimentare in continuazione il rapporto con Dio per vedere la sua azione nella storia e per farci tramite coerente di quest’azione?


Preghiamo allora che le grandi anime dei nostri tempi possano vedere il nostro atteggiamento orante e fiducioso in Dio, il nostro annunziare con la vita la Parola di Dio e nono solo innamorarsi e stimare Cristo…ma essere ciò che siamo noi… Fratelli in Cristo e Figli nel Figlio.

(Commento a cura di don Giordy)

09 ottobre 2016

La segnaletica della settimana

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».


Per riflettere...
Cos’è più importante la regola o la relazione? È più importante il rispetto della norma o il rispetto di un amico? Il Laccio della legge o il Legame della gratitudine?!
A sentire Gesù pare non ci sia dubbio. La legge, la salute pubbica è importante, ma la salvezza sta nella relazione grata. La legge stabilisce le norme per i popolo e tra il popolo e Dio. La relazione costituisce il cittadino del Regno. Se la norma tutel
...a l’appartenenza al popolo, la relazione personale e grata rende parte viva del Regno.
Tutti e dieci i lebbrosi seguono alla lettera l’invito di Gesù ad andare a presentarsi ai sacerdoti, secondo la prescrizione della Torah per i sanati. Solo i sacerdoti sancivano la salute e il rientro nella comunità dei lebbrosi. Uno solo torna sui suoi passi e rende grazie a Gesù. Uno scismatico, eretico, abituato a riferirsi a Dio al di là della stretta osservanza legale. È stato salvato chi non viveva in una piena appartenenza al popolo.
La parola di Dio non è incatenata ad una rigida interpretazione “alla lettera”. La parola di Dio è vincolata ad un’esperienza salvifica: l’incontro relazionale con Dio in Gesù. Occorre vivere quest’incontro per essere salvi, entro tutte le realtà che viviamo come appartenenti al popolo di Dio. Per poter vivere la pienezza di vita nella legge e oltre la legge, anche quando si è incatenati o nella fatica, occorre non solo osservare la legge ma essere grati dell’incontro con il Signore. Quest’incontro si realizza - è pieno e vitale - non soltanto quando riconosciamo l’intervento di Dio, che ha sempre l’iniziativa e vuol giungere a tutti – appartenenti o meno al popolo, ma quando noi rispondiamo al suo invito. Quando noi scegliamo di reincontrare lui, di rendere grazie a Lui, andando anche oltre la rigida osservanza della legge.
Quest’incontro è la base su cui poggiare per entrare nel Regno, attraverso l’appartenere al popolo. Quest’incontro è la terra su cui costruire la propria dimora, lo spazio e il tempo in cui abitare. Per questo ricordiamo la richiesta di Naaman il Siro. Ha voluto portare con sé la terra bagnata dal Giordano, perché in esso - il dignitario lebbroso guarito - riconosce la presenza di Dio. Di quell’incontro salvifico vuol portar con sé qualcosa su cui fondare il suo rapporto con Dio, attraverso cui ricordare – fare memori a?– del suo rapporto con Lui.
Qual è il tuo ricordo? Qual è stato il tuo incontro con il Signore? Come intessi il tuo personale rapporto con Lui? Entro ed oltre la norma? O ti fermi alla mera osservanza… “Dieci osservanti sono stati guariti, uno solo si è salvato davvero”! Il meno ligio, forse, ma che vive la relazione grata con Cristo.


(Commento a cura di don Giordy)


17 settembre 2016

La segnaletica della settimana

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (16, 1-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


Per riflettere...
Decidersi per qualcuno è questione di amore e l'amore non conosce molte lingue ma una sola, quella della fedeltà!

Amati, perdonati, salvati da Dio chissà quante volte... eppure le nostre mancanze di fede non si contano, fino ad arrivare anche a chiederci, a volte, se questo Dio esista davvero!
Eppure Dio, nonostante tutto, attende pazientemente che giungiamo alla maturità della nostra fede, che arriviamo ad avere un rapporto di fiducia in Lui, che riusciamo a dare il meglio di noi in docilità e ascolto.

Quest'opera ha in sé qualcosa di eroico, sì perché l'amore di Dio non conosce interessi; Egli ama semplicemente perché è Amore. E così vorrebbe i suoi figli: che non fossero dediti a calcoli di tornaconto personale, ma scoprissero la loro dignità di figli di Dio e figli assomigliassero in quello che è il suo modo tutto personale e divino di amare, il PERDONO!







09 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».



Per riflettere...
La vita è ricerca, una sete grande di felicità, amore, pace…
Tale ricerca avviene sempre in situazioni di vita e di relazioni concrete; è innanzitutto la «ricerca di noi stessi».
 La nostra vita è come la metafora del passaggio delle stagioni: ci si accorge di avere un nome e un’identità propria e per questo si scelgono gli studi da compiere, il lavoro per il mio domani… per divenire un certo tipo di uomo, di donna.

«Come realizzarmi?». È la domanda posta a Gesù in questa domenica: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»… come spendere la vita perché sia piena? Come posso raggiungere una vita davvero felice?
Chi è veramente in ricerca è impegnato a scoprire indizi di qualcosa di nuovo che metta luce sul suo cammino; non può vedere la realtà, le relazioni, la propria vita con uno sguardo abitudinario.

Occorre allora spostare lo sguardo, il proprio punto di vista, allinearlo a quello dell’Altro: «Va’ e anche tu fa’ così»
... mettiti in gioco! Gesù ci invita a vivere una stagione nuova della nostra vita, la STAGIONE DELLA FEDE sì, perché la FEDE non solo questione di nozioni ma una relazione di cuore… è quella di chi passa da un Dio credibile ad un Dio affidabile.





03 luglio 2016

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».



Per riflettere...
Dopo la chiamata personale ecco oggi che Gesù ci invita alla missione. 72 erano le nazioni conosciute allora, quindi è come dire che l'annuncio va portato a tutte le nazioni.
E' importante provare a parlare di ciò in cui credo anzitutto per me stesso. E' il modo migliore che ho per chiarirmi le idee, perché io so veramente solo ciò che so spiegare, ma attenzione: Gesù non mi chiede di dimostrare né la sua esistenza né il suo amore. Dio non ha bisogno di essere difeso da me. Sa lui come rendersi credibile. Mi chiede solo di testimoniare, cioè di raccontare la mia esperienza di Lui, perché questo potrebbe accendere in qualcuno una scintilla di speranza o di curiosità.

Dio non ha bisogno di me come avvocato difensore, mi invita solo a parlare di Lui.

C'è qualche cosa nel Vangelo che mi aiuta e che ho sperimentato vero per me? Ho incontrato il Signore? Se sì, è un invito per me a raccontarlo... Io posso dire che mi ha cambiato la vita e l'ha resa davvero bella!






21 giugno 2016

Per te... giovane!

KEEP FAITH AND LIVE THE SUMMER


21 giugno... Inizia l'estate!
Chi l'ha detto che in estate la FEDE va in vacanza?

Dopo il successo riscontrato lo scorso anno anche quest'estate riparte la 2ND EDITION dell'iniziativa KEEP FAITH AND LIVE THE SUMMER.

Pensata dalla Pastorale giovanile delle Pie Discepole del Divin Maestro, l’idea è nata per invitare i giovani a dedicare un po’ di tempo al Signore anche nel tempo di vacanza estiva.
Ogni domenica, dunque, gli appartenenti al gruppo (al quale ci si può sempre registrare inviando un sms al numero 3489259518, indicando nome e cognome) ricevono un messaggio sul commento del Vangelo della domenica.

Dai, invita i tuoi amici e vivi con loro un'estate "da Dio"!

17 gennaio 2016

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Senza di te, Signore Gesù,
la nostra vita è come una festa di nozze senza vino: una noia!
Tu, Signore, sei venuto a trasformare la nostra vita incolore, inodore, insapore,

come l'acqua, in vino buono, gustoso, profumato, colorato.
Affinché questo avvenga, però, dobbiamo fare come ci ha indicato tua Madre Maria, che è anche Madre nostra: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela".
Il problema è qui, non sempre, anzi quasi mai, siamo disposti a fare qualcosa senza conoscerne prima il motivo, il procedimento, lo scopo, non siamo disposti a fidarci completamente.

Così continuiamo con la nostra vita noiosa,
continuiamo a cercare in questo mondo vino che ci allieti
ma è vino cattivo, che lascia un sapore amaro.
Vogliamo imparare a fidarci di te,

a compiere la tua volontà,
nella certezza che qualsiasi cosa tu ci chieda è per il nostro bene,
per la nostra gioia.
Vogliamo fidarci di te e lasciarci trasformare in vino buono

così tutta la nostra vita sarà una vera festa,
come mai l'avevamo sperimentata prima.
Amen!

(don Matteo Castellina)

04 dicembre 2015

Face... to face


Non so bene cosa sia la fede, ma so che quando mi ritrovo in chiesa o a catechismo mi sento diversa, mi cambia l’umore della giornata e per questo credo che sia una cosa bella.

Ma non nego che mi costa testimoniarla senza vergogna anche nel gruppo dei miei coetanei fuori della parrocchia.

Rebecca

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Ciao Rebecca,
Don Tony con un gruppo di giovani amici.

la tua è una riflessione che interessa il cuore delle cose. Avere fede è una cosa bella, hai ragione. Frequentare la parrocchia, partecipare agli incontri, pregare e stare un po’ in silenzio aiuta a stare meglio e a vivere meglio la vita. Tutto questo però dovrebbe essere poi portato fuori dalla parrocchia.

Lo so, non è semplice! Ti ricordi Pietro, nei giorni della passione di Gesù, che fuori dal gruppo degli amici discepoli negò di conoscere Gesù? Ecco spesso noi facciamo così. Lo facciamo tutti. Dovremmo soltanto essere in grado di permettere a Gesù di cambiarci il cuore e non … vergognarci di Lui.


Ciao!
 
don Tony