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31 marzo 2018
23 marzo 2018
#incontroTe
SESTO INCONTRO:
GESU’ E I LADRONI
Il ladrone che spera: dalla solitudine alla speranza
La Parola
I due malfattori erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro insultava Gesù... L'altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse: "Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male. Poi soggiunge: "Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso".
Per
riflettere…
“Ho
scoperto che qualcuno mi ama e questa non può essere una cosa passeggera perché
Lui mi amava da sempre e mi ha dimostrato il suo amore quando io meno me
l'aspettavo”.
Questa esperienza di Dio che ti
ama in Gesù ti apre il cuore e la vita. Vivere la sorpresa di essere amati,
perdonati, accolti è come uscire a sorpresa da un tunnel e ritrovarsi felici
alla luce, è come ricevere una telefonata dalla persona che vuoi dimenticare,
ma che ancora ti ama e ti cerca, è come sentirsi guariti dopo una lunga e grave
malattia, sentirsi amati quando meno te lo meriti. Dio ti ama oggi perché ti ha
amato da sempre.
Preghiera
Preghiamo
insieme: "Canterò per sempre, o Signore, il tuo amore".
Con il cuore perdonato...
Con tutta la vita...
Con tutta la mia amicizia...
Con tutte le gioie, i dolori e le
speranze che sto vivendo...
Per tutti quelli che amo e mi
amano...
09 marzo 2018
#incontroTe
QUARTO INCONTRO:
Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella, madre”.
GESU’ E MARIA
Ci è data una Madre
La Parola
Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella, madre”.
Per riflettere…
Tra la folla che segue Gesù come
poteva non esservi sua Madre? Cosa avrà fatto Maria per seguire Gesù! Come
avrebbe voluto rialzarlo da terra, aiutarlo a portare la croce… Quando siamo
oppressi dalla stanchezza o quando ci assale la tristezza o la noia, oppure
quando sperimentiamo la fragilità del nostro corpo e i limiti della nostra
esistenza, non dimentichiamoci del Signore, perché il Signore certamente non si
dimentica di noi ponendo accanto a noi Maria, sua Madre.
Preghiera
In te mi rifugio, Signore,
che io non resti confuso in eterno.
Liberami, difendimi per la tua
giustizia,
porgimi ascolto e salvami.
Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile,
poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.
Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla
giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno.
Della tua lode è piena la mia
bocca,
della tua gloria, tutto il giorno.
Non mi respingere nel tempo della prova,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.
19 giugno 2015
La segnaletica della settimana
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)
In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Per riflettere...
Vento, fulmini, acqua dappertutto... una barca presa da una tempesta terribile. Tutto sembra perduto.
Gesù, in tutto questo, semplicemente dorme! Dorme! in mezzo alla tempesta che sta per far affondare la barca, al punto che pescatori esperti come Pietro Giacomo, Giovanni vanno a svegliarlo, pieni di paura. La barca sta affondando e Gesù dorme.
Basterebbe fermarsi a riflettere e pregare su questo sonno misterioso del Maestro nel momento di massimo pericolo per riempire una settimana o una vita.
La barca sembra affondare ma... non affonda. C'è dentro Gesù. Tutte le potenze del male scatenate (simboleggiate dal vento e dal mare) non possono prevalere contro la barca, pur fragile della nostra vita, della nostra comunità, della Chiesa, semplicemente perché dentro c'è Lui, il Signore! E tante paure che ci vengono, pur razionali e motivate, in fondo, non sono altro che sintomi della nostra poca fede. Non perché deve andare sempre tutto bene, ma perché Lui è il Signore, Colui che ha in suo potere ogni cosa, per il semplice fatto che è Dio! finché Lui è con noi, anche se sta in silenzio, nascosto, e dorme, anche quando sembra assente, siamo al sicuro. La barca non può affondare.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»: questa domanda di Gesù oggi è anche per te e per me. Di fronte alle mie difficoltà e paure, mi ricordo che Gesù è sulla mia barca, dal battesimo? E ho davvero fiducia che, finché sono con Lui, c'è sempre speranza, anche quando sembra non essercene?
Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)
In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Per riflettere...
Vento, fulmini, acqua dappertutto... una barca presa da una tempesta terribile. Tutto sembra perduto.
Gesù, in tutto questo, semplicemente dorme! Dorme! in mezzo alla tempesta che sta per far affondare la barca, al punto che pescatori esperti come Pietro Giacomo, Giovanni vanno a svegliarlo, pieni di paura. La barca sta affondando e Gesù dorme.
Basterebbe fermarsi a riflettere e pregare su questo sonno misterioso del Maestro nel momento di massimo pericolo per riempire una settimana o una vita.
La barca sembra affondare ma... non affonda. C'è dentro Gesù. Tutte le potenze del male scatenate (simboleggiate dal vento e dal mare) non possono prevalere contro la barca, pur fragile della nostra vita, della nostra comunità, della Chiesa, semplicemente perché dentro c'è Lui, il Signore! E tante paure che ci vengono, pur razionali e motivate, in fondo, non sono altro che sintomi della nostra poca fede. Non perché deve andare sempre tutto bene, ma perché Lui è il Signore, Colui che ha in suo potere ogni cosa, per il semplice fatto che è Dio! finché Lui è con noi, anche se sta in silenzio, nascosto, e dorme, anche quando sembra assente, siamo al sicuro. La barca non può affondare.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»: questa domanda di Gesù oggi è anche per te e per me. Di fronte alle mie difficoltà e paure, mi ricordo che Gesù è sulla mia barca, dal battesimo? E ho davvero fiducia che, finché sono con Lui, c'è sempre speranza, anche quando sembra non essercene?
06 febbraio 2015
La segnaletica della settimana
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Per riflettere...
«Tutti ti cercano!». Quella di Simon Pietro e dei suoi amici non è una constatazione, ma un grido d'allarme. Vogliono dire a Gesù: "ma insomma, dove ti eri cacciato? Sparire così ancora di notte... ci hai fatto prendere un grosso spavento!". Quasi che Gesù sia un bambino di quattro anni, sprovveduto e da difendere...
Gesù, a suo modo, è un "personaggio". Non solo parla bene (il che, detto fra noi, non guasta), ma soprattutto guarisce da tutti i mali fisici e spirituali, manda via ogni tipo di forza negativa con la sua sola presenza... insomma, è una "forza"! E il pericolo che vede (e del quale nella lunga preghiera notturna avrà parlato al Padre?) è di essere preso per un guaritore, uno che risolve i problemi più o meno superficiali delle persone, e quindi di trascurare la sua vera missione: liberare dal male, proclamare il Regno, redimere il mondo.
«Tutti ti cercano!»: questo resta vero anche per noi. Anche se, a giudicare dal deserto che c'è in certe parrocchie non sembrerebbe proprio! Eppure la gente è assetata di Dio, è assetata di Gesù. E quando non sa dove "sbattere la testa" facilmente si rivolge per un aiuto, o anche solo per essere ascoltata, ai consacrati, o alla Caritas, o a qualcuno che "profuma di Gesù".
Tanti cercano Gesù, anche noi, ma quello che fa la differenza è il motivo per cui Egli è qui, è tra noi, è per noi.
Lui è venuto e viene per portare vita, per portare la vita vera. Quanto siamo disposti ad accettare che questo possa andare contro le nostre aspettative e ci chieda, una volta che lo abbiamo trovato, ad "uscire" dalle nostre sicurezze, perché anche altri abbiamo la vita e la gioia?
Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Per riflettere...
«Tutti ti cercano!». Quella di Simon Pietro e dei suoi amici non è una constatazione, ma un grido d'allarme. Vogliono dire a Gesù: "ma insomma, dove ti eri cacciato? Sparire così ancora di notte... ci hai fatto prendere un grosso spavento!". Quasi che Gesù sia un bambino di quattro anni, sprovveduto e da difendere...
Gesù, a suo modo, è un "personaggio". Non solo parla bene (il che, detto fra noi, non guasta), ma soprattutto guarisce da tutti i mali fisici e spirituali, manda via ogni tipo di forza negativa con la sua sola presenza... insomma, è una "forza"! E il pericolo che vede (e del quale nella lunga preghiera notturna avrà parlato al Padre?) è di essere preso per un guaritore, uno che risolve i problemi più o meno superficiali delle persone, e quindi di trascurare la sua vera missione: liberare dal male, proclamare il Regno, redimere il mondo.
«Tutti ti cercano!»: questo resta vero anche per noi. Anche se, a giudicare dal deserto che c'è in certe parrocchie non sembrerebbe proprio! Eppure la gente è assetata di Dio, è assetata di Gesù. E quando non sa dove "sbattere la testa" facilmente si rivolge per un aiuto, o anche solo per essere ascoltata, ai consacrati, o alla Caritas, o a qualcuno che "profuma di Gesù".
Tanti cercano Gesù, anche noi, ma quello che fa la differenza è il motivo per cui Egli è qui, è tra noi, è per noi.
Lui è venuto e viene per portare vita, per portare la vita vera. Quanto siamo disposti ad accettare che questo possa andare contro le nostre aspettative e ci chieda, una volta che lo abbiamo trovato, ad "uscire" dalle nostre sicurezze, perché anche altri abbiamo la vita e la gioia?
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26 settembre 2014
La segnaletica della settimana
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Per riflettere...
Il Vangelo che ci fa da segnaletica per questa settimana è tanto breve quanto duro.
Gesù se la prende (tanto per cambiare!) con quelli che dicono di voler fare la volontà di Dio ma poi non muovono un dito. Quelli, cioè, che sono tutti "casa e chiesa" ma che poi non cercano veramente quello che desidera il Signore. Sono simili, dice, a quel figlio che, al comando del padre, dicono subito di sì ma poi fanno tutt'altro.
E c'è anche il figlio disobbediente, che rifiuta di obbedire al Padre ma che poi ci ripensa e fa quanto gli viene chiesto.
Ora, non pensiamo che la cosa sia così "pacifica": se a noi può sembrare semplicemente una "scortesia" o un atto di arroganza, quello del figlio che dice di no al padre, per un ebreo del tempo di Gesù era una cosa gravissima, perché ai genitori si doveva (e, in verità, si deve!) rispetto assoluto e obbedienza altrettanto assoluta.
A Dio non interessa essere onorato e rispettato a parole, ma con i fatti, e nel cuore.
Per capire meglio questo, ecco cosa raccontava don Oreste Benzi, sacerdote riminese che ha fatto del riscatto dei poveri (e soprattutto delle prostitute) una missione.
Una notte incontra una prostituta di nome Mary. Le chiede se desidera una Bibbia e un rosario.
"Le si è illuminato il volto con un bel sorriso: Yes, father! Le ho dato la bibbia e il rosario.
"Mary, scegli un salmo". Ha scelto il salmo 23: Il Signore è il mio Pastore...
"Mary, leggi"
"No, padre, io qui non posso leggere la Parola di Dio, mi sento sporca. Leggi tu."
Ho cominciato a leggere lentamente. Mary è uscita dal cerchio formato insieme agli altri ragazzi. Ha cominciato a piangere. Anche l'altra ragazza si è unita a lei. Siamo andati via in silenzio. Io mi sono detto: "Don Oreste, le prostitute ti precederanno nel regno dei cieli. Loro si sentono sporche, e tu?".
Non ci sono scorciatoie... ma c'è una speranza, sempre e per tutti, anche per chi sente di essere sporco, lontano dal Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Per riflettere...
Il Vangelo che ci fa da segnaletica per questa settimana è tanto breve quanto duro.
Gesù se la prende (tanto per cambiare!) con quelli che dicono di voler fare la volontà di Dio ma poi non muovono un dito. Quelli, cioè, che sono tutti "casa e chiesa" ma che poi non cercano veramente quello che desidera il Signore. Sono simili, dice, a quel figlio che, al comando del padre, dicono subito di sì ma poi fanno tutt'altro.
E c'è anche il figlio disobbediente, che rifiuta di obbedire al Padre ma che poi ci ripensa e fa quanto gli viene chiesto.
Ora, non pensiamo che la cosa sia così "pacifica": se a noi può sembrare semplicemente una "scortesia" o un atto di arroganza, quello del figlio che dice di no al padre, per un ebreo del tempo di Gesù era una cosa gravissima, perché ai genitori si doveva (e, in verità, si deve!) rispetto assoluto e obbedienza altrettanto assoluta.
A Dio non interessa essere onorato e rispettato a parole, ma con i fatti, e nel cuore.
Per capire meglio questo, ecco cosa raccontava don Oreste Benzi, sacerdote riminese che ha fatto del riscatto dei poveri (e soprattutto delle prostitute) una missione.
Una notte incontra una prostituta di nome Mary. Le chiede se desidera una Bibbia e un rosario.
"Le si è illuminato il volto con un bel sorriso: Yes, father! Le ho dato la bibbia e il rosario.
"Mary, scegli un salmo". Ha scelto il salmo 23: Il Signore è il mio Pastore...
"Mary, leggi"
"No, padre, io qui non posso leggere la Parola di Dio, mi sento sporca. Leggi tu."
Ho cominciato a leggere lentamente. Mary è uscita dal cerchio formato insieme agli altri ragazzi. Ha cominciato a piangere. Anche l'altra ragazza si è unita a lei. Siamo andati via in silenzio. Io mi sono detto: "Don Oreste, le prostitute ti precederanno nel regno dei cieli. Loro si sentono sporche, e tu?".
Non ci sono scorciatoie... ma c'è una speranza, sempre e per tutti, anche per chi sente di essere sporco, lontano dal Signore.
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16 maggio 2014
FACE... to face
Qualche giorno prima di Pasqua ho scoperto
di avere una malattia genetica, progressiva e incurabile: la fibrosi cistica.
Questo vuol dire per me che non avrò più una vita, non posso più programmare di
fare qualcosa domani o fra una settimana perchè non ho un domani per me!
Non ci
posso credere che in quei giorni che mi preparavo a celebrare la resurrezione
del Signore, per me l’ultima parola è stata invece la morte e non la vita. Ma
dov’è Dio? Dov’è il buon Dio?
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Comprendo il tuo malessere, soprattutto
all’indomani di questa notizia che toglie il sonno, che non riesce a farti
guardare più in là. E poi questo “buon” Dio…
Ti dico col cuore in mano che nel buio è
sempre possibile cercare e trovare una luce.
La luce non è la soluzione del problema, ma
aiuta a viverlo dando un senso, impedendoci di sprofondare completamente nella
paura e nella notte.
Anche per il “buon” Dio il sole si spense
quel Venerdì santo di 2000 anni fa. Nell’ora più luminosa del giorno il cielo
si oscurò e si ammutolì perché non si spegnesse in te il sole della speranza e
della fiducia.
Oggi, con grande fiducia, rimetti la tua
vita nelle mani del Creatore, vivila secondo per secondo alla grande e …non
smettere di sperare!
Ti abbraccio forte.
don Vito Piccinonna
13 gennaio 2014
Briciole di vita...

Dal 3 al 6 gennaio 2014 a Borgio Verezzi c'è stato l'appuntamento annuale degli esercizi spirituali per giovani. Quest'anno il tema "Non lasciarti rubare la speranza" è stato accolto molto bene dai ragazzi che hanno partecipato dalle varie diocesi di Mondovì, Saluzzo, Alba, Cuneo, Fossano. E' stata una bella esperienza di comunione e di Chiesa anche nella preparazione dell'equipe rappresentata dalla varie diocesi, un momento di crescita e di arricchimento dei carismi e dei doni di ognuno.
Ma ora lasciamo voce a chi ha partecipato e vissuto questo evento...
Sono arrivata agli esercizi spirituali a Borgio Verezzi in treno. Poco prima di arrivare a destinazione, apro il libro regalato per natale dalla mia migliore amica e leggo: "Arriva sempre il momento in cui vorresti sbarazzarti di un grande desiderio. E' la vita che ti mette alla prova per capire quanto ci tieni davvero".
Questo incipit mi ha introdotta al tema degli esercizi: "Non perdere la speranza!".
Per me non perdere la speranza significa proprio non dimenticarmi il desiderio grande che ho in cuore nella corsa quotidiana strabordante di lavoro/casa/palestra/corso d'inglese/amici/pasti/lettura blog e social networks...
Il desiderio va compreso,
ascoltato e accolto prima nel silenzio ( e durante gli esercizi spirituali
questa opportunità non è venuta meno), poi con coraggio realizzato nelle scelte
di vita. Anche quest'ultimo aspetto era presente agli esercizi, grazie
all' esempio delle scelte luminose dei preti e delle suore presenti,
tutti giovani, disponibili e ricchi di gioiosa speranza!A loro un senso di gratitudine per tutta la passione e l'impegno nella preparazione dei 4 giorni, nell'ascolto e nell'accompagnamento morale e spirituale dedicato a chiunque cercasse un confronto.
Mi hanno trasmesso speranza anche i coetanei presenti, con le risate durante le numerose partite a carte o le chiacchierate sul lungomare, per ripetermi ancora una volta che è nella condivisione che si impara la speranza!
Racchiudo i pensieri scritti e concludo con le parole del libro di Tobia, leit motiv di questa edizione degli esercizi spirituali:
"Chiedi consiglio a ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. in ogni circostanza benedici il Signore Dio e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poichè nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene. E ora figlio, ricordati di questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore".
Non dimentichiamoci della speranza in ciò che viviamo e dei desideri nelle nostre scelte!
Lucia
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03 gennaio 2014
La segnaletica della settimana
II DOMENICA DI NATALE
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito,
che è Dio ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Per riflettere…
All’alba del tempo, prima di tutto, c’era la Parola.
Questa Parola era anche Luce, amore, bellezza. Insomma, era Dio.
Una Parola che, per parlare a noi (che, invero, siamo un po’ duri d’orecchio…), mette in opera un progetto incredibile: imparare la nostra lingua, e partendo dalla base, facendosi piccolo bambino che… non sa parlare!
“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”: Dio che tanto ci ama, per poterci guardare negli occhi, scende al nostro livello! Si è messo alla pari con noi perché chiunque sceglie di accoglierlo possa diventare figlio di Dio, come Lui si è fatto uomo come noi. Perché noi possiamo stare per sempre con Lui, il Signore è venuta ad abitare in mezzo a noi. Noi con Lui, e Lui con noi! Per sempre!
Detta così, sembra una enormità, una cosa assurda e incredibile. Eppure è così! Questa è la nostra fede. Non è una cosa grandissima?
E proprio perché è una notizia meravigliosa e…incredibile, la Chiesa, nella sua saggezza, proclama ancora una volta questo passo del Vangelo.
L’Incarnazione è un mistero di contraddizione. Ma se noi siamo spesso confusi, Dio entra nella nostra confusione per darci qualcosa di grande: la speranza! Possiamo ancora sentirci inutili, soli, senza scopo se Dio, l’Eterno e l’Immenso, Colui che “i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere”, venne ad abitare in mezzo a noi, fa casa su un puntino minuscolo dell’universo? Se Lui ci ama così, allora di cosa possiamo avere paura?
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09 novembre 2013
La segnaletica della settimana
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Per riflettere…
Parliamo di resurrezione…
Gesù si trova a fronteggiare i sadducei che non credono alla resurrezione e gli pongono il problemino della donna, sposata a sette mariti, un po’ per metterlo alla prova e un po’ per prendersi gioco di Lui.
Dov’è l’inghippo nel ragionamento dei sadducei? Che per loro la resurrezione è uguale alla vita che facciamo adesso, solo più bella e resa infinita. Tutto qua. E allora possono parlare di mogli e mariti, ecc. Ma la resurrezione non è questo.
Risorgere, invece, è tornare in vita con questo stesso corpo, ma in modo nuovo, eterno. Saremo sempre noi, ma in modo nuovo, e saremo sempre con gli altri e con Dio! Anzi, i risorti “poiché sono figli della resurrezione, sono figli di Dio”. Avete presente Gesù risorto? Saremo come Lui, TUTTI, non solo qualche fortunato!
Questa enormità è la speranza dei cristiani. Forse, però, spesso crediamo che, chissà dove nell’universo, possa sopravvivere alla nostra morte qualcosa di noi, la nostra anima, e scordiamo il corpo, come se fosse una cosa secondaria di noi… in questo siamo un po’ “sadducei”.
Quanta gioia, quanta luce viene dal pensare che, anche se dobbiamo morire, risorgeremo, con tutto quello che siamo! E vivremo con Dio e con le persone che amiamo con tutto quello che siamo!
Non è una cosa di poco conto: quante cose cambierebbero, anche solo nel considerare il nostro corpo e quello degli altri, se prendessimo sul serio questa verità della nostra fede, che ripetiamo ogni domenica nel Credo?
Diciamoci la verità: questo Vangelo non sembra stato scritto proprio stamattina?!?!
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