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30 marzo 2018

#incontroTe

SETTIMO INCONTRO:
GESU’ E SUO PADRE

Dalla morte alla vita



La Parola



Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la scrittura: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". E, chinato il capo, spirò.



Per riflettere…

Ho sempre saputo che mi prendi sul serio: il Tuo amore è fedele ed esigente. Quando mi sembra di aver conquistato qualcosa di grande mi provochi ad un gesto di fiducia ancora più radicale.

Tu dai tutto e mi chiedi di fare altrettanto, ma io conosco la mia povertà. So che hai un progetto d’amore per me, mi affascini ma fatico ancora a lasciare le mie sicurezze per Te.





Preghiera

Ti benediciamo e ti lodiamo Dio

perché, ancora una volta, riveli il tuo amore per noi

donandoci il tuo perdono.

Aiutaci a vivere con forza l’impegno

ad essere messaggeri di salvezza e di pace;

rendici disponibili a costruire ogni giorno

il tuo regno d’amore in mezzo ai fratelli. 




16 marzo 2018

#incontroTe

QUINTO INCONTRO:
GESU’ E I SOLDATI

Il perdono



La Parola



Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

Per riflettere…

Nel Battesimo, Cristo ha donato la luce della Risurrezione. Noi abbiamo il compito di tener fede alle promesse battesimali per alimentare la fiamma della nostra vita cristiana. Domandiamoci allora se siamo fedeli a queste promesse, adesso, in questo nostro tempo e in questa nostra società, o se anche noi possiamo crocifiggere i nostri fratelli…


Preghiera

Preghiamo insieme: ”Signore pietà!”.

Per tutte le volte in cui la gratuità è stata compromessa dal desiderio di gratificazione e di soddisfazione personale…

Per tutte le volte in cui il nostro cuore si è chiuso agli altri e non ha conosciuto che indifferenza ed egoismo...

Per tutte le volte in cui l’odio, il desiderio di prevaricazione, l’insofferenza hanno determinato il nostro modo di agire...








08 aprile 2017

#incontroTe

8 aprile 2017  -  Sabato









Ha fatto dei due un popolo solo
(Ef 2,14)




La Fedeltà


La parola “fedeltà” ha una sua ambiguità, di fatto è usata sia nel greco che in italiano con la stessa radice della parola fede. Dobbiamo prima chiarire se per fedeltà intendiamo l’avere fede o essere fedele. Nel nostro caso, ci troviamo di fronte all’essere fedeli. Cos’è la fedeltà? Innanzitutto è un frutto, si arriva alla fedeltà secondo la logica dello Spirito Santo in noi. Qual è il suo contrario? Infedeltà, tradimento, adulterio.


IMPEGNO:

Sarò schietto nello smascherare a me stesso i miei tradimenti e la mia infedeltà.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



17 settembre 2016

La segnaletica della settimana

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (16, 1-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


Per riflettere...
Decidersi per qualcuno è questione di amore e l'amore non conosce molte lingue ma una sola, quella della fedeltà!

Amati, perdonati, salvati da Dio chissà quante volte... eppure le nostre mancanze di fede non si contano, fino ad arrivare anche a chiederci, a volte, se questo Dio esista davvero!
Eppure Dio, nonostante tutto, attende pazientemente che giungiamo alla maturità della nostra fede, che arriviamo ad avere un rapporto di fiducia in Lui, che riusciamo a dare il meglio di noi in docilità e ascolto.

Quest'opera ha in sé qualcosa di eroico, sì perché l'amore di Dio non conosce interessi; Egli ama semplicemente perché è Amore. E così vorrebbe i suoi figli: che non fossero dediti a calcoli di tornaconto personale, ma scoprissero la loro dignità di figli di Dio e figli assomigliassero in quello che è il suo modo tutto personale e divino di amare, il PERDONO!







03 ottobre 2015

La segnaletica della settimana

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (10,2-16)

 In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.


Per riflettere...
Tutto comincia con un sogno: quello di Dio, che ha pensato, voluto, desiderato uomo e donna uniti, per sempre, in un amore che fosse specchio e immagine del Suo stesso amore. Ci ha pensato il peccato a mandare in frantumi questo specchio.
Ma Dio può arrendersi davanti alle nostre durezze e alle nostre fragilità? Certo che no!!!! Continua a pensare, volere, desiderare, sognare la coppia umana, uomo e donna uniti per l'eternità in un amore grande e capace di portare vita nuova. In tutti i modi possibili, perché l'amore - lo sappiamo per esperienza - è per sua stessa natura creativo, esplosivo di bellezza e di bene. Come Dio, appunto.

Tutto questo non è facile da comprendere. Non lo è oggi, non lo era ai tempi di Gesù. Di fronte alle difficoltà siamo portati a lasciar perdere e cercare così la "pace". Mosè aveva permesso il divorzio (solo all'uomo, eh!). Gesù è radicale:  «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Perché ne va di mezzo lo stesso sogno di Dio!
 Parole bellissime... e dure da "mandar giù", tanto volte. Eppure, se è un sogno di Dio, Lui non avrà interesse a darci tutti i mezzi, tutti gli aiuti per renderlo realtà? Certo, non è facile ma... con lo Spirito Santo ce la possiamo fare!

Per una bella coincidenza, proprio questa settimana inizia il sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia. Insieme, come Popolo di Dio, accompagniamo i nostri vescovi con la preghiera perché siano illuminati nel comprendere sempre meglio cosa il Signore vuole suggerirci.

22 dicembre 2013

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (1,1824)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele,
che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Per riflettere…
Dio promette, e mantiene sempre e sue promesse, ma con i suoi tempi e alla maniera sua.

Secoli prima, in un momento difficile della storia del Popolo Eletto, Dio aveva promesso un Salvatore, un figlio da una madre vergine che sarebbe stato la certezza che Dio è con noi. Ecco che, in Maria, si compie questa promessa. È o non è l’Onnipotente?!?!?
Ha promesso, lo fa. Quando Lui decide che è il momento giusto, non prima, né dopo. Egli è il Dio fedele, e ci tiene davvero tanto ad essere conosciuto e  riconosciuto come tale.

Dio, però, per realizzare le sue promesse, non vuol fare tutto da solo: vuole aver bisogno del nostro aiuto. Resta vero, cioè, quello che ha scritto sant’Agostino: “Colui che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te”. Ecco allora che entra in gioco, con Maria, Giuseppe.

Povero Giuseppe! Se proviamo a calarci nei suoi panni, non deve essere stato per nulla facile. Nel pieno dell’angoscia perché qualcuno – non si sa chi! - gli ha “soffiato” la ragazza, e la prova provata del tradimento è un bel pancione che cresce, riceve un messaggio incredibile: è chiamato ad essere ugualmente sposo di Maria. Più ancora, è chiamato a essere padre – e “dare il nome” a un bambino vuol dire esserne il padre a tutti gli effetti! – di un figlio non suo, di un bambino che è nientemeno che del Figlio di Dio!
Giuseppe si fida, obbedisce, entra con coraggio in un’avventura più grande di lui. Ed è lui, “Figlio di Davide” a inserire il Figlio dell’Altissimo nella genealogia reale, che compie la promessa fatta da Dio. Il suo è molto meno secondario di quanto possa sembrare.

Forse a te Dio non chiederà imprese straordinarie, ma sicuramente ti chiederà, anzi ti sta già chiedendo, di aiutarlo a realizzare le Sue promesse e i suoi sogni. Ti fidi? Ti butti?

18 ottobre 2013

La segnaletica della settimana

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-9)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Per riflettere…
«Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
La domanda di Gesù è amara e ci spinge a un serio esame di coscienza. Tanto più che questa Parola risuona proprio ora che ci avviamo alla conclusione dell’Anno della Fede, ed è allora il momento giusto per “tirare le somme”.

Ma qual è la fede che cerca Gesù, e che si aspetta di trovare nei suoi discepoli?
Lo dice Lui stesso con la “parabola della vedova insistente”. Dio cerca e desidera da noi una fede testarda, ostinata, fedele; una fede capace di resistere anche davanti ai ritardi (veri o apparenti?) alla Sua risposta alla nostra preghiera. Una fede che non si stanca di tornare alla carica, certa della fedeltà e della giustizia del Signore. E questa fede è fragile, sempre pronta a cedere e a incrinarsi, perché noi siamo fragili, deboli e incostanti!

Fede e pazienza hanno la stessa radice, vengono su assieme. Ma nel tempo della fretta, del “tutto e subito”, siamo capaci di ascoltare, pregare, credere che «Dio … farà loro giustizia prontamente».
Se ci guardiamo intorno, vediamo tanti segnali poco confortanti. La luce della fede si sta forse irrimediabilmente spegnendo?
Ma poi alzi lo sguardo e vedi la fioritura di tanti santi – con o senza aureola – e tante persone semplici che, nonostante tutto, continuano a crederci, e ci credono davvero!?!?!
Allora… qualche bagliore di speranza c’è ancora!


21 settembre 2013

La segnaletica della settimana


XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
 
Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)
 
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

Per riflettere…

«Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza»

Gesù non perde occasione per aprirci gli occhi, ancora una volta sui rischi delle ricchezze. Sì, perché il denaro può essere (forse) un buon servitore ma è di sicuro un pessimo padrone.

La ricchezza può essere un buon servitore quando è a servizio di un progetto, quando è e rimane un mezzo per aiutare gli altri e per le necessità della vita. Ma è un servo che tende a prendere spazio, sempre più spazio e considerazione, e da servo, spesso, si trasforma nel padrone della peggior specie, che pretende tutto per sé e diventa un po’ per volta totalizzante.

Per questo Gesù ci mette davanti a un’alternativa: Dio o la ricchezza. Forte e significativo quello che ha detto papa Francesco al proposito: “Contro che Comandamento si pecca quando uno fa un’azione per il denaro? Contro il primo! Pecchi di idolatria! Ecco il perché: perché il denaro diventa idolo e tu dai culto! E per questo Gesù ci dice non puoi servire all’idolo denaro e al Dio Vivente: o uno o l’altro… È l’umiltà la strada per servire Dio. Che il Signore  aiuti tutti noi a non cadere nella trappola dell’idolatria del denaro”.
 
La scelta di chi servire è in mano nostra! Tu vuoi essere al servizio del servo o del Signore?

05 settembre 2013

La segnaletica della settimana

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».


Per riflettere...
«Se uno viene a me e...»
Gesù mette delle condizioni, per chi vuole essere suo discepolo. E lo fa vedendo che una folla numerosa andava da lui! Vale a dire: tanti lo seguono, e lui li mette in guardia dai facili entusiasmi.
Se per noi il successo di una persona si vede da quanta gente ti viene dietro... e il successo di una iniziativa si vede dalle folle oceaniche che vi partecipano.... per Gesù non è così.

Per il Signore non può essere suo discepolo chi non mette l'amore per Lui al di sopra di ogni altro amore, compreso quello per gli affetti più sacri, e compreso quello per la propria vita!
Inoltre, non può essere discepolo del Signore chi non accetta di seguirlo di prendere la propria croce e seguirlo, e questa è una condizione ben dura, perché vuol dire accettare di essere presi in giro, umiliati, accettare pure di perdere tutto, per seguire Lui.
Ma c'è un'altra condizione per essere discepoli di Gesù: rinunciare a tutti i propri averi. Non può essere discepolo dell'Amore chi non accetta queste condizioni. Che, umanamente, sono parecchio dure...

Cosa fare, allora? Farsi i conti in tasca, e decidere se, a conti fatti, "il gioco vale la candela". Alcuni non credono che questo sia possibile, e preferiscono una vita magari anche buona, ma con un orizzonte solo umano, senza troppi grilli per la testa. Altri, invece, hanno accettato e accettano ancora la sfida, per un amore più grande, e si spalanca un orizzonte che ha per limite solo il cielo. Questi sono i santi,  i tanti santi di ogni tempo, di ogni luogo, di ogni condizione che hanno liberato il proprio cuore per seguire Gesù. Costa, ma ne vale la pena?