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01 aprile 2017

#incontroTe

1 aprile 2017  -  Sabato









Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito
(Gv 3,16)




Le cause del non sviluppo

C’è intanto una motivazione, circa l’inattività di colui che ha ricevuto un talento. Si tratta di una frase posta sulle labbra stesse del servo fannullone, e perciò altamente attendibile, in quanto affermata direttamente dal personaggio in questione: “Per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo”. Questo versetto chiave è di grande importanza nel quadro dell’insegnamento generale della parabola, perché ci indica la causa che certe volte ci potrebbe ostacolare nello sviluppo pieno di tutti i doni che Dio ci ha dato: la paura.


IMPEGNO:

Bandisco la comodità della pigrizia per divenire coraggioso.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



05 marzo 2017

#incontroTe

5 marzo 2017  -  I Domenica di Quaresima







Siamo saldi nella prova:
nostra forza è l’amore di Cristo
(Dalla Liturgia)




Il coraggio della felicità 



La gratuità con cui Dio ci ama, è l’aspetto più seducente dell’amore divino e giustifica le famose parole di Geremia: “Tu mi hai sedotto, o Signore e io mi sono lasciato sedurre” (Ger 20,7).


L’Apostolo Paolo confida ai Galati di essere stato chiamato per nome dalla grazia di Dio, usa un verbo assai forte: sono stato sedotto dall’amore proveniente da Dio e aggiunge subito: “non ci ho visto più” (Gal 1,16), sono stato pervaso da quella presenza straordinaria di Dio.
La scoperta di questo amore è veramente entusiasmante, seducente, capace di spezzare tutti i legami, è una divina sorpresa. Non è affatto una cosa normale che Dio, l’Altissimo, cominci per primo ad amare una creatura. La sorpresa aumenta quando Gesù ci dice che questo amore è paterno perché in cielo c’è un Padre. Siamo troppo abituati a questa affermazione per coglierne ancora il carattere sbalorditivo.


IMPEGNO:


Presterò maggiormente ascolto a quanto mi indica la mia coscienza.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



11 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno C) GAUDETE


Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.



Per riflettere...
«Che cosa dobbiamo fare?»: è la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene...
Una domanda del genere è sempre difficile farsela, soprattutto farsela ad alta voce davanti agli altri come avviene in questo brano del Vangelo di Luca.

Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, all'apparenza banali, ben diversi dai proclami che ci aspetteremmo, dalle scelte radicali che dovrebbe proferire: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto... Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato... Non maltrattate...».
La risposta di Giovanni tocca dimensioni importanti della nostra vita quotidiana.
- La dimensione relazionale: si può vivere circondati da tante persone, ma ritrovarsi soli perché con nessuno si ha il coraggio di condividere quello che si ha.
- La dimensione politica: essere capaci di vivere la politica come la più alta forma di Carità, come dicevano Giorgio La Pira e Paolo VI.
- La dimensione sociale: avere il coraggio di amare e rispettare chi, accanto a noi, non ha le nostre stesse idee... avere il coraggio di osare la pace e l'amore ed il rispetto dell'altro.

«Che cosa dobbiamo fare?». Una cosa (già difficile) è farsi la domanda, un'altra è essere capaci di ascoltare la risposta, viverla, com-prenderla, e com-prenderla in presenza di altri.
Il tempo di Avvento è una grande opportunità per guardare nella nostra vita e nella nostra storia per ritrovare noi stessi - forse anche rischiando di perderci - per scoprire che ad attendere non siamo noi, ma è Dio che ci attende, e nell'attesa non smette di chiedersi: «Che cosa devo fare per farti capire che ti amo, amo la vita che ho creato?».

26 giugno 2015

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43)


In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.


Per riflettere...
Questa settimana, Vangelo al femminile.
Da un lato, Gesù. Dall'altro due donne: una ragazzina di 12 anni, che muore; una donna che da 12 anni sta morendo goccia a goccia, perdendo continuamente sangue.

E' un Vangelo che ci parla, così, di Gesù come Signore della vita, Colui che diffonde la vita attorno a sé. La morte al rallentatore di questa donna senza nome viene allontanata dalla presenza del Maestro, e anche la fanciulla, già morta, torna in vita.
Gesù dà la vita perché è la Vita, perché è il Signore della vita. Attenzione, però: non vi è nulla di automatico in tutto ciò. Per poter comunicare la vita, che Egli sempre è disposto a dare, Cristo ha bisogno che ci fidiamo di Lui, vuole aver bisogno della nostra fede. Lo ha voluto Lui, ed è l'unica cosa che chiede al padre della bambina: «Non temere, soltanto abbi fede!».

Questa fede, che apre il cuore a ricevere i miracoli di Dio e ci permette di accogliere senza intoppi la vita che ci viene donata dal Signore, questa stessa fede è chiesta anche a noi, nelle tante, tantissime situazioni di morte quotidiana, vicine e lontane. Quando tutto sembra perduto, Gesù ripete anche a me: «Non temere, soltanto abbi fede!». Nel cuore, ho questa fiducia nel Maestro?

19 giugno 2015

La segnaletica della settimana

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)


In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».


Per riflettere...
Vento, fulmini, acqua dappertutto... una barca presa da una tempesta terribile. Tutto sembra perduto.
Gesù, in tutto questo, semplicemente dorme! Dorme! in mezzo alla tempesta che sta per far affondare la barca, al punto che pescatori esperti come Pietro Giacomo, Giovanni vanno a svegliarlo, pieni di paura. La barca sta affondando e Gesù dorme.
Basterebbe fermarsi a riflettere e pregare su questo sonno misterioso del Maestro nel momento di massimo pericolo per riempire una settimana o una vita.

La barca sembra affondare ma... non affonda. C'è dentro Gesù. Tutte le potenze del male scatenate (simboleggiate dal vento e dal mare) non possono prevalere contro la barca, pur fragile della nostra vita, della nostra comunità, della Chiesa, semplicemente perché dentro c'è Lui, il Signore! E tante paure che ci vengono, pur razionali e motivate, in fondo, non sono altro che sintomi della nostra poca fede. Non perché deve andare sempre tutto bene, ma perché Lui è il Signore, Colui che ha in suo potere ogni cosa, per il semplice fatto che è Dio! finché Lui è con noi, anche se sta in silenzio, nascosto, e dorme, anche quando sembra assente, siamo al sicuro. La barca non può affondare.


«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»: questa domanda di Gesù oggi è anche per te e per me. Di fronte alle mie difficoltà e paure, mi ricordo che Gesù è sulla mia barca, dal battesimo? E ho davvero fiducia che, finché sono con Lui, c'è sempre speranza, anche quando sembra non essercene?

02 giugno 2015

Temere... perchè?

L'AMORE è la cosa più importante che noi possiamo vivere nella nostra vita: è il dono più grande che il Signore ci ha fatto!
Perché, allora, spesso in noi nasce la paura di amare?
Questa rubrica nasce dall'esigenza di molti giovani come te che desiderano prendere in mano le proprie paure e affrontarle, forse semplicemente attraverso una "voce amica", quella di don Maurizio Mirilli che proverà ad offrirci qualche risposta ai tanti dubbi e timori che toccano il nostro vivere quotidiano.
 
 

29 maggio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità della SS. TRINITA' (Anno B)

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 
 


Per riflettere...
Siamo mandati dal Signore Risorto nel mondo, come gli Undici.
Senza paura. Ma non perché, ingenuamente, "tutto va bene". Non abbiamo paura perché Lui ha promesso "Io sono con voi tutti i giorni, per sempre", e se ha promesso è vero, lo fa, perché Lui, il Maestro e Signore, non si rimangia la parola data...

Siamo mandati dal Risorto. Ma non nel Suo Nome. Siamo mandati a fare discepoli i popoli e battezzarli (cioé immergerli) nel Nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, nel nome di un Dio che è Unico e Trino, unico e molteplice, come solo l'Amore sa e può essere. Noi, immersi in questo amore, siamo chiamati a immergere tutti, e ogni realtà, in questo amore che trasforma restando sempre, semplicemente, se stesso.

Santissima Trinità: uno dei misteri più incomprensibili della nostra fede, che diventa luce e gioia, quando se ne fa esperienza, standovi immersi come il pesce nell'acqua! 

22 maggio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità di PENTECOSTE (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Per riflettere...
Si scrive Spirito Santo, si legge Trinità.
Perché se è vero che il protagonista, il festeggiato di questa solennità bellissima e "caldissima" è lo Spirito Santo, è anche vero che Egli è mandato dal Gesù e dal Padre, e viene per consolare, per rafforzare e per... ricordare le cose che ci ha detto Gesù.


Lo Spirito Santo non ha nulla di "suo": prende dal Padre, prende dal Figlio, perché quello che è del Padre e del Figlio è anche Suo... perché è sempre e solo l'unico Dio.


Ecco la sua presenza fra noi, e per noi, che ci porta nel cuore stesso di Dio, che ci porta nel cuore stesso del mondo, al quale siamo mandati per annunciare il Vangelo della pace, della misericordia, dell'amore. In tutte le lingue del mondo! A tutti popoli del mondo!
Senza paura: lo Spirito abita in noi. Fin d'ora, fin dal battesimo.

25 aprile 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI PASQUA (Anno B)

 Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Per riflettere...
C'è un pastore il cui compito non è semplicemente quello di custodire il gregge, difenderlo dai lupi e... guadagnarci qualcosa da vivere.
C'è un pastore che dà la vita per le pecore. E' il buon pastore. E' il bel pastore.

Come le pecore vere conoscono la voce del loro pastore e seguono solo lui, e senza di lui sono perdute (le pecore sono famose, tra l'altro, per avere un pessimo senso dell'orientamento... non per nulla camminano in gregge!), così anche noi, quando la voce del Maestro Pastore ci raggiunge, non possiamo fare a meno di seguirlo. E se ci allontaniamo... sono dolori!

Gesù è IL buon Pastore, ed è IL bel Pastore, l'unico che riempie di bellezza la nostra vita. Perché la riempie di senso, la riempie di luce, anche quando ci troviamo a passare per la valle oscura  del dubbio, della sofferenza, della prova. Lui non ci lascia: è venuto per dare la vita, la sua vita, per te e per me. Ed è per questo che vale la pena "giocarsi la vita" per Lui, con Lui. Lasciarci portare da Lui, che è Bellezza, per scoprire che, in ogni vocazione, è proprio vero: "è bello con Te!".

20 marzo 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)


In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.



Per riflettere...
Gesù fa successo se perfino dei Greci (cioé dei pagani di lingua e cultura ellenistica) chiedono - semplicemente! - di poterlo vedere.

Vedere Gesù! Questa è una domanda che c'è nel cuore di tanti, o di tutti, in fondo. Perché vedere qualcuno vuol dire scoprirne l'esistenza, cominiciare a conoscerlo, entrarci in relazione... Vedere Gesù!

Il Maestro, però, non si rallegra della sua evidente notorietà internazionale... Gesù ha una reazione strana, perché capisce che quei pagani, attirati dalla sua fama, non sono altro che il "segnale" che il Padre gli sta dando: come ha attirato quel gruppetto di greci, così si avvicina il momento di attirare tutti a sé. Innalzato, glorificato,per glorificare il Padre. Ma innalzato e glorificato sulla croce! Strano modo di essere onorati...

"Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".Nella logica del Padre (e di Gesù) la Croce non è inevitabile: è necessaria! La logica di Dio è la logica di un seme, che deve morire e marcire nella terra per portare frutto; accettare la sconfitta per portare vita, e vita abbondante. E' la logica della croce, che noi non capiamo, della quale abbiamo paura e per la quale spesso siamo tentati di fuga.

Il vero successo di Gesù (e nostro, di conseguenza) non è di attirare folle incalcolabili dai quattro angoli della terra, ma stare nella volontà del Padre, attraversando anche gli inevitabili momenti oscuri, sapendo che, anche per noi, vale che ... se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

 

27 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)


In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


Per riflettere...
Una bellezza così, non l'avevano mai vista. Una luce così grande da stordire, e uno stupore tanto grande da far dire: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Chiosa Marco, però, che non sapevano che cosa dire... come quando davanti all'amore della tua vita che ti appare nel pieno della sua bellezza, la cosa più intelligente che riesci a dire è... un mucchio di idiozie! (e meno male che, in genere, in quei momenti nessuno ci fa caso...)

E' un momento importante: il Padre prepara i discepoli preferiti di Gesù a sostenere la lacerante umiliazione della Passione e della Croce facendoli passare attraverso la luce del Tabor. Pietro, Giacomo, Giovanni non capiranno nulla. E forse non è nemmeno questo l'importante! Ricevono (e noi con loro) un dono grande, che non capiscono se non molto tempo dopo... non nell'oscurità del Venerdì santo, ma alle prime luci di un mattino in cui l'unico segno che resterà è quello di una tomba aperta e vuota.

Del Tabor portiamo con noi, come i discepoli, il dono della Parola del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Perché la Passione (e la Resurrezione), pur misteriose, trovano senso solo credendo che Gesù è il Figlio amato di Dio; perché solo ascoltando Lui, cioé accettando di seguirlo in tutto e per tutto, anche le nostre croci, piccole o grandi che siano, trovano senso e pace. E allora anche le situazioni più terribili si aprono alla certa speranza della Resurrezione.

13 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45)


In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Per riflettere...
 Gesù incontra un lebbroso. Ai nostri occhi un lebbroso è un malato piuttosto ripugnante (che perde letteralmente i pezzi), escluso dalla società perché contagioso... Tutte cose vere, ma per la mentalità degli Ebrei del tempo di Gesù c'era molto, ma molto di più.
Un lebbroso era un morto-vivente. Uno zombie, condannato a morire da vivo perché "sicuramente avrà commesso qualche grave peccato". Malato, abbandonato dalla società, considerato come maledetto e abbandonato da Dio stesso.

Questo lebbroso azzarda: ha sentito dei miracoli di Gesù e gli va incontro.  «Se vuoi, puoi purificarmi!». E' un atto di fede, quello del lebbroso, e una richiesta di misericordia. E Gesù, misericordia del Padre, può non avere compassione di lui? E allora azzarda anche lui,e  più di lui: lo tocca! Gesù azzarda non perché rischia il contagio della lebbra, ma il contagio dell'impurità e della maledizione. Eppure non se ne cura: "Egli si è caricato delle nostre iniquità, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4), sentiremo ripetere fra non molti giorni nella liturgia.

Gesù non ha paura delle nostre miserie e dei nostri peccati, per quanto siano grandi. Per Lui, nulla vale di più di... te! Che bello pensare che possiamo affidarci totalmente, liberamente a Lui, senza vergogna! E poter alzare anche noi il nostro grido: «Se vuoi, puoi purificarmi!», sapendo che Gesù non aspetta altro! 

06 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


Per riflettere...
«Tutti ti cercano!». Quella di Simon Pietro e dei suoi amici non è una constatazione, ma un grido d'allarme. Vogliono dire a Gesù: "ma insomma, dove ti eri cacciato? Sparire così ancora di notte... ci hai fatto prendere un grosso spavento!". Quasi che Gesù sia un bambino di quattro anni, sprovveduto e da difendere...
 
Gesù, a suo modo, è un "personaggio". Non solo parla bene (il che, detto fra noi, non guasta), ma soprattutto guarisce da tutti i mali fisici e spirituali, manda via ogni tipo di forza negativa con la sua sola presenza... insomma, è una "forza"! E il pericolo che vede (e del quale nella lunga preghiera notturna avrà parlato al Padre?) è di essere preso per un guaritore, uno che risolve i problemi più o meno superficiali delle persone, e quindi di trascurare la sua vera missione: liberare dal male, proclamare il Regno, redimere il mondo.

 «Tutti ti cercano!»: questo resta vero anche per noi. Anche se, a giudicare dal deserto che c'è in certe parrocchie non sembrerebbe proprio! Eppure la gente è assetata di Dio, è assetata di Gesù. E quando non sa dove "sbattere la testa" facilmente si rivolge per un aiuto, o anche solo per essere ascoltata, ai consacrati, o alla Caritas, o a qualcuno che "profuma di Gesù".

Tanti cercano Gesù, anche noi, ma quello che fa la differenza è il motivo per cui Egli è qui, è tra noi, è per noi.
Lui è venuto e viene per portare vita, per portare la vita vera. Quanto siamo disposti ad accettare che questo possa andare contro le nostre aspettative e ci chieda, una volta che lo abbiamo trovato, ad "uscire" dalle nostre sicurezze, perché anche altri abbiamo la vita e la gioia?

24 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.


Per riflettere...

Gesù passa e annuncia: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Cambiare modo di vedere le cose, per credere che c'è una buona notizia (=Vangelo) che interpella la tua vita. Questo prima delle scelte concrete, ma non senza delle scelte concrete: la conversione senza le opere è sterile, le opere (anche buone) senza un vero ritorno a Dio (cioé la "conversione") sono ipocrisia.

La buona notizia che il Regno di Dio si è avvicinato, anzi è già presente fra noi in Cristo, dovrebbe sconvolgerci la vita. La sconvolge a Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni: hanno creduto in Gesù, che li ha guardati e chiamati. Hanno lasciato quello che stavano facendo. Si sono messi a seguirlo.
Gesù ripete lo stesso concetto due volte: prima chiedendoci di cambiare il nostro sguardo per accorgerci che è cambiato qualcosa, che davvero Dio non si è dimenticato dell'uomo; poi mostrandolo praticamente, con questi pescatori che, chiamati da Gesù, diventano pescatori di uomini. Cambiano sguardo, cambiano modo di vedere le cose, cambiano vita. E il segno sono quelle reti e quelle barche lasciate lì, sulla spiaggia...

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»: è l'annuncio che Gesù fa anche a te e a me. Cosa vorrà dire, per me? cosa Gesù mi chiede di cambiare, nel mio modo di vedere, per poter accogliere questo Regno che viene, anzi, che è già dentro di me?

16 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)


In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. 


Per riflettere...
Ancora una volta, Giovanni il Battista.
Solo che questa volta dice solo 4 parole: «Ecco l’agnello di Dio!». Non lo indica che con lo sguardo, eppure i suoi due discepoli capiscono e cominciano a seguire quell'emerito sconosciuto che "il più grande fra i nati di donna" ha annunciato loro.

Andrea e Giovanni lo seguono. E scoprono, con sorpresa mista ad imbarazzo, che Gesù sa bene che lo stanno seguendo.
 «Che cosa cercate?»: più che una domanda, è un colpo basso, ma che serve a far prendere coscienza a questi due giovani qual è la ricerca che abita il loro cuore. 
Gli risposero: «Maestro, dove dimori?». E in questa domanda c'è il centro di quel loro camminare dietro di Lui, il centro di ogni cammino dietro al Maestro. Perché chiedere "dove dimori?" non vuol dire: "Qual è il tuo indirizzo, così posso scriverti una lettera" ma "Dov'è il luogo in cui tu stai, e nel quale posso rimanere anch'io, con te?". Giovanni e Andrea sono coraggiosi: chiedono a Gesù (che nemmeno conoscono!) di poter restare con lui, fidandosi della parola del loro maestro Giovanni Battista.

Questa stessa domanda è nel cuore di chiunque abbia sentito, almeno una volta nella vita, il desiderio di qualcosa in più, il desiderio di trovare il luogo dove il cuore può rimanere, trovare la pace vera, un senso pieno.
Anche a noi Gesù ripete oggi: «Venite e vedrete». L'invito è sempre valido, ma ha una condizione: la fiducia in Lui, ad andare con Lui per poter stare con Lui. In fondo, è un rischio. Te la senti di correrlo? 

05 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA Di AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».


Per riflettere...

"voce che grida nel deserto". Cosa quantomeno insolita: se grida nel deserto, chi la ascolta?
Accade, però, una cosa stranissima: nel deserto (cioè, nel luogo solitario, disabitato, inospitale), vicino al fiume Giordano, accorreva tanta gente.
Perché? Per vedere un pazzo che "grida nel deserto"?
No, per farsi battezzare, cioè per cominciare una nuova vita (il battesimo di Giovanni era un semplice segno di penitenza, segno di voler rompere con il peccato e ricominciare da capo).

La cosa che possiamo chiederci è: perché la gente prende sul serio uno che, a dirla tutta, sembra essere uno squinternato?
Perché vedono che Giovanni ci crede davvero. Predica la penitenza, e la vive lui per primo. Chiede di raddrizzare le vie per il Messia che viene, e lui per primo si è messo in gioco.
La sua parola è di fuoco, come quella degli antichi profeti, ma la sua vita grida più della sua bocca.

Di profeti ce ne sono ancora tanti, che gridano nei deserti delle nostre città: "Preparate la via al Signore che viene!". Non sono eroi, sono persone che gridano con la vita; persone che, magari, abbiamo sotto il naso  tutto il giorno.
Quale augurio più bello che quello di trovare anche noi (e riconoscere!), sulla nostra strada, dei profeti che gridano con la vita... e magari esserlo noi stessi, per gli altri?   
  

08 agosto 2014

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)


[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


Per riflettere...
I discepoli hanno preso il mare, da soli. Gesù vuole restare solo. Ci aveva già provato, ora ci riesce: resta a pregare, nella notte.
In mare aperto, però, Pietro e compagni sono sorpresi da una tempesta. Situazione drammatica: attorno a loro vedono solo buio e acqua che sembra volerli inghiottire con la sua forza brutale. Speranze: zero.
Ma... quando sembra tutto perduto, ecco Gesù raggiungerli in modo inatteso: chi di noi si aspetterebbe di trovare qualcuno... che passeggia tranquillamente sul mare?!?!? Chi di noi non si metterebbe ad urlare di spavento? Non bastava la burrasca, ora ci si mettono anche i fantasmi!
Ed ecco una voce, quella che spazza via ogni timore: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Nella barca, con gli apostoli, ci siamo anche noi. E' la barca della Storia, ed è la barca della Chiesa. E questa barca sballottata dalle tante difficoltà della vita, sembra doversi sfasciare... Anche per te e per me, oggi, risuona questa voce, che dà fiducia: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Una voce che risuona oltre il frastuono delle onde, oltre tutte le comprensibili difficoltà e paure.
Sapendo che nessuna tempesta è più potente del Signore, il Figlio di Dio, Colui che è venuto nel mondo per essere il Dio-con-noi

26 luglio 2014

La segnaletica della settimana

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52)


In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 


Per riflettere...
Nelle ultime parabole "del Regno", tutto parla di... ricerca. E di scoperta.
Un campo che nasconde un tesoro inestimabile, per il quale vale la pena di vendere tutto pur di acquistarlo.
Un mercante in cerca delle perle più preziose, che è pronto a dare tutto quello che ha pur di acquistarla.
Una rete che raccoglie ogni genere di pesci, buoni e cattivi... che però alla fine saranno separati (e qui sono dolori).
Un uomo ricco che ha nel suo tesoro cose antiche e cose nuove, e se ne serve come meglio gli pare.

Tutto parla di cose preziose, come possono esserlo un tesoro insperato o il frutto di una lunga notte di lavoro.
Tutto ci dice quanto sia prezioso il dono di trovare il Regno di Dio, e di quanto siamo preziosi noi, agli occhi del Signore; quanta tesponsabilità abbiamo di essere in questa rete, che è la Chiesa, pesci buoni; e di quanto sia vero che il Signore non toglie al discepolo i suoi tesori, ma lo rende ancora più ricco, dandogliene di nuovi...

Si apre un panorama bellissimo! Questo è il Regno di Dio, questo è il Signore, questa è anche, in certa misura, la Chiesa. 

04 giugno 2014

Briciole di vita


A un mese dall'inzio della missione vocazionale a Ceglie Messapica, ancora una risonanza del tempo di gioia e bellezza che abbiamo vissuto insieme. 


Grazie, Sorelle, per averci fatto condividere un pezzo di strada insieme con voi!!!!!!

La vostra presenza tra noi, ha sicuramente rafforzato la nostra fede e ci ha fatto capire come Cristo ha per ognuno di noi dei "progetti speciali", che anche quando sentiamo di camminare nel buio, c'è una LUCE che illumina il nostro cammino. 

In particolare per me la vostra presenza è stata di grandeauspicio, perchè è avvenuta in una fase di discernimento in cui dovevo decidere del mio futuro.

Grazie a voi, ho potuto capire come, anche quella scelta che in apparenza può sembrare meno giusta e dolorosa, che può dare adito a sensi di colpa, in realtà se fatta con fede e aprendo il cuore a nostro Signore, farà crescere in noi delle speranze.
 

Grazie per averci incoraggiato e per aver portato con la vostra testimonianza di vita, la presenza di Dio fra tutti noi.
Vi porteremo nel cuore.
Caterina


Grazie mille anche a te, Caterina, per le belle cose che hai condiviso! Grazie a te e a tutti i Cegliesi, senza i quali questa bella esperienza non sarebbe stata possibile! Anche noi vi portiamo nel cuore e nella preghiera, perché questo tratto di strada, fatto insieme, possa essere un passo in più sulla strada verso il Signore Gesù. 

30 maggio 2014

La segnaletica della settinama

SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 



Per riflettere...
Gesù ascende al cielo: ora sì, ci ha lasciati. Non possiamo più vederlo camminare fra noi, non possiamo più ascoltare "dal vivo" la sua voce, toccarlo... si apre per i suoi discepoli, e per i discepoli di sempre (e quindi anche per noi!) il tempo della fede.

Ma fede non è credere a qualcosa o qualcuno che resta "misterioso", o che è troppo assurdo per non essere vero: fede è fiducia! Ed è, per noi, la certa fiducia che, se non vediamo e non sentiamo Gesù, Egli è presente, è con noi. Quella che ci chiede (e ci dona) Gesù è la fiducia che, sì, è propro vero: " io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". E se è vero, come è vero, che il Padre ha messo nelle Sue mani tutto il potere possibile e immaginabile, per sempre... ma allora, di che cosa possiamo avere paura?!?!?!

Gesù va al Padre, non per lasciarci soli ma per portarci con sè. E per stare per sempre con noi, in modo nuovo, che ci chiede la fatica quotidiana della fede. Tutto sta qui: ci fidiamo di Lui, o no? Questa è la fede che fa la differenza. Ed è questa la fede che ci fa comprendere che non siamo mai soli: Lui è con noi fino a quando noi non saremo con Lui, per sempre!