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11 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno C) GAUDETE


Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.



Per riflettere...
«Che cosa dobbiamo fare?»: è la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene...
Una domanda del genere è sempre difficile farsela, soprattutto farsela ad alta voce davanti agli altri come avviene in questo brano del Vangelo di Luca.

Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, all'apparenza banali, ben diversi dai proclami che ci aspetteremmo, dalle scelte radicali che dovrebbe proferire: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto... Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato... Non maltrattate...».
La risposta di Giovanni tocca dimensioni importanti della nostra vita quotidiana.
- La dimensione relazionale: si può vivere circondati da tante persone, ma ritrovarsi soli perché con nessuno si ha il coraggio di condividere quello che si ha.
- La dimensione politica: essere capaci di vivere la politica come la più alta forma di Carità, come dicevano Giorgio La Pira e Paolo VI.
- La dimensione sociale: avere il coraggio di amare e rispettare chi, accanto a noi, non ha le nostre stesse idee... avere il coraggio di osare la pace e l'amore ed il rispetto dell'altro.

«Che cosa dobbiamo fare?». Una cosa (già difficile) è farsi la domanda, un'altra è essere capaci di ascoltare la risposta, viverla, com-prenderla, e com-prenderla in presenza di altri.
Il tempo di Avvento è una grande opportunità per guardare nella nostra vita e nella nostra storia per ritrovare noi stessi - forse anche rischiando di perderci - per scoprire che ad attendere non siamo noi, ma è Dio che ci attende, e nell'attesa non smette di chiedersi: «Che cosa devo fare per farti capire che ti amo, amo la vita che ho creato?».

06 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».



Per riflettere...
Il tempo continua, ma la storia siamo noi!

Il Vangelo riporta esattamente date, nomi, nazioni e regioni... Nel concatenamento di eventi retti dalla logica di uomini (ogni nome evoca una storia), accade un evento la cui logica è nuova: Dio parla e la sua parola è la storia di Giovanni, figlio di Zaccaria; la sua persona è la novità della forza della parola di Dio che si fa concreta: «nel deserto».

Giovanni è il profeta che con la sua nascita, con quello che lui è, comincia a ricordare al mondo che non tutto è potere, schiavitù, tristezza senza speranza. Egli non ha paura di gridare al mondo che nulla è impossibile a Dio, che è Padre, grazia, amore...
Giovanni è il lieto annunciatore di una gratuità di amore che raggiunge l'uomo nella sua debolezza per fargli dono di una vita bella: è l'onnipotenza dell'amore di Dio che opera ben oltre ogni nostro desiderio!

Occorre alzare la testa, aprire gli occhi per vedere e il cuore per lasciarsi amare da lui, perché «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»: nel cuore di tutti gli uomini, nella loro storia fragile e drammatica, al di là di ogni distinzione, Dio opera e fa sperimentare la novità della sua grazia che salva, dentro un Amore spesso silenzioso ma che è già presente... Non temere!

 

16 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)


In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. 


Per riflettere...
Ancora una volta, Giovanni il Battista.
Solo che questa volta dice solo 4 parole: «Ecco l’agnello di Dio!». Non lo indica che con lo sguardo, eppure i suoi due discepoli capiscono e cominciano a seguire quell'emerito sconosciuto che "il più grande fra i nati di donna" ha annunciato loro.

Andrea e Giovanni lo seguono. E scoprono, con sorpresa mista ad imbarazzo, che Gesù sa bene che lo stanno seguendo.
 «Che cosa cercate?»: più che una domanda, è un colpo basso, ma che serve a far prendere coscienza a questi due giovani qual è la ricerca che abita il loro cuore. 
Gli risposero: «Maestro, dove dimori?». E in questa domanda c'è il centro di quel loro camminare dietro di Lui, il centro di ogni cammino dietro al Maestro. Perché chiedere "dove dimori?" non vuol dire: "Qual è il tuo indirizzo, così posso scriverti una lettera" ma "Dov'è il luogo in cui tu stai, e nel quale posso rimanere anch'io, con te?". Giovanni e Andrea sono coraggiosi: chiedono a Gesù (che nemmeno conoscono!) di poter restare con lui, fidandosi della parola del loro maestro Giovanni Battista.

Questa stessa domanda è nel cuore di chiunque abbia sentito, almeno una volta nella vita, il desiderio di qualcosa in più, il desiderio di trovare il luogo dove il cuore può rimanere, trovare la pace vera, un senso pieno.
Anche a noi Gesù ripete oggi: «Venite e vedrete». L'invito è sempre valido, ma ha una condizione: la fiducia in Lui, ad andare con Lui per poter stare con Lui. In fondo, è un rischio. Te la senti di correrlo? 

09 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità del BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)


In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


Per riflettere...
Giovanni annuncia che sta per arrivare: Colui che il popolo di Israele attende da sempre viene dopo di lui.
Viene fra noi Colui che ha la vera potenza, e che porta il dono per eccellenza, lo Spirito Santo. Sembra una cosa da poco, e invece è tutto qui, perché è proprio lo Spirito Santo che scende su un perfetto sconosciuto venuto da un paese del tutto marginale (Nazaret di Galilea non è mai nominata nell'Antico Testamento!) e che rivela Chi egli sia.

Gesù si mimetizza tra la folla, riceve il battesimo di penitenza da Giovanni, in tutto e per tutto compagno di strada del suo popolo, di ciascuno di noi, ed è proprio per questo suo prendere posto fra di noi che il Padre, dal Cielo, dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Se nella notte di Betlemme erano stati prima gli angeli e poi una stella luminosa ad indicare Gesù al mondo, ora è proprio Dio che conferma il Figlio nella sua vera identità e lo indica a noi.

Siamo invitati, questa settimana, a contemplare questa grande rivelazione che il Padre fa di Gesù, e ringraziare Dio perché Gesù, il Figlio suo, l'amato, si è fatto in tutto simile a noi e ci ha fatto un dono grande: quel battesimo nello Spirito Santo annunciato da Giovanni, che riceviamo, e nel quale anche noi ci siamo sentiti dire dal Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». 

12 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,6-8.19-28)
 

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 
 


Per riflettere...
Abbiamo sentito una voce che grida nel deserto... con la sua stessa vita.
Siamo accorsi anche noi a capire che cosa stia succedendo, attratti da una radicalità che sconcerta e affascina allo stesso tempo.
Ora questa voce ci viene presentata per nome. Giovanni, colui che non è la luce, ma deve rendere testimonianza alla luce.

Dove sta la forza di Giovanni? Nel non aver paura della verità!  Per questo è tanto convincente: è coerente e sa perfettamente chi è e quale sia il suo posto nel progetto di Dio. Anche davanti ai successi (più o meno apparenti, più o meno temporanei) non si fa illusioni e non si "monta la testa".

Anche ora, che il Signore Gesù è apparso nella Storia, Giovanni continua ad essere per noi quella lampada accesa e quel dito che indica il Messia, e ci indica il modo più corretto per mettersi davanti al Cristo: stare al proprio posto, e accettare di essere semplicemente un segno perché altri possano incontrare il Signore che viene, che sta "in mezzo a voi" e voi "non lo conoscete". E che gioia sarà, giorno per giorno, imparare a conoscerlo, a riconoscerlo!
Un passo ancora in questo cammino di Avvento che ci porta a cercare e trovare il Signore che è venuto, che viene ancora, e che verrà.

05 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA Di AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».


Per riflettere...

"voce che grida nel deserto". Cosa quantomeno insolita: se grida nel deserto, chi la ascolta?
Accade, però, una cosa stranissima: nel deserto (cioè, nel luogo solitario, disabitato, inospitale), vicino al fiume Giordano, accorreva tanta gente.
Perché? Per vedere un pazzo che "grida nel deserto"?
No, per farsi battezzare, cioè per cominciare una nuova vita (il battesimo di Giovanni era un semplice segno di penitenza, segno di voler rompere con il peccato e ricominciare da capo).

La cosa che possiamo chiederci è: perché la gente prende sul serio uno che, a dirla tutta, sembra essere uno squinternato?
Perché vedono che Giovanni ci crede davvero. Predica la penitenza, e la vive lui per primo. Chiede di raddrizzare le vie per il Messia che viene, e lui per primo si è messo in gioco.
La sua parola è di fuoco, come quella degli antichi profeti, ma la sua vita grida più della sua bocca.

Di profeti ce ne sono ancora tanti, che gridano nei deserti delle nostre città: "Preparate la via al Signore che viene!". Non sono eroi, sono persone che gridano con la vita; persone che, magari, abbiamo sotto il naso  tutto il giorno.
Quale augurio più bello che quello di trovare anche noi (e riconoscere!), sulla nostra strada, dei profeti che gridano con la vita... e magari esserlo noi stessi, per gli altri?   
  

18 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Per riflettere…
Giovanni il Battista ci prepara all’incontro con Gesù. Nelle prime domeniche del Tempo Ordinario come in Avvento. Stavolta è lui, il Precursore, che vede venire il Signore e lo indica presente, con una frase tanto forte quanto… ignorata! Forse anche perché, a questa espressione ci abbiamo fatto un po’ l’abitudine: la sentiamo ripetere ad ogni Messa! E invece è così importante…

Ecco l’agnello di Dio”:
perché è mite e umile di cuore;
perché è come un agnello mansueto condotto al macello;
perché è l’agnello della Pasqua, che salva il popolo di Israele dalla morte;
perché è nel Suo sangue, sparso in sacrificio sulla croce, l’alleanza eterna fra Dio e l’uomo.
Egli è l’agnello di Dio ma anche il Servo di Dio, sofferente, che offre la sua vita per il popolo, come ci dice la prima lettura della Messa di domenica.

Ecco colui che toglie il peccato del mondo”: perché, se il Verbo di Dio si è incarnato, lo ha fatto per noi! Ha preso su di sé  e in questo modo ha tolto il peccato del mondo. Non i peccati, ma il peccato, proprio alla radice! Ma a che prezzo? Sulla croce, per amor nostro. E poi ancora oggi, toglie i rimasugli di questo peccato in noi e attraverso di noi, che nel battesimo siamo diventati suo corpo.

Egli ancora viene, ancora oggi passa tra di noi, e in noi (se gli lasciamo spazio) vuole ancora passare e incontrare le persone, fare loro del bene, portare loro vita. Bisogna avere gli occhi ben allenati, però, per riconoscerlo… Occhi e orecchie aperti, come quelli del Battista.

10 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Per riflettere…
Gesù si presenta, mescolato alla folla, per farsi battezzare da Giovanni. Ma Giovanni… non ci sta!

L’obiezione che pone è molto sensata: se il battesimo che lui amministrava era una confessione pubblica dei peccati, per ottenerne il perdono, Gesù che peccati deve confessare, se non ne ha, poiché è il Messia? E allora, perché mai “Colui che non aveva conosciuto peccato” (cf 2 Cor 13,2) si mette sullo stesso piano dei peccatori e vuole compiere un atto che è strettamente ed esclusivamente penitenziale? Che senso ha?

Giovanni non ci sta: è una cosa che va contro il buon senso e contro la giustizia. Ma è proprio alla giustizia che si appella Gesù per far cambiare idea al Battista. Perché per gli Ebrei giustizia non è tanto il non trasgredire le leggi ma è, né più né meno, un altro nome della volontà di Dio e della santità. Gesù sta dicendo a Giovanni che compiere quel gesto, che sembra un controsenso, significa “adempiere ogni giustizia”, compiere la volontà di Dio in ogni dettaglio.

Perché occorre che Gesù sia battezzato, come fosse peccatore? Venuto a condividere in tutto la condizione umana, si fa carico del peccato immergendosi nel Giordano con i peccatori: così l’Agnello senza macchia di Dio, prende su di sé il peccato del mondo. E proprio per questo amore grande libero e gratuito, lo Spirito di Dio, che è amore, scende e resta su di Lui… perché si trova “a casa sua”... e il Padre lo riconosce e dichiara: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Lo stesso possa dire di te e di me il Signore, vedendo ci cercare con costanza, in ogni cosa, ciò che più gli piace!

14 dicembre 2012

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.


Per riflettere...


Può sembrare strano, ma proprio a Giovanni il Battista (che a prima vista non ha nulla di allegro) Dio chiede di insegnare la via della gioia.

«Che cosa dobbiamo fare?»: è una domanda che torna tre volte in poche righe. E' una domanda di tutti gli uomin, di tutti i tempi.
Nel Vangelo se la fanno “le folle” ma anche pubblicani e soldati, che non dovevano essere proprio dei santi… Una cosa è certa: il Signore viene e bisogna che ciascuno si prepari bene per accoglierlo!

Giovanni mostra a tutti la strada della gioia: non fare l’impossibile ma vivere la giustizia. Questa strada è uguale per tutti e diversa per ciascuno, perché tutti siamo, in fondo, uguali e diversi. Essere onesti, non approfittare della propria superiorità (avere soldi, o essere bravi in qualcosa), dare ai poveri. Per accogliere Dio, bisogna accogliere prima chi ci è accanto!

L’invito di Giovanni è valido anche per te. Condividere il tuo tempo con chi è solo o malato, fare pace con chi ti ha offeso, non cercare di avere troppe cose (spesso inutili) ma donare qualcosa a chi manca anche del necessario… tutte cose che possiamo fare tutti!

Giovanni, in fondo, è nostro contemporaneo e che la strada che mostra non è poi impossibile, anzi!
 Allora, buon cammino incontro al Signore!
 

08 dicembre 2012

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».


Per riflettere... 
Una voce che grida... nell'ultimo posto dove si dovrebbe gridare, se si vuol essere ascoltati! Ma questa è la missione di Giovanni il Precursore.
Egli è la promessa mantenuta che precede un'altra promessa: quella del Salvatore del mondo.

Giovanni predica la conversione: un'inversione a U sulla propria strada per tornare a Dio. Il suo, però, è un invito a rimboccarsi le maniche perché Dio possa incontrare te, me, ogni uomo sulla faccia della terra. Perché  "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!": Egli mantiene le Sue promesse, sempre  e comunque.

La chiamata alla conversione, che torna anche in questo Avvento, non è allora qualcosa di triste o pesante. Richiede impegno (spianare, colmare, abbassare...) ma perché la strada nella quale il Signore vuole venirci incontro è la nostra stessa strada, la nostra stessa vita. Abbassado i monti dell'orgoglio, superando le secche delle delusioni, raddrizzando i sentieri dei ragionamenti tortuosi... ognuno ha il suo bel dafare!
Allora, buon lavoro!!!! E buona settimana! 

22 giugno 2012

La segnaletica della settimana

NATIVITA' DI S. GIOVANNI BATTISTA (solennità)

Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Per riflettere...
«Giovanni è il suo nome»

Nella Bibbia il nome è l'identità e la missione di chi lo porta. Un nome non vale un altro! Così Giovanni vuol dire "Dio è misericordia". Nome davvero "azzeccato" per lui che, fin dal grembo materno, ha avuto il compito di indicare il Signore presente nel mondo. Giovanni chiama a conversione, ma il suo nome dà un motivo non da poco per tornare a Dio in fretta e con fiducia: non perché "Dio è giustizia" ma perché Dio è misericordia! 
E il tuo nome, qual è? sai cosa vuol dire?
Forse ti è stata regalata, alla nascita, una perla preziosa, da scoprire e da valorizzare! A volte i nostri nomi nascondono sorprese molto interessanti...

Giovanni è mandato per aprire la strada a Cristo. Egli indica il sole che viene, come il girasole, che del sole prende perfino la forma e il nome! Anche se in modo diverso dal Battista, questo è possibile a tutti: ognuno di noi, se sta sempre rivolto al Signore, se Lo cerca, se impara a vederLo presente, può indicarLo agli altri.

 Che festa particolare, quella della Natività di san Giovanni Battista! Così importate che, quando cade di domenica (come quest'anno) si usa la liturgia della festa e non quella domenicale. Un motivo ci sarà...
Buona festa!!!