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03 aprile 2017

#incontroTe

3 aprile 2017  -  Lunedì









Alla tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10)




Le paure che paralizzano

Infatti avere ricevuto da Dio dei doni, significa essere chiamati a servire gli altri in proporzione a quello che abbiamo ricevuto. Qui, come è accaduto al servo della parabola, possono subentrare una serie di paralisi che hanno come unica radice la paura: la paura di essere giudicati, di essere fraintesi, la paura di quello che si dirà intorno a noi, la paura che il nostro servizio non sia accettato, o sia inteso come una imposizione di noi stessi, come una ricerca di gloria personale. Queste paure paralizzano e portano la persona a sotterrare i doni di Dio, che invece ci sono stati dati per l’utilità comune, e che devono essere messi a servizio della Chiesa con grande serenità, con grande distacco interiore, e con quella povertà di spirito che apre la porta delle beatitudini: “Beati i poveri in spirito” (Mt 5,3). Soltanto chi è povero di spirito riesce a mettere a servizio della Chiesa i suoi carismi senza turbarsi e senza turbare.


IMPEGNO:

La ricerca di “gloria personale” mi chiude a Dio e ai suoi doni. Sarò umile.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



28 agosto 2016

La segnaletica della settimana

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Per riflettere...
Con le parole di Gesù questa domenica entriamo in un territorio inusuale, al di là dei diritti e dei doveri, verso semi di civiltà nuova.
Il mondo ci vuole sempre al massimo; Gesù ci dona un messaggio opposto: non hai bisogno di mostrarti, di apparire... TU VALI! E il tuo valore non è misurato dalle tue abilità ma dal fatto che sei pensato, voluto, amato dal tuo Dio.

TU VALI: questo è il messaggio della Parola di dio di questa domenica. Non importa il tuo limite o quello che gli altri pensano di te... Sì, tu vali perché sei prezioso agli occhi di Dio.

Tu vali anche se non vincerai mai una medaglia d'oro alle Olimpiadi perché il vero valore sei tu... la tua vita, pensata, voluta, amata da Dio.
Tu vali, perciò non svendere la tua dignità, coltiva il bello che c'è dentro di te e se coltivi il fuori fa' che sia sempre e solo trasparenza del dentro e vedrai «sarai beato».





05 luglio 2014

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

  Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

 In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Per riflettere...
Chi di noi non ha mai sentito, almeno una volta nella vita, di essere stanco, di desiderare riposo, o, meglio pace?
In fondo è una cosa che ci accomuna tutti. Tutti la desideriamo e tutti la cerchiamo nei modi più vari: nei "centri benessere" o in un viaggio in India, in una vacanza o in un tempo di silenzio per rimanere un po' con se stessi e con Dio, magari rifugiandosi qualche giorno in un monastero... 

E Gesù... ci spiazza di nuovo. 
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Insomma, come dire: cerchi pace e riposo? Vieni da me!

E non invita solo qualcuno ad andare da Lui! Lui, che è Amore sconfinato, chiama a sé tutti! Ma proprio tutti! Purché, appunto, sentano in sé in desiderio del riposo. E chi di noi non lo sente?!?!

Allora, con fiducia, possiamo rivolgerci a Lui, andare a Lui, sapendo che la sua pace ci viene perché è mite e umile di cuore: non ci guarda dall'alto in basso (e potrebbe!), e non se la prende con noi (e a volte ne avrebbe tutto il diritto!).
Chi cerca un porto sicuro... l'ha trovato! Ed è un porto che, a starci dentro, ci fa diventare come Lui. Anche noi, miti e umili di cuore. E quanta pace dà, l'umiltà! 

26 ottobre 2013

La segnaletica della settimana

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Per riflettere…
Un fariseo e un pubblicano. Ovvero: il giorno e la notte. Un osservantissimo di tutte le leggi e leggine e un pubblico peccatore, che campa facendo la “cresta” sulle tasse (che tra l’altro esige per gli invasori romani!).
Tutti e due pregano: uno torna a casa con la benedizione di Dio, l’altro no. Ed è proprio il pubblico peccatore ad essere perdonato e benedetto!

Questo comportamento di Dio, come minimo, dovrebbe farci saltare sulla sedia: perché benedice uno che ne fa di cotte e di crude e non uno che non si limita ad osservare i comandamenti ma fa anche quello che non è richiesto?
Il problema non è tanto (o meglio, non solo) l’essere brave persone, che pure fanno molte cose buone: Dio guarda il cuore! E “ha un debole” per i poveri e gli umili: “La preghiera del povero attraversa le nubi né si quieta finché non sia arrivata; non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto” (Sir 35,21).

“Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”. Sembrerebbe un’ingiustizia, e invece non lo è: solo chi sa di essere povero davanti a Dio può accogliere il dono della sua benedizione. È anche per questo, in fondo, che tutti i Santi si sentono davvero grandi peccatori. Chi è pieno di sé e delle sue “buone opere” non può, per il semplice fatto che non lascia spazio al Signore. È come se gli dicesse: non ho bisogno di Te! E Dio, che è Amore, ci rispetta anche in questo.

11 ottobre 2013

La segnaletica della settimana

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Per riflettere…
Qui c’è un qualcosa di strano.
Dieci sono i guariti, ma uno solo è salvato. Dieci hanno pregato, ma uno solo torna a ringraziare, lodando Dio.

Dieci hanno pregato… ma perché solo dell’ultimo Gesù dice: « la tua fede ti ha salvato!»?
Tutti e dieci hanno pregato: hanno creduto che Gesù avrebbe potuto guarirli dal loro male; uno solo è tornato indietro, da Gesù, per dire grazie. Ed è tornato lodando Dio a gran voce!

Gli altri hanno creduto di poter essere guariti, ma la fede è un’altra cosa. Non tornando a ringraziare Gesù e Dio, hanno mostrato con i fatti di pensare che quella guarigione fosse loro, in un certo senso, dovuta: in fondo, loro hanno pregato!?!?! È un po’ la fede da distributore automatico: io prego, è normale che Dio mi esaudisca… e così rimango a distanza.
Se tutti e dieci hanno creduto di poter essere sanati dal Maestro, solo uno ha riconosciuto il “tocco” di Dio, e si è aperto al grazie. Quella guarigione lo ha salvato, perché lo ha sanato dentro, nel cuore.

«La tua fede ti ha salvato!»: la fede vera è qualcosa di più, e si può trovare in chi meno te l’aspetti, anche in uno straniero, eretico, rinnegato (così erano considerati i samaritani).
La fede che piace a Gesù è una relazione viva, calda, aperta alla gratitudine! È saper chiedere, quando occorre, ma anche saper accogliere il dono ricevuto, con gioia. Accorgersi che tutto è dato, nulla – per Dio – è dovuto, e che “tutto è grazia” (G. Bernanos).
È questa la fede che salva, e che colora la vita di gioia e di gratitudine.

01 settembre 2013

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14)

  Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Per riflettere...
Nella cornice di un pranzo di festa, a casa di persone particolarmente religiose (i farisei), Gesù... non rinuncia ad essere il Maestro. E dà due indicazioni preziosissime quanto scomode. ce n'è per tutti: per invitati e ospiti.

"chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato": la scelta del posto da occupare, non è neutra, perché indica quanto ci consideriamo noi e quanto ci considerano gli altri. Qui Gesù, però, non vuole dare indicazioni di bon ton, né di "umiltà pelosa" (mi metto per ultimo così poi tutti vedono quanto sono umile!), ma dettare uno stile: quello di prendere ciascuno il proprio posto, e se Lui, il Signore, ha scelto il posto dell'ultimo degli schiavi e per questo Dio lo ha esaltato (cf Fil 2,5-11)...

"invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti": anche questa non è una lezione di "beneficenza" (invita chi non può ricambiarti, così saranno sempre in debito con te... con tutti i ricatti morali che puoi mettere in campo), ma l'indicazione di uno stile. Che, guarda caso, è lo stesso di Gesù, che da ricco che era si è fatto povero per arricchirci della sua povertà e che ha dato e da tutto per noi che non abbiamo nulla per poterlo ricambiare. Ed è interessante che Egli stesso prometta, a chi sceglie di assumere il suo stesso stile - sia pure in scala più....umana-, la gioia (ora) e la ricompensa (nella vita eterna). Insomma, quello che gli altri non possono restituire, lo restituisce Lui, e con gli interessi!

Buona settimana, a tutti!