28 maggio 2012

Briciole di vita...


150 GIORNI AFRICANI…
…i volti scuri di questa Terra sono come l’inchiostro del calamaio
che scrive le pagine bianche della mia vita!

“Signore, quando ti vedemmo affamato e ti demmo da mangiare,
assetato e ti demmo da bere?
Quando ti vedemmo pellegrino e ti ospitammo,
nudo e ti coprimmo? Quando…?” 
(Mt 25,37ss)
“Signore, quando…?”. Forse, oggi, davanti a questa domanda la risposta è semplicemente un ORA… QUI! Sì, questa Parola oggi mi emoziona perché mi dà la possibilità di toccare con mano che tutto è reale: ora... qui io posso vederti, Signore, in chi ha fame, in chi ha sete, in chi è nudo, tutto questo esiste e non è lontano da me!
150 giorni in Terra Africana, una Terra che non mi è estranea, una Terra che mi provoca, mi coinvolge e stravolge la vita.

Ciao a tutti, sono sr. Cristina, Pia Discepola del Divin Maestro, originaria della terra pugliese ma che da 150 giorni muove i suoi passi in Terra d’Africa. Il 17 novembre 2011 ho avuto il grande dono di vedere un “Sogno” diventare realtà: lasciare tutto e partire per il BURKINA FASO, una terra così povera ma che arricchendo da più parti la mia vita.

Quello che qui vivo non lo chiamo semplicemente “esperienza” perché è molto più di un’esperienza: condivido questa vita, nelle sue speranze e nei suoi dolori, nei suoi valori e nelle sue contraddizioni. E’ soprattutto una nuova “manifestazione” di Dio alla mia vita, una Rivelazione viva che assume il volto e le parole di chi quotidianamente tocca la mia esistenza… e ci sono incontri che mi graffiano il cuore, mettono dentro me una sana irrequietudine, mi aprono gli occhi su ciò che è davvero importante e mi fanno gustare tutto il buon sapore dell’Essenzialità. Vivere accanto a chi è povero, sperimentare sulla propria pelle l’esperienza autentica della povertà, ti apre il cuore e ti fa riscoprire la dignità di ogni uomo e la sua bellezza; ti mette nello stesso tempo con le spalle al muro e, come davanti ad uno specchio, ti fa vedere chiaramente la tua vita e quello che sei.

Simpaticamente qui in Burkina Faso io sono “NAZARA”: è l’appellativo che i bambini danno a noi bianchi… Nazara, una parola che da subito ho sentito familiare: Nazara come “NAZARENO”. Da qualche parte una volta ho letto che il termine “Nazareno” deriva da “NEZER” che significa “germoglio”. Un germoglio indica sempre una nuova vita che nasce, la possibilità di un nuovo inizio, l’inizio di una nuova pagina della mia vita… e i volti scuri di questa Terra sono come l’inchiostro del calamaio che scrive queste pagine bianche.
Qui sto imparando a vivere l’ADESSO, cioè l’essere presente al mio presente – per quanto misterioso esso possa essere – scorgendo in ogni situazione e soprattutto in ogni persona che l’attraversa una Parola di Dio detta alla mia vita… ed io davanti a tutto ciò posso solo dire: GRAZIE!

sr. M. Cristina Catapano pddm

25 maggio 2012

La segnaletica della settimana


SOLENNITÀ DI PENTECOSTE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni
 (15,26-27; 16,12-15)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

PER RIFLETTERE...
«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità».

La Pentecoste, lo sappiamo, è la festa del dono dello Spirito Santo. Chi è lo Spirito Santo? Gesù, parlando ai suoi discepoli durante l’ultima cena, lo chiama in tanti modi. La liturgia, stavolta, ce lo presenta come Spirito della Verità.

Verità: noi pensiamo che sia qualcosa che riguarda il cervello. Per Gesù, la Verità, quella vera, è molto di più: tocca la testa, il cuore, la volontà... tutto!
Più che un concetto o un’esperienza, la Verità è una persona: Cristo stesso.

Lo «Spirito della Verità» è allora lo Spirito del Signore e ha il compito di portarci a Cristo e portarci Cristo. Così Egli non ci ha lasciati soli: lo Spirito Santo, continuamente, lo «riporta» alla Chiesa e ai discepoli del Signore nei sacramenti, nella comunità, nella vita di ciascuno. E' lo Spirito della Verità che ci fa testimoni del Signore, non seplicemente conoscere il "Credo" o aver fatto una qualche esperienza religiosa.
La Verità è la chiave della libertà, e la libertà è la porta della felicità. Si è felici solo se si è liberi: liberi davvero - anche se fisicamente in catene, nella sofferenza o nella malattia - perché liberi dentro, nella Verità.

Lo Spirito è anche la forza - inspiegabile ma reale -  che ci sostiene proprio quando dovremmo essere distrutti; è il Consolatore. Dopo la Pentecoste, torniamo al Tempo Ordinario. Ed è bello sapere che, nelle piccole come nelle grandi cose, abbiamo un sostegno così immenso, perché divino!

Buona festa di Pentecoste!


Musica!

Finalmente per gli apostoli l’attesa è finita: è sceso lo Spirito, il Consolatore perfetto, l’ospite dolce dell’anima, il dolcissimo sollievo.
Immaginiamo la pace nei cuori che da quel momento in poi ha inondato i discepoli e la conoscenza della verità, della Luce di Cristo infusa per mezzo dello Spirito che si è resa presente, visibile, tangibile, la loro sicurezza e la loro forza.
Cosa vuole il Signore da noi, se non questo perpetuare in uno stato di pace nei cuori?
Lo stato d’animo ci è suggerito dal Notturno di Chopin n. 2 op. 9.



Lasciamoci contagiare anche noi dalla Sua Consolazione, il Suo Spirito… la bella notizia è questa: ce n’è anche per noi!!!


Vivere è la più grande di tutte le arti.
Essere artisti significa cogliere lampi della Vera Vita.
La vera Vita è Dio, e Dio è dappertutto.
(Kahil Gibran, Le parole dette)

18 maggio 2012

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE DEL SIGNORE (anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.



PER RIFLETTERE...
Gesù "fu elevato in cielo e sedette alla destra del Padre". E' il mistero dell'Ascensione: Gesù ci ha lasciati... O forse no?
Come può averci lasciati se, come Marco annota, "il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano"? E' un po' come dire: ci ha lasciati, ma non ci ha lasciati.


Ci ha lasciati: siede nella gloria del Padre. Noi crediamo che, con Dio Padre, Egli vive e regna per i secoli dei secoli. Gli apostoli non lo hanno più visto, noi non lo abbiamo mai visto...
Resta con noi per sempre: non è un fantasma né uno dei tanti grandi uomini che, pur morti, sono vivi con i loro esempi e le loro parole. Noi crediamo che Lui c'è: non si limita a "ispirare" la Chiesa ma che, nella Chiesa e nel mondo, Gesù continua ad agire con e nei suoi discepoli.


Gesù, asceso al Padre, è nella gloria. E' sceso dal cielo nell'Incarnazione, ma non torna solo lì dove era venuto: vero uomo, lo resta per sempre e porta con Sè al Padre anche noi. Potremmo quasi dire che, se Gesù è il Dio-con-noi, è anche l'Uomo-con-Dio. Egli è, anche in questo, la nostra certa speranza: dov'è Lui, un giorno saremo anche noi. Nella luce, nella gioia, nella pace del Padre. Per l'eternità.


Buona festa dell'Ascensione a tutti!

Musica!


Il Vangelo di questa domenica infonde tanto coraggio, forza d’animo e slancio d’amore. E’ in netta sintonia con la musica “Gabriel’s oboe” di Ennio Morricone tratta da “Mission” che infonde anche sentimenti di commozione.



Il Signore affida ai suoi una missione: quella di annunciarlo con la vita, in coerenza con la propria vocazione, nella consapevolezza di non essere mai soli, perché Lui ci accompagna sempre, lasciando segni “visibili” del suo aiuto.
Nella vita, ognuno di noi è chiamato ad essere, come l’oboe di questa musica, un SOLISTA!

Sulle corde e sulle armonie che fanno da sottofondo, ovvero le diverse situazioni e le persone che Dio ci fa incontrare, siamo chiamati a tessere le note della melodia della nostra vita, come quelle dell’oboe, in maniera del tutto originale. Solo noi possiamo comporla, ma ricordiamoci che la sarà bella nella misura in cui sarà Gesù a guidarci.

Sta a noi rendere la nostra vita una danza o un lamento. La strada per la danza è quella che ci indica Gesù… lasciamoci travolgere dalla bellezza delle armonie e delle note che Lui stesso ci suggerirà perché la nostra vita sia un felice volteggiare e danzare su di esse.

11 maggio 2012

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni  (15,9-17)

S. Gianna Beretta Molla
 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Per riflettere...
 «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri cari».


Non si può dare nulla di più grande o di più prezioso della vita.
"Dare la vita" è molto più che dare quello che si ha o quello che si è. Vuol dire dare se stessi, fino a dimenticarsi; è dire all'altro, con i fatti: "per me, tu sei prezioso più della mia vita".
Spesso crediamo che sia qualcosa di eroico. E lo è, ma non perché occorra fare cose straordinarie. Ci vuole forza e costanza, grandezza di cuore a vivere un amore così giorno per giorno.


Ma si può amare così?!?
Chiedilo a quelle mamme e a quei papà che danno ai loro figli più che la vita fisica... o agli sposi che restano fedeli al proprio partner "nella buona e nella cattiva sorte"...
Chiedilo ai tanti sacerdoti completamente dediti alle persone loro affidare e a Dio, che li ha chiamati...
Chiedilo alle suore, ai missionari, ai consacrati, che alle volte si consumano (letteralmente) per amore del Signore e per il bene dei fratelli... o alle claustrali, che offrono la loro vita pregando giorno e notte per gli uomini di tutto il mondo...


Siamo realisti: un amore così è umanamente impossibile. Ma il "trucco" c'è: restare nell'amore di Dio, far casa con Lui, e lasciare che sia Dio stesso ad amare in noi, come Lui ha amato noi. Un amore che dà la vita - strano a dirsi - è la chiave della vera felicità: dà calore al cuore e senso all'esistenza.


(P.S. Auguri a tutte le mamme!)

Musica!


"Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena"

Il messaggio di questa domenica è di grande gioia. Nel dono  di noi stessi riscopriamo di essere amati dal Padre, come Gesù, una gioia che nessuno ci può togliere, nemmeno la sofferenza. Riscopriamola attraverso il messaggio di questa bellissima canzone di Renato Zero: il sole che non vedi.



"C'è un sole che non vedi,
Lui ti parla e tu gli credi:
è questa la fede!
Darti completamente ti avvicinerà alla gente
è questo il movente!"
 
Così scriveva Paolo VI ai giovani:
Cari amici, ricevete da Noi un primo consiglio che, pensiamo, non vi dispiacerà: siate e restate giovani.Giovani nella purezza di cuore, perché il peccato invecchia prematuramente le anime; giovani nello spirito d’iniziativa e in un sano ottimismo, che ignora lo scoraggiamento e il dubbio; giovani nel desiderio e nella volontà efficace di costruire un avvenire sicuro per la vostra generazione e per quella che seguirà
(9 marzo 1964, agli studenti di scienze economiche e commerciali).

04 maggio 2012

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI PASQUA (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Per riflettere
 «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto».
Tutti desideriamo riuscire bene, essere felici, fare bene le cose... è un desiderio buono che ci portiamo dentro. Il Vangelo di oggi ci mostra il segreto del vero successo, il segreto di una vita "con frutto": Gesù.
Con Lui e in Lui possiamo fare davvero tutto.
Potrebbe essere diversamente, se Lui è il Figlio di Dio e, proprio perché Dio, può tutto?

Con Gesù, restando in comunione con Lui, tutto diventa possibile, anche i miracoli: «chiedete quello che volete e vi sarà fatto». Questa è una promessa: il Signore non si rimangia la parola data!
Restando uniti a Lui otterremo quello che desideriamo, ma non perché il Padre si "piega" alla nostra volontà, ma perché i nostri desideri, il nostro modo di vedere e di sentire, il nostro volere, pian piano, coincidono con i desideri, i sentimenti, il giudizio, il volere di Gesù. Che poi è sono gli stessi del Padre. Dio, allora, non tarderà a "farsi vivo". Provare per credere.

Musica!


Uniti a Gesù per dare frutto

Una traccia per favorire la meditazione è il Preludio op. 45 di Chopin in DO# min: è un brano molto persuasivo, pieno di poesia e mistero, grazie alla sua fluidità di movimento e alle modulazioni armoniche. La continua ricerca di colori diffonde straordinarie emozioni, la sua delicatezza e il carattere improvvisativo di addice bene alla meditazione del vangelo di questa domenica: è Gesù che ci chiede di poterlo incontrare, di stabilire una relazione, un’amicizia e di rimanere con noi!


Lasciamoci condurre da questa musica all’incontro con Lui, lasciandoci provocare da queste domande:
è veramente Gesù la vera vite per me?
Quanto è profonda questa consapevolezza dentro di me in relazione agli altri ambiti della mia vita?
Come posso io, tralcio della vera vite portare frutto?
Come posso io, suo discepolo avere risultati concreti nella mia missione?
 Buon ascolto!