Carissimo/a...
il 1° Maggio a Roma la Chiesa proclamerà il nostro amato papa Giovanni Paolo II BEATO!!!
Noi tutti lo ricordiamo con affetto e per questo abbiamo voluto organizzare per questa occasione un week end per i giovani presso il nostro Centro Giovanile che si concluderà con la veglia al Circo Massimo e la celebrazione e venerazione delle spoglie del nostro papa.
Portiamo ancora nel cuore le ultime parole che egli ha lasciat...o a noi giovani prima di raggiungere il Paradiso: “ Vi ho cercato, adesso voi siete venuti da me e per questo vi ringrazio” .
Pertanto vi aspettiamo numerosi per rispondere insieme a queste parole.
PROGRAMMA
Venerdì 29 Aprile
pomeriggio arrivi
Ore 19,00 Celebrazione dei Vespri
Ore 19,30 Cena - conoscenza
Insieme per ricordare GPII
Sabato 30 Aprile
Ore 8,00 Preghiera del mattino
Ore 9,30 Pellegrinaggio alle 4 Basiliche
(pranzo al sacco)
Ore 20,00 Veglia al Circo Massimo
(cena al sacco)
Domenica 1° maggio
Ore 10,00 Celebrazione Eucaristica
e Beatificazione Giovanni Paolo II
Segue la venerazione delle spoglie del Beato
(pranzo al sacco)
partenze
Quota di partecipazione: OFFERTA LIBERA
Info:
Sr. M. Paola Gasperini Sr. M. Lucia Filosa
cell. 3331964930 cell. 3405154936
mail: paola.g@pddm.it mail: lucia.f@pddm.it
26 aprile 2011
25 aprile 2011
Pasqua di Resurrezione
"Donna perchè piangi?"
(Gv 20,15)
Discepola, diventa quella che sei: riscopri nel tuo cuore quella fiamma che sei chiamata ad annunciare perchè divampi, illumini, riscaldi e infiammi i cuori perchè AMINO!
Che ogni giorno sia Pasqua... tempo del cuore in missione!
Auguri!
19 aprile 2011
4 passi con noi...
Al ritmo del Suo passo... per fare della vita un Dono!
III TAPPA: 21 - 23 aprile 2011
"Condividi la strada"
... da Gerusalemme alla tomba vuota
Per info contattare:
Sr. M. Paola Gasperini
cell. 3331964930
mail: paola.g@pddm.it
Sr. M. Lucia Filosa
cell. 3405154936
mail: lucia.f@pddm.it
TI ASPETTIAMO... NON MANCARE!!!
18 aprile 2011
Domenica delle Palme
Noi da soli siamo troppo deboli per sollevare il nostro cuore... Dio stesso deve tirarci in alto ed è questo che Cristo ha iniziato sulla croce!
Buon ingresso nella Santa Settimana... nella meditazione profonda dell'Amore di Dio per diventare uomini e donne capaci di volare!
Buon ingresso nella Santa Settimana... nella meditazione profonda dell'Amore di Dio per diventare uomini e donne capaci di volare!
17 aprile 2011
La segnaletica della settimana
V DOMENICA DI QUARESIMA - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
PER RIFLETTERE...
Quanto diversa da quella che ci siamo costruiti noi, l'immagine di questo Dio che piange dinanzi alle nostre tombe! No, Dio non è insensibile al dolore umano. Il vangelo ce lo mostra in lacrime: piange per l'amico. L'uomo non è per lui un estraneo: è l'amico! E se questi soffre, egli si fa vicino, prossimo, non passa incurante accanto a nessuno.
Ma allora perché sembra non intervenire davanti al dilagare di tanta sofferenza? Come i Giudei ci verrebbe da dire: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». E invece ha indugiato ancora due giorni prima di recarsi presso Lazzaro e le sue sorelle.
Un po' di luce su questo inquietante modo di agire divino ci viene dal dialogo tra Gesù e i discepoli. Due modi profondamente diversi di guardare la morte: per i discepoli è la fine di tutto, per Gesù è un sonno da cui egli è venuto a ridestarci. Non la morte fisica, ma quella procurataci dal peccato è quanto dobbiamo temere. Nella prima si rivela la gloria di Dio che ne fa l'ingresso nella vita, da cui filtra la luce della resurrezione.
Oggi, nella nostra pausa contemplativa, sostiamo a riflettere su quell'attardarsi di Gesù "due giorni ancora" che talvolta ci troviamo a sperimentare nella nostra vita... due giorni che accrescono la fede, rafforzano la fiducia, purificano l'amore.
Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
PER RIFLETTERE...
Quanto diversa da quella che ci siamo costruiti noi, l'immagine di questo Dio che piange dinanzi alle nostre tombe! No, Dio non è insensibile al dolore umano. Il vangelo ce lo mostra in lacrime: piange per l'amico. L'uomo non è per lui un estraneo: è l'amico! E se questi soffre, egli si fa vicino, prossimo, non passa incurante accanto a nessuno.
Ma allora perché sembra non intervenire davanti al dilagare di tanta sofferenza? Come i Giudei ci verrebbe da dire: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». E invece ha indugiato ancora due giorni prima di recarsi presso Lazzaro e le sue sorelle.
Un po' di luce su questo inquietante modo di agire divino ci viene dal dialogo tra Gesù e i discepoli. Due modi profondamente diversi di guardare la morte: per i discepoli è la fine di tutto, per Gesù è un sonno da cui egli è venuto a ridestarci. Non la morte fisica, ma quella procurataci dal peccato è quanto dobbiamo temere. Nella prima si rivela la gloria di Dio che ne fa l'ingresso nella vita, da cui filtra la luce della resurrezione.
Oggi, nella nostra pausa contemplativa, sostiamo a riflettere su quell'attardarsi di Gesù "due giorni ancora" che talvolta ci troviamo a sperimentare nella nostra vita... due giorni che accrescono la fede, rafforzano la fiducia, purificano l'amore.
03 aprile 2011
La segnaletica della settimana
IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)
Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
PER RIFLETTERE...
Quali occhi mancavano a quel cieco, quale sguardo, quale orizzonte di vista?
C'è una vista che possediamo sin dalla nascita e un'altra vista che va conquistata. Gli occhi che portano lontano, quel vedere oltre le apparenze, oltre la superficie dei fatti e delle cose vanno conquistati, vanno raggiunti. Come? Guardando la vita come la guarda Dio: «infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1 Sam 16,9).
In realtà è la luce che cerca me, che mi si fa vicina, che mi passa accanto e mi vede: «Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita...» (Gv 9,1). E subito inizia tutta una liturgia di dita, di acqua, di saliva e di fango, liturgia di Cristo intorno ad un tempio sacro: l'uomo!
Gesù lascia ad altri l'analisi del male, lui guarisce come un Dio ancora e sempre intento a fare e rifare l'uomo. Sì! Perchè la passione di Dio è l'uomo.
Lasciamoci toccare da queste mani che desiderano plasmarci per ridarci occhi veri, quelli che vanno al di là delle apparenze, occhi nuovi qui su questa terra.
Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
PER RIFLETTERE...
Quali occhi mancavano a quel cieco, quale sguardo, quale orizzonte di vista?
C'è una vista che possediamo sin dalla nascita e un'altra vista che va conquistata. Gli occhi che portano lontano, quel vedere oltre le apparenze, oltre la superficie dei fatti e delle cose vanno conquistati, vanno raggiunti. Come? Guardando la vita come la guarda Dio: «infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1 Sam 16,9).
In realtà è la luce che cerca me, che mi si fa vicina, che mi passa accanto e mi vede: «Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita...» (Gv 9,1). E subito inizia tutta una liturgia di dita, di acqua, di saliva e di fango, liturgia di Cristo intorno ad un tempio sacro: l'uomo!
Gesù lascia ad altri l'analisi del male, lui guarisce come un Dio ancora e sempre intento a fare e rifare l'uomo. Sì! Perchè la passione di Dio è l'uomo.
Lasciamoci toccare da queste mani che desiderano plasmarci per ridarci occhi veri, quelli che vanno al di là delle apparenze, occhi nuovi qui su questa terra.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)


