27 marzo 2017

#incontroTe

27 marzo 2017  -  Lunedì







O Dio, vieni a salvarmi;
Signore, vieni presto in mio aiuto
(Sal 69,2)




Doni diversi per un unico fine

Dio elargisce i suoi beni, e ciascuno di noi, quando vive con la coscienza illuminata dalla fede, si sente come un servo che deve amministrare dei beni non suoi. Talvolta, quando comprendiamo che quello che abbiamo ci è stato donato, cominciamo a guardare intorno a noi, chiedendoci che cosa Dio abbia dato agli altri. Vogliamo così dedurre quanto Dio ci ami, a partire dal confronto dei doni che Egli ha elargito a noi e agli altri. In questo processo di confronto cominciamo a cadere in una serie di errori, che vengono alla luce a una lettura attenta del testo matteano (cf. Mt 25,14-30).


IMPEGNO:

Mi confronterò con chi sta peggio di me, è nella malattia, nel disagio, nei limiti.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



26 marzo 2017

#incontroTe

26 marzo 2017  -  IV Domenica di Quaresima







È in te la sorgente della vita,
nella tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10)




Ora ci vedo!

Nella parabola dei talenti (cf. Mt 25,14-30) si dice che, dopo la consegna dei beni, il padrone parte. In realtà il cristiano davanti al mondo e davanti alla vita si trova così: è come se Dio gli avesse consegnato delle cose e poi fosse uscito di scena. L’impressione che abbiamo, guardando la vita senza il filtro della fede, è che Dio sia partito per un viaggio e che non sia qui con noi, oppure che sia uno spettatore distaccato del dramma che si svolge nel mondo. Il v. 14 descrive proprio questa impressione con un’immagine narrativa: “Un uomo che partendo per un viaggio”. Al v. 15 si descrive la modalità della distribuzione dei beni: “A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì”. Questo versetto suscita nel lettore alcune perplessità: perché Dio non dà a tutti gli stessi doni? Alcuni sono arricchiti di più e altri meno? Bisogna parteggiare allora per il servo che ha ricevuto un solo talento, visto che rispetto agli altri è stato penalizzato? Chi si sentirà di biasimarlo per avere sotterrato un dono così poco generoso? Si tratta però di perplessità legittime soltanto da una lettura superficiale del racconto.


IMPEGNO:

Metto un freno ai lamenti che semino nelle giornate spesso frutto di pura invidia.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



25 marzo 2017

#incontroTe

25 marzo 2017  -  Annunciazione del Signore








Tu mi conosci fino in fondo
(Sal 138,14)




L'anima mia magnifica il Signore


Nella visione cristiana delle cose, non c’è nessuno che possieda veramente qualcosa. Anche per noi battezzati questo concetto entra spesso con difficoltà nella nostra mentalità. Il segnale sicuro di un atteggiamento padronale nei confronti della vita è costituito dal fatto che al mattino ci alziamo e diamo per scontato che ciò che abbiamo, a partire dal respiro, ci sia dovuto; non ci meravigliamo del fatto che respiriamo, ci muoviamo, abbiamo la percezione del mondo, l’intelligenza, la vita che palpita in noi. Dio vuole smascherare proprio questo inganno, dicendoci che tutto quello che abbiamo è un suo dono, e che il vero proprietario è Lui.
Questo cambiamento di prospettiva ci consente di guardare alla nostra vita con occhi di meraviglia e di gioia, perché siamo oggetto di un Amore generoso, che elargisce doni senza limiti. Maria di Nazareth ne è un esempio sublime, sa di non possedere nulla e si lascia trasformare dalla Grazia.



IMPEGNO:

La generosità passa anche in un atto di perdono.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



24 marzo 2017

#incontroTe

24 marzo 2017  -  Venerdì








Chiunque ama è generato da Dio
e conosce Dio
(1Gv 4,7))




L'affidamento dei beni (cf. Mt 25,14-30)

Nella parabola si narra di un personaggio che parte per un viaggio in definitivamente lungo, dopo aver affidato i suoi beni ai servi; al suo ritorno egli chiede ai suoi servi di rendere ragione del modo in cui hanno amministrato i suoi averi, esprimendo alla fine, su ciascuno di essi, un giudizio.              
Questa è l’immagine del giudizio particolare che si verifica immediatamente dopo la nostra morte. Il giudizio finale invece non è compiuto a livello personale ma è la conferma sul piano universale di ciò che è emerso nei singoli giudizi personali. Il primo versetto chiave è il 14: “Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni”. Nella simbologia, della parabola questo uomo che parte per un viaggio, e che consegna in affidamento ai suoi servi i suoi beni, rappresenta Dio. Questo versetto intende dare un’interpretazione cristiana della vita, superando l’illusione della proprietà, che accomuna tutti coloro che vivono senza Dio.


IMPEGNO:

L’egoismo è prendersi esclusivamente cura dei propri bisogni, senza considerare quelli degli altri …





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma