23 marzo 2017

#incontroTe

23 marzo 2017  -  Giovedì







Signore, da chi andremo?
Tu hai parole di vita eterna
(Gv 6,68)




I talenti sono diseguali per tutti

E grazia a Dio, siamo tutti diversi. Si fa tanto l’elogio dell’eguaglianza, facciamo l’elogio della diversità. Ognuno è altro dall’altro. Il vantaggio che sei altro fa si che tu sia costretto a uscire da te e ad accogliere l’altro. Ciò che ci rende simili a Dio non è la quantità di doni che abbiamo – averne di più o di meno non cambia nulla - , ciò che ci rende simili a Dio è proprio il nostro rapporto con l’altro, un rapporto di accoglienza, di amore, di dono, di comunione con l’altro, ci rende come Dio, ci fa costruire una vita di comunione. Un rapporto di aggressione e di violenza, che fa vivere la diversità come invidia, come rancore, come desiderio di possesso, rende il mondo invivibile. Quindi, è proprio nella diversità dei doni, nell’alterità, in fondo, che noi giochiamo la nostra identità.


IMPEGNO:
Lavorerò per tenere a bada invidia e rancore.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



22 marzo 2017

#incontroTe

22 marzo 2017  -  Mercoledì





Ho piegato il mio cuore
ai tuoi comandamenti,
in essi è la mia ricompensa
per sempre
(Sal 118,112)




Un dono

I talenti non sono le capacità, il talento è qualcosa di più profondo: ciò che ho e sono è dono di Dio. O lo vivo come dono d’amore e la mia vita decuplica l’amore, è una risposta all’amore che mi ha dato il dono, oppure io mi possiedo, voglio tenermi come sono e il mio talento va sotto terra. Se non rispondo all’amore con l’amore, l’amore muore e io distruggo me stesso. Quindi la vita che ci è data è per rispondere nella responsabilità al dono ricevuto.


IMPEGNO:

Nella preghiera ringrazierò Dio per come sono e per quello che sono.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



21 marzo 2017

#incontroTe

21 marzo 2017  -  Martedì







Tu sei buono, Signore, e perdoni
(Sal 85,5)




Conta ciò che dai... (cf. Mt 25,14-30)


La parabola dei talenti è preceduta da quella delle dieci vergini, che mostra come il senso della nostra vita è l’incontro con lo sposo – è bella questa metafora dell’esistenza, uscire incontro alla realizzazione piena con il Signore – però bisogna avere l’olio, e quest’olio è da procurarsi ora.


Il testo spiega come procurarsi l’olio in questa vita: bisogna procurarselo trafficando i talenti. E il successivo dice come trafficarli: dandoli ai poveri. Quindi non è ciò che hai che conta, ma ciò che dai. Esattamente il contrario della logica del capitalismo. Il talento non è ciò che hai, è ciò che hai dato ai poveri. Ciò che hai investito.


IMPEGNO:

Conta ciò che dai … cosa metto in ciò che dono?





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



20 marzo 2017

#incontroTe

20 marzo 2017  -  Lunedì







Manda, Signore, la tua verità
e la tua luce
(Sal 42,3)




Il talento è creativo solo se messo in circolo (cf. Mt 25,14-30)

La parabola dei talenti è molto cara allo spirito del capitalismo. Bisogna darsi da fare, il capitale va raddoppiato, se non lo raddoppi, sei mandato all’inferno, quindi bisogna davvero impegnarsi nella vita, le doti che hai devono fruttare e più hai più devi rendere, devi raddoppiare ciò che hai: questa è l’interpretazione usuale. Che però dice esattamente il contrario di quel che dice il testo.


IMPEGNO:

“Raddoppierò” il bene che c’è in me nella semplice quotidianità.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma