21 marzo 2017

#incontroTe

21 marzo 2017  -  Martedì







Tu sei buono, Signore, e perdoni
(Sal 85,5)




Conta ciò che dai... (cf. Mt 25,14-30)


La parabola dei talenti è preceduta da quella delle dieci vergini, che mostra come il senso della nostra vita è l’incontro con lo sposo – è bella questa metafora dell’esistenza, uscire incontro alla realizzazione piena con il Signore – però bisogna avere l’olio, e quest’olio è da procurarsi ora.


Il testo spiega come procurarsi l’olio in questa vita: bisogna procurarselo trafficando i talenti. E il successivo dice come trafficarli: dandoli ai poveri. Quindi non è ciò che hai che conta, ma ciò che dai. Esattamente il contrario della logica del capitalismo. Il talento non è ciò che hai, è ciò che hai dato ai poveri. Ciò che hai investito.


IMPEGNO:

Conta ciò che dai … cosa metto in ciò che dono?





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



20 marzo 2017

#incontroTe

20 marzo 2017  -  Lunedì







Manda, Signore, la tua verità
e la tua luce
(Sal 42,3)




Il talento è creativo solo se messo in circolo (cf. Mt 25,14-30)

La parabola dei talenti è molto cara allo spirito del capitalismo. Bisogna darsi da fare, il capitale va raddoppiato, se non lo raddoppi, sei mandato all’inferno, quindi bisogna davvero impegnarsi nella vita, le doti che hai devono fruttare e più hai più devi rendere, devi raddoppiare ciò che hai: questa è l’interpretazione usuale. Che però dice esattamente il contrario di quel che dice il testo.


IMPEGNO:

“Raddoppierò” il bene che c’è in me nella semplice quotidianità.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



19 marzo 2017

#incontroTe

19 marzo 2017  -  III Domenica di Quaresima







Ha sete di te, Signore, l’anima mia
(Sal 62,2)




Come la samaritana presso il pozzo di Sicar


Anche la persona umana si realizza nel rapporto nell’apertura. Questo è lontano da certe definizioni di persona troppo filosofiche. Il vivere per conto proprio (subsistere in se) è l’essere diviso dagli altri. Se ci rifacciamo al modello divino la persona è essenzialmente un protendersi verso il fratello, un fargli compagnia lungo la strada della vita, proprio quello che Dio fa con ciascuno di noi.

Due poli che non si distinguono: relativi a noi proprio perché agganciati al Signore nella contemplazione e nella lode.
Esse ad è un atteggiamento fondamentale della carità: stare accanto per servire. È un’illusione tragica quella della persona che crede di costruire se stessa chiudendosi nel proprio egoismo. Raul Follerau ha detto: “Nessuno ha il diritto di essere felice da solo”. Ma si potrebbe dire anche di più: “Nessuno riesce a essere felice da solo”. Se ci chiudiamo in noi stessi intristiamo, non costruiamo la felicità. La felicità si costruisce nel rapporto. È aprendoci all’altro, ai suoi bisogni che realizziamo noi stessi e diventiamo felici.


IMPEGNO:

Farò di tutto per portare Gioia a qualcuno.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



18 marzo 2017

#incontroTe

18 marzo 2017  -  Sabato







Hai mutato il mio lamento in danza
(Sal 29,12)




"Stare presso il Padre"


Stare accanto dice un rapporto di servizio e richiama istintivamente a quello che la persona è in Dio. La lunga riflessione tomista, accettata anche dalle scuole posteriori, è arrivata a questa definizione. La persona in Dio è “to pros ti”, tradotta in italiano: stare presso qualcuno.
La persona in Dio è rapporto. Il Figlio è tale perché è in rapporto col Padre e il Padre è Padre perché è in rapporto col Figlio, per cui l’essenza della persona sta in questo arco che congiunge due persone.


IMPEGNO:

Entrerò in una Chiesa per stare un po’ di tempo “presso il Padre”.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma