09 marzo 2017

#incontroTe

9 marzo 2017  -  Giovedì






Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta
(Sal 33,6s)




Dio il mio "TU"


Un giorno hanno trovato Teresa di Lisieux in cella con le lacrime agli occhi e le hanno chiesto: “Perché piangi?”. Ha risposto: “Sto pensando che Dio è nostro Padre; è così bello!”.

È il momento dell’esperienza in cui una nozione astratta diventa consapevolezza di una realtà: siamo veramente figli, di stirpe divina, partecipi della natura di Dio (cf. 2Pt 1,4). Questa idea madre del cristianesimo spiega, sul versante divino, l’economia della salvezza e su quello umano delinea la morale cristiana. Il filosofo ebreo, M. Buber, dice che il rapporto religioso comincia nel preciso istante in cui Dio cessa di essere un “Lui” e diventa un “Tu”.


IMPEGNO:

Troverò maggiori momenti di preghiera spontanea per esercitare il “Tu” di Dio.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



08 marzo 2017

#incontroTe

8 marzo 2017  -  Mercoledì






Il tempo è compiuto,
il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo
(Mc 1,15)




Intraprendenti e generosi

Non basta essere conservatori della Parola, per paure del rischio o per mancanza di iniziativa; il dono della fede impegna i cristiani ad essere soprattutto promotori intraprendenti e generosi del Vangelo di Gesù e dei beni della salvezza. Paolo VI ci ha lasciato un monito severo per chi non mette a profitto il talento-dono della fede: “Chi trascura il mandato missionario di annunciare Gesù Cristo, mette a rischio perfino la sua salvezza personale e la sopravvivenza delle comunità” ( Evangelii Nuntiandi 80).


IMPEGNO:

Provo a essere un segno di fede a chi mi sta accanto.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



07 marzo 2017

#incontroTe

7 marzo 2017  -  Martedì







Abbà, Padre! Non ciò che voglio io,
ma ciò che vuoi tu
(Mc 14,36)




Creatività e Liberalità (cf. Mt 25,14-30)

La vita comunitaria la possiamo paragonare ad una banca in cui investire i nostri talenti; in cui si accoglie la diversa distribuzione dei doni, non come misura di maggior o minor prestigio personale, ma quale riconoscimento di una sapiente complementarietà di carismi per la crescita del bene comune. La parabola dei talenti è la parabola della creatività nella comunità e della liberalità dell’amore che siamo chiamati a vivere come “operai della vigna del Signore”. Non basta essere conservatori della Parola, per paura del rischio o per mancanza di iniziativa; il dono della fede impegna i cristiani ad essere soprattutto promotori intraprendenti e generosi del Vangelo di Gesù e dei beni della salvezza.


IMPEGNO:

Mi faccio promotore generoso di una iniziativa evangelica.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



06 marzo 2017

#incontroTe

6 marzo 2017  -  Lunedì







Chi non ama il proprio fratello che vede,
non ama Dio che non vede
(1 Gv 4,20)




Pigrizia e disimpegno 

La sterilità è una categoria anticristiana. Pigrizia e disimpegno sono atteggiamenti inaccettabili di fronte al dono della fede e alla conseguente responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo. Ogni battezzato è chiamato a operare in sinergia con lo Spirito Santo affinché non manchino luce, sale, lievito necessari a custodire la famiglia umana nella solidarietà e nella comunione.


IMPEGNO:

Riflettere sull’ambito in cui mi trovo a essere più pigro.





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