18 luglio 2015

Per te... giovane!

Chi l'ha detto che in estate la FEDE va in vacanza?

Dal mese di luglio è attivo su WhatsApp un gruppo che ogni domenica dedicherà agli iscritti un momento di riflessione sul Vangelo del giorno.
Il nome dell’iniziativa: «Keep faith and live the summer», ovvero «Mantieni la fede e vivi l'estate», prende spunto da «Keep Calm», slogan molto popolare e diffuso tra il popolo del Web.

 
Pensata dalla Pastorale giovanile delle Pie Discepole del Divin Maestro, l’idea è nata per invitare i giovani a dedicare un po’ di tempo al Signore anche nel tempo di vacanza estiva. Ogni domenica, dunque, gli appartenenti al gruppo (al quale ci si può sempre registrare inviando un sms al numero 3489259518, indicando nome e cognome) ricevono un messaggio sul commento del Vangelo della domenica.

Dai, non perdere questa iniziativa... Manda subito il tuo sms e sintonizzati con KEEP FAITH AND LIVE THE SUMMER!

La segnaletica della settimana

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)



In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 


Per riflettere...
«Ebbe compassione di loro». Prendiamo questa parola come filo condut­tore per vivere questa domenica: la compassione.
Gesù ha compassione prima degli apostoli, che tornano stanchi dalla missione e li invita a riposarsi; e poi della folla che lo precede nel luogo dove si lascerà incontrare con i suoi.

Gesù mostra u­na tenerezza come di madre nei confronti dei suoi disce­poli: Andiamo via e «riposatevi un po’». Lo sguardo di Ge­sù va a cogliere la stanchez­za, gli smarrimenti, la fatica dei suoi. Per lui prima di tut­to viene la persona; non i risultati ottenuti ma l'armo­nia, la salute profonda del cuore.

Più di ciò che fai a lui interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di an­dare a pregare, di preparare nuove missioni, solo di pren­dersi un po' di tempo tutto per loro, del tempo per vive­re. È un gesto d'amore, di u­no che vuole loro bene e li vuole felici.

E quando, sceso dalla barca, vede la grande folla il suo primo sguardo si posa, ancora una volta, sulla povertà degli uomini e non sulle loro azioni o sul lo­ro peccato.
Se stai con Gesù e lo guardi agi­re, lui ti offre il primo inse­gnamento: «come guarda­re», prima ancora di come parlare; uno sguardo che ab­bia commozione e tenerez­za... le parole e i gesti segui­ranno.

10 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)


In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. 


Per riflettere...
Gesù è stato rifiutato dai suoi stessi compaesani (cf domenica scorsa). E che fa? Invece di scoraggiarsi o infuriarsi sceglie di... moltiplicare gli annunziatori del Vangelo! E' così che nasce la missione: non nel tempo favorevole, ma in quello ostile. Quando tutto sembra remar contro a Gesù.
Al rifiuto, Gesù risponde moltiplicando l'amore, condividendo la sua missione con i suoi discepoli.

Li manda avanti, a due a due, nella estrema povertà, senza altra sicurezza che la forza di Dio e un annuncio esigente, quello della conversione. Con il potere sul male stesso, per portare il bene, anticipo del Regno di Dio.

Gesù oggi manda anche  te e me, ad annunciare la Bella Notizia che il male è vinto per sempre, perché è stato vinto da Gesù sulla croce. Anche noi siamo oggi mandati da Lui a portare il bene, ovunque, anche e soprattutto nelle situazioni più difficili, fra l'indifferenza generale, forse anche nella povertà dei mezzi, ma fidandoci solo di Colui che ci ha chiamati alla vita vera nel battesimo e che ci ha mandati con il sacramento della Cresima. Cambierà la forma, il modo di questo annuncio: chi lo proclama da dietro alla grata di un monastero, chi stando a fianco dei poveri, chi formando una famiglia che voglia essere realizzazione in miniatura del disegno di pace e bene che Dio ha per l'umanità. Oggi è il tempo di mettersi in cammino.

04 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)


In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Per riflettere...
Spesso pensiamo che se fossimo vissuti ai tempi di Gesù, se lo avessimo conosciuto in carne ed ossa, sarebbe molto più facile credere. Vederlo fare miracoli straordinari, sentirlo parlare, vederlo mandare su tutte le furie i benpensanti con gesti fuori da ogni schema (come perdonare i peccatori incalliti o accarezzare gli ultimi, i più poveri...). Marco, questa volta, ci smentisce!

Agli abitanti di Nazaret non è servito a nulla aver visto (letteralmente) crescere Gesù, né è bastato loro sentirlo predicare, tantomeno pensare ai prodigi compiuti da lui. In fondo, pensano, lo conosciamo! Conoscono la sua famiglia, sanno che lavoro faceva, ecc. ma non possono proprio ammettere che quel ragazzino che giocava fra le strade polverose del paese e che lavorava come falegname potesse essere qualcosa di più, di molto di più. E allora anche i miracoli non dicono nulla, anzi, diventano scandalo, inciampo nella fede.

Forse anche a me capita di pensare di conoscere Gesù, e di pensare che, in fondo, non abbia nulla di più da dire alla mia vita che "fai questo, non fare quello, comportati bene, ama il prossimo tuo come te stesso..." e così gli chiudo anch'io la porta in faccia, come gli abitanti di Nazaret. Rischio grosso, rischio serio, che fa perdere di vista il dono grande di avere, come compagno di strada e Maestro, niente meno che Dio stesso. In carne ed ossa.