17 marzo 2012

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».


PER RIFLETTERE...


"Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna".
 

Quando Giovanni XXIII andò in visita al carcere di Rebibbia, nel 1958, un detenuto lo aspettava in ginocchio. Papa Roncalli gli si fece vicino e il carcerato disse: "Santità, ho ucciso un uomo. Ci potrà essere perdono anche per me?". Il Papa lo abbracciò in silenzio.


Diciamoci la verità: spesso pensiamo a un Dio che viene a "fare giustizia", nel senso che viene a "rovinarci la vita"...
Il Vangelo di questa domenica, invece, ci dice che la realtà è esattamente l'opposto di questa: il Padre - DIO! - ci ama al punto tale da dare, pur di averci tutti sani e salvi con Lui ciò che gli è più caro, cioé il Suo stesso Figlio, Gesù.


Pensa quanto siamo preziosi agli occhi di Dio se Lui!

Questo è un motivo grande di gioia e di speranza: nessuno, neppure il peggiore fra gli uomini, può dubitare che il Padre lo voglia vivo e felice; nessuno può più sentirsi veramente e definitivamente solo...

Basta guardare al Crocifisso: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per l'amato", e Lui ha fatto questo per te.

16 marzo 2012

Musica!

"Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna"

L'amore di Dio è tanto grande da suscitare gioia e speranza: il Suo è un gesto folle; è il gesto di chi, per amore, fa il primo passo... senza calcoli! Nel vero aore i conti non tornano mai...
Dio ama donando tutto se stesso, senza mezze misure, andando incontro all'uomo per riportarlo alla luce.
La gioia e l'energia che si scatena per questa bella notizia si esprime bene nella Polacca op. 53 di F. Chopin.
Sembra un inno alla felicità, a quel germe che Dio mette dentro il cuore per spingerci verso di Lui.
"In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare" (Giovanni Paolo II)
 

08 marzo 2012

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI QUARESIMA (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25)
 

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

PER RIFLETTERE...
«Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Ai suoi connazionali, costernati per la sua reazione un po’… forte nel tempio, Gesù non esita a dichiararsi vero e definitivo tempio, che distrutto tornerà nel suo splendore. Ovviamente tutti – e i discepoli non fanno eccezione…- non ci avranno capito nulla. 

In questo noi siamo avvantaggiati: sappiamo come andrà a finire la storia! Lui, vero e definitivo luogo della presenza di Dio, sarà spezzato, umiliato, ucciso nel modo più crudele, ma poi risorgerà.

Gesù, tempio vero di Dio… ma anche tu ed io siamo vero tempio di Dio! Dal Battesimo siamo corpo di Cristo, e Lui vive in modo misterioso ma reale in ognuno di noi e in tutti noi: in Lui siamo abitati da Dio. È una cosa grande! Diventa normale, allora, “scacciare” dal tempio della nostra mente e del nostro cuore tutto ciò che con la Sua presenza ci fa “a cazzotti”.
E succederà allora una cosa meravigliosa: «Il Cristo solo vive, pensa, opera, ama, vuole, prega, soffre, muore e risuscita in noi» (b. Giacomo Alberione). E questa è semplicemente la santità.

03 marzo 2012

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


PER RIFLETTERE...
Una voce in una nube proclama: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».
Ascoltatelo! E' un comando.

Dio, in pochissime parole, dice ai discepoli (e a noi, oggi) cose importantissime:
- Questi: Gesù, quello che all'apparenza sembra un uomo come un altro, magari bravo a parlare (e si dice pure che faccia miracoli...). Proprio Gesù di Nazaret.
- è il Figlio mio: e se è Figlio di Dio, è Dio pure lui...
l’amato: Dio ama questo Figlio come se stesso. E Dio, per salvare noi, non risparmierà ciò che gli è più caro... appunto, il Figlio amato! Pensa quanto sei prezioso agli occhi di Dio!!!!!
- ascoltatelo!: perché la voce del Figlio amato è la voce del Padre. Ascoltando (= seguendo) quello che Lui dice e fa, si arriva alla vera felicità, che è l'Amore vero. Lui è il vero Maestro, da ascoltare, seguire e imitare.

Nella luce della Trasfigurazione, credere a queste parole sembra facile... lo è un po' meno nel buio del Calvario. Facciamone tesoro, conservandole nel cuore: ci sarà utile, primo o poi.