03 dicembre 2011

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,

vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

PER RIFLETTERE…
«Preparate la via del Signore».

Dopo «vegliare», una seconda parola-chiave per questo Avvento: «preparare».
Il Signore viene: la Sua venuta è certa. Crediamo che verrà alla fine della Storia, e viene tutti i giorni nella storia di ognuno, anche se non ce ne accorgiamo. Allora, è necessario creare una strada, cioé le condizioni buone, perché Egli venga: «aspettare non vuol dire star fermi!» (C. Alvarez).

La «voce che grida nel deserto», Giovanni Battista, è mandato per ricordarci questo. Nel deserto, luogo di silenzio, di decisioni importanti per la vita e di solitudine, abbiamo una strada da preparare per il Signore che viene. Come? Togliendo di mezzo tutto ciò che impedisce un incontro vero con Lui.
Ma cosa vuol dire per me «preparare la via del Signore»? Quali deserti Gesù vuole attraversare pur di venire fino a me? Sono domande alle quali posso rispondere solo per me stesso...

In questi giorni, la liturgia ci fa pregare così:
«Signore, fa’ che portiamo frutti di vera conversione,
per accogliere il tuo Regno che è vicino.
Prepara il nostro cuore la via al tuo Verbo che viene
perché si riveli in noi la sua gloria.
Abbassa i monti dell'orgoglio,
colma le valli della debolezza e della sfiducia».

Buona continuazione di Avvento… e buon lavoro!

26 novembre 2011

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

PER RIFLETTERE...

«Vegliate!». Se Gesù ripete questo invito ben 3 volte in 4 versetti, vuol dire che per Lui è una cosa molto importante… Ma cosa vuol dire «vegliare»? 
Vegliare vuol dire essere sempre pronti, ben svegli. Si veglia nella notte, quando le cose non sono così chiare come in pieno giorno; veglia, attento a captare ogni minimo segno “di vita”, solo chi attende.

«Attendere: ovvero sperimentare il gusto di vivere. Hanno detto addirittura che la santità di una persona si commisura dallo spessore delle sue attese» (d. Tonino Bello): l’attesa è segno di fede nella fedeltà di chi ha promesso di tornare; è segno di speranza sicura e di amore.
Il Signore desidera da noi proprio questa attesa di speranza e amore, perché Egli è così innamorato dell’umanità da aver voluto diventare uomo come noi. E siccome non riesce proprio a starci lontano, continua a venire ogni giorno nella nostra storia e ha promesso che tornerà alla fine perché restiamo per sempre con Lui. Non sappiamo come né quando ma solo che verrà sicuramente, anzi già viene. E proprio per questo non ci stanchiamo di attendere.

Vegliare è un dono di Dio per cuori giovani e caldi! E' un'avventura che rende i giorni mai uguali fra loro...
L’attesa, però, richiede tanta attenzione d’amore e, alle volte, è faticosa! Riusciremo a non stancarci, a non cedere alla tentazione di lasciar perdere questo Dio che sembra voler giocare a nascondino?
S. Paolo ci rassicura: «Il Signore vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!» (1 Cor 1,9)

Questa è la certa speranza per la nostra vita. E allora… buona attesa a tutti! Buon Avvento!

Festa in Famiglia!

26 novembre: festa del beato Giacomo Alberione, sacerdote
fondatore della Famiglia Paolina

Oggi la nostra Famiglia è in festa per il suo padre: il beato Giacomo Alberione (1884-1971), sacerdote piemontese scelto da Dio per donare alla Chiesa nuovi e moderni mezzi per comunicare al mondo una bella notizia: Dio ci ama tanto da voler fare "casa" con noi in Gesù Cristo, che è la Via al Padre, la Verità che fa liberi e la Vita piena, gioiosa ed eterna.
Per dare “Tutto il Cristo a tutto l'uomo con tutti i mezzi”, da quest'uomo, piccolo e schivo, è nata la Famiglia Paolina.





"Sento la gravità, innanzi a Dio ed agli uomini, della missione affidatami dal Signore; il quale se avesse trovata persona più indegna ed incapace l’avrebbe preferita. Questo tuttavia è per me e per tutti garanzia che il  Signore ha voluto ed ha fatto fare Lui; così come l’artista prende qualsiasi pennello, da pochi soldi e cieco circa l’opera da eseguirsi, fosse pure un bel Divino Maestro Gesù Cristo.
Siamo fondati su la Chiesa ed il Vicario di Gesù Cristo e questa convinzione ispira sicurezza, letizia, coraggio." (d. Alberione)

Questo piccolo, grande uomo ora ci guarda dal cielo e prega per tutti coloro che usano i potenti mezzi della comunicazione sociale... prega anche per te e per me!

19 novembre 2011

La segnaletica della settimana

SOLENNITÀ DI N.S. GESÙ CRISTO RE DELL'UNIVERSO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.


Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 


Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

PER RIFLETTERE...
 «Lo avete fatto a me». Madre Teresa di Calcutta diceva alle sue suore:  «Pensate solo a questo: il sorriso che rivolgete a una persona sola, la mano che tendete a un cieco per attraversare la strada, quel po’ di cibo a cui rinunziate per qualcuno che ha fame, lo fate per Lui». Se ogni cosa si fa per Gesù, anche il sacrificio più costoso diventa più leggero e la gioia del cuore è già anticipo del Cielo.

«Lo avete fatto a me».  E… se non riconosco Gesù nelle persone che incontro? Niente paura: Gesù considera come fatto a sé il bene che fai anche quando nel volto del fratello non riconosci il Suo volto.
Tante volte pensiamo che per esser buoni, dimostrare amore dobbiamo fare cose eroiche. Non è così: l’affamato, l’assetato, la persona sola e malata ecc. è più vicina di quello che sembra. Spalare il fango delle alluvioni, visitare la nonna malata, giocare con un bambino o aiutarlo a fare i compiti, far ridere una persona triste… «Lo avete fatto a me», dirà Gesù.
Ad essere rigettato in malo modo dal Re non sarà, però, solo chi ha fatto il male, ma anche chi non ha fatto il bene…  e qui il giudizio del Signore si fa duro. Ai suoi occhi la tiepidezza del cuore, l’egoismo che non si accorge di coloro che sono in difficoltà è altrettanto grave quanto il fare loro del male.

Il nostro destino è il Cielo, che Dio ha preparato per tutti gli uomini; il fuoco è preparato «per il diavolo e i suoi angeli» e vi cade solo chi - in un certo senso - lo sceglie. La durezza di cuore si condanna da sola perché «l’inferno è non amare più» (G. Bernanos).
Cristo è il Re dell’universo: il Suo Regno di amore e misericordia è per tutti e desidera che tutti siano felici, con Lui e in Lui.