30 agosto 2011

La segnaletica della settimana

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

PER RIFLETTERE...
«Se qualcuno vuol venire dietro a me... prenda la sua croce e mi segua». Gesù, dicendo di seguirlo, sta dando una soluzione alla nostra vita persa: seguire la via vera della vita che significa anche avere tra le mani il senso più pieno della vita.

Certo, forse è difficile per noi dire: quel qualcuno sono io; eppure ecco il vero significato di questa proposta choc da parte del Signore: «Se qualcuno vuole venire con me, prenda su di sé tutto l'amore di cui è capace». Prendi, allora, la tua porzione di amore, altrimenti non vivi; prendi la porzione di croce che ogni amore comporta, altrimenti non ami; non aver paura di amare: sarebbe paura di vivere!

Seguire Cristo non è macerarsi in sacrifici ma conquistare un'infinita passione d'amore per l'esistenza, in tutte le sue forme, in tutte le sue creature. Solo così potremo trovare la vita!

A Madrid c'ero ank io!

La voce dei giovani... di chi ha vissuto un'esperienza forte di Lui nel cuore della Chiesa


Chiesa: questa è la parola che mi rimane dopo questa gmg, xk in 12 giorni ci si rende conto davvero di essere parte di un grande disegno ma che non si è soli a compierlo ma che si è parte di una grande famiglia; essa non si ferma solo alle 4 mura di casa ma racchiude il mondo intero. Fratelli in Cristo: perchè nel battere le mani, nel guardare i visi di chi ti è accanto, i sorrisi, gli occhi pieni di lacrime e sentire i cuori battere allunisono ci sente davvero uniti da un legame superiore: L'Amore.
E in ultimo vorrei dire Grazie a Lui perchè ha preso la mia mano e l'ha messa tra le vostre ed insieme stiamo percorrendo questo meraviglioso viaggio con il cuore rivolto a quella croce, l'Amore più grande donatoci da Lui...
GRAZIE!

Claudia


Solo adesso, a distanza di giorni, la mia mente come un rullo sta sbobinando tutti i momenti trascorsi in Spagna, alla festa di Cristo, dove il mondo intero si è riunito in una moltitudine di colori, razze, culture e tradizioni. Io ero un piccolo essere fra milioni di persone; i miei occhi alimentavano la mia anima alla visione di questa moltitudine che esprimeva solo ed esclusivamente gioia. Ogni strada era unita dalla fede in Dio, tutti con coraggio e accoglienza ballavano, cantavano, urlavano, pregavano. I miei occhi han visto qualcosa incredbile, la mia bocca e il mio cuore urlano di voler far parte di questa moltitudine, io quel piccolo essere che alle mie spalle godevo di quell'infinità umana. E' la cosa più bella: vedere tanta gente felice, camminare e resistere ad ogni ostacolo di caldo e di  pioggia, quasi senza motivo. Anzi il motivo esiste: credere nella speranza di Cristo. Ho proiettato tutto nella gente che ho incrociato, ho cercato di essere il mio meglio, nonostante le mie difficoltà; in cuor mio ho incitato da  vero tifoso ogni canto e ogni preghiera di migliaia di giovani  affidandomi spesso al loro essere saldi! Ho tentato, a volte sbagliando, di farmi vedere per quello che realmente sono, di confidarmi trovando in alcuni compagni di viaggio solidi frangiflutti. E pur non sapendo esattemente quello che sono riuscito a trasmettere è proprio loro che voglio ringraziare. Mi duole non riuscire a dare tutto me stesso, ma la visione della moltitudine è un aiuto nel mio cuore che voglio dare, ma che intanto conservo, fino a non voler uscire di casa per non disperdere la bellezza vista a Madrid!
Partivo con dei quesiti e come era prevedibile ne sono tornato con altri, perchè le risposte tocca trovarmele da me e non andarmele a prendere. Era la prima Giornata Mondiale della Gioventù e proprio questo mi fa paura: ora cosa mi aspetta? cosa desidera davvero il mio cuore che intanto rimane attaccato a Cristo?
Ho camminato chilometri, percorso strade con volti nuovi (finalmente!) e volti conosciuti e adesso approfonditi nell'amicizia. In fondo spero che l'amicizia creata venga instaurata e che riesca ancora una volta a gestire e a trovare modo di esprimermi verso tutte quelle persone che da me non si aspettano nulla o con cui c'è qualcosa di superficiale. Dentro di me spero di aver lasciato qualcosa di positivo in coloro che avevano una minima conoscenza di me. I ricordi delle giornate continiuano come veloci flash e provo nell'anima a riordinarli in sequenza e farne tesoro perchè pur con gli scatti di negatività, pur con i miei occhi che non ricambiavano spesso il medesimo luccichio ricevuto, prima o poi devono servire ad essere vere testimonianze. So che in qualche modo la mia vita deve cambiare e la Gmg deve aiutarmi. Vorrei evitare stravolgimenti, al massimo chiudendoli quegli occhi dovrei trovare lo spazio tra la moltitudine. Sì perchè credo che la Gmg mi abbia fatto capire che ancora di più dipende tanto da me della mia vita, che devo essere io il primo a metterci la faccia senza aspettarmi quello che desidero realmente (anche perchè non lo so) e senza aspettarmi grandi ricompense. 
A tratti ho invidiato i sorrisi e l'unità, non riuscendo a lasciarmi andare ad essi. E' un piccolo rimpianto, ma minimo rispetto ai volti di Dio incontrati.  Era una dura lotta per me! Intanto gli occhi han visto il popolo di Dio. Alle mie spalle avevo l'esercito. Semplicemente stupendo! Non ci credo ancora che io ne abbia fatto parte.
Allora pioggia benedici quelle persone che da rocce quali sono non hanno mai avuto timore, lava quelle anime sconsolate e alla ricerca del bene, semina una nuova epoca che abbandoni il passato e renda ogni credente libero, libero da ogni etichetta o sorta di giudizio.
Pioggia bagna tutto quello che è ferito: lascia che sia capace di nuotare e tuffarmi in questa pioggia benedetta.
Come un bimbo voglio custodirmi i ricordi: sono così fragili ma veri che sta a me, solo a me, tenerli a bada. 
Ero sicuro di vivere delle emozioni e ora sono tutte dentro: Cristo dammi la capacità di darne forma! Di essere volto di Dio come i milioni della folla!
Tra la tanta compagnia ho avvertito la solitudine che però mi aiuta a conservare gli attimi di infinito. Quanta gente viene dietro di te, quanta dà la sua testimonianza e quanta ammirazione ho per voi! Era destino che l'erede di Pietro non l'avrei visto da vicino, però l'ho sentito e visto respirare negli occhi e nel cuore di ognuno dei miei compagni, attorniati dalla pace del cielo che ha regalato quell'attimo di estasiata commozione. Beati voi, ma grazie comunque a voi!
Quanto dovrei ringraziarti per la botta di vita regalatami, per le fatiche piacevoli perchè stando insieme sono solo un divertimento, quanto vorrei essere degno di tutta questa gente anche solo facendo brllare i miei occhi, tornando a ridere genuianamente e ridendo insieme agli altri. Non voglio mettere fine a queste immagini che la mente sta continuando a sviluppare, sono un grande dono. Solo che la Gmg rischia di mettermi ulteriormente in crisi: non mi resta che appellarmi alle parole del Papa e ad esse non rispondere, ma urlare quello che va di esprimermi!
Giovani amici,  giovani volti, giovani conoscenti siete nelle mie preghiere sperando di andare verso l'infinito e oltre!

Gigi

23 agosto 2011

La segnaletica della settimana

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

PER RIFLETTERE...
La domanda di Gesù arriva oggi fino a me: Ma tu, chi dici che io sia? Non chiede: cosa hai imparato da me?  Ma: Io chi sono per te? E non c'è risposta nelle parole d'altri; non servono libri o catechismi, studi o letture... Chi sei per me Gesù?
E mi accorgo che Cristo non è ciò che dico di lui, ma ciò che di lui brucia in me, ciò che arde dentro, scalda il cuore e muove la vita.

Occorre scavare, approfondire, avere il coraggio di chiederci se a noi un Dio come quello presentato da Gesù ci sta bene. Domenica della scelta, questa, scelta che continuamente siamo chiamati a compiere, giorno dell'incontro con lo sguardo del Nazareno che ci chiede adesione al suo progetto, che non vuole un'appartenenza di abitudine, ma una passione almeno pari a quella che lui ha per ciascuno di noi.

10 agosto 2011

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

PER RIFLETTERE...
Una donna straniera... una madre: bellissima figura ci presenta oggi questo Vangelo, un'immagine umanissima!
Questa donna non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono; conosce Dio dal di dentro e sa che la sua legge suprema è ­che l'uomo viva, sa che Dio dimentica i propri diritti per i diritti dell'uomo che soffre.

Chi si fosse trovato a osservare il comportamento e le parole di Gesù verso questa povera donna desolata, non avrebbe potuto fare a meno di vedervi insensibilità e durezza di cuore. Ma cosa c'era davvero nel cuore di Gesù che lo faceva agire in quel modo? Ritardando nell'esaudire, Dio fa sì che il nostro desiderio cresca, che l'oggetto della nostra preghiera si elevi, che dalle cose piccole passiamo a quelle grandi. In tal modo Egli può darci molto di più di quanto inizialmente eravamo venuti a chiedergli.

Vivere è essere capaci di continuo stupore, perchè spesso l'inatteso aperto da Dio dà più gioia di ogni nostro atteso! Quello che gli chiediamo, in confronto a quello che potremmo chiedergli, è solo un quintale di concime, cose piccole, che servono per poco. Può sembrare una briciola, ma le briciole di Dio sono grandi come Dio stesso. Perché Dio non può dare nulla di meno di se stesso. Egli è il Dio-per-noi... non conterà i nostri peccati, ma ad una ad una le nostre lacrime. E l'avrò vicino, il Dio che pena nel cuore di ogni figlio; che in ognuno porta la speranza e forse anche la dolcezza dell'abbraccio della madre cananea e della figlia guarita.