14 luglio 2011

In cammino... verso Madrid


"La fede per essere gioiosa dev'essere condivisa"... sono queste le parole che Giovanni Paolo II rivolgeva ai giovani ed è con questo spirito che da oggi partono nuovi POST: a te la voce!!!
Siamo qui per condividere la nostra gioia, il nostro motivo e tutte le nostre attese
preparandoci a vivere questo grande evento MADRID 2011!!!


Cosa spinge un giovane a trascorrere ue settimane caldissime d'agosto in terra di Spagna è qualcosa che va oltre il percepibile.Certamente la voglia di ricaricare lo spirito e con la propria presenza testimoniare l'essere davvero radicati e saldi nell'unica fede in Cristo. Sentirsi fratelli con tutti i giovani del mondo affrontando caldo e stanchezza . Tutto quaesto spinge me, Elisa ragazza di 17 anni,a vivere con grande entusiamsmo questa esperienza unica  ringraziando Dio per il dono di un gruppo con cui condividere momenti e per i nuovi amici che incontrero'.
Elisabetta

 

Iscrivendomi alla GMG 2011 di Madrid ho seguito un desiderio che avevo sin da bambina, quando vedevo i grandi raduni di giovani gioiosi e sorridenti attorno a Papa Giovanni Paolo II. Penso che sia una opportunità da cogliere al volo per incontrare Dio, nelle parole del Santo Padre, nelle pagine del Vangelo che ci accompagneranno e soprattutto nei volti di milioni di giovani provenienti da mondi diversi, ma uniti da una unica Fede. La mia speranza è, in conclusione, che questa esperienza, sicuramente impegnativa e allo stesso tempo divertente, mi aiuti davvero a essere “radicata in Cristo e salda nella Fede”.
Micaela

13 luglio 2011

La segnaletica della settimana

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».


PER RIFLETTERE...
Ecco l'immagine che ci offre questa domenica: un Dio contadino che diffonde i suoi germi di vita a piene mani, fecondatore infaticabile delle nostre vite, ostinato nella fiducia... un Dio seminatore, mano che si apre, inizi che fioriscono, primavera.

Il cuore dell'uomo è una zolla di terra buona, adatta a dare vita ai semi di Dio. Ma quante volte ho fermato il miracolo! Io che sono strada, via calpestata, campo di pietre e sassi, io che coltivo spine nel cuore... spina che soffoca la fiducia e ti fa credere che in te non ci sia spazio per far germogliare un seme divino, un sogno grande.

Ma il centro della parabola non è negli errori dell'uomo, il protagonista è un Dio generoso, che non priva nessuno dei suoi doni. Nasce allora la gioia e la fiducia che per quanto io sia arido, spento, sterile, Dio continua a seminare in me, senza sosta. Contro tutti i rovi e le spine, contro tutti i sassi e le strade, vede una terra capace di accogliere e fiorire, dove il piccolo germoglio alla fine vincerà.

11 luglio 2011

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

PER RIFLETTERE...
«Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Gesù non viene con obbli­ghi e divieti, viene recando una coppa colma di pace e di amore. 

«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore»... im­parate dal mio cuore. Cristo si impara imparandone il cuore.
La pace si impara, la pie­nezza della vita si impara, a vivere si impara, imparan­do il cuore di Dio, imparando il suo modo di Amare!
Dio non è un con­cetto, non è una regola, non si riduce ad un sapere: Dio è il cuore dolce e forte della vita.

Inizia, allora, il discepolato del cuore, per tutti, bambi­ni e anziani, donne e uomi­ni, preti e religiosi, per noi che corriamo il rischio di restare degli analfabeti del cuore. Ricordiamo: «un uomo va­le non sulla misura della sua intelligenza, ma quanto va­le il suo cuore» (Gandhi).

26 giugno 2011

La segnaletica della settimana

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

PER RIFLETTERE...
Carne... vita... sono le parole che segnano come un leitmotiv questa pagina evangelica, sono come lenote che accompagnano i passi di una danza.
Ma proprio questa carne è motivo di scandalo: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Forse ci saremmo aspettatti un Dio che mettesse nella nostra bocca la sua sapienza, la sua santità, la sua divinità ecc... insomma il sublime e l'infinito. E invece Dio ci offre la fragilità, la debolezza, la precarietà che segnano la carne; Dio ci dona l'intensità della sua vita.
Ed è proprio per questo che posso sentire questo Dio il «mio» Dio, non mistero irragiungibile ma Colui che ha raggiunto la mia stessa vita e conosce i sentimenti, sa la paura e il desiderio, il pianto, la fatica e la gioia.

Forse per molti sarà «un Dio minore», ma solo accogliendolo così che posso trovare il segreto della vita.
Quando Gesù ci dà la sua carne vuole che la nostra fede non si basi su delle idee ma su una Presenza: vuole che nelle nostre vene scorra la sua vita, nel nostro cuore metta radici il suo coraggio e quel miracolo che è la gratuitànelle relazioni. Sì! Perchè unica norma di vita è dedicare la vita!