11 luglio 2011

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

PER RIFLETTERE...
«Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Gesù non viene con obbli­ghi e divieti, viene recando una coppa colma di pace e di amore. 

«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore»... im­parate dal mio cuore. Cristo si impara imparandone il cuore.
La pace si impara, la pie­nezza della vita si impara, a vivere si impara, imparan­do il cuore di Dio, imparando il suo modo di Amare!
Dio non è un con­cetto, non è una regola, non si riduce ad un sapere: Dio è il cuore dolce e forte della vita.

Inizia, allora, il discepolato del cuore, per tutti, bambi­ni e anziani, donne e uomi­ni, preti e religiosi, per noi che corriamo il rischio di restare degli analfabeti del cuore. Ricordiamo: «un uomo va­le non sulla misura della sua intelligenza, ma quanto va­le il suo cuore» (Gandhi).

26 giugno 2011

La segnaletica della settimana

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

PER RIFLETTERE...
Carne... vita... sono le parole che segnano come un leitmotiv questa pagina evangelica, sono come lenote che accompagnano i passi di una danza.
Ma proprio questa carne è motivo di scandalo: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Forse ci saremmo aspettatti un Dio che mettesse nella nostra bocca la sua sapienza, la sua santità, la sua divinità ecc... insomma il sublime e l'infinito. E invece Dio ci offre la fragilità, la debolezza, la precarietà che segnano la carne; Dio ci dona l'intensità della sua vita.
Ed è proprio per questo che posso sentire questo Dio il «mio» Dio, non mistero irragiungibile ma Colui che ha raggiunto la mia stessa vita e conosce i sentimenti, sa la paura e il desiderio, il pianto, la fatica e la gioia.

Forse per molti sarà «un Dio minore», ma solo accogliendolo così che posso trovare il segreto della vita.
Quando Gesù ci dà la sua carne vuole che la nostra fede non si basi su delle idee ma su una Presenza: vuole che nelle nostre vene scorra la sua vita, nel nostro cuore metta radici il suo coraggio e quel miracolo che è la gratuitànelle relazioni. Sì! Perchè unica norma di vita è dedicare la vita!

19 giugno 2011

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' DELLA SANTISSIMA TRINITA'  (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)


In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

PER RIFLETTERE...
Oggi la Chiesa ci fa celebrare la Solennità della Santissima Trinità. Ma cos'è la Trinità?
Gia sant'Agostino cercava di comprenderne tutta la portata ma anche lui alla fine cedette perchè capì che la strada per poter cogliere qualcosa di questo Mistero inesprimibile non è quella delle formule o dei concetti.

Dio non è una definizione, ma un'esperienza... è l'esperienza di un abbraccio: questo è il senso della Trinità!
Se Dio non fosse Trinità, cioè incontro, abbraccio, relazione, comunione e dono reciproco sarebbe un Dio da delusione, assente.
Dio non resta lontano dall'uomo ma si perde nell'uomo come abbraccio... si perde in mezzo al calpestìo di ogni uomo per farsi coraggio in ogni suo passo lento e incerto.

Ogni uomo racconta la Trinità perchè rivela il volto di Dio!
A noi, allora, il compito di costruire nella storia rapporti capaci di rendere visibile questo Mistero d'Amore di cui siamo resi partecipi. Solo così riconosceremo e assaporeremo in tutta la sua Bellezza la Santissima Trinità.

12 giugno 2011

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' DI PENTECOSTE  (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

PER RIFLETTERE...
Il gesto del soffio indica «scambio di vita». I miei difetti, le mie incertezze non bloccano la storia di Dio; la mia poca fede non ferma la forza di vita che promana da Lui.

Siamo chiamati al «respiro» di Dio, ad essere Sua voce, Suoi occhi, Suo cuore in un mondo che domanda PACE... che chiede AMORE!
L'incarnazione di Dio non è finita: Dio «accade» ancora nella carne della vita, abita i miei occhi perchè sappiano guardare con bontà e profondità; abita le mie parole perchè abbiano luce; abita le mie mani perchè si aprano a dare pace, ad asciugare lacrime, a spezzare ingiustizie... Dio oggi scambia la vita!

Non cerca in me il giusto o il superman, cerca piuttosto quella debolezza che è in me radicale, originale e fontale e lì vuole incarnarsi come lievito, come sale, come fuoco, come Spirito capace di fare nuove tutte le cose.