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22 marzo 2013

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Per riflettere...
"Benedetto!" ... "Crocifiggilo!"
La domenica delle Palme si può racchiudere in queste due parole.

Quanto è veloce, nella folla, il passaggio dall'entusiasmo alla furia omicida...
Quanto è veloce, nei discepoli, il passaggio dalla fedeltà incondizionata al fuggi fuggi generale davanti alla concreta possibilità di rimetterci di persona...

La domenica delle Palme, il portale d'ingresso e "riassunto" della Grande e Santa Settimana, ci fa fissare lo sguardo su questo mistero grande, che è il cuore della fede cristiana: quella di un Dio fatto uomo che si consegna liberamente nelle nostre mani, si lascia crocifiggere per amor nostro, e morendo dà a noi la vita.
Gesù è chiamato re dalla folla, portato in trionfo a Gerusalemme. Ed egli, a Gerusalemme sarà incoronato, ma di spine; salirà sul trono, ma quello terribile della croce... E sul suo trono di morte/vita, egli mostra il volto di misericordia del Padre, per cui il primo "santo subito" sarà un assassino pentito.

Anche noi lo seguiamo inneggiando, portando i rami d'ulivo: è giorno di festa (in alcune regioni d'Italia ci si scambia perfino gli auguri!). Ma sapremo seguirlo con altrettanto slancio dal Cenacolo, via via, fino al Calvario? Scelta difficile, ma necessaria. Come ci ha ricordato papa Francesco: "Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore" (14 marzo 2013).
Allora... coraggio! Buon cammino dietro al Re della gloria!     

15 marzo 2013

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-8)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».


Per riflettere...
 «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»
Gesù ribalta, con una semplicità disarmante, le parti di un processo fatto e conclusosi con una condanna. 
I giudici, davanti a Lui si ritrovano imputati. I giustizieri, si sentono dichiarare colpevoli da un più alto tribunale: quello della loro coscienza. I colpevoli, invece, sono assolti (ma non giustificati!) dal Tribunale della divina Misericordia.

Miracoli dell'Amore, che tutto perdona ancora prima del pentimento e della conversione, ma che mette alla luce, implacabilmente, le ombre che sono nel cuore. 
Quanto è grande, e illogica  la misericordia di Dio! Quanto sono grandi la speranza e la fiducia che posso avere anche io, se sento rivolte a me quella parola di Gesù all'adultera: «Neanch’io ti condanno»! Con stupore e leggerezza del cuore posso risorgere e questo perché Lui, il Signore, è venuto a perdonare!

«Va’ e d’ora in poi non peccare più».
L'amore vince la paura e dà la mano per camminare nelle Sue vie. Nella certezza che nessuna porta è chiusa al Signore, se non quella che gli chiudiamo con le nostre stesse mani.

08 marzo 2013

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA - Laetare (Anno C)

Dal Vagelo secondo Luca (15,1-3.11-32) 



In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
  
Per riflettere...
Nella IV domenica di Quaresima la Chiesa ci invita a rallegrarci: è il giorno della gioia! E il motivo è evidente: il cuore di Dio è cuore di misericordia senza limiti, che accoglie tutti coloro che tornano a Lui.

Nel Vangelo di questa settimana c'è una parola che torna spesso e che va inisieme con la gioia: è far festa. Siamo davanti a modi diversi di vivere e pensare la festa.

- C'è il modo del figlio minore: vuol dire fare festa con le cose del Padre come se il padre fosse morto. Senza accorgersi, però, che il vero morto è chi si allontana dalla casa! E' lo sballo, "ubriacarsi" cercando in cose belle (ma limitate) risposta a quello che è senza limite. Cercare lontano da Dio quella gioia che piaceri e soddisfazioni fini a se stessi non possono dare. E'  una festa che lascia vuoto il cuore.

- C'è il modo del figlio maggiore: vorrebbe far festa con le cose del Padre senza il Padre... e, "rosicando" perché non ha (o meglio, crede di non avere), non riesce a capire che, proprio perché è libero e figlio, ha tutto.
Potrebbe godersi la festa, ma vede il padre come un padrone, e così vive da schiavo, non da libero. Non fa festa e non la fa vivere agli altri... E' il modo di chi è rigidamente legato alle proprie idee e vuole solo "comprarsi" il sentirsi dire "bravo". Anche questa festa-non festa lascia il cuore più vuoto di come lo trova.

- C'è, infine, il modo del padre. Per il quale la festa non è festa senza entrambi i figli! Perché la sua festa è amore, e per questo è sovrabbondante, esagerata, anticonvenzonale. Al punto di non voler aspettare in casa ma andare loro incontro. E che importa se uno dei due è un opportunista e l'altro è gretto e senza amore? Sono semrpe figli suoi! Averli entrami con sé: ecco la festa!
Questa per Dio è la gioia vera. Lo è anche per noi?  

17 marzo 2012

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».


PER RIFLETTERE...


"Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna".
 

Quando Giovanni XXIII andò in visita al carcere di Rebibbia, nel 1958, un detenuto lo aspettava in ginocchio. Papa Roncalli gli si fece vicino e il carcerato disse: "Santità, ho ucciso un uomo. Ci potrà essere perdono anche per me?". Il Papa lo abbracciò in silenzio.


Diciamoci la verità: spesso pensiamo a un Dio che viene a "fare giustizia", nel senso che viene a "rovinarci la vita"...
Il Vangelo di questa domenica, invece, ci dice che la realtà è esattamente l'opposto di questa: il Padre - DIO! - ci ama al punto tale da dare, pur di averci tutti sani e salvi con Lui ciò che gli è più caro, cioé il Suo stesso Figlio, Gesù.


Pensa quanto siamo preziosi agli occhi di Dio se Lui!

Questo è un motivo grande di gioia e di speranza: nessuno, neppure il peggiore fra gli uomini, può dubitare che il Padre lo voglia vivo e felice; nessuno può più sentirsi veramente e definitivamente solo...

Basta guardare al Crocifisso: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per l'amato", e Lui ha fatto questo per te.